LA ROSA CHE FIORISCE AD EST

In copertina. La vetrata istoriata, dell’occhio di facciata del Duomo di Arezzo, rappresenta la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli. Opera del Maestro vetraio Guglielmo di Marcillat, eseguita nel 1518.
Per precisazioni su Guglielmo di Marcillat, si rimanda al pregevole lavoro di Don Angelo Tafi “ Il sole racchiuso nei vetri. Guglielmo De Marcillat e le sue vetrate istoriate di Arezzo ” Ente Provinciale per il Turismo di Arezzo, 1988.
Si rimanda, per meglio comprendere il vero carattere dell’opera del Maestro vetraio,al prezioso lavoro di Padre Giulio Renzi:” Piero della Francesca, Pittore Teologo. Centrooffset,1990, Siena.
Si veda anche il lavoro di Franco Napoletano “Capacità d’Amore” pag.18-19 .Ed. La Riflessione, Cagliari, 2012

Simurgh: via consapevole per l’Uno che vive in ogni cosa.
Dedicato ad Angela,
che mi è Rosa ed Anima.
Un ringraziamento speciale a
Caterina Germani Corradetti,
per l’assistenza.
Grazie a tutti gli Amici
che ho incontrato
lungo la Via senza forma.
INTRODUZIONE

Se il sole sorge ad est, è LA che bisogna guardare per fiorire e costruire nella luce!
Per costruire il corpo di luce occorre conoscere l’Amore divorante e fare esperienza del Tabor.
Senza riferimento ai punti cardinali celesti, non si può edificare una città.
Lo stesso vale per il Corpo di Luce. Occorrono i punti di riferimento e una guida esperta. In mezzo a tanta oscura confusione, allora, perché non parlare di luce vivificante?
La Luce è veramente buona, in tutti i sensi e derivati. E la luce si diffonde con l’amore, generando e trasformando.
E la memoria, di ciò che si trasforma, rimane anche in una mandorla; la traccia resta nel suo nocciolo, od osso, e il significato di ciò che è, non si perde.
Esiste, dunque, un depositario consapevole della memoria evolutiva.
” Torniamo alla parola ebraica “luz”, i cui diversi significati vanno esaminati con la massima attenzione: la parola ha comunemente il significato di «mandorla» (e anche di «mandorlo», poiché designa, per estensione, sia l’albero sia il frutto) o di «nocciolo»; ora il nocciolo è quanto vi è di più interiore e di più nascosto, ed è completamente chiuso, dal che deriva l’idea di «inviolabilità» (che si ritrova nel nome dell’”Agarttha”).
La parola “luz”, inoltre, è il nome che viene dato a una particella corporea indistruttibile, rappresentata simbolicamente come un osso durissimo, particella alla quale l’anima rimarrebbe legata dopo la morte e fino alla resurrezione.
Come il nocciolo contiene il germe, e come l’osso contiene il midollo, questo “luz” contiene gli elementi virtuali necessari alla restaurazione dell’essere; essa si opererà sotto l’influsso della «rugiada celeste», rivivificando le ossa disseccate; a questo alludono le parole di san Paolo: «Seminato nella corruzione, risusciterà nella gloria».
Anche qui, come sempre, la «gloria» si riferisce alla “Shekinah”, considerata nel mondo superiore. La «rugiada celeste» è in stretta relazione con essa, come si è potuto vedere prima.
Essendo imperituro, il “Luz” è nell’essere umano il «nocciolo d’immortalità», così come il luogo designato con lo stesso nome è il «soggiorno d’immortalità»: là si arresta, in entrambi i casi, il potere dell’«Angelo della Morte».
E’ in certo senso l’uovo o l’embrione dell’Immortale; può essere paragonato anche alla crisalide da cui deve uscire la farfalla; tale paragone traduce esattamente il suo ruolo in rapporto alla resurrezione.”[1]
“ E Dio disse: Sia la luce. E la luce fu.”[2]
Prima di iniziare qualunque cosa, indipendentemente dal punto di vista, è necessario fare uno sforzo personale, per esprimere luce, che, illuminando, rigenera a vita rinnovata ciò che c’è, preparando la via a quello che ancore non è manifestato.
“ Voi siete la luce del mondo!” Per far comprendere meglio, il Maestro parlerà anche di sale:
“ Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà?
Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; una città, posta sopra un monte, non può rimaner nascosta;
e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a tutti quelli che sono in casa.
Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché vedendo le vostre buone opere, glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.[3]
La conseguenza di questa condizione, di essere luce fra gli uomini, è la realizzazione immediata delle buone opere personali, il cui fine è fare sì che gli uomini glorifichino il Padre di tutti.
Non si è buoni solo per se stessi o per gli altri, ma si è buoni per Dio, che di tutti è Padre e tutti unisce in Uno, qualunque siano la razza, la religione, il sesso di appartenenza o la condizione economica, poiché, davanti a Dio, non v’è differenza di persona.
Occorre produrre luce, in semplicità, proprio come fanno i bambini, i cui angeli vedono continuamente il volto del Padre (Matt. 18,10.)
Vale sempre il comando a diventare bambini di cuore (Matt.18, 3-4).
“ In quel mentre i discepoli si accostarono a Gesù, dicendo: Chi è dunque il maggiore nel regno de’ cieli?
Ed egli, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse:” In verità io vi dico: Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli.”
Questo processo, di tornare alla semplicità dei bambini, diventa completo se vissuto alla luce di: ” Gesù gli rispose dicendo:
In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.
Nicodemo gli disse: Come può un uomo nascere quand’è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?
Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito.
Non ti meravigliare se t’ho detto: Bisogna che nasciate di nuovo. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d’onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.” [4]
La nascita di spirito è della stessa qualità, di quella avutasi alla Pentecoste, descritta in Atti 2, 1- 4 e riproposta da Guglielmo De Marcillat nel rosone del Duomo in Arezzo.
Il Maestro vetraio francese propone in quella chiesa, dalla prima vetrata a seguire, un percorso sapienziale, in cui suoi contemporanei, come Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Raffaello vengono presentati come testimoni e trasmettitori di fatti formidabili, il cui significato è ancora valido al presente.
La nascita in spirito è la chiave necessaria per comprendere la qualità della dignità del Cristiano, che svela la sua magnificenza nell’umiltà dell’Ancella Domini (mi sia fatto, secondo la Tua volontà, in pieno rispetto del mandato divino dato dal Padre alla creatura umana:Genesi [5] ).
Questo aspetto maestoso della vita riportato, con tutta la grazia che gli compete, nella nostra vita quotidiana.
La povertà di spirito e la mansuetudine danno maggiore materiale per fare ardere a questa luce. La povertà dello spirito – la madonna povertà di San Francesco o il faqr divino per altri – è tale solo se la candela della vita si fa accendere dal fiammifero dell’ Io sono la Luce del mondo, di Giov. 9,5.
E’ con questa Luce, che l’innamorato Paolo di Tarso illuminò e illumina le genti nel Nome dello Sposo.
Nella vita quotidiana, prima di operare qualunque cosa, sia minima sia grande, è necessario operare uno sforzo personale di luce; non si può procedere al buio; se vedo con attenzione, so dove metto il piede.
La tua parola è una lampada al mio piede ed una luce sul mio sentiero.[6]
La trasfigurazione personale inizia con la rigenerazione del proprio mondo. Occorre essere testimoni presenti ed attenti, quindi qualificati, alla trasfigurazione del Tabor.
Se io faccio quella che so essere la mia parte, col cuore puro di Abele, il Padre fa la sua e nessuno può superare la generosità della Divinità. Se do 1 ricevo 100, se do 10 ricevo 1.000 e se si continua il rapporto numerico, scompare qualunque proporzione immaginabile, dove il dare/avere non ha più significato.
L’abbondanza aumenta in modo esponenziale e la benedizione d’amore si propaga, come una reazione nucleare a catena. Al chiarore dell’aurora, in modo dolce, si hanno esplosioni di luce increata, e il minuscolo granello contiene in sé, in potenza, l’evoluzione delle galassie.
E tutto questo avviene nel silenzio della prima luce del mattino; è per questo che Maria, in relazione alla Terra, è anche la Vergine attenta della Porta dell’Aurora.
Luce! Anche una piccola fiammella si vede da grandi distanze; mai sottovalutare il giorno delle piccole cose; è per questo che occorre fare luce nel proprio quotidiano, partendo dalla quiete della propria stanzetta.
Ci si siede con calma e, accesa la candela del nostro Tabor, si lascia che i brontolii della carne e del sangue si ammansiscano, fino a tacere completamente; ci si apre alla presenza divina in piena fiduciosa attesa, mentre la debole luce illumina a poco a poco l’intera stanza e coloro, che sono lì presenti. Luce e sale! “Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri”.[7]
Un piccolo momento di presenza produrrà un sano ristoro, capace di infondere maggiore chiarezza d’idea, per lo svolgimento dell’attività quotidiana.
Se Maria è la Regina del Rosario dei Crociati[8], Lei è anche la Signora delle rose. Alcuni dicono che bisogna ” passare per la croce, se si vuole giungere alla rosa “, ad rosam per crucem.
Ma di quale qualità di rosa e di croce si vuole parlare?
Un amico, ad esempio, dice che non si può trovare una rosa senza spine. Non si possono raccogliere le rose, senza versare sangue [9].
“ Secondo una leggenda, narrata da P.Giacomo Oddi nel volume La Franceschina, l’Indulgenza del perdono d’Assisi, concessa nel 1216 per richiesta di Francesco per la chiesetta di Santa Maria degli Angeli da Papa Onorio III, per il giorno 2 agosto d’ogni anno, deve la sua origine proprio alla fioritura di quelle rose benedette. San Francesco la notte del primo gennaio per vincere una tentazione si gettò nudo in una macchia di rovi, ricoperti di neve. La leggenda afferma che quei rovi fiorirono di rose bianche e vermiglie.
Francesco colse alcune di quelle rose e le portò in chiesa, dove trovò Gesù e sua Madre ad attenderlo.
Ci fu un colloquio paradisiaco e come memoria di quella visita il Santo chiese l’Indulgenza per coloro che, pentiti dei peccati, entrassero a pregare nella piccola chiesa.
Per l’intercessione di Maria, Gesù accondiscese alla richiesta di Francesco, ponendo come condizione l’approvazione del Papa: perché è lui che lega e scioglie in terra.
A questa condizione, il Santo chiese quali argomenti avrebbe portato al Papa per convincerlo a rendere esecutivo il dono. E Gesù: ” tolle de le rose rosce e bianche, nate nel mese di ienario, le quali tu ‘ ai colte nella disciplina del tuo corpo, portane quante te né pare…”[10]
Poi, si sa, intervengono i giochi di potere, che cercano di camuffare i fatti e vengono scritte e messe in bocca, a presunti testimoni accreditati, cose mai dette…
Però ci sono ancora testimoni attenti, che, con la loro presenza, permettono la ricostruzione imparziale dei fatti.

Particolare del rosone di facciata della Basilica di San Francesco, in Arezzo. Opera di mirabile fattura, realizzata dal Maestro vetraio francese Guglielmo di Pietro De Marcillat nel 1524.
Accanto al Maestro vetraio francese, con collegamenti più o meno palesi, operava un particolare gruppo di persone, che Guglielmo di Marcillat ha presentato nelle sue opere: non ultimo e non senza giustificato motivo, lo stesso Leonardo da Vinci. Col volto di questo Maestro, e non certo a caso, Raffaello Sanzio, anch’egli presentato da Guglielmo in questa vetrata, darà l’aspetto fisico al suo Platone nella Scuola d’Atene.
Penso che l’esempio di vita cristiana dato da San Francesco sia molto importante, in un momento delicato come questo attuale, dove l’umanità è stata marchiata, dalla diffidenza della separazione, prodotta dall’odio socio-politico- religioso-razziale-economico; arma che serve ai burattinai dello spirito per imporre la propria egemonia.
Occorre costruire una vera cultura planetaria, fondata sulla nobiltà umana, propria della razza umana, comprensiva dell’intera specie di tutte le età. Tutti uguali e figli a pieno titolo dello stesso Padre buono, quando avremo imparato a guardarci con gli occhi dell’amore del Cristo.
L’Amore non è un sentimento, ma è l’Energia del Padre, che va trasmessa a tutti, tramite la Comunità dei credenti risvegliata dalla Luce, senza tribunali e inquisizioni, ma col candore umile di Maria, la Madre sacra di tutti i viventi.
Occorrerebbe trasformare ogni atto della vita in una Pasqua permanente: chi dice rose, dice pasqua, chi dice pasqua, dice resurrezione.
Ma resurrezione di che, di chi o di che cosa?
Di Dio? La Divinità di Dio ha bisogno di risorgere?
Di Cristo? Ma Cristo, che è uno da sempre col Padre, non è forse già Dio?
Ma allora chi o cosa deve risorgere?
Qualche cosa o qualcuno che ha in sé, in modo evidente, la traccia divina: l’umanità forse?
E se fosse proprio l’Intera Umanità, nella figura dell’Uomo Universale, che, grazie al Paraclito, deve essere un esempio d’amore per tutti gli esseri che vivono nel sistema solare :
”… manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose, affinché nel tempo presente, ai principati ed alle potestà, ne’ luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, conforme al proponimento eterno, ch’Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù; nel quale abbiamo la libertà d’accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui.
Perciò io vi chiedo che non veniate meno nell’animo a motivo delle tribolazioni ch’io patisco per voi, poiché esse sono la vostra gloria … Per questa cagione, dico, io piego le ginocchia dinanzi al Padre, dal quale ogni famiglia ne’ cieli e sulla terra prende nome, perché Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d’esser potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, affinché, essendo radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità di dell’amore di Cristo, e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio. Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo, a Lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.“ [11]
Re-surgere, ri-alzare, ma si alza di nuovo solo chi è disteso o chi è caduto…
E se ci fosse allora chi scende apposta per rialzarsi?
“L’alma alla sua stella riede” dice Padre Dante, terziario francescano, indicando con questo il lignaggio della fratellanza, in cui l’Alighieri dimorava, oltre al suo essere Fedele d’Amore.
Sempre Dante, parlando a quella Chiesa ancora capace di ascolto, del transito di Francesco, dice con la sua consueta autorità: ” E del suo grembo l’anima preclara, mover si volle, tornando al suo regno”. Una libera scelta del come, dove e quando tornare alla Casa paterna.
Ci s’incarna con lo scopo di trasfigurare in amore la Terra, che attende la carezza del Cielo. Le galassie attendono, con brama immensa, la manifestazione dei figli di Dio; chi sa ha il compito di svelare, ai principati e alle potestà dei luoghi celesti, la infinitamente varia sapienza di Dio, che si svela in tutta la sua maestà in Cristo Gesù, il Signore[12].
Francesco, creatura divina, può predicare agli uccelli perché conosce la lingua degli angeli. Ha un culto particolare per San Michele Arcangelo, che rappresenta anche un Ponte di transito speciale per l’Umanità, che sta attraversando un baratro particolare, in questo inizio di millennio. Non bisogna dimenticare che gli angeli non sono oggetto di adorazione ma ministri cooperatori dell’uomo, che ha il cuore secondo Dio (Marco 1,13).
C’era nella cappella della Verna – dove Francesco rivelò, sia in Lui sia fuori di Lui, in una notte di fuoco, il sigillo del Serafino, che già portava dentro vivente – un crocefisso brunito, dove la Croce è avvolta dalle Sei Ali del Serafino.
” San Francesco d’Assisi viene anche appellato “Serafico” perché, al momento di ricevere le stigmate, il Signore gli apparve in una visione in cui si mostrava Crocefisso e velato da sei ali come un Serafino; e dalle Sue mani, piedi e costato partirono i raggi che segnarono il corpo di Francesco rendendolo simile a Lui. Gesù esaudiva così la preghiera di Francesco: “Fa’ o Signore che io possa soffrire per te tanto quanto lo può una creatura umana e amarti quanto lo può un cuore umano”. I serafini vengono più volte menzionati nella Bibbia. Secondo San Tommaso D’Aquino, i serafini presiedevano alla carità e i cherubini alla scienza.”[13]
Dopo la visita di Giovanni Paolo II alla Verna, 17 settembre 1993, quel crocifisso è stato sostituito con un altro, bello da vedere ma con valenza modificata .
Come san Bonaventura da Bagnoregio ha cercato di occultare la verità di Francesco d’Assisi, facendo chiamare il sacro posto dell’incontro fra il Serafino e Francesco, cappella di san Bonaventura, allo stesso modo la prevaricazione è continuata anche al tempo di Giovanni Paolo II. Il calice brunito, sottratto, esprime la potenzialità realizzativa del divenire della stirpe umana, destinata, come anima collettiva, a fiorire nel Giardino del Cosmo, che l’attende come Rosa angelicata.
Bonaventura, col suo gruppo di potere, cercò di insabbiare la missione di Francesco; non potendolo fare bruciare vivo come eretico, si accanì contro Elia d’Assisi/Cortona, perché, oltre che esserne amico, come Francesco, era diplomatico e consigliere di Federico II Hohenstaufen, quell’Imperatore tedesco che rese possibile la libera adorazione in Gerusalemme sia agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani, in nome della ragionevole tolleranza, senza guerra di religione, grazie all’accordo pacifico con Malik al Kamil.
Elia edificò la basilica di Assisi come architetto, mentre, da progettista, guidò la realizzazione di Castel Del Monte, monumento sapienziale e centrale energetica federiciana, che ancor oggi svolge un’opera particolare, per il quadrante occidentale.
Tutti i documenti del tempo, relativi ai rapporti fra Imperatore e primi francescani, sono stati o contraffatti o bruciati. Tutto per nascondere la grande verità che Francesco, nuovo Cristo, ha riportato agli uomini immemori, e quindi bisognosi di risorgere, che l’uomo, biologicamente, è l’olio della natura.
Come tale, immergendosi nella linfa vitale della terra, torna a galla, informando di sé tutta la sfera della vita evolutiva e compendiando in se stesso l’intero iter evolutivo della creazione.
Tale è la dignità nell’intero creato dell’Uomo Universale.
Nel salire a galla, l’Umanità come specie, porta nel proprio DNA l’intera creazione, dove cielo e terra, con tutti i loro abitanti, sono Uno.
Non abbiamo bisogno di parassiti, che sotto le spoglie ladronesche di falsi pastori, vogliono succhiare il nostro spirito vitale. Nella nostra costruzione fisica c’è il propellente che permette all’anima di muoversi agevolmente nell’ambito terrestre, restando proiettata e attiva nelle 11 dimensioni cosmiche.
L’amico Veggente, il Poeta Arthur Rimbaud aveva intuito questo in qualche modo, quando scriveva: “ ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d’oro da stella a stella, e danzo”.[14]
Questo Viaggiatore galattico, nel momento del suo transito, tra i deliri della cancrena, dove la morfina nulla più poteva, seppe invocare Allah, il più misericordioso, il più compassionevole e su Lui immediatamente scese l’agognata pace.
L’angelo ribelle è finalmente tornato alla Casa paterna, da Figlio.
Resurrezione, rotolare la pietra,[15] quella del vitriolvm, punto di passo, tanto ricercato da chi ama l’osso della mandorla, Luz o il soggiorno d’immortalità.[16] Eppure la via da percorrere passa diritta nello sguardo illuminato del bimbo, che ama per amare, senza sentire il bisogno di spiegare cosa sia l’amore. Il bimbo e gli angeli cantano, così le galassie gioiscono. Tutto questo avviene nella frazione del battito di ciglio.[17]
Il Padre è davvero buono, non dimenticarlo nella tua vita di ogni giorno.
La Trasfigurazione di Raffaello CAPITOLO I
L’umiltà e il sale della Vita. Vola verso il tuo Tabor.
Lo spirito dell’uomo è una lucerna dell’Eterno, che scruta tutti i recessi del cuore.[18]
Ognuno, dunque, derivando da un unico principio, compie la propria opera e tutti sono utili a tutto.[19]
L’umiltà è il condimento del retto comportamento umano, l’umiltà è figlia della povertà spirituale: faqr.
Il ritorno al Divino è lo stadio dell’amante.
Ricorda che la vita ha un senso preciso, di cui occorre riscoprirne il sale, il significato genuino!
” Voi siete il sale della terra; ora se il sale diviene insipido, con che si salerà? Non è più buono a nulla, se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.”[20]
Con semplicità, scopri l’essenziale della vita, vivendo appieno la tua umanità. Non sei solo, impara ad ascoltare la voce divina in te. Segui la Guida.
Oggi, non domani; domani potresti avere perso il treno, oppure non essere più nel corpo fisico.
Agisci in accordo con i dettami di verità; essi regolano l’evoluzione della Vita negli indefiniti piani dell’Esistente.
Nel fare questo accorda il battito del tuo cuore col ritmo armonico, che tiene unito il piano celeste, dove tutti gli esseri, siano essi manifestati o meno, sono uno nell’Uno.
Per partecipare coscientemente alla realizzazione del Disegno, occorre fare corretto uso della tua valenza.
Da più parti, però, si nega un processo evolutivo, che si propone per fasi.
Sii figlio dell’attimo in questo mondo ribelle alla Verità.
Diventa capace, come la Vergine Maria, di sapere dire: sì! al momento opportuno, quando lo Spirito saggia il cuore della creatura umana, per vedere se quello è pronto a divenire uno speciale telaio, per mezzo del quale la vita divina si tesse nella creatura, in modo che questa sia consapevole di essere veicolo della divinità.
Sii umile, non prenderti troppo sul serio – ma quando dai il tuo consenso alla richiesta dello Spirito, svuotandoti dell’io – apriti completamente a Dio, senza riserve, come il bimbo, che riposa fiducioso sul seno materno.
I sapienti so tutto io, hanno creduto di prosciugare l’oceano dell’essere col secchiello del loro discernimento insipiente.
Quest’infantile tentativo ha causato, per loro e per chi li segue, la chiusura delle Porte del Cielo.
” Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli dinanzi alla gente, poiché né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano d’entrare.”[21]
E’ necessario riconoscere i principi certi, sopra i quali costruire la propria vita al riparo dall’errore.
Occorre incontrare e riconoscere, lungo il proprio cammino, il Maestro di Verità.
E’ il superiore che si fa riconoscere dall’inferiore e non viceversa. E lui ti aspetta al crocevia, quando non te lo aspetti.
Occorre umiltà, faqr, per seguire il Maestro.
Essere umile per vivere quello che ha detto Gesù: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico leggero.”[22]
E’necessario essere poveri spiritualmente, poiché, nei confronti della grazia divina, si può essere solo mendicanti. E’ per grazia, non per opere. Faqr.
Cerca in semplicità di non voler essere compreso dagli altri, ma accoglili con compassione nel tuo cuore, niente ti è estraneo.[23]
L’umiltà è qualità divina, che ti è stata data, assieme all’intelletto, entrato in te col primo respiro, dalla stella da cui provieni per incarnarti in terra. Perché non ricordi di avere deciso di manifestarti, dalla stella alla stalla?
Riscopri il tuo intelletto, la tua valenza d’amore.
Prendi com’esempio il piccolo bambino: quando lui è affamato urla con tutta la forza del respiro, sapendo per intuito, che la madre verrà a soddisfare la sua necessità vitale.
Urla il tuo estremo bisogno con tutte le forze all’Altissimo; Egli ascolterà la tua preghiera disperata, inviando i suoi ministri e assistenti. Questa è la potenza della povertà.
Abbi fede nella conduzione spirituale, che venendo dall’alto, ti guida.
Impara a riconoscerti, scendendo nei tuoi personali inferi e, trasfigurato dalla luce che vi troverai, risali alla Vita trasformandoti in bagliore, il cui splendore sarà in crescendo. L’angelo della faccia, finalmente, si troverà davanti a Michele Arcangelo e Lui, veduto il suo cambiamento lo lascerà risalire alla vita.

La tua Divinità illuminerà il tuo centro vitale con la Luce dello Spirito.
Sei già stato conosciuto dal Padre prima dei tempi della carne. Sei voluto scendere per le strade del mondo e ti sei perso nei meandri dell’essere. E’ tempo di tornare a casa, riportando il gioiello che la Terra custodisce.
“Ascolta il flauto di canna raccontare una storia. Si lamenta per la separazione.”[24]
Jalal al Din Rumi… e il Silenzio regna sul cuore stupefatto.
Ero a Cagliari tempo fa, in una chiesa cattolica; entrai mentre il sacerdote leggeva:
“ Due uomini salirono al tempio per pregare, uno era fariseo, l’altro era pubblicano.“[25]
Mentre ascoltavo con attenzione il suo commento, il mio sguardo cadde su di una stazione della Via Crucis, nella quale Gesù, sotto il peso della croce, è aiutato dalle guardie a rialzarsi.
Gesù sofferente! Il primo pensiero è: ” Che posso fare per lui, ma, poi posso proprio fare qualche cosa?”
Tra le lacrime della supposta impotenza dolorosa, guardando meglio, cogli occhi del cuore, mi accorsi, che Cristo sembrava aspettare qualche cosa o qualcuno.
Non è distante, dai separati me o te; ha a che fare con noi; ti aspetta; vuole che tu Lo aiuti a rialzarti, perché sei tu che devi rialzarti in Lui, dal fango nel quale sei caduto.
Lui ha già aperto la Porta e sta sulla breccia, facendo quello che è venuto per fare; adesso che sai, tocca a te.
Lui non è un semplice martire inchiodato al patibolo della legge degli uomini, che giudicano senza amare: Lui è il Risorto nella potenza dello Spirito abbondante del Padre!
Allora scopri che non è importante se sei pubblicano o fariseo; adesso tocca a te, se vuoi scrivere con la vita di ogni giorno la tua storia personale in modo divino.
Quello che conta è sapere cosa farai ora, adesso che sai.
Il Signore è padrone della storia, ma vuole la cooperazione del Suo servo per mandare ad effetto la Sua volontà.
Egli vuole la libera partecipazione della Sua creatura, disponibile a creare nuovi cieli e terra, ora.
Abbi fede nel Signor Dio tuo. Lode al Clemente e al Misericordioso, lento all’ira e pronto al perdono: Al Rahim Al Rahman.
Il Padre ti nobilita, infondendo il Suo soffio nel tuo respiro naturale al momento della nascita; la nuova sostanza plasmando il corpo lo anima; e lo spirito, procedendo con la creazione farà di te il compendio di tutto il creato.
L’uomo, sviluppando la sua evoluzione, è memoria dell’universo, dice Louis Ansa nel suo Il segreto dell’aquila.
Col suo Soffio, in te vivo e finalmente destato, è possibile riscoprirsi in Dio, l’unico Maestro, senza diaframmi, senza bisogno dei veli di alcuna creatura:
“poiché sei amico di Dio, poiché hai superato tutti gli intermediari, strappa la maschera dal volto delle bellezze mascherate.”[26]
Sii umile. Abbi rispetto per tutti, anche per coloro che non ti sembrano amici.
Considerati, in verità, dipendente nei confronti di qualunque forma di vita; in debito d’amore nei confronti di ogni forma di esistenza.
Se sinceramente cerchi la verità, ricordati che la verità non è una definizione.
La Verità è l’Essere Unico, la cui traccia si svela anche storicamente nel tempo.
La Verità s’è incarnata, nel tempo degli uomini, anche in Gesù, che, da Parola, esprime, creando, il pensiero del Padre.
Non preoccuparti, solo perché non ce la fai, o non sai come farlo, poiché c’è Chi veglia su di te.
Se ubbidisci a quello che l’ascolto interiore ti dice di fare, tu scoprirai – per gioiosa esperienza – che il sentiero da te ora battuto, era già stato preparato in precedenza, da chi ti ama, e che tu in qualche modo avevi già percorso.
Ricorda che se Dio è amore, allora tutto è amore.
Non tutto l’oro luccica, a volte occorre sfregare bene per fare brillare ciò che sembrava opaco.
C’è luce non creata, nelle tenebre. Il male, in fondo, è solo amore male indirizzato. Sta tutta qui la tragedia di Satana, di Caino, della natura in genere, che crede, in modo illusorio, di essersi separata dal Principio; non si accorge che in Quello, divinamente, che lo voglia o no, è sempre contenuta.
“ Il desiderio dell’uomo, è ‘diventare Dio’ (Gn3,5).
Il male non consiste nel voler diventare come Dio, ma nel non avere capito come Lui è.“[27]
Impara a pregare, tu che pregare non sai.
Pregare è respirare consapevolmente l’energia divina; in certi momenti, però è anche versare il proprio sangue, per coloro che ami.
Le difficoltà, nella lotta spirituale, sono i nostri migliori alleati, perché ci costringono a diventare migliori; a essere più disperati con Dio; a seguire in umiltà la strada già battuta da Gesù.
Anni fa’ un caro amico, con i suoi scritti, mi parlò della bellezza per le ceneri.[28]
Se vuoi lo splendore della fiamma, qualche cosa deve andare in cenere.
Se vuoi, che la nobiltà, che Lui ti ha dato, risplenda fra le tenebre, alimentala bruciando i tuoi egoismi; abolisci l’ipocrisia, giorno dopo giorno, offrendo con amore, a Dio e a tutte le forme di vita, i tuoi atti e pensieri.
Questo è il sacrificio gradito a Dio, benedici con cuore puro, rendendo santa ogni azione.
Più butti fuori l’io ingombrante, tanto più fai sano spazio al Dio in te.
Non cercare la tua felicità, ma quella degli altri, così troverai anche la tua.
Supera l’apparente separazione e sii unito con tutto, poiché Dio è amore[29]che vive in tutti: “Chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”.[30]
Tu sperimenterai, allora, la gioia del ricomporre la separazione, tornando all’unità.
E’ tutto per grazia! Ama sorella povertà, come sposa piacente. Occorre liberarsi delle zavorre della separazione, e tornare a tuffarsi nell’oceano della vita, come atomo che rientra nella molecola dalla quale si era separata per rendere possibile ulteriore creazione. Occorre riscoprire la nudità essenziale, quella che reca l’impronta divina.
A volte occorre anche una preghiera disperata, che scaturisce da lacrime non finte.
Ciò è fonte di catarsi battesimale.
Riconciliati con la divinità che è in te.
Occorre il battesimo di luce, quello che illumina le profondità.
”Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro dietro allo sposo; sì la sposa piace.“ [31]
Se lo sguardo di Colei, che porta il Salvatore, sfiora la creatura scomposta, anche il cinghiale irsuto diviene come un agnellino docile.
Se il Maestro sussurra faqr, dalla parola di passo, sgorga, in quel momento, una nuova vita prorompente!
Ma che posso dire o fare, se non so esser neppure un appoggio per coloro che amo? Trascuro le loro necessità, dandoli per “scontati” ad aspettare le mie conclusioni e realizzazioni, come se loro mi appartenessero!
Può esservi una maggiore follia?
Tutto questo mi ricorda lo stolto, che, chiudendo il pugno, pensa di serrare il vento.
Quando non riesco nei miei propositi, posso solo fermarmi, cercando di intonare: mio Dio, vieni a salvarmi!
La collera mi vince facilmente, se perdo l’equilibrio; bastano due graffietti, per urlare di dolore.
Divengo scorbutico, dando un pessimo esempio.
Portare la pace dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno.
Operatore di pace, anche quando non è facile amare; ma se non hai esperienza della pace, non sai neppure di cosa stai parlando.
Se non sai amare, è perché vuoi farlo a modo tuo, senza lasciare che sia Lui a farlo, per mezzo tuo.
Fermati, guarda e ascolta, lasciando che sia il gemito dello Spirito, a purificare il tuo cuore per indirizzare la tua azione. Via per trasfigurazione.
Segui lo Sconosciuto, il Cristo folle d’amore, che vive in te, come porta per l’amore del Padre.
“ Diventate misericordiosi. Rendici attenti alla tua opera nel nostro tempo, fa che non restiamo attaccati al passato, che non ti cerchiamo, dove tu non sei”..[32]
Siate misericordiosi…
“Un uomo aveva due figlioli…”
” Signore, rendici attenti alla tua azione oggi.”
Il gioco degli scacchi è un tal esempio!
Le Tue mosse, Signore non le mie; la Tua partita, non la mia, per la Gloria del Tuo Nome. Un giorno scoprirai perché Iblis non aveva altra mossa da fare sulla scacchiera.
Quando Gesù fu crocifisso, il sole non rifiutò di continuare l’opera sua, ma fu la luce che si nascose.
La luce si nasconde nella carne e questa non la vede.
Occorre recuperare il senso dello stupore e della meraviglia, proprio dei bambini spirituali.
Il mio nome è scritto nella stella, poiché l’uomo ha origine divina.
Condannando l’uomo, qualunque uomo, condanniamo Dio, dice Padre F. Mosconi.
Dio non ha condannato nemmeno Caino, e non ha chiesto a nessuno di fare vendetta, ma, d’epoca in epoca, la caduta è divenuta sempre più senza freno, perché l’uomo si è incamminato, falsamente consigliato dall’avversario, nei sentieri tortuosi della prevaricazione, ignorando la misericordia e imponendo con la forza il giudizio senza cuore.
“Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più gravi della legge: il giudizio, e la misericordia, e la fede. Queste son le cose che bisognava fare, senza tralasciar le altre. “[33]
Le favole si sostituiscono alla verità, perché la luce si è nascosta. A questa luce devo tornare, per ricostruire il volto divino in me.
“ L’alma alla sua stella riede, canta il Poeta, …drizza la mente in Dio grata, mi disse, che n’ha congiunti con la prima stella… per entro sé l’eterna margarita ne ricevette come l’acqua recepe raggio di luce, permanendo unita …accender ne dovria più il desio di vedere quell’essenza, in che si vede come nostra natura e Dio s’unio. “[34]
L’uomo, l’angelo e la scala di Giacobbe. Più ti avvicini a Lui, più ti prepari per la notte di Giacobbe. La notte in vista dell’alba. Ricorda: c’è un pegno da pagare all’Angelo della Faccia, Uriel.
“Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.
Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto! ».
Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe».
Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto! ».
Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. ”[35]
Più ti avvicini a Lui, più ti prepari per la notte dei Getsemani, dove Francesco d’Assisi, nudo ha lottato contro il peccato, la notte del primo gennaio 1216, su di un roveto coperto di neve. E lì sbocciarono rose “bianche e vermiglie“.
“Un uomo aveva due figlioli” e il prodigo dilapida tutta la sostanza paterna e torna a casa solo perché non ha più niente da mangiare. Ha sensoproporre di nuovo questa parabola, che parla di un padre ricchissimo, di un suo figlio perbene rimasto a casa e di un altro figlio scavezzacollo, che, dilapidata l’eredità paterna vorrebbe tornare alla casa del padre, solo per la speranza che questo gli dia un lavoro, trattandolo almeno come uno dei suoi servi?
C’è ancora attualità in questi contenuti? Continuiamo.
Il Padre non ha nemmeno ascoltato le assurdità farfugliate dal giovane sporco e affamato, riguardo alla sua indegnità e al suo peccato contro il cielo; ordina di preparare subito una grande festa.
Il rimasto, torna dal lavoro, ode i clamori; un servo lo informa su ciò che sta accadendo e che ha determinato la festa; il figlio maggiore non entra in casa per protesta, contro la generosità paterna.
Il Padre è davvero solo in questa festa.
Entrambi i figli, anche se per motivi apparentemente diversi, non hanno compreso il nobile sentire paterno.
Come può esservi festa, con tutta questa distanza di cuore fra i protagonisti principali?
Gesù, in forma di vitello, ingrassato proprio per un’evenienza come questa, entra in scena per ricomporre lo strappo, la rottura, affinché gli uomini non continuino a farsi scioccamente del male, per continua ignoranza.
Il Vangelo di Luca non dice questo, ma il silenzio sottintende anche insegnamenti personali, liberi e francamente svincolati da pastoie interpretative di parte.
La scrittura cresce col leggente e lo spirito soffia dove vuole, con buona pace dei censori del potere ufficiale.
Il nucleo vitale dell’uomo è scomposto, in pieno disordine; la passione dei Getsemani, però, può riportare l’intellettualità perduta.
Si parla dunque della divinità nell’uomo, la cui prima caparra è comprensibile con l’esperienza personale del Tabor, dove si ha anche un esempio di manifestazione trinitaria.
Con Padre Giovanni Vannucci OSM si può comprendere che si può realizzare la Filocalia, tramite l’esechia, e come questo può essere fatto.
Con disciplina certa si raggiunge il bersaglio.[36]
Filocalia significa “ amore della Bellezza”; non della bellezza – calia – intesa esteticamente ma religiosamente, nel significato del risveglio della coscienza nella pienezza dell’Essere.
La “ Bellezza” infinita di Dio si rivela, nel silenzio, al cuore dell’uomo che perviene al culmine dell’esperienza orante, in ardente pienezza dell’Essere; beatitudine armoniosa; amore e pace; annullamento dei limiti della creatura nel mistero divino; vita, gioia, libertà. “ Ch’io sia ammaliato dalla tua Bellezza, ch’io sia attratto vicino a te, che l’incandescenza dell’amore puro, penetrando nella roccia del mio essere, lo trasformi in un puro rubino”. (Y. Rumi).
L’amore di Dio trasforma la roccia del cuore in rubino purissimo, come potenza dell’anima rigenerata; questo spunto, assieme al lamento per la separazione del flauto dal canneto fu un altro cartello indicatore luminoso, che trovai in Rumi, l’Anatolico.
La via del ritorno dopo la separazione! Tornare a casa, con coscienza rinnovata avendo risolto il motivo del viaggio.
C’è chi cerca e trova, l’amore della bellezza per la bellezza, la perla preziosa custodita nel grembo di Madre Terra, fecondata dallo Spirito amante del Cielo.
Da quell’incontro sboccia in Natura l’Uomo/Donna, portatori del sorriso della misteriosa Allegria.
Il sorriso è sempre stato un viatico di serenità, nel ritornare al giardino d’origine: Leonardo mi ha stupito col suo “segreto”; in fondo il fatto che solo l’uomo, nella scala evolutiva terrestre, possieda il muscolo del sorriso, dovrebbe far riflettere sulla speciale nobiltà umana, infatti sempre Rumi dice:
”se vuoi un’illuminazione speciale, osserva un viso umano; guarda profondamente dentro una risata e riconosci l’essenza della Verità”.
Vidi tempo fa altri sorrisi, in occasioni apparentemente diverse ma uguali per qualità: quello di Gesù sul Tabor, quello di Gesù dai Getsemani al Golgotha e da lì quello del Risorto.
Se non si passa per il Tabor, non si può arrivare ai Getsemani; se non si passa per il Golgotha non si trova il Risorto; se vedi Lui, vedi il Padre; se ascolti Gesù odi la volontà del Padre: che i figli nella Luce portino frutto abbondante.
Se questo non sarà detto dagli addetti ai lavori, dai pastori accreditati, saranno le pietre stesse a cantare l’osanna per il Re di Gloria, che rientra trionfante nella Gerusalemme dell’anima, e ciò perché il progetto appartiene al Padre:
Ez. 36, 26:” vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore pietra e vi darò un cuore di carne.”
Dio dice questo, però sottolineando, che la palingenesi promessa non deriverà da presunti meriti particolari del popolo ebreo, che anzi si deve vergognare per la sua condotta errata (Ez. 36, 31-36).
Poi c’è sempre il dolce sorriso del Padre buono del Cielo, che è perfettamente libero con le sue decisioni spiazzanti, che confondono la logica umana, quando questa ragiona per compartimenti stagni.
A proposito del Padre buono, la parabola del figliol prodigo potrebbe essere vissuta anche così:
- La fedeltà del padre. Il padre spia il ritorno del figlio lontano: ogni giorno. Benedice il Cielo perché il perduto è tornato. Lui sa che il figlio tornato, col giusto tempo e con cuore nuovo, farà quello che è nato per fare. E’ andato perché quando stava nella casa, ancora non aveva compreso chi è; il padre benedice il Cielo e fa organizzare la festa, in modo abbondante.
- Il rimasto non comprende il motivo della festa. Conosceva fin a quel momento solo la legge del taglione, dell’occhio per occhio; ma qualche cosa fa breccia nel suo cuore: il padre sa qualche cosa che lui non conosce; il fratello ha sbagliato tutto, però ha avuto il coraggio di tornare; il padre è felice e lo benedice in nome del Cielo; anche il primogenito ora è felice e benedice il Cielo.
- Il prodigo ha visto nell’accoglienza amorosa del padre, la perla che aveva cercato altrove: la benedizione che il Cielo dà a ogni creatura. Ora ha compreso e chi è il padre e chi è il fratello maggiore: ora servirà entrambi col sorriso (nel senso di Rumi) che ha imparato dal padre. E’ questo il sorriso che fa partorire la cerva di David, l’Arpista Re. E ora benedice il Cielo.
- Mi hanno parlato spesso del volto buono del Padre e io dicevo di capire.
- Ma ora vedo che non avevo mai capito e ora piango di gioia per aver visto il raggio di luce fecondare col polverio dell’oro rilucente anche l’acqua scura della pozzanghera. E la natura umana e quella divina si uniscono nell’Uno per l’opera dello Spirito santo, che scava la carne, la brucia, la purifica e la trasfigura; il risultato è la pelle delicata e morbida del bimbo appena nato.
- Il prodigo è ora operaio della Vigna, avventizio dell’ultimo momento, dove non si parla di salario dovuto alla quantità delle ore, ma alla semplice partecipazione, fosse anche quella dell’ultima ora[37]. Perché davanti a Dio non v’è differenza di persone, ma non m’è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di male occhio, che io sia buono?[38]
- Eppure, camminando dietro ad Elia,[39] si può andare al di là dei dogmi di qualsiasi vigna, verso l’Incontro senza intermediari, uno con tutto, con l’Uno senza nome e senza più alcun giardino dell’origine.
Tra i profumi, di gelsomino e di rosa, v’è il Padre che attende, e la croce è la torre dalla quale ha spiato ogni giorno il ritorno. Strada difficile, quella del ritorno!
Devi camminare dietro, passo dopo passo, senza scostarti neppure di un millimetro dalla guida.[40]
E Padre Dante continua:”Scalzasi Bernardo…”[41]
Devi seguire il Maestro con umiltà.[42] Non esistono le scorciatoie a causa delle eresie. Resta saldo nella Parola, facendone l’ancora del tuo cuore.
Rimani fermo, nonostante l’incertezza, resisti, ma, soprattutto, non abbandonare il campo di battaglia. “… e aiutaci a rimanere saldi nell’insicurezza.“[43]
Dio non è inafferrabile, semplicemente non può essere compreso con la logica discorsiva; occorrono altre facoltà divine.
Forse v’è necessità di riconoscere la sacralità del Cuore d’Uomo, abitato da un pruno in fiamme.[44]
‘Entra nella terra santa del cuore, togliendo i calzari dei tuoi pregiudizi. Nel cuore c’è la terra santa d’eternità. In quel santo luogo – dopo la notte della prova – nascono le rose bianche e vermiglie d’eternità di San Francesco, come simbolo della sua autorità spirituale.[45]
Dante ha veleggiato, nocchiero esperto, nell’oceano spirituale di Francesco, ripercorrendo e spiegando – nella diversità come modo, ma non per essenza – le tappe fondamentali percorse dallo Spirito libero, che s’incarnato in Assisi, e la cui azione è particolarmente visibile anche al presente.
CAPITOLO II
Rettificando nei tuoi personali inferi, trova la Via. Pio da Pietrelcina, esempio di sequela illuminante.

“Siate misericordiosi, com’è misericordioso il Padre vostro.”[46]
Quando credi d’essere qualcuno ricorda da quale immondezzaio sei
stato tratto fuori, letteralmente per i capelli, che tu lo volessi o no.
Ama la giustizia divina, che è il profumo del miele del Padre. Il volto buono e dolce del Padre si esprime anche in te, se ospiti il Cristo, vivente per la bellezza dell’alito dello Spirito Santo.
L’apparente contraddizione tra l’io-dio, una volta risolta, è il punto geometrico dal quale si diparte, lungo l’asse dell’evoluzione cosmica, con un movimento in spirale, l’intera nuova creazione.
Da questo luogo, la manifestazione snoda se stessa con un ritmo crescente in spirale, formando per vibrazione il cerchio/sfera, dove ogni parte, più o meno, è abitata dalla Gloria divina.[47]
Cerca d’essere, come se si trattasse di una partita a scacchi, prestando attenzione alle mosse, con lucidità simultanea.
Sii grato per essere stato pensato come parte integrante di tutto questo: non sei un numero di carta d’identità, che possiede una esistenza virtuale, ma sei essenza divina, che nessun ufficio anagrafico può contenere.
“Gesù ci vuole accanto a sé, cioè esige che noi siamo con lui, con tutto noi stessi. Se dovessimo presentarci con la nostra vera identità, la più completa, potremmo dire: io sono il tal dei tali, sto sempre con Gesù; Egli mi è sempre accanto”.[48]
Questo potrebbe essere un invito ad uscire da un sistema idolatra e formalistico, che pone il sembrare al posto dell’essere, essendo senza cuore e senza Dio.
Ricerca il punto di vista di Dio, quello di perdono del Padre dall’alto della croce, così come ha insegnato Cristo, non sempre seguito da chi si è proposto come suo emulatore.
Sei portatore della pace di Cristo, solo se Cristo porta te e tu porti Lui.
Separata da Dio, qualunque forma d’esistenza è illusoria.
Il fisiologo ufficiale, studiando con impegno la circolazione sanguigna, sembra sapere tutto sulle vene e venuzze.
Nella sua analisi descrittiva, alla fine, ha dimostrato di essersi dimenticato del cuore, quindi della sua funzione insostituibile e del suo valore analogico, interattivo col cosmo.
In questo caso il non essenziale vorrebbe prevaricare, per occupare il posto dell’essenziale!
Quante volte, con la mia analisi miope mi dimentico del Dio in Me, appoggiandomi su di un discernimento insipiente?
Il problema si scioglie nel ricordo di Dio; l’arma migliore è il silenzio, poiché è in quello che la Santissima Trinità crea.
E’ in un suono dolce e sommesso, che Dio si spiega a Elia, il Profeta, che chiama il fuoco dal cielo.[49]
Puoi portare la pace solo se ti conformi a Lui.
Non essere sciocco, lascia che sia Lui a ripulire, col tuo concorso consapevole, la personale essenza.
Lasciati rigenerare dall’Essere Unico; allora vedrai anche Gesù, con lo stesso occhio col quale Lui ti vede. Maister Eckhart.
Lui Persona in te Persona. I Suoi occhi nei tuoi, il suo Cuore pulsante nel tuo.
Il tuo corpo sarà allora, in piena letizia e semplicità, come un cero acceso, che si consuma nel compiere la Volontà paterna: portare luce trasfigurante.
”Voi siete la luce del mondo…così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché vedendo le vostre buone opere, glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.”[50]
Portare Luce è trarre dal nero il bianco.
Qualcuno all’Eremo di Camaldoli, mi fece leggere un nome bianco su campo nero, dimostrandomi che, quello che io conoscevo in modo vago, lui lo aveva già sperimentato in modo luminoso. Iesus, il Nome dei nomi, e che altro?
La luce inaccessibile abita nel cuore della tenebra, per illuminarla, in modo manifesto, nella pienezza dei tempi. Se tu guardassi con attenzione rinnovata, potresti vedere il demone antico, che sale risolutamente dalla tenebra verso la luce.
CAPITOLO III
La Croce, come Ordito nella tessitura dell’Evoluzione cosmica, riunisce anche gli Esclusi.
“La realizzazione dell’Uomo Universale viene simboleggiata…con un segno che è …di quelli che si ricollegano direttamente alla Tradizione primordiale: si tratta del segno della croce, che rappresenta perfettamente il modo in cui viene raggiunta tale realizzazione, mediante la comunione perfetta della totalità degli stati dell’essere, ordinati gerarchicamente in armonia e conformità, nell’espansione integrale, secondo i due sensi dell’ampiezza e dell’esaltazione…”[51]
Il mistero della croce non è patrimonio solo dei Cristiani, ma di tutti coloro, che lo sperimentano nella propria carne.
“ Se i cristiani hanno il segno della croce, i musulmani ne possiedono la dottrina.”[52]
L’Uomo Universale, nella sua rappresentazione mediante la coppia”Adamo-Eva”, ha il numero di Allah, il che è appunto una espressione della “identità suprema”.[53]
Le rose del Roseto ardente, così come sono state generate da Gesù e Francesco e da tutti i credenti nei loro personali Getsemani, sono il preludio del sorriso del Padre, che osserva con amore i suoi bambini, anche quelli che sembrano essere i più discoli e lontani.
Dov’è il Padre? E’anche nel cuore d’ogni uomo che soffre, perché dimentico dell’Unione.
Comprendendo questo e sentendolo vivo in te, esperimenti che la vera via, da te percorribile, è quella di farsi uno con coloro che soffrono, a causa della separazione.
E’ necessario ricordarsi di coloro che nessuno vuole e ama, e che, emarginati, giacciono ai lati delle strade.
Non esistono né giusti né ingiusti ma figlioli d’uomo, che devono tornare tutti a casa.
L’inizio potrebbe essere dato dalla personale trasfigurazione, “affinché Dio sia tutto in tutti“.[54]
La preghiera è tale quando, come cordone ombelicale, il corpo nutre la Divinità.
Com’è possibile ciò?
L’anima diviene ciò che conosce, dice Aristotele.
Lo spirito dov’è? Tu chiedi. E che dirai quando, per necessità, si dovrà andare anche oltre a ciò, che definisci col termine spirito? Che dire poi dell’espressione di certi mutacawwufin, per i quali il Paradiso non è ancora che una prigione? [55]
Entrare nel cuore della propria nobiltà, che tale è per la sua origine divina. Quando il chicco, come frutto del lavoro è pronto, entrerà nella fatica dell’aratore perché anche il seminatore avrà raggiunto il mietitore.[56]
L’Inaccessibile si manifesta, quando il chicco è pronto a morire a se stesso, macerandosi nella verginità della terra santa; con un profumo di gelsomino e rose il seminatore si trova assieme al mietitore[57] nell’eterno presente.
La croce non è un luogo di patibolo, ma come simbolo sacro presente in tutte Tradizioni, rappresenta il modo tecnico con cui la creazione e la manifestazione si evolvono, lungo gli assi della spirale eterna, che secondo il simbolismo tradizionale della Tessitura trova nel Centro della croce il punto di passaggio dal senso dell’ampiezza a quello dell’esaltazione, e ciò perché qualunque espressione del microcosmo contiene in se una rappresentazione integrale dell’universo .[58]
Allo stesso modo ogni punto della circonferenza, contiene in sé il centro, che a sua volta tutto in sé contiene e ciò rende possibile l’evoluzione dei mondi, dove il Conoscente, Conosciuto e Conoscenza non sono in realtà che una sola ed unica cosa.
L’Essere conosce Se stesso per mezzo di Se stesso.[59]

CAPITOLO IV
La Misericordia è la tessera d’invito alla Festa del Padre. [60]
Se la creatura è alla deriva, è perché non ricorda e non conosce più come dovrebbe; si tratta della malattia della separazione. Il flauto di canna piange la separazione dal canneto.[61]
Il momento di crisi profonda va visto come una malattia: il suo scopo è sempre in vista di un bene superiore. Trovare la Luce del Cristo Risorto, nelle tenebre dell’anima, è certezza di salvezza. La malattia o ti uccide o ti rende più forte.
L’imitazione di Cristo è necessaria, per operare magistralmente il discernimento operativo fra luce e tenebre. In quel momento l’esplosione dei mille soli trasfigura l’intera creazione, che attende di essere accarezzata dal sorriso del Fanciullo eterno; questo a sua volta deve diventare consapevolmente l’Uomo universale.
Il Cristiano dovrebbe ricordare con attenzione la sua dignità:
”Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene”. [62]
La luce divina illumina ogni cosa, anche Iblis non può farne a meno e lui ne è consapevole. Dovrà tornare sui suoi passi, perché ama Dio, anche se non sa accettare la dignità che Dio ha dato all’uomo.
Apri la porta del cuore al Risorto, riconoscendoti in Lui.
Vivi la simbiosi fra luce e tenebre coscientemente, in povertà di spirito, così che la tua carne possa nutrire la tua anima, fino alla loro congiunzione nello spirito.
Brama la patria celeste, anche se intravista, come da lontano: non è poi così lontana.
Il corpo deve essere rigenerato dalla luce, prima del transito.
“L’esperienza fondamentale di Dio, dal momento che siamo nel peccato e nel male, è quella della misericordia, che perdona e salva. E’ lì, che tutti conosciamo il Signore. Ciò che non compie con la potenza della sua mano libera di agire, Dio lo compie con l’impotenza della sua mano inchiodata per amore alla croce. “[63]
Il peccato consiste nella separazione dall’Essere Unico; riconciliarsi con Dio, significa permettere alla Divinità di germogliare nel nostro corpo: esso è il luogo fisico nel quale si manifesta la rivelazione di Dio.
CAPITOLO V
L’Inquinamento atmosferico è la conseguenza di quello spirituale.
“ Che la supplica che la nostra vita diventi un segno della festa di Dio, sia in noi costante e ci accompagni sempre.“[64]
Il dolore a volte, se abbiamo il coraggio di guardare dentro di noi, ci costringe ad una chiarezza interiore maggiore.
E’ nei momenti critici, col crollo delle sicurezze, che noi siamo disposti a mettere tutto in discussione e a rivedere con attenzione rinnovata quello che stiamo facendo.
Ciò costringe a trattenere il respiro e a procedere con passi cauti. La preghiera è il cordone ombelicale attraverso cui il Padre somministra il cibo spirituale, affinché Lui cresca nella divinità della sua creatura. [65]
L’aprirsi alla Sua Presenza reale, diviene l’urgenza prioritaria.
Questo Dio è davvero mosso a gelosia.
Cristo, il Risorto, svela il Dio che si mostra in carne e sangue.[66]
Ho visto tutti i colori, rifulgenti d’oro, mischiarsi col celeste; un balenio di colori, proprio come quelli dell’arcobaleno, viventi nella coda del pavone.
All’improvviso io ho riconosciuto il Pavone che ruotava in se stesso, luminoso e olimpico, irradiante gioia.
Il Pavone d’immortalità sembra guardare sorridendo, assieme a Leonardo da Vinci.
Come si fa ad affermare che un pavone possa sorridere, non lo so: però, questo lo fa e tutto quello che é da lui guardato, fiorisce a nuova vita, mentre il pavone regale, lentamente si trasforma nel Cristo, che benedice la sacra mensa.
Ciò che il suo sguardo sorridente sfiora, è attraversato da un fremito di dolcezza.
Il mistero non è sempre insondabile; infatti, Salomone dice, che è gloria di Dio nascondere le cose, ma è gloria dei re investigarle. [67]
Profonda è la speranza, che diviene esperienza in : ”
Ecco che verranno giorni, dice il Signore, e io stringerò colla casa d’Israele e colla casa di Giuda, una nuova alleanza:
Non un’alleanza alla maniera di quella che aveva stretta coi loro padri, nel giorno che li presi per mano per condurli fuori dalla terra di Egitto, alleanza che essi violarono ed io dovetti far loro sentire la mia padronanza, dice il Signore.
Ma questa sarà l’alleanza che avrò stretta colla casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: – Io metterò la mia legge nel loro interno e la scriverò nel loro cuore, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. “[68]
Il Signore, qui promette il suo intervento personale e non mediato, nel cuore dell’uomo, “perché, ecco, il regno di Dio è dentro di voi.”[69]
Tempo fa, appena ventenne, quando per me Gesù era solo un uomo affascinante, ma sempre e solo un semplice uomo, fui colpito, nel leggere in un libro di cui non ricordo né titolo né autore, la risposta che un maestro di yoga, ebbe a dare ad un discepolo, che chiedeva chi fosse Dio.
La guida, senza scomporsi, afferrato saldamente il discepolo per le spalle, l’infilò con la testa dentro una vasca piena d’acqua, tenendovelo per un po’. All’improvviso lo lasciò libero: questo, mezzo soffocato, respirò l’aria avidamente, a pieni polmoni.
Stava ancora ansando, allorquando, cristallina arrivò la risposta della guida:
”Quando il tuo cuore avvertirà l’urgenza di Dio, come i tuoi polmoni hanno sentito il bisogno dell’aria che respiriamo, avrai sperimentato in qualche modo, l’Essenza di Dio”.[70]
Ci sono delle parole, che restano sempre come guida, come piccole luci, da tenere nel proprio seno, aspettando l’alba.
A volte la notte è davvero cupa, a causa della durezza dei cuori:
“ Ma Gesù ad alta voce aveva detto: chi crede in me, crede non in me, ma in Colui che mi ha mandato e chi vede me, vede Colui che mi ha mandato. Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre… Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre che mi ha mandato, mi ha comandato quel che devo dire e di che devo ragionare ed io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che dico, così le dico, come il Padre me le ha dette.“[71]
“… Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi. Non vi lascio orfani, tornerò a voi “.[72]
CAPITOLO VI
La Guida educa il figliolo sbandato alla trasfigurazione del Corpo di luce.
Entrare in te stesso, per ritrovare il tuo centro originario divino o Regno del Padre, é necessità.
Per la restaurazione della tua nobiltà iniziale, fai uso di tutte le tue forze. Sii vincitore sulla tua stessa natura, plasmandola con la luce.
Fai tuo il grido di battaglia dell’esicasta Padre Sofronio, discepolo dello Staretz Silvano:
“A chi, partito da diverse patrie, ha abitato il monte dei santi padri, l’Athos, fuggendo ciò che è contro natura, salvando ciò che è secondo natura, e innalzandosi a ciò che è sopra natura ”.
M’inginocchio davanti a questa professione di fede, riconoscendovi una tensione alla quale aspiro con tutto me stesso, pur essendone per la mia pochezza, ben lontano; so che lì c’è la risposta divina al problema dell’alienazione ed espropriazione umana.
E’ nell’accettazione del dolore – come cura terapeutica usata dal Padre per migliorare i suoi bambini – che l’uomo ha la possibilità di trasfigurare se stesso, salendo lungo i gradini della scala angelica, invece di perdersi nelle vie della separazione e quindi della disperazione.
Assumendo il punto di vista di Dio, così come lo spiega il Risorto alla Maddalena, ha senso portare gli uni il peso degli altri, perché tutti fratelli.
Il dolore provato, per l’agonia in cui si dibatte questo mondo, diviene offerta divina nel sacro rito del ricordo, capace di abbracciare i santi di tutte le età: presenti, passate, future.
“e tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello che era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualche cosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi. Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da sì gran nuvolo di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza l’arringo, che ci sta dinanzi, riguardando a Gesù, duce e perfetto esempio di fede, il quale per la gioia che gli era posta davanti sopportò la croce sprezzando il vituperio, e s’è posto a sedere alla destra del trono di Dio.”[73]
Se è vero che il Sole sorge da est, è necessità guardare verso Oriente.
Ogni religione, come ogni cuore d’uomo, è solo un punto di vista divino.
Tutti gli uomini sono l’espressione della Divinità: gli esseri possono sembrare giusti o ingiusti, buoni o cattivi.
Tu ama senza giudicare: ” Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figlioli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.”[74]
Quando giudichi per la tua debolezza, pentiti, ritornando col cuore tenero del piccolo bambino, che crede ogni cosa, spera ogni cosa e sopporta per amore ogni cosa.
Allora fra le lacrime, potresti vedere fiorire un piccolo giglio di campo.
Su ogni uomo – che io lo voglia o no – risplende l’ineffabile luce del Padre, per il quale non v’è differenza di persone.
Se ogni religione è espressione di Dio, anche ogni uomo lo sarà. Ogni uomo ha in sé la parola divina che lo spiega, il personale nome dato dal Padre benedicente. Onore del Re è scoprirlo, conoscendolo.
Il fatto è che questo non vogliamo saperlo più, a causa del degrado generale nel quale ci troviamo.
“Risalire alla vita”, dice Arthur Rimbaud, che morendo invoca Allah, il Compassionevole.
Andare oltre tutti i Nomi divini, che possono solo esprimere qualità, ma che da soli non sono.
Indicano ma non sono. Come i cartelli stradali, ti indicano la via per Roma, ma non sono Roma.
Ancora: imparare la misericordia e non il sacrificio.
Vivere è ricordare, come insegna la Sapienza. Ricordare per Essere.
Ritrovare la radice divina in noi, per divenire esperti nell’arte di accordare il proprio strumento, la capacità d’amore, con il diapason cosmico, facendo scorrere l’Energia, che dà un valore musicale a tutto quello che esiste.
Rispettando rigorosamente l’esecuzione dello spartito cosmico, si può concorrere, col proprio valore musicale, allo svolgimento della sinfonia universale, secondo i dettami del tema evolutivo, voluto espressamente dall’Essere Unico.
Poi, si potrà suonare a orecchio un’armonia lieta, già conosciuta precedentemente, prima che lo Spartito musicale fosse; prima della separazione del flauto di canna dal canneto. Essere: non sembrare, essere!
CAPITOLO VII
Ascolta la Musica di Dio e sintonizzati con l’Amore umile di Cristo.
Giorno dell’ Immacolata Concezione.
Dalla potenza del silenzio si ha un’esplosione creativa, da cui nasce quello che prima non c’era. La ferita antica si rimargina, grazie al farmaco d’incorruttibilità[75]e il prigioniero vede sciogliersi le catene:”Lazzaro, vieni fuori! E il morto uscì.”
Il germe di resurrezione anticipa, in qualche modo, l’ingresso consapevole nell’eternità dell’eredità paterna.
L’intelletto si esprime nella creatura, che da quella si lascia plasmare.
Il silenzio del Padre, come il profumo della rosa, sale verso l’alto con volute armoniose, assieme all’incenso che si espande.
Prima si muove dal Tabor poi dai Getsemani e da lì fino alla dolce vetta del Golgotha, riempiendo di sé ogni cosa.
Anche il più piccolo dei passerotti non è dimenticato dalla misericordia paterna, che ha un posto per ogni cosa.
Sarà la Montagna degli aromi a spiegare – come chiave musicale – all’orecchio attento, il tema che si terrà nel: “Dio mio, perché mi hai abbandonato.” [76]
Qui è necessario accordare la propria anima – con uno strumento già accordato- l’intelletto, mente minore nei confronti della Mente maggiore.
Così si diviene uno con lo Spirito, che, fedelmente, esegue la musica del Padre.
Al ritmo del silenzio di Dio, la situazione di dolore può divenire inizio di luogo della festa del Padre; in questo caso con il risveglio della coscienza, si ha l’inizio della resurrezione consapevole.
Necessità di seguire Gesù, per suonare e danzare, per le strade del mondo, finché all’improvviso potresti udire:
“ Per i sufi il Maestro è Dio, senza intermediari…
Silenzio non parlare più. Non aumentare discussioni e litigi, perché alle anime degne di riceverlo, il messaggio viene dall’invisibile”.[77]
L’impensabile si fa carne e lo spirito vivifica il corpo mortale. Gesù ti cattura con la sua musica, poi fa suonare te, affinché tu possa imparare la danza divina, che presiede alla creazione dei mondi: segui il Portatore del Fuoco consapevolmente. [78]
Nel mistero pasquale della resurrezione, lo Spirito del Risorto si nutre col pesce di nobiltà dei discepoli, dove, pur restando separate fisicamente come persone, l’Uno nutre gli Altri.[79]
Stare con Gesù per diventare come Lui, semplicemente per fede: come la cerva alla fonte, come il bimbo colla madre.
La parola seme è imitazione.
Diventare Uno con Lui, per essere Uno col Padre. Fiorire, poi, nell’Essere Unico, andando oltre il mondo della manifestazione delle creature.
E’ una consegna. Lui ha spezzato Se stesso per eseguire il Mandato: essere come acqua che si sparge in lieta armonia e i deserti scompaiono, le tenebre si sciolgono.
Bruciare in silenzio con amore, diventare un cero spiritualmente profumato.
“Io sono la porta delle pecore.”[80]
Adesso, però dov’è la Porta? Chi detiene l’Autorità di aprire e chiudere se non il Maestro Eterno, l’Uomo Universale?
Non dimenticare, per essere corretto nella sequela, che solo il punto di vista del Padre buono è quello che conta.
In Matteo 16, 13-27 Pietro, unto da Gesù nel v.19, è chiamato beato nel v.17; nel v. 23 è chiamato scandalo, perché comprende le cose al modo degli uomini e non secondo la volontà di Dio: ciò resterà fino a quando Pietro non diventerà Uno con la Pietra, scartata dagli edificatori.
Questo mondo non può conoscere lo Spirito di verità; sarà quest’ultimo a mostrarsi, indicando i suoi cammini.
Ciò avviene ciclicamente nella storia dell’umanità.
La luce s’è nascosta volutamente nel mistero della croce.
Dov’è, nella confusione di questi tempi, la pietra angolare?[81]
La separazione scompare quando l’Io sono esce dal tempo e dallo spazio; l’Interiore, come se fosse una scala, con un bagliore particolare per irradiazione, lascia dietro se una scia di gioia luminosa, che porta vita a chi la riceve.
“ E la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno ricevuta.”[82]
Questo fino a quando il lievito di luce non guarirà, portando a fecondazione il cuore malato dell’essere.
E’ una luce immateriale, che, sotto forma di dolce tepore, riscalda il cuore.
Si potrebbe anche udire: coraggio, fatti forza, sono con te, cioè in te, sono dentro te e mi esprimo attraverso la tua anima.
Questa è la pietra vivente del tempio sacro, scartata dagli edificatori.
Ho visto come una folgore nella tenebra, illuminare le cose, mostrando il fondamento, la pietra inconcussa, opera di squadratura dell’Architetto divino.
“ Siedi nella tua cella come in paradiso.” [83]
Dentro, nel secreto dentro, il cuore illuminato insegna tutto quello che c’è da sapere.
L’acqua è attraversata da un raggio di sole; dal contatto nasce un fulgore vivissimo, che trascende sia l’acqua sia la luce.
Una trasfigurazione identica avviene per il corpo dell’uomo, quando l’intelletto bacia l’anima.
Questa comunione deve essere vissuta, come necessità vitale.
E’ come il respiro cosmico, che dice a chi ascolta:
“Non ti ho amato per scherzo” e “se mi ami, non piangere”.
Ciò produce, per vibrazione, una comunione vera fra esseri viventi diversi, uniti dallo Spirito del Risorto: oltre lo spazio e il tempo.
CAPITOLO VIII
Nuova creazione
Un raggio, proveniente da una stella, accarezza e bacia la materia vivente, informandola della sua luce; lascia così in essa la propria traccia divina. E’ così che una sostanza particolare entra col primo respiro nella creatura umana.
Lo Spirito scende per rigenerare certa materia, affinché questa, trasfigurata, possa additare alla restante creazione, qual è la via da seguire. Giov. 14,6
“Muovesi l’amato
per la cosa amata,
come il senso
per la sensibile,
e con seco
s’unisce,
e fassi una cosa
medesima.
L’opera è la prima cosa
che nasce dall’unione.
Se la cosa amata
è vile,
l’amante
si fa vile.
Quando la cosa unita
è conveniente al suo unitore,
lì seguita
dilettazione
e piacere
e saddisfazione.
Quando l’amante
è giunto all’amato,
lì si riposa;
quando il peso è posato,
lì si riposa.
La cosa conosciuta
col nostro intelletto…”[84]
La comprensione della creazione è possibile, perché v’è una linea d’unione amorosa fra questa e il Se.
La Verità s’incarna.
Se Dio è amore, dunque tutto è amore.
Il Dio, che vive in ogni cosa, guardando con gli occhi dello Spirito Santo, svela la Gloria dell’Essere Unico.
“Nell’uomo c’è una radice contemplativa che non va frustrata, sotto pena di una disumanizzazione o di una mutilazione della sua realizzazione umana.“ [85]
Ricercare la vera radice, significa pescare nella propria interiorità alla ricerca della forza, che ci rende capaci di resistere alla seduzione malefica dell’anello del potere e di distruggerlo, direbbe R. Tolkien.
Urgenza del momento. Questo sistema è ribelle alla Luce.
La ribellione è in ambienti sottili e la parodia assume aspetti grotteschi, il diritto è distorto in nome di una verità distorta dai falsi profeti.
Il canto di Geremia, rivolto a Baruc, è di una sconcertante attualità.
La risposta è sempre la stessa, Dio regna con l’Amore e la preghiera cambia le cose. [86]
Ciò fino al momento in cui il Piano dell’Architetto non sarà eseguito in ogni sua parte.
“E mi lascerete solo; ma non sono solo, perché è con me il Padre.” [87]
Prendere la propria croce, per seguire, ha a che fare con questo cammino, un dialogo orante, in comunione d’Amore col Padre, fatta di lacrime di gioia. Allora occorre percorrere ancora deserto, un nuovo esodo per tornare alla Sorgente.
“ Dove vai, anima mia, scintilla mia? alla ricerca di quella fiamma, dalla quale io derivo.“
“E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.” Giov.17,3.
“Respira questi aromi, da bambino; non giudicare, e ama oltre il dolore; ricorda quanto, ma soprattutto com’è stato a te perdonato!
Fa lo stesso in letizia, senz’ascoltare i piagnistei del vecchio uomo. Nient’altro che il Vangelo; se ti sporchi i piedi, ricorda che il Lavandaio ti ama follemente.
Sempre quel Nome, lo stesso per sempre: Gesù, il Cristo, per giungere all’amore del Padre” e alla contemplazione dello Spirito Santo, che brucia, scava e trasfigura.
La gioia del Risorto. Ecco ossigeno incontaminato per polmoni dalla corta memoria: ” Sveglia, tu che dormi, e il Signore t’inonderà di luce”.
Entrare nel tempio interiore è farmaco salutare; è rigenerazione; è cordone ombelicale, col quale si succhia il buon nutrimento.
“ Intanto i discepoli lo pregavano, dicendo: maestro mangia. Ma egli disse loro: Io ho un cibo da mangiare, che voi non sapete…il mio cibo è di fare la volontà di Colui, che mi ha mandato, e di compiere l’opera sua”.[88]
“ Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola, che procede dalla bocca di Dio.“ [89]
Al respiro divino che è in tutto, corrisponde il modo divino di vedere tutte le cose.
In tale modo scompare la differenza fra interno ed esterno ed ogni separazione dal principio mostra la sua impossibilità esistenziale.
L’eterno presente, unificando passato e futuro, col soffio dello spirito vivificante, fa dire a Paolo in 1 Tess. 4,13-18 che i dormienti, assieme ai viventi, verranno riuniti dal Signore.
Se questo ciclo sta per finire, o Signore, “rendici attenti alla tua opera nel nostro tempo.“ [90]
Il vecchio deve scomparire, per fare posto alla novità di Dio.
Nella pienezza dei tempi, Gesù Cristo, l’Uomo Universale, sarà uno in tutti e allora non vi sarà più divisione.
Verrà un giorno che, pronunciando il santo Nome di Gesù, scompariranno non solo le differenze fra uomo e uomo, ma fra uomo e angelo.
Quando le nazioni saranno state guarite dalle foglie dell’albero della vita, la luce del Signore Iddio: ” splenderà su di loro e regneranno nei secoli dei secoli.“ [91]
“Se uno vuole venire dietro di me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua.“ [92]
Prendere la propria croce: invito terribile, per chi guarda con occhi addormentati; invito terrificante, per chi ha paura di soffrire; invito inaccettabile, se guardato con occhi solamente umani.
Il dolce Gesù, il gentile Gesù – l’Eterno Fanciullo dal cuore vibrante -come potrebbe chiedere una cosa impossibile da farsi?
E se il prendere la propria croce non avesse nulla a che vedere coi premi e punizioni del mercato azionario degli uomini, che ingannati dall’avversario, vorrebbero convertire tutto in moneta, anche il sorriso di un bimbo?
E se il prendere la propria croce, invece significasse molto di più che l’amare solo per obbligo?
E se fosse un invito ardente a divenire, sulle orme del Figlio come il Padre, riconoscendosi in qualche modo nel Pavone d’eternità, o meglio, riconoscersi nel Suo modo particolare di girare su se stesso, al centro della Croce, per irradiare con luce benedicente le intere galassie?
La Croce, al cui centro v’è l’Uomo Universale, incanalando le energie divine, ruota su se stessa, creando nuovi cieli e nuova terra, secondo l’Arte della Tessitura.
L’invito, aperto a tutti, potrebbe anche significare: “Svegliati, cammina con Me, adesso! Per cambiare il nostro mondo adesso, per creare adesso nuovi cieli e terra: nel Nome del Padre, adesso”.
Prendere la propria croce allora significa prendere possesso della propria dignità: perseguire Lui e per divenire come Lui…
La croce ruotando crea nuovi cieli e nuova terra; il nucleo vitale di ciascun essere ha a che fare con questa rotazione.
Più precisamente con una certa angolazione di questa rotazione; è come se dalla croce, origine di palingenesi, partissero secondo le sei direzioni dello spazio tanti raggi indefiniti.[93]
Quando quel Raggio ti tocca dolcemente, ecco accendersi la Ruota cosmica sferoidale; lì si ha una nuova creazione, prodotta dal Risveglio, dove il me e l’altro non hanno senso, e non v’è più differenziazione, separazione o diversità sostanziale.
E’ come un raggio che tocca qualche cosa e tutto s’illumina d’oro e il fiore della mimosa, simbolo dell’atomo, espande se stesso contenendo l’evoluzione di ogni essere, in modo olografico.
“ Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente dato, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono.
Ma anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola ad esempio, che resta e si muove per aria, come è un aeroplano, è difficile dire che funzioni come “somma di suoi componenti”.
Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti non sarebbe identificabile con un oggetto “che vola”… In fisica quantistica, i fenomeni sembrano nascere solo all’interno di sistemi e non possono essere spiegati esclusivamente come interazione delle singole parti del sistema.
Per alcuni osservatori, questo indica che è necessario un approccio non-riduzionista. L’interpretazione della meccanica quantistica di David Bohm vede l’universo come un ologramma in movimento, che egli chiama olomovimento. Un’altra interpretazione è il principio olografico per cui un universo a 4 dimensioni può essere visto come un ologramma in cinque. Ad ogni modo, sia la meccanica quantistica sia la relatività generale sono teorie non-riduzioniste, in quanto comprendono relazioni non-lineari tra le parti.
Gli ologrammi sono anche definiti come figure (o pattern) d’onda interferenti ottenute tramite l’uso di un laser aventi la specificità di creare un effetto fotografico tridimensionale: essi a differenza delle normali fotografie ci mostrano una rappresentazione tridimensionale dell’oggetto proiettato. Ogni parte dell’ologramma, poi, contiene l’intera informazione: tagliando in due parti l’ologramma entrambe mostreranno sempre l’oggetto per intero.
Un ologramma viene creato con la tecnica dell’olografia mediante impressione di una lastra o pellicola fotografica (lastra o pellicola olografica) utilizzando una sorgente luminosa coerente (laser). La luce laser, a seconda della configurazione ottica adottata, può essere separata mediante beam splitter (configurazione dual-beam), o essere utilizzata così com’è previa espansione da parte di una o più lenti (configurazione Denysiuk).
Nel primo caso uno dei due rami viene espanso dal beam-expander e inviato verso l’oggetto da riprodurre, mentre l’altro (fascio di riferimento) anch’esso espanso da un beam-expander, va ad illuminare uniformemente la lastra o pellicola sensibile.
Sfruttando il fenomeno è così possibile ottenere un’interferenza ottica pattern detto di interferenza che contiene tutte le informazioni (intensità e fase) della luce proveniente dall’oggetto. Tratto da WIKIPEDIA”.
E’ una nuova creazione, prodotta dalla sintonia simultanea fra lo Spirito e l’io intelligente. In questa situazione si prende consapevolmente possesso delle proprie energie divine, per creare adesso nuove terre e cieli, in vista della resurrezione cosmica.
Lasciarsi attirare da questa lenta rotazione della croce, per tornare a casa.
E’ così che Gesù riprende i suoi, li attira a Sé, e, a loro volta, i suoi attirano altri, ed altri, ed altri ancora come un gran grappolo senza fine: Giov.17, 20.
Essere uno. L’Amore è il nucleo della vita.
Non v’è vita senza amore, per cui tutto è amore; solo lo sguardo deformato di chi è fuori posto, non lo vede.
Gesù è venuto per ridare la vista perduta: “
Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo il mondo amerebbe quello, che è suo ; ma perché non siete del mondo, ma io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo.
Ricordatevi della parola detta : il servitore non è da più del suo signore.
Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
Ma tutto questo ve lo faranno a cagione del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato.
Se io non fossi venuto, e non avessi loro parlato, non avrebbero colpa ; ma ora non hanno scusa del loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio.” [94]
”… Chi crede nel Figliolo ha la vita eterna ; ma chi rifiuta di credere al Figliolo, non vedrà la vita , ma l’ira di Dio resta su di lui.“ [95]
Chi rifiuta il profeta di Dio, non rifiuta il profeta semplicemente, ma rifiuta Dio.Il rifiuto di Dio!proprio quello, che il Padre nsembrerebbe accettare dai suoi figlioli.
CAPITOLO IX
SEGUIRE PER ESSERE
Guardando sempre verso la Croce, come centro di irradiazione universale.
“Siate sempre allegri”[96]– dice Paolo.
Questo è possibile solo per chi vive nello Spirito santo del Risorto.
E’ dalla Croce, che come rugiada di vita, come suono dolce e sommesso, si diffonde la gloria del Padre, portando, ovunque v’è un cuore attento, che si apre alla verità, la guarigione.
Sii attento all’effluvio della rosa, che proviene dal santo legno, le cui “ foglie sono per la guarigione delle nazioni.“[97]
Il pavone d’eternità, lentamente ruota su se stesso, creando nuovi cieli e nuova terra, adesso, in piena umiltà!
Tocca anche te. Ed è esplosione di luce increata.
Sii attento nel percepire gli aromi.
Fai attenzione alla qualità del battesimo.
Comprendi bene il senso dei due diversi battesimi: il primo, quello di Giovanni Battista (acqua), ti ricorda la necessità di riconciliare Te con Dio; il secondo, quello di Gesù (spirito) ti rigenera, facendoti ritrovare l’Unità del divino in Te.
La nascita consapevole di Gesù in te ti mette in condizioni di trasfigurare il mondo, che respira fiducioso accanto a te, a patto che tu calchi le Sue orme fedelmente, senza deviare neppure di un millimetro né a destra, né a sinistra.
Bada di non spegnere lo spirito; non disprezzare il profetare; ravviva, santificandoti nella preghiera, quel dono – caro Timoteo – che ricevesti per l’imposizione delle mani; sii credente, andando oltre l’umano sentire.
Coraggio! Fatti forza, e sii forte, rivestendoti della gioia del Risorto e sta pronto per questo momento di trasformazione e cambiamento; oggi c’è bisogno di uomini svegli e realizzati, in mezzo a grande parte dell’umanità addormentata.
Per essere sempre allegri nell’agonia salutare dei Getsemani – non sei sciocco a dare per amore una vita, che non potresti trattenere in alcun caso[98]– bisogna inebriarsi dei dolci effluvi della rosa del Golgotha, sapendo che al Tabor della Presenza, abbiamo ricevuto una buona caparra.
E’ lì che fioriscono le rose bianche e vermiglie di San Francesco, che ha lottato per l’umanità intera, dando nuova speranza ai naviganti che hanno smarrito la rotta.
Non ci si sveglia da soli, occorre qualcuno che ti svegli, occorre un amico che lo faccia, proprio come Francesco d’Assisi o Jalal al Din Rumi.
Ma dove trovare adesso il Maestro di Verità?
Come e dove trovare adesso la Gioia del Risorto comunicabile, in questa vita terrena, attraverso l’esperienza personale della rigenerazione?
La gioia del Risorto è comunicabile coll’esperienza del mistero della Resurrezione.
”Che andasti a vedere? Una canna dimenata dal vento?
Chi andasti a vedere, un uomo qualunque, appeso ad un patibolo qualunque?
Oppure andasti ai piedi dell’Iddio vivente, il cui sguardo fa partorire a vita eterna le cerve?
“Maestro, ove dimori?Venite e vedrete.”[99]
Così, chi vedesti nel deserto del tuo cuore?”
Mathus, Monaco di Camaldoli, potrebbe dirti:
“ Fatti smontare la testa dalla croce.”
Farsi rigenerare dallo strumento col quale il Padre crea.
Imita il Padre nella sua giustizia, che fa misericordia a tutti, a tutti i suoi figlioli smemorati, che nulla ricordano della loro origine divina.
L’ira sua è per quattro generazioni, ma la sua bontà è per mille[100], e poi, con Gesù fino a “ settanta volte sette. “[101]. In tal modo la rigenerazione riguarda l’intera umanità di tutti i tempi.
CAPITOLO X
Guardando ad Oriente, per essere segno fra cielo e terra, a miracolo mostrare.
“ Vieni e vedrai, perché vado al Padre mio e vostro.”
Guardando ad Oriente.
“Chi andasti a vedere all’eremo di Camaldoli?
Chi trovasti, e che già ti aspettava, nella Cappella delle Stigmate, alla Verna, col sacro calice in mano, per la celebrazione del Ricordo? I frati francescani di custodia ti dissero che era impossibile che qualche sacerdote avesse detto messa o comunque esposto il Sacro Sacramento nella cappella delle Stigmate…
Così, chi era colui che tu vedesti e che, con un cenno silenzioso, ti invitò a fare la Comunione con Lui alla Verna?
Chi ritrovasti, poi a San Giorgio?”
Tutto – se interpretato alla Luce, che proviene dal Trasfigurato – è segno, simbolo.
L’inesperto segue la guida, e i due entrano nella caverna.
Due uccelli e una coppa. Pavoni e colombe.
“ La vicinanza del Padre si avverte. Se tu sapessi dove sono, non piangeresti.
Vado dal Padre mio e Padre vostro. Chi vede Me, vede il Padre… che tutti vede”.
Il cuore è stato squarciato dal vomere della personale indegnità.
In stato di cattività, alzo gli occhi verso il monte degli aromi; da dove mi verrà l’aiuto, quando l’avversario farà impeto?
Nell’umido della cella, attraverso le fitte reti e sbarre, che sembrano crocifiggere l’uomo, entra lo spiraglio di luce della salvezza.
La speranza esplode con luci di gioia.
Una semplice fiammella illumina molti bambini di differenti razze; impossibile dire quanti fossero quei ricciolini sorridenti.
I piccoli si tengono per mano, formando dei cerchi concentrici, disposti in modo tale da dar forma ai petali di una rosa, che al centro porta quella fiammella.
Tutti sono felici e si dondolano, guardando con ammirazione estatica quella piccola luce, attratti da un dolce tepore.
Nel cuore provano uno struggimento d’amorosa condivisione; come se ognuno, pur rimanendo distinto, vibrasse in tutti gli altri.
Sembrerebbe il grande Palazzo, la Centrale operativa dell’universo.
Il centro del mondo ritrovato invia canti di gioia, che fanno fiorire l’intero creato.
Adesso non c’è più alcuna contraddizione: non v’è più dolore, non v’è più male, non v’è più bene, ma regna la perfezione dell’equilibrio senza forma, la via del cuore.
Tutto fiorisce e alcune candide colombe, volando coi loro frullii, disegnano arcobaleni di mosaici arditi, che coronano la cupola dell’edificio.
Come sono lontani ora quei giorni, quando il Re non era ancora tornato, e faceva sospirare la sua presenza.
Sono lontani i giorni nei quali Dio ti afferrava all’improvviso, per lasciarti senza preavviso, e a volte avveniva in modo tremendo.
Ti sfibrava, ma poi nel consolarti, lasciava trasparire tutta la Sua dolcezza.
“Perché gridi a causa della tua ferita?Il tuo dolore è insanabile. Io ti ho fatte queste cose per la grandezza della tua iniquità, perché i tuoi peccati sono andati aumentando. Non di meno tutti quelli che ti divorano saranno divorati…Ma io medicherò le tue ferite, ti guarirò delle tue piaghe…Voi sarete mio popolo e io sarò vostro Dio…L’ardente ira dell’Eterno non s’acqueterà, finché non abbia eseguiti, compiuti i disegni del suo cuore; negli ultimi giorni lo capirete.”[102]
E’ un Dio che ama senza limite e che vuol nutrirsi con le tue midolla.
Dio è spirito; può essere adorato solo nella perfetta nudità di cuore.
”Signore, crea in me un cuore ben disposto, nudo, semplice della tua stessa semplicità: nel nome del Signor Gesù, vivo in me. Amen.”
“ Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa.” [103]
Se entri nella tua solitudine, cominci a trovare, col tempo, verdi pascoli e cascate viventi; luci e risa e tanti canti di gioia.
C’è davvero qualche cosa in questo deserto; qui c’è festa e gli abitanti sono bellissimi: uomini, donne e tanti bimbi.
Qui non ci sono più croci, non ci sono insulti; qui quando dici pace, tutto sorride intorno a te e tu stai bene con tutti e tutti stanno bene con te.
“Ben tornato! – ti senti dire – è da molto, che ti stavamo aspettando, qui, su questo monte “.
Eoni sacri, che ricordano il Davide di Michelangelo.
Il prode era prigioniero nel blocco di marmo, il Bonarroti l’ha aiutato ad uscire fuori. Tutto qui, era già dentro.
Il principe era già dentro il rospo: il bacio di Gesù l’ha tratto fuori.
Dovremmo – come Gesù – fare lo stesso con tutti gli altri, che sembrano avere il cuore di pietra, ma che sotto sotto hanno una possibilità di cuore di carne.
Se è fuoco, ha da ardere.
“ Per camminare in modo spedito, bisogna conoscere cos’è un amore divorante. “[104]
Sarà un incendio. Volontà di luce, per essere non solo luminoso, perché tu non solo rifletti la luce, ma generi Luce.
Non essere solo buono, ma essere Bontà, che da Fontana eterna si spande.
Allora sii luce in una generazione, che ha perduto la strada. E non è la prima volta.
E’ che siamo tiepidi. Non interessati; non interessati, perché non innamorati. Non entriamo, e non facciamo entrare.
Ci chiudiamo nelle nostre sicurezze, e infilando la testa sotto terra, diciamo: “vedi, che qui dio non c’è?! “
E sbagliamo anche in questo caso, perché Lui, l’Altissimo e il Compassionevole, è presente anche lì, col dolce soffio della sua bocca, ma noi continuiamo a dormire.
L’Inconoscibile si racconta e si fa raccontare da chi è puro di cuore, nella pienezza dei Suoi tempi.
Quando visita la sua creatura, le mette un dito sulle labbra dicendo : “ taci piccolino, e sappi che sono Io, non temere più alcuna cosa.”
E’ come l’acqua che dà vita alla terra assetata.
E’ come il vento di primavera che sussurra parole d’amore al cipresso, accarezzandone le svettanti chiome.
E’ come il bimbo fiducioso e sorridente, che china la testolina riccia, sul seno materno, per trovare riposo.
Il Cuore, come pasta lievitata, si allarga, si gonfia e si accresce, accogliendo tutto e tutti: non ci sono più stranieri e ciascuno trova la propria collocazione, nella casa del Padre, dove vi sono molte dimore.
C’è volontà di luce e tu sei luce; e questo è inizio di nuova creazione.
Il Regno è sempre presente, sei tu che devi aprire gli occhi del cuore per vederlo.
Dov’è Dio? Cerca Gesù in chi soffre accanto a te, cerca Gesù in chi gioisce accanto a te, cerca Gesù in Te.
Cerca Gesù in ogni forma di vita; non ti fermare all’esteriore, all’apparenza.
Scava nel tuo cuore e scaverai anche in quello degli altri; ma sta sicuro che troverai sempre la stessa cosa: Amore. Guarendo te stesso guarisci il mondo attorno a te.
“Per abbracciare con tutti i santi, quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza.”[105]
“ Padre Stratonico diceva anche che verrà un’epoca in cui i monaci giungeranno alla loro salvezza vivendo in mezzo alla gente.”[106]
Sono tempi veramente singolari, quelli che viviamo in questi nostri giorni.
Se la preghiera può essere cordone ombelicale fra il bimbo e la maternità del Padre, cosa accadrà quando l’anima, svincolata anche dall’ultimo velo intermediario, uscirà alla Luce dell’Assoluto, scoprendosi essa stessa Luce?
L’Amato parlerà faccia a faccia con l’Amante? Allora i Due saranno Uno.
La Luce è; così sii volontà di luce.
“Anche voi dunque avete ora tristezza, ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore ne gioirà e nessuno vi toglierà la vostra gioia. E quel giorno non mi chiederete nulla: in verità, in verità vi dico che qualunque cosa avrete chiesto al Padre, egli ve la darà nel nome mio. Fino ad ora non chiedeste nulla nel nome mio: domandate e riceverete onde la vostra gioia sia piena. “[107]
“Se mi amate osserverete i miei comandamenti e io invocherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, affinché resti con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede, né lo conosce; voi lo conoscete, perché dimora presso di voi e sarà in voi.“ [108]
Avere in me un cuore puro, un cuore semplice; come quello del Cristo.
“Se il mondo conoscesse la potenza delle parole di Cristo- Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore- allora tutto il mondo, tutta la terra lascerebbe tutte le altre scienze e imparerebbe solo questa sapienza celeste…” [109]
Dunque la sapienza consiste nel voler con santa umiltà imparare da Cristo(faqr).
Imitazione: l’uomo, che lo voglia o no, in rapporto all’intera creazione, è volto di Dio e gli altri potranno vedere Dio anche dal modo col quale noi lo riflettiamo.
Anche Caino è proiezione di Dio; certo, si tratta di una proiezione che sembra deformata, ma che è pur sempre volto del Padre, e c’è sempre un motivo per tutto, ma solo Dio sa, solo Lui è il Sapiente.
Anche quando sono come Caino, lo sguardo buono del Padre è rivolto su me, in Cristo Gesù, proprio in questo momento.
“ Ho avuto occhi per vedere ma ho rifiutato la presenza” dirà, con profonda amarezza, l’infelice poeta Paul Verlaine.
“Allora coraggio, cuore mio, e ricominciamo tutto di nuovo, recupera il tempo perduto e sii concordia.
Interpretati alla luce di questa parola: concordia.
Il Vasari la rappresenta come una cordicella, che tiene unite spighe, prima separate.
Le spighe, in queste caso, rappresentano i moti dell’anima, le passioni, che l’umiltà lega assieme per farne in perfetta letizia, dono al Padre.
Vincere se stessi e le proprie energie scomposte, per riportarle all’armonia originaria.
Nell’universale servizio d’interdipendenza, è necessità prepararsi a spiccare un volo ardito, che trova il suo propellente nell’assunzione d’amore.
L’eterno fanciullo, in un uomo di Dio come Giovanni Vannucci, và oltre le illusioni della materia; pescando nella Luce si riconosce come Luce.
“ Altro è credere che Dio esista, altro è conoscere Dio “- dice Padre Silvano dell’Athos.
Tutto è per grazia.
Lo spirito del Risorto rigenera i cuori, indirizzandoli verso l’Imitazione:
“ in verità, in verità vi dico, che chi crede in me farà anche egli le opere che faccio io ; e ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre, e quel che chiederete, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel figliolo. Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.[110]
Che altro può desiderare di più un cristiano?
Queste affermazioni costituiscono l’invito a prendere coscienza della dignità dell’essere cristiano: ma, a giudicare dal modo col quale viviamo, forse non prendiamo seriamente l’invito a chiedere nel Suo Nome.
Esperienza e non culturologia: il Signore ha sempre detto, a chi era disposto ad ascoltare: “vuoi sapere chi sono? mettimi alla prova e vedrai!”.
“E voi chi dite chi io sia?”[111]
Non dimenticare però, che se getti in un angolo il vecchio uomo, questo immediatamente rispunterà da tre parti diverse.
Lo stare seduto in quiete, a volte implica un vero sforzo; anche aspettare che lo spirito si esprima nel tempio della carne; occorre allora tempo, pazienza, esperienza d’amore.
Soprattutto procedere senza stancarsi. Questo è il segreto dell’esechia, quando con un sussurrio non umano, ricevi la parola sacra, che con ritmica vibrazione scava la tua carne per rigenerarla.
Il discernimento è d’importanza vitale in questa battaglia fra spiriti, in questa partita a scacchi.
Gioco dell’Epifania: in quel momento devi essere sveglio e presente nel fare la tua mossa, dalla quale non dipenderà solo la tua vita, ma il tuo vero significato energetico.
Non si è al sicuro, finché non si giunge Là, fino a che non si torna in Patria. Quella da cui sono partiti i veri Sufi.
“ Un cuore crocifisso, in lieta umiltà, sullo stampo di quello del tuo Gesù Cristo, Padre: benedici questa tua creatura folle, che a volte, nella disperazione, non sa quello che dice.
Padre santo, fa che io non sia un sognatore, ma un umile esicasta, che condivide l’appartenenza al genere umano e che porti allegramente la croce benedetta,dalla Resurrezione del tuo Cristo.
Dio Spirito santo, che soffi ovunque il cuore si apre alla Presenza, rendi il mio oro rilucente e luminoso, per la Gloria amorosa del Padre, nel seguire Gesù, che non ha mai fatto niente in funzione di se stesso, ma che ha fatto tutto per la gloria dell’Essere Unico.
Per vivere la gloria del Padre, alla Sua Luce, occorre un uomo nuovo, occorre l’Uomo Universale.
Padre santo e fonte di ogni santità, fa che mi riconosca come tuo Cristo fisicamente, sensibilmente, perché non può esservi conoscenza senza un contatto effettivo: il corpo non è spregevole, ma simbolicamente è volto del Padre, è camera nuziale.”
O il Cristiano ha Cristo formato in se, o non è Cristiano.
Cristiano, da Cristo – dice Simeone, il Nuovo Teologo.
“ Non mi toccare, perché devo ancora salire al Padre; ma va dai miei fratelli e dì loro : Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro.” [112]
Il Vangelo è un mistero sconcertante, perché esprime il campo di azione di Dio: e lo Spirito soffia dove vuole, tracciando percorsi non prevedibili, in assoluta libertà.
Il Vangelo è il Padre stesso: il Mistero si fa carne, assume un Nome, quello di Gesù Cristo, Unione fra il Padre e i Fratelli.
Gesù non ha completato la sua missione, ancora: la Vigna attende la produzione del frutto sacro, che manifesta la venuta del Vignaiolo.
Se penso alla vite, ai tralci, al vignaiolo ne deduco che i Tre sono Uno nella Vigna.
Gesù, che amo e che mi ama, sottolinea l’importanza di portare il frutto: nel frutto, nell’uva tutto sembrerebbe passare in secondo piano … vite, tralci e lo stesso vignaiolo.
E’ come con il chicco di grano, in cui rientra la fatica dell’aratore, del seminatore e del mietitore: anche qui tre, che diventano Uno nel chicco. Ma il chicco se non muore porta la spiga e la spiga la farina, e la farina il pane.
Allo stesso modo la fatica del vignaiolo, della vite e dei tralci, rientrano nell’acino dell’uva: dall’uva il vino, bevanda sacra che Gesù riconduce al Suo Sangue; dal grano il pane, santo nutrimento, che Gesù riconduce al Suo Corpo.
Senza Gesù non possiamo fare nulla, e Lui promette che saranno fatte opere più grandi di quelle che ha fatto Lui: se rimaniamo nel Suo Amore.
Il vino simboleggia l’amore, mentre il corpo la comunione.
Il Risorto si spiega alla Maddalena nella Via dell’Amore, prima alla Maddalena, poi ai discepoli.
Non ci si sveglia da soli, come il Risorto dimostra svegliando la Maddalena. Occorre che Qualcuno ci svegli.
Lo spirito del Risorto lava le piaghe prodotte dal dolore.
“Vado a prepararvi un posto”[113]sembrerebbe voler dire” vado a prepararti un posto, dove tu mi seguirai; però nel frattempo, cammina ora spedito, per le strade di questo mondo.”Ben sapendo che non appartieni a questo mondo.
Afferra la Presenza, dall’aura impercettibile ma sperimentabile. La tua nobiltà deve nutrire la tua volontà.
L’umiltà di Cristo è l’essenza della vita, il sale dell’esistenza, il sole che trionfa.
Umiltà per conseguire l’ubbidienza al divino che è in noi.
Lo spogliamento cristiano è la nudità della divinità; quella stessa che Francesco fece ad Assisi davanti al vescovo.
Spogliarsi nudo di cuore per riconoscersi nell’Unità col Padre, col sostegno dello Spirito. Faqr.
Lo spogliamento è una terapia, per mezzo della quale ci uniamo al Padre: in quella nudità sta la nostra nobiltà.
L’uomo non nasce cogli abiti. Non sa cosa sono i veli. Faqr.
All’inizio non c’erano abiti. La tunica di pelle è venuta dopo la trasgressione.
Medita con timore e tremore la seconda ode – le tuniche di pelle -dal canone di Andrea di Creta.
La nudità dell’origine è il sole che in modo immediato illumina, benedicendo, le creature.
Cerca di benedire le creature, accordando il tuo respiro col ritmo prodotto dallo Spirito, su suggerimento del Padre: e ti par poco, Eliseo? Questo significa seguire Elia.
Quando sali al Golgotha, togli le limitazioni della creatura, andando oltre il finito, abolendo ogni velo e scopri l’ebbrezza dell’amore eterno, fino all’Identità suprema.
Si va ai piedi della croce per conoscere un aspetto particolare di Gesù, quello del Risorto, poi occorre volare con le ali dell’aquila, oltre la croce stessa: ”vi salii, ma il Cristo non era più là”dice Rumi, l’Anatolico… e anche Francesco d’Assisi, il Testimone fedele, ha constatato la stessa cosa.
Non c’è più bisogno di cercare Dio nel Cristo sofferente, ma il volto di Dio và cercato nel Cristo risorto: e ricorda che la Resurrezione di Cristo ha a che fare ora con la tua vita. Cristo non è risorto per se stesso, ma perché Tu risorgessi in Lui: perché l’intera Famiglia umana, come specie biologica, da legittima Chiesa sapienziale, deve mostrare alle Intelligenze, che reggono le galassie, l’infinita sapienza di Dio Amore.
Accorda l’arpa di Davide, come chiave cosmica.
Luce indicibile. Bambino! Diventare bambino: un bambino di cuore, che giorno dopo giorno, si incammina a divenire uomo perfetto in Cristo.
Devi diventare bambino, se vuoi andare in cielo. ORA, non domani.
Nascere di nuovo, per prendere possesso di un adeguato equipaggiamento spirituale, che ti permette di riprendere il viaggio con mezzi potenziati.
E’un’opera che va oltre il sentire individuale. E’ spogliamento estremo. E’ lo Spirito stesso, che accorda l’arpa della vita personale, affinché questa possa suonare con diligenza lo spartito della Musica divina. Ricostruire quello che già siamo stati, ma di cui non ricordiamo la nozione. Ma com’è che abbiamo dimenticato tutto questo?
CAPITOLO XI
Fuoco all’Eremo
Rinunziare a se stessi[114], scoprendo l’essenziale che non conosce mutamento, significa rigenerare l’io decentrato, che è un flauto di canna che si lamenta per la separazione dal canneto.
In questo stato è incapace di riallacciarsi organicamente al Principio da cui deriva.
Prendere la propria croce ogni giorno, equivale a entrare con eleganza ritmica, da valente danzatore, come eone sacro, nella creazione in evoluzione, imitando, anche in questo, il buon pastore Gesù Cristo.
Oro che anche in me deve luccicare.
“E disse loro: Venite dietro a me e vi farò pescatori d’uomini “[115].
Realizzare dietro la guida del Signore, il divino che è in noi.
Santi eoni, che costruiscono, in dolce ubbidienza, il piano perfetto del Padre.
Questo già da adesso.
Ecco allora la necessità di catarsi, da compiersi personalmente ai piedi della propria Croce; per rinnovare lì il patto santo e nuziale con la propria Materia.
Andare oltre, a un tiro di sasso oltre, un tiro di sasso verso i miei Getsemani, dove potresti udire il frullio delle ali dell’angelo, che ti aspetta anche lì.
Un tiro di sasso oltre e ti incammini per il tuo Golgotha. Procedi sempre oltre: ricorda sempre, per il Golgotha si passa una volta sola per tutte; poi si procede oltre.
Il Risorto in Te, è ad un tiro di sasso sempre oltre. In certi momenti lo puoi intravedere, per cui prendi fiato e corri dietro all’Amico, finché si farà raggiungere da te e allora scoprirai Lui in Te.
Ama sempre con l’incendio del Primo Amore.
Ti ricordi ancora di quella Luce increata, che intravedesti per un attimo in una pizzeria ad Arezzo, molti anni fa, quando, circondato da fratelli onesti,veri Bambini di Dio, chiedesti al Signor Gesù di cambiare il tuo cuore?
Quante volte, da allora, sei tornato indietro, a seppellire i tuoi morti?
Quante volte Lo hai lasciato solo, anche se Lui solo non è?
E quante altrettante volte ti ha visto andare via, da prodigo infedele?
Così ” recupera il tempo perduto” come qualcuno ti ha detto all’Eremo.
Ora non perdere più di vista i Suoi passi, nella tua vita d’ogni giorno; e vigila, custodendo dentro il tuo cuore quella parola seme, che ha a che fare con i vagiti del bimbo spirituale.
Quella parola ti accompagna giorno dopo giorno, conducendoti fino alla pienezza della maturità.
Imitazione: così, veglia sulla vita tua e quella dei fratelli, accanto a te.
Sii sveglio, per amore di questa nuova esistenza; difendila, custodiscila, nutrila, spiala con amore, per sostenerla nel momento del dubbio:
Servi l’Eterno con timore, gioisci con tremore, rendi omaggio al figlio, perché ad tratto l’ira sua può divampare. [116]
“Nel Nome del Padre, del Figlio, dello Spirito santo, io prego. Amen!”
Verrà un giorno che, pregando in questo modo, sull’abisso sospeso sul punto indefinito, che è centro d’equilibrio della croce cosmica, sorgerà la nuova creazione, fedele al piano dell’Architetto.
Paolo di Tarso, il Persecutore, sbalzato a terra dal cavallo delle proprie convinzioni cieche, s’è trovato, confuso, davanti al Signore della Vita, che lo ha preso per mano, conducendolo personalmente da Anania.
Paolo, da quel momento, è divenuto un fedele costruttore nella cattedrale cosmica del Signore, utilizzando con cognizione, la materia prima espressa dal cuore dei figlioli, rigenerati dal Primo Amore.
Paolo di Tarso, consapevole della propria autorità datagli dal Cristo, usando la sacra arte maieutica, può dire come se fosse madre: “Figlioletti miei, per i quali io sono di nuovo in doglie finche Cristo sia formato in voi[117]fateci posto nei vostri cuori” [118]
Certamente il primo cristianesimo era molto diverso da quello che poi è stato imposto, come unico e vero, dopo l’editto di Costantino[119]e col Concilio di Trento la distanza sarà incolmabile. Solo un lavoro compiuto ai più alti livelli, potrà produrre quel raddrizzamento, necessario per colmare la frattura prodotta dalla perdita della tradizione.[120]
“ Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi. Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui ; poiché il tempio di Dio è santo ; e questo tempio siete voi.
Nessuno si inganni. Se qualcuno fra voi si immagina di essere savio in questo secolo, diventi pazzo, affinché diventi savio, perché la sapienza di questo mondo è pazzia presso Dio.
Infatti è scritto : ’egli prende i savi nella loro astuzia’ e altrove : ’Il Signore conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani ‘. Nessuno si glori degli uomini, perché ogni cosa è vostra: e Paolo e Apollo e Cefa e il mondo e la vita, e la morte, e le cose presenti e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.”[121]Amen !
Paolo fa partorire le cerve, per portarle, poi, coi piccoli nati, immagini di Cristo Signore, come diamanti per la Corona del Padre.
Come si fa a non ascoltare le sue parole d’amore?
La preghiera del cuore è il filo diretto tra il Figlio e il Padre; è la preghiera trinitaria con la quale la divinità del Padre fiorisce nel cuore della divinità dei figli.
E’ la preghiera del Padre, che avviene nel cuore dell’uomo.
Il cuore universale, radiante luce, è il simbolo di Gesù, come origine e sviluppo dell’intera creazione.
“ Sali sul monte, fermati, guarda e ascolta e fatti trasfigurare, come un piccolo bambino dalla sua luce, che vive in te, Luce che proviene dal Risorto. Sali al monte degli aromi, cerbiatto. Il Padre ti ha amato, prima che questo mondo fosse.La tua maturazione si svolge nel tempo. Si tratta di un mistero crescente, che si presenta coi Suoi ritmi e coi Suoi lieviti; questi stimoli lentamente fanno fermentare il disegno del Padre, che si fa carne nei suoi figlioli.”
La traccia del giovane nella giovane di Prov. 30,19 mi ricorda un disegno di Leonardo che presentando il vecchio nel giovane, dà, senza rappresentarla, una dimensione fisica all’immortalità.
Entra nella tua cella, ora come un pescatore attento, ora come un pulcino.[122]
I bambini ben rappresentano l’attività dell’Eone.
Che cos’è un bambino? Un uomo in potenza. Cos’è l’Uomo?
E’ l’Artefice al servizio del Padre.
Gesù è il Risorto; è sempre vicino alla creatura da rigenerare, ma, ad un passo oltre, è l’Inafferrabile: perché lo cercate ancora appeso ad un pezzo di legno? I suoi testimoni sanno benissimo che Lui non è lì, perché già sceso, e cerca uno spazio, da abitare, in me.
Non annulla, bensì accresce, svegliando il dormiente, portandolo consapevolmente alla personale trasfigurazione. Segui il profumo della Rosa.
Il vizio è bruciato, arso: consumandosi diviene virtù.
Il vizio non deve essere annientato, ma corretto.
Esso è una forza passionale, male indirizzata.
La virtù è passione ben indirizzata. Michele contende con Satana, finché questo non riscopre di essere Lucifero, il Servente pieno di zelo.
Penso che una buona via per vivere coscientemente nel Cuore di Gesù, sia quella indicata dai Padri della Filocalia e particolarmente dagli esicasti.
Per digerire adesso tutto questo, potrebbe occorrere lo Spirito che soffia nei Sufi e che fa dire a Jalal al Din, detto Rumi, l’Anatolico:”
Ch’io sia ammaliato dalla Tua Bellezza, che io sia attratto vicino a Te, che l’incandescenza dell’amore puro, penetrando nella roccia del mio essere, lo trasformi in un puro rubino”.
La preghiera per gli esicasti non è una giaculatoria o ripetizione di frasi, più o meno significanti, ma strumento per fusione consapevole di carne, anima, spirito con l’Essere Unico, la Divinità che si esprime in tutto ciò che v’è, in piena Luce.
Evagrio del Ponto dice: ”
L’anima è una sostanza vivente, semplice, immateriale, invisibile, immortale e dotata di una parte mentale e di una razionale. Ciò che l’occhio è per il corpo, la mente lo è per l’anima” 21.
“ Il male non è una sostanza esistente in atto, è l’assenza del bene; come la tenebra è mancanza di luce”. 23
Evagrio è una guida consolidata. Occorre toglierci dalla mente tutto il ciarpame che l’educazione delle false chiese ci ha buttato addosso: la sensibilità di Evagrio è da riscoprire, facendo uso di finezza, nel senso sciamano del termine. Francesco ha parlato delle Rose di Madonna Povertà.
Evagrio afferma:
“ la mente non vede la Dimora di Dio in se stesso finché non riesce a sorpassare tutte le raffigurazioni delle realtà materiali e create.
Il potere di andare oltre ad esse è dato dalla liberazione raggiunta( per esperienza) da ogni istinto passionale che la tenga avvinta agli oggetti sensibili ed ai pensieri che da essi scaturiscono.
La liberazione suddetta si ottiene mediante le energie del bene, che sono in noi e attraverso la semplificazione dei pensieri ottenuta con la contemplazione.
Anche tutto questo deve essere superato quando appare la luce che, durante la preghiera, contrassegna la Dimora di Dio.” 71.
Come e dove trovare ora guide simili, capaci di condurre in Patria gli uomini del nostro tempo?
Non sono i principi a essere messi in discussione, ma la capacità critica dell’uomo contemporaneo, dal cuore di cemento e acciaio, ben lontano dalla finezza di Gesù, di Evagrio, di un Sufi, di uno Sciamano, di un Francesco.
Tuttavia la speranza sussiste, perché non siamo soli
Evagrio di Ibora dice dimostrando la sua autorità:
“Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di se stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell’essere, creato e increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.”[123]
La virtù ultima è desiderio ardente d’amore della creatura verso il Creatore.
Il vizio, sotto l’azione della fiamma dello Spirito si consuma interamente, sublimandosi in virtù.
Quest’attività, propria del Cielo, è il prodotto della conversione del cuore.
E’ dalla croce, come nuova creazione, che parte la luce santa: lo Spirito di trasfigurazione, il fuoco che alita nel cristiano.
“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre e quel che chiederete nel mio nome, io lo farò. Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti.“ [124]
La concordia è: ex pluribus unum; è un intervento virtuoso, che agendo su forze centrifughe, le trasforma in centripete, riportando il prodigo nel suo ambito legittimo, la Casa paterna, ora pronto al risveglio.
Il dono del pentimento porta alla catarsi del battesimo.
Ci si battezza perché si ama il Padre; ci si battezza come Cristo, che ha dato se stesso per riportare a Casa gli altri.
Il Cristiano non si battezza per sé, ma per gli altri.
“ Il Signore nasce in me nella grotta del cuore; in mezzo al bue e all’asinello, tra le forze del bene e del male, per portare la giustizia e l’equilibrio nel mondo del Padre.
Nel cuore, come grotta, gli Angeli cantano: “Oggi è nato il sole: si chiama Gesù.”
Padre santo, fa che io voglia in me, con la tua benedizione, un cuore nuovo, aperto in amore, giorno dopo giorno, a tutte le tue creature.
In lieta armonia, come luce che rifulge nella tenebra per vincere il dolore.
Questo è anche un modo per interpretare: “ più felice cosa è il dare, che il ricevere.“[125]
Pregare per i nemici, che nemici non sono, è risanare la separazione, che allontana le creature tra loro e il Principio comune.
Questa guarigione è il frutto della luce interiore, che si riversa nell’esteriore.
L’unione con Gesù è quella del tralcio sacro portato dalla vite santa: e tutto questo procura gioia al Vignaiolo.
Devi sentire la Sua mano nella tua, devi sentire il Suo Sangue nelle tue vene; devi sentire, nella piena libertà dello Spirito, l’intimità profonda tra il tuo Signore e Amico e te.
Ciò è premessa necessaria per arrivare al Padre.
Gesù è la Parabola del Padre, che ha parlato apertamente del Padre, svelando in spirito, ciò che è inesprimibile, ha unificato la creatura col suo creatore.
Ciò è grazia, dono completamente gratuito, che non ha nulla a che fare col tormentato modo di pensare dell’uomo, che vuole fissare un prezzo per tutto, come se l’Amore immotivato potesse essere motivato e quantificato.
Egli si rivela all’uomo; il Risorto sveglia, si fa riconoscere dalla Maddalena, che lo cercava senza poterlo riconoscere, perché in quel modo, non lo aveva conosciuto.
Il Risorto si manifesta a chi ama in modo divino.
Per Socrate – e quindi per la sapienza pitagorica – il cuore dell’essere era dato dal “conosci te stesso, così conoscerai la natura, e attraverso quella, Dio”.
Per il Cristiano la parola d’ordine consegnata da Gesù diviene: prendi la tua croce, ogni giorno, e seguimi; dal centro del tuo cuore, in equilibrio con la croce universale, partirà la creazione di nuova terra e nuovi cieli!
Dove c’era una piaga insanabile, il tocco d’amore della croce porta meraviglia e guarigione.
E l’amico disse: l’amore caccia le paure ed anche: è l’Amore, quello, che ti afferra per i capelli senza darti tregua.
Le paure svaniscono e il discepolo agnellino, divenuto di recente ariete, guida il gregge, proteggendolo e incrementandolo.
Qui però potrebbe nascere un nuovo pericolo.
Se ariete non è mansueto e umile di cuore, se non vive in funzione del gregge, preferendo al servizio degli altri la propria ombrosità e alterigia, andrà incontro alla superbia, e lì cadrà; allora per tornare a crescere dovrà frequentare nuove classi e imparare nuove lezioni, proprio come Iblis/Satana.
CAPITOLO XII
Scrivi il tuo Libro con la tua Vita.
L’esperienza di vita non ha niente a che fare con la falsa cultura.
L’esperienza di Dio è conoscenza pratica della divinità, non speculazione sognante.
Il timore e tremore, davanti al Padre, esprimono un buon inizio per il ritorno a Dio.
Ciò che non compie con la potenza della sua mano libera di agire, Dio lo compie con l’impotenza della sua mano inchiodata per amore alla croce.[126]
Il servo che si fa muto davanti a chi lo tosa – nel silenzio dell’innocente che dà la sua vita per il riscatto di Caino – incarna il Volto mite e santo del Padre; in questo modo il Padre crea nuovi cieli e nuove terre.
E’ una chiamata a morire, a morire in tutti i sensi, poiché questa è l’unica via per fiorire a vita eterna, “se il granello muore, produce molto frutto.[127]”
Non sei sciocco a dare per amore una vita, che non puoi trattenere in nessun caso.[128]
Gesù vuole scrivere una storia d’amore nel Vento, usando il mio cuore come se fosse un gesso: ma chiede il mio consenso.
Questo consenso è come la firma in bianco sotto un pagherò!
Come si fa a non fidarsi di Gesù?
Tu sei il mio Signore e Re, ma non ti è bastato questo, hai voluto che ti chiamassi Amico.
Tutto ciò che Gesù fa, non è mai riferito a se stesso, ma alla gloria del Padre.
Gesù non trattiene mai niente per sé, ma dedito alla causa, dona tutto se stesso al Padre.
Egli ha un canale sempre aperto con l’Energia, come se si trattasse di un libero dialogo a due sensi, dove si può scegliere anche di non ubbidire.
La tentazione è continua nella libertà reale; finché non si è giunti oltre la Porta è sempre possibile cadere e perdere il frutto conquistato, per dover poi ricominciare tutto da capo.
E’ quando hai fame, sia materialmente sia spiritualmente, che l’avversario ti aggredisce come leone ruggente con ferocia.
Tu difenditi facendo uso della fionda di Davide.
Gesù ha scelto sempre di eseguire la Volontà non sua, ma quella del Padre per Lui: per questo ha meritato il Nome, che supera qualunque altro nome.
Mio Dio, perché mi hai abbandonato.[129]
Gesù vede solo il Padre, davanti a sé. Solo col Padre.
Stare da solo a solo col mio Creatore: nella tenebra del cuore.
A capofitto in questa tenebra, avendo fiducia in Cristo, con lo Spirito del Padre!
Abolire tutto per respirare la resina della croce santa a polmoni pieni.
Abbandonarsi senza condizioni, con fiducia piena, seguendo l’esempio dato da Gesù.
“Lascia ogni tua velleità; rimetti lo spirito tuo nelle mani del Padre; abbandonati al Padre, dal volto buono e dolce .“
“Oggi sarai con me, in paradiso “ [130]disse al buon ladrone.
Se solo tu ascoltassi:” oggi “.
“Perché mi hai abbandonato! “
Nell’interpretare questa frase, fai come l’uccellino, che apre la bocca, sapendo che il Padre – come madre premurosa – verrà a sfamare per vita eterna. Non esiste l’abbandono, perché io t’ho scolpita sulle palme delle mie mani.[131]
CAPITOLO XIII
Seme di Cristo e abito di luce.
La via semplicemente umana, quella naturale, propria dell’uomo caduto dalla dignità originaria, dice: “ chiudi gli occhi davanti al dolore degli uomini, non è affare tuo, che t’importa se gli altri soffrono?”
La via spirituale invece dice: “ partecipa al dolore degli altri, se è necessario, perché gli altri vivono in te e tu in loro, sia in bene sia in male.“
C’è questo sentiero sottilissimo, stretto, ma che in modo diretto, porta al Golgotha.
E’ angusto; è silenzioso; è poco frequentato.
Qui si tratta della trasfigurazione dell’Essere, come modo di vita divino, nella sequela del Signor Gesù.
Il Dio nascosto nella carne umana.
La misteriosa guida dello Spirito santo nascosto nella carne della creatura.
Lui è il Rigeneratore, e l’opera di Dio è per sempre e senza pentimento.
Tutto sarà chiaramente compiuto nel giorno di Cristo, con gioia, per una Festa non facile, se vista cogli occhi della carne; diviene invece una festa gioiosamente gratuita, se la contempli cogli occhi dello spirito.
“Le parole, che v’ho detto, sono spirito e vita.” [132]
Gustare il Signore nella propria carne, per opera dello spirito.
Quando l’Apostolo ha detto, che il marito deve amare sua moglie, come anche Cristo ha amato la Chiesa[133], in piena dedizione, per portarla alla piena santificazione, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua, mediante la Parola,[134] certamente non scherzava.
Amare il prossimo con lo stesso Amore di Gesù, è un modello di vita da vivere e da insegnare agli altri a vivere.
E come Cristo veglia con premurosa sollecitudine sulla sua Chiesa, allo stesso modo, il credente deve fare veglia sui suoi, con lo stesso amore, dono del Padre.
Paolo di Tarso, oasi vivente!
Il fatto è che Paolo vede, sente, tocca pensa, agisce, come chi porta in sé, formato, il Cristo: formato e formante.
“Cristiano! Da Cristo, che porta Cristo formato in sé!“ – dice Simeone, il nuovo Teologo.
Per fare questo occorre un esodo dal terra del Faraone; allora uscire da un mondo cieco e sordo, per mettersi in cammino verso la Patria.
“Essere cristiani non significa essere solo seguaci di Cristo, ma essere seme, speranza di Gesù Cristo.” [135]
Aprire le finestre del cuore; fare uscire la muffa, lo stantio e fare entrare l’ossigeno di Cristo.
Cristo in me, la speranza della gloria.[136]
L’energia, che dà vita al Cuore dell’Essere, è Amore.
Il suo vessillo sull’intera creazione è amore.
Che dire quando certi fatti sembrerebbero esprimere una logica ferrea, che non può essere smentita?
Ho appreso stamani, dall’ascolto di un telegiornale, che la follia umana, incoraggiata dalla seduzione demoniaca, non rispetta neppure i fiorellini di campo.
La bella Sicilia, ancora una volta, è stata l’Alma Mater estrema, che ha steso, pietosa, il Velo su di un piccolo bambino, il cui corpo è stato sciolto nell’acido dalla belva mafiosa, che in quei momenti d’umano, ha solo la forma. [137]
Che fare allora in quel momento estremo di fronte al sangue versato dell’innocente, se non cercare di vivere in modo cosciente, il seguente insegnamento?
“ L’adorazione in spirito e verità è compiuta da quella parte di umanità che con disciplina severa di volontà, di intelligenza, cerca di ricomporre il corpo divino che è stato dilacerato” [138]
Se : “Io sono la vite, voi siete i tralci e il Padre è il vignaiolo[139]” e se anche: “ Ego Vobis , vos Mihi” [140]allora ne consegue che il sangue che scorre nelle vene della vigna, appartiene a Gesù e a coloro che su Lui sono innestati: ma sia Gesù che i discepoli sono sotto l’attenta e amorosa cura diretta del Padre. In questo senso potrebbe essere interpretato il: ”non siete voi che avete scelto me, ma sono Io che ho scelto voi”.
Chi vuole seguire il Signor Gesù deve fare bene i suoi conti.
Chi nasce dallo spirito, è come il vento, che non sa né da dove viene, né dove va.[141]
Allo stesso modo, chi si mette dietro a Cristo, deve essere disposto a lasciarsi plasmare dal vento dello spirito, che scava, brucia, trasfigura.[142]
La certezza di avere visto il tuo cuore nelle mani del Risorto dà sollievo nella speranza.
Non sorrido molto con le labbra; questo è vero, a volte il viso è molto tirato.
La gioia, quando viene, è come l’acqua di primavera per la terra arsa.
Chi ti è accanto potrebbe dire: ” sei un musone, uno scontroso; non hai quell’entusiasmo di bimbo, capace di affascinarsi e gioire per la meraviglia della vita!”
La piena identificazione gioiosa del fanciullo, con ciò che vede e tocca, è garanzia di libertà, di nobiltà che è propria della creatura umana, quando questa si lascia plasmare dolcemente dalle pazienti carezze dello Spirito.
Nella guerra spirituale, c’è il rischio di non perdere solo fisicamente.
Per questo è necessario muoversi con circospezione, umiltà e prudenza; non bisogna confondere l’io con Dio.
E’ bene aprirsi alla vita con la semplicità del bimbo, che non giudica, ma tutto benedice con gioia.
E’ necessario sentire la gioia del Risorto, che, regolando la pressione sanguigna, rigenera il cuore affaticato.
E’ bene imparare a nutrirsi con la pace della trasfigurazione, che scaturisce dall’esperienza taborica. Medita sul lavoro sapienziale di Raffaello Sanzio, maestro formato alla scuola di Leonardo da Vinci. L’Urbinate sa parlarti del Tabor del Cuore, perché c’è stato e lì si è lasciato plasmare dagli effluvi dello Spirito.
Raffaello ha terminato quell’opera in punto di morte, la notte del venerdì santo di Pasqua.
Ci vuole uno sforzo vero per salire al Tabor dell’anima, per vincere l’indifferenza, il sonno e la paura, tutte prodotte dall’ignoranza.[143] Egli lì presenta due testimoni, inginocchiati in adorazione e piena presenza[144], ben attenti a quanto viene detto in quel conclave che unisce Cielo e Terra.
Diventa agnello docile là, giorno per giorno, in semplicità di cuore, nutrendoti col dono affidatoti: l’umiltà di Gesù.
Ancora! Sei capace di riconoscerti in un vecchio lebbroso, donandogli una manciata di gioia, mentre gli tendi, con premura e rispetto filiale, una mano aperta e leale?
Oppure, tornando a casa, dopo una giornata faticosa, riuscirai a essere veramente te stesso con tua moglie e i tuoi figli, con una condotta chiara e trasparente?
La guerra spirituale è senza quartiere, e lo scontro avviene ovunque, perché anche se tu dormi, l’avversario non lo fa neppure per un istante.
Per questo è necessario avere il filo diretto col Padre:
” io dormo, ma il mio cuore veglia.”[145]
Non posso fuggire, abbandonando chi amo; mi sono consegnato al Signore dell’Amore, così come la mia sposa si è consegnata a me.
Se i suoi piedi sono feriti, è perché l’hai fatta camminare in luoghi impervi, rocciosi. Non è così che il buon pastore si prende cura dei suoi agnellini.
Torna al salmo 23, e sii come il cane, che non perde di vista la lepre; anche questo è un cammino d’amore.
Non perdere di vista il Primo Amore, che tutto muove.
Corri dietro al Signore degli aromi, e nel riconsegnarti alla tua sposa, per il rinnovo del patto, in lei consegnati all’intera umanità. Guarda con attenzione quello che succede.
Quando preghi per i tuoi figli, versa lacrime, come a volte fai, quando preghi per chi ti offende.
Sappi che l’alba taborica è pronta a sorgere per chi cerca la verità con cuore onesto.
La trasfigurazione non è attività umana ma opera divina; più precisamente è una tappa iniziale, per la concretizzazione della grande Opera, che riguarda segnatamente la rigenerazione dell’Eden “perduto”.
Fede nuda nel Cristo Signore, che stringe le redini e ti cavalca; e se non porti Cristo, cosa vorresti portare, sempre e solo il peso dei tuoi peccati?
Deponili, come il cieco di Gerico depose il mantello e vola colle ali della fede a Gesù”. [146]
La tribolazione, a volte, è l’opportunità che Dio dà al figliolo distratto, per rientrare in se stesso:”
Signor Gesù non permettere che io rinunzi a quella Libertà, che tu mi hai donato. Non permettere che io mi separi da Te, perché Tu sei la Vita; l’esistenza – da te separata – è impensabile, Tu vivifichi col tuo sguardo, a differenza di Medusa, che pietrifica. Riscopri la necessità di ricordarti bene di Perseo, il cui mito conosci in modo evidente.
Aiutami a conoscere Te per Te; dalla conoscenza delle tue creature, fa che io giunga alla conoscenza perfetta della Divinità, senza intermediari inutili”.
Nello spirito, inteso come modalità dell’esistenza nella quale l’Inconoscibile si mostra, la dimensione carnale è lo strumento che permette all’anima di essere trasfigurata dal dialogo con lo Spirito.
E’ allora che gli occhi si aprono: il Cristo si fa presente nella Sua Gloria, primizia delle teofanie, conducendo quei principi creatori, che dilatano la pasta del cuore, trasformandolo da carnale a spirituale.
Questa è solo una caparra di resurrezione, per giungere oltre ogni manifestazione e attributo dell’Essere, alla stazione divina senza intermediari.
Presente nella Presenza.
La verità è! Non è rivoluzionaria. La verità è ciò che è.
Non è una definizione, è Dio.
E’ Dio, sia che si riveli, o no; può brillare come il sole, oppure nascondersi dietro le nubi, o semplicemente non mostrarsi in alcun modo: è sempre Dio.
Eppure nella Sua Libertà si mostra come Amore, che ama l’Amato senza separazione.
Non è una definizione, è Dio. Oltre il cambiamento o la staticità, che invece sono attributi propri della materia.
Parliamo di rivoluzione, solo se ragioniamo in termini meramente umani.
Non può osservi mutamento, laddove v’è Dio: “poiché io, l’Eterno non muto.” [147]
E’ il piano del Padre, che si svolge nel tempo; la dimensione temporale è un trampolino di lancio, col quale il Padre, per mezzo dello Spirito, si svela tramite la carne umana.
“Padre fa che io non Ti ricerchi senza riconoscerTi”.
Il cieco di Gerico è guarito dalla sua non partecipazione cosciente alla vita dall’Altissimo, che in Cristo fa irruzione nella sua vita.
La chiamata a vedere Dio è la condivisione della vita con la Vita: ciò è comunione.
Potresti scoprire che non puoi fare a meno di Dio, allo stesso modo dei tuoi polmoni, che non possono essere privati dell’ossigeno
Il pascolo, il pastore, la pecorella: insieme formano la Pastura d’Amore, un altro modo infantile per intendere l’unità della Trinità.
CAPITOLO XIV
Il digiuno? Ma che cos’è?
Il digiuno gradito dal Signore lo spiega anche Isaia :“
Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, e che si infranga ogni sorta di giogo?
Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gli infelici senza asilo, che quando tu vedi uno ignudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a chi è carne della tua carne … “ [148]
Lo spiega anche Davide, il dolce cantore d’Israele: “
Mi rendono male per bene; derelitta è l’anima mia. Eppure io, quando erano malati, vestivo il cilicio, affliggevo l’anima col digiuno, e pregavo col capo curvo sul seno.” [149]
Assieme a Paolo di Tarso, lo spiega anche la nostra coscienza riconciliata con Cristo, termine e fine del digiuno, quando grida: “Abba , Padre”[150]
Digiunare è rinunziare con fermezza a tutte quelle cattive abitudini, che esaltano l’io, ma negano Dio.
Ci sono abitudini che sembrano piacevoli, ma se esse finiscono per interporsi come schermo tenebroso fra noi e la santità divina, che ci abita, questi usi finiscono per rappresentare falsi dei.
Così, come può esservi sacrificio, nel volere rinunciare a questi cancri, che, se non estirpati, divorano le nostre ossa?
Non vi sarà invece letizia pura nel liberarsi da così pericolosi nemici?
Il Padre ama donatori allegri![151]
Digiunare è smettere di fare tutte quelle cose che ci oppongono al Padre. Allora, per prima cosa, occorre un cuore orante, fondato sull’accettazione del vero digiuno.
Il vero digiuno è la mancanza di Dio nella vita di ogni giorno; questo è il vuoto, la mancanza, la privazione!
Ecco perché Gesù dice chiaramente, che finché c’è lo sposo, i suoi amici non possono digiunare; quando “ lo sposo sarà tolto, allora digiuneranno”.[152]
Gesù è Via, Verità e Vita[153]e questo nostro Sposo non lascerà mai la Sposa.
Rinuncia alla collera che così facilmente ti avvince, perché “ porta a mal fare.“
Metti via la collera, perché ami Gesù.
Amor vincit omnia: l’Amore vince ogni cosa, anche il digiuno della separazione.
Metti via la separazione dell’egoismo e cerca la gioia della condivisione cogli altri, perché in ciò consiste la naturale amicizia dell’uomo per il suo simile.
Digiunare è togliere tutte quelle cose, che c’impediscono di vedere come Gesù vede.
E’ necessario spogliarsi davanti al Padre, togliere i veli, che impediscono alla nudità del bimbo/eone di brillare con la Purezza, con la quale Lui ci ha creato di getto, senza intermediari.
Digiuna per riunirti all’Amato; fai brillare la luce meravigliosa che Lui ti ha donato, prima che questo mondo fosse.
Fai rifulgere in te quella luce, che pur essendo inizialmente propria di Cristo, Lui la fa brillare nei tuoi occhi, se accetti la Sua conduzione e guida.
Lui risana il cuore infermo della creatura caduta: sii suo Imitatore.
Quella luce, energia che nutre il cuore, è lo Spirito stesso del Vangelo.
Conoscere apertamente il Padre, in Cristo Signore, è dono divino, che la Santissima Trinità riserva a coloro che Le sono graditi.
Il digiuno è rinuncia gioiosa all’esistenza separata dalla radice; digiuno è capacità di saper discernere l’essenziale.
L’essenziale è stare con Gesù – per diventare in umiltà di cuore da piccolo bambino – come Lui; per camminare e operare come Lui, secondo il volere paterno: ”
In verità, in verità vi dico che chi crede in me, farà anch’egli le opere che io faccio; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre.“ [154]
Digiuno è apertura integrale al Dono divino del Padre, che in Cristo diventa carne del nostro essere.
Per aprirsi perfettamente a quest’offerta, occorre rimuovere tutto ciò che s’intromette all’accettazione integrale dell’oblazione divina.
Tale dono riguarda l’essere umano nella sua interezza di corpo, anima e spirito; dimensioni distinte fra loro e interdipendenti gerarchicamente.
L’una trova il proprio senso solo se riportata in funzione delle altre.
La carne non è una bestia immonda; allo stesso modo anche la donna ha l’anima, non è inferiore all’uomo, nonostante le aberrazioni sostenute dalle varie chiese, che hanno tenuto la donna in stato di servilismo e schiavitù, cercando di vanificare il messaggio liberatorio vissuto e proclamato dal Cristo.
Occorre risalire, in modo spedito, alla nobiltà unitaria originaria del principio maschile e femminile (Uomo Universale), percorrendo la scala angelica, come via in salita, per la rigenerazione di ciò che si è separato con l’uscita da Eden.
E’ necessario tornare al buon vino della vigna d’origine.
E’ bene togliere dalla coppa del cuore tutte le pesantezze ingombranti del vecchio io, che illusoriamente crede di essere separato dall’Uno.
L’acqua lustrale, offerta dalle lacrime sincere di pentimento, rende la coppa d’oro – rifulgente e scintillante, pronta a ricevere il generoso vino dell’amore riconciliato, il frutto della vigna: l’energia divina, ricongiunge a sacra unione, ciò che era separato.
Nel silenzio si può udire il gorgoglio sommesso, che il vino della vigna sacra produce nel riempire la coppa del Padre.
Il cuore trabocca di felicità e loda l’alto Fattore.
Digiunare è quindi imparare a farsi rigenerare dal Creatore: “
Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.“ [155]
Digiunare è nutrirsi della Libertà divina, che nulla ha a che vedere con non toccare e precetti simili , come spiega Paolo ai Colossesi in 2, 20-23.[156]
Vivere la vita nuova in Cristo, secondo Colossesi 3 è una necessità.
Digiunare è bruciare, col gioioso fuoco dello spirito, le passioni/vizi, che, come specchio opaco, ci separano dal Signore.
Spogliarsi è mettere via questi schermi.
Il vizio non va ucciso, la carne non va martoriata, bensì, con umiltà trasfigurata dallo Spirito; e la sofferenza è superata dalla gioia che l’anima prova coscientemente nel passare dalla tenebra alla luce.
La terra, per ricevere in modo conveniente il seme, deve essere squarciata dal vomere dell’aratro; la donna nel dare alla luce la creatura umana geme … ma il dolore viene superato dalla certezza di aver dato alla luce la creatura umana, che è lo splendore del grembo materno[157].
Il passaggio dal vizio alla virtù richiede uno sforzo costante, da compiersi colle ali della grazia.
Dalla periferia al centro, dall’esterno all’interno: ma tutto è animato da Dio e tutto vive in lui.
Questo però e’ un cammino da fare con Gesù. Il cuore del Vangelo è la Parola, che rigenera chi la ascolta.
CAPITOLO XV
La fedeltà di Dio ha Nome: Gesù.
Nella pienezza dei tempi, la Divinità irrompe nella carne dell’uomo con Gesù, inaugurando nuovi tempi e destini.
La Parola è guida, legge e contratto; tutto è contenuto nel Suo Nome, come Primo e Ultimo. Nella pienezza del tempo, il Verbo, per volontà paterna, si è incarnato anche in te.
Abituati ad ascoltare la voce della tua Guida, che ti porta all’incontro personale col Padre: tu in Lui, Lui in te.
Quando ti siedi per pianificare la tua vita, in umiltà fai tuo il senso profondo, del non saper che cosa accadrà domani; così, perché pensare a come ampliare i granai, se la tua vita stessa potrebbe esserti tolta questa notte? [158]
Riconosciti nella mano del Risorto, che modella, per rigenerare, il tuo cuore; confida in Lui, sia quando cammini in salita, sia quando cammini in pianura, nella buona e come nella cattiva sorte.
Sii contento del tuo stato, anche quando tutto sembra così confuso. Chi getta il suo pane sulle acque, lo ritroverà.[159]
Hai lavorato a suo tempo, aspetta con fiducia il momento gratificante del raccolto.
Non sei mai stato orfano, ti sei sentito solo perché eri troppo indaffarato a inseguire quello che stava accadendo attorno a te; hai cercato di trattenere, mentre invece si deve far scorrere con fiducia, sapendo che tutto è sotto controllo e la Luce risplenderà il giorno dopo, sciogliendo le tenebre.
Smetti di pensare solo al tuo io e cerca qualcuno da fare felice, e tutto si appianerà subito.
Se è troppo pesante per te, lascia che sia il Tuo Signore a farlo; ora vai a dormire adesso; il domani sarà sollecito di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.[160]
E’ una comunione, che affascina perché opera con un mistero che toglie le parole!
Dentro un’attesa fatta di anni, proprio quando stavi disperando, credendo di essere solo terra arida, hai scoperto di portare frutto.
La verità, custodita nel vero eremo, s’incontra coi fermenti nuovi, lievitando le strade del mondo.
Dal Risorto, la Sua gioia si effonde nella creatura, vivificandola nuovamente.
Il divino abita l’umanità segnandola con un’aureola di santità:
“ Lo spirito dell’uomo è una lucerna dell’Eterno, che scruta tutti i recessi del cuore”.[161]
La libertà dello spirito richiede nomadi dello spirito, sempre in viaggio, oltre barriere e di frontiere, fino al raggiungimento della Patria celeste.
L’Oasi del momento del cuore, come amore cosmico, è aperta a ogni forma di vita.
Un viandante, da oasi in oasi, è stato Francesco d’Assisi.
Come nuovo parafulmine, prendendo su di sé i controsensi del mondo, ha cercato di operare un ritorno collettivo della Cristianità nel fiume della famiglia umana, che scorre in Dio.
Il raddrizzamento della Cristianità, ormai ben lontana dai Principi tradizionali, pare un’opera ardua.[162]
Lo spirito antitradizionale attuale vorrebbe cancellare il vero significato della Vita.
Si vorrebbe fare sulla bellezza il balzo sordo della bestia feroce[163] per straziare tutto.
A poco a poco, però, in mezzo alla disperazione crescente, emerge potente la certezza, che tutto è sotto controllo.
Ogni cosa è pesata sia il granello di polvere che la piuma del passerotto; niente può essere trafugato dal turbine della supposta dimenticanza.
Anche nel piccolo indifeso, che sembra abbandonato ad un destino crudele, c’è il sorriso del Padre:
“ Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime negli otri tuoi; non sono esse nel tuo registro?” [164]
Il messaggio è già stato dato, sia da Gesù sia da chi cammina e vive come Lui.
Da granello di polvere che fluttua nell’aria,[165]rifulgendo nella luce di Dio, quello che posso fare, è vivere come momento di creazione del mio mondo.
Il sole del Padre, come amore immotivato, sorge sui giusti e sugli ingiusti.
Per il Padre non v’è differenza di persone.
Per il Padre non vi sono riguardi personali.
Il Padre perdona tutto e tutti, perché è buono e le sue vie sono sopra il limite della creazione.
Il figliolo prodigo, tornato a casa, e il rimasto col genitore, che faranno, ora che il Padre ha trapassato il loro cuore infedele col suo amore?
I due resteranno indifferenti di fronte al sacrificio cruento del vitello ingrassato? O, piuttosto, non si abbracceranno adesso, riconoscendo dietro quella carne di sacrificio la volontà del Padre di fortificare la sua famiglia?
Senza l’esperienza personale del Tabor, non v’è modo comprendere il significato vero dei Getsemani, nei quali la lotta con l’angelo della faccia, tramite la resurrezione, riporta alla nobiltà originaria.
Un bimbo, come sole nascente, benedice col suo sorriso radioso, irradiando ovunque benessere, felicità e gioia.
E’ dal senso della croce, che misteriosamente si diparte la nuova creazione: quella della gioia del Padre, che scaturisce dal vino della vigna.
Con la prima creazione dell’uomo Dio è soddisfatto, con la seconda – la rigenerazione del cuore dell’uomo, per opera dello Spirito santo – il Padre è nella gioia .
La gioia del Padre consiste nella rigenerazione del cuore umano, per opera di Gesù Cristo; questo avviene spontaneamente e in perfetta libertà e letizia, quando la creatura accetta d’essere eone del Padre, in un mondo che attende con ansia la novità dell’azione creativa, per essere:
“figlioli di Dio senza biasimo in mezzo ad una generazione storta e perversa, nella quale voi risplendete come luminari nel mantenendo alta la Parola della vita.”[166]
Il voler diventare come Dio non è peccato, il peccato è commesso nel momento in cui non si comprende come il Padre è veramente. Gesù è la parabola vivente che spiega il la manifestazione di Dio, che non è più l’Inaccessibile.
Portare ordine dove c’è confusione. Trarre fuori dal cuore nero delle cose il Nome luminoso: quello di Gesù .
Prova gli spiriti e trai fuori la Luce. Gesù è l’Unto del Padre e la preghiera cambia le cose:
1. sii certo dell’esistenza della Scacchiera.
2. sii certo dell’esistenza del Bianco e del Nero.
3. sii certo delle Regole del gioco.
4. sii certo che il Bianco pur muovendo contro il Nero, resta se stesso.
5. non avere paura di morire, perché è il Padre stesso che gioca una partita eterna assieme a te: tu per Lui sei importante.
6. respira gli aromi di eternità fin da adesso, a pieni polmoni.
CAPITOLO XVI
L’altare famiglia. Il Portatore del Fuoco (selà).
Partire dal quotidiano per la realizzazione della trasfigurazione cosmica, propria della Razza umana, seguendo le indicazioni del Portatore di Fuoco, che ha gettato un Fuoco sulla terra.[167]
Lo ritroverà acceso quando tornerà?
L’ELEGIA DEL FUOCO[168]
I
Guizza veloce come è fulmineo il lampo che solca il cielo.
Il Fuoco è movimento. E’ il movimento primordiale.
E’ come l’Anima delle cose. L’Universo ha l’anima.
Il Fuoco è il fuoco. Il fuoco è anche in te. Scoprilo.
II
Il Fuoco è potenza, potenza che diviene atto.
La fiamma crepita con una simbologia precisa.
Ci vuole una chiave specifica. Questa chiave è in te.
E’ il fuoco stesso ad attivarla.
E’ un po’ come per il ferro e la calamita.
Una volta che c’è questa attivazione, si ha il risveglio.
L’uomo è come se rinascesse ancora.
Con la nascita fisica si entra nel mondo mortale,
con quella spirituale, o Risveglio, si entra in quello immortale.[169]
III
Danza alzando lievemente il piede leggero.
Lo squillo delicato ma profondo del campanello
Richiama graziose presenze. Colui che danza reca una torcia in mano.
La fiamma illumina la notte: ma devi seguire
il Portatore del Fuoco altrimenti tu stesso che guardi
rimarrai prigioniero della dubbiosa Ignoranza.
Segui questa luce, anche se non sembra facile.
Forse inciamperai, ma qualunque cosa accada
non spaventarti e risali sulla barca. [170]
IV
GUARDA sempre quella Fiamma.
Segui le istruzioni del Portatore di Fuoco.
Ci sarà allora un momento in cui
Tu e la Fiamma diverrete UNO.
V
Esci dal tuo limite per entrare nel Limite dei limiti.
Il Fuoco ricerca bramoso i Figli del Fuoco.
Il Fuoco è Fiamma di Amore.
Nel cuore dell’Uomo può esservi una Fonte d’Amore,
se Lui incontra nella sua vita il Portatore del Fuoco.[171]
VI
L’universo con la sua verità eterna è sempre qui,
pronto a svelarsi ad orecchie attente.
Gli antichi, come i moderni, hanno avuto le stesse possibilità,
sia di trovare che di essere trovati.
L’Increato si mostra con la Natura all’Uomo nel modo
col quale questo riesce a vederLa.
Quali sono le istruzioni del Portatore, per me, oggi?
“Dov’è Gesù, se non nell’oasi del tuo cuore?”
Allora sii oasi per qualunque forma di vita, poiché a tutto appartieni.
Ricorda! Tutti hanno diritto al tuo sorriso, alla tua carezza: con semplicità di cuore, in perfetta letizia.
L’acqua può divenire lustrale, solo se è purificata dalla luce[172].
Raggio di luce, che illumina l’acqua lustrale: lì esplode la vita.
La luce al calore bianco della potenza dello spirito, brucia ogni impurità: solo per grazia è possibile diventare misericordiosi.
La trasfigurazione è una conseguenza dell’essere figli amati dal Padre.
La salita al monte Tabor rappresenta un gradino sul quale salire, per un nuovo esodo.
Interpreta ogni cosa alla luce di: “Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno“.[173]
Chiudi gli occhi, trattieni il respiro… pensa a Gesù; trattieni il respiro ancora per un po’ … ”: davvero, non sappiamo quello che facciamo, così, intervieni Tu in Me e Io in Te, per favore, Signore … ”Prega, come Tu sai, col ritmo del Nome.
Svuotati completamente, solo così Lui può riempirti.
Fai tuo stendardo il grido: ”Padre nelle tue mani rimetto lo spirito mio”.[174]
Interpretati alla luce di questa preghiera, che compiutamente può essere fatta solo nel momento del transito, non come grido di disperazione, bensì come canto fiducioso rivolto al Padre degli Spiriti e Signore della resurrezione del Cristo Pantocrator, primizia della dignità umana.
CAPITOLO XVII
Autorità all’eremo.
Così, chi trovasti all’Eremo?
Un testimone del Risorto!
E hai fatto inquietare, con domande insistentemente inopportune, chi hai il dovere e l’onore di servire.
Tu, comunque, pur non capendo, non potevi che tornare là.
Dove altro saresti andato?
Il testimone del Risorto è colui che ha trovato Dio, in modo semplice, vivente nella propria carne, trasfigurata dalla luce taborica.
Come ti potrebbe dire, altrimenti con umile letizia: la gioia del Risorto sia con te!
Da rigenerato resta sulla breccia, sulla frontiera, a difendere la posizione; lì, da sentinella vigile, ti conduce ai piedi della tua croce dicendoti, come per il cieco di Gerico: coraggio, ti chiama, vai.[175]
Se il cuore è inquinato, solo il calore bianco della luce del Tabor può purificare il cuore.
Preghiera e fede vanno assieme, allo stesso modo della Scrittura, che cresce col leggente.
La cerca si fa seguendo la guida sperimentata, quella che non tiene per se, ma che, come Cristo, invia al Padre.
La guida purifica il discepolo, non per suo vantaggio, ma per inviarlo al Cristo Universale, via per il conseguimento dell’Identità Suprema.
Per questo Paolo ha potuto dire: “ v’ho fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una vergine casta a Cristo”.[176]
Il mondo cattolico, organizzato gerarchicamente e quotato nelle banche del sistema, ricorda almeno ancora qualche cosa di questo?
Impara a ricevere deponendo l’orgoglio; impara a chiedere rinunciando alla tua presunta autosufficienza.
Diventa povero di cuore. Riconosciti nella sorgente della vita, senza separarti. Non ti serve brocca, non hai bisogno di intermediari, se vivi tutto in tutti.
Deponi l’orgoglio: nel raccogliere il bastone devi essere nudo; deponi la malizia e diventa smaliziato.
Il voto è fare il vuoto nell’interiore.
Il bastone è il simbolo della Parola.
Non averne più paura, il bastone è la Croce, nucleo del tuo cuore; è lì che devi ricercare l’essenza vera del tuo nome, nel vortice dell’esistenza.
Occorre riconoscere il Cristo rigenerato nella tua carne: questo è il bastone. Questo è anche la tua Parola, apriti al dono; spogliati completamente in Lui.
Carne nuda con spirito nudo.
Bambino puro, verginità oltre la semplice concezione umana.
Primavera eterna fecondata dal sole dello Spirito.
Poggia la tua certezza nell’Eterno.
Va, ti chiama! è sul Tabor, che ti aspetta, per il riacquisto della vista in Col. 3.
Fate ogni cosa nel nome del Signor Gesù: questo è un significato dell’Autorità del Bastone.
Il raccoglierlo ne implica l’accettazione, e questo è sequela.
Del resto le definizioni, il parlare per il parlare, non servono più.
O si è di Cristo o si è ancora alla deriva.
Cristiano?… Da Cristo, che porta Cristo formato in se.
Gesù non è un uomo qualunque.
Il significato primario della sua nascita verginale ad opera dello Spirito Santo fa apparire questa azione divina come una seconda creazione, che per estensione generativa, riguarda anche la Chiesa umana, comprensiva di tutti gli uomini di tutte le fedi e razze, del passato, del presente e del futuro.
Nella prima( Gen.1,2 ) lo Spirito di Dio agiva sul mondo materiale; ora in Gesù si rivela il significato trinitario dell’uomo, come memoria dell’universo: l’Uomo universale.
“Chi ha veduto Me ha veduto il Padre.”[177]
Gesù è la Parabola colla quale il Padre ama svelarsi ad un mondo ribelle a Dio e dimentico del Suo Creatore.
Quando l’uomo si converte, la vibrazione di gioia degli Angeli si riversa nel creato, trasportando il seme di resurrezione, che è il Nome col quale il Padre ti conosce, come suo attributo.
Entrare nella gioia del Padre, è inizio irrinunciabile, per nuovo esodo.
La Festa di Dio non è un evento facile, poiché questo mondo, separato dalla Verità, giace nella ribellione della separazione:1Giov.5,19.[178]
In questo stato di rivolta contro il Padre, occorrono uomini fedeli, disposti ad andare, per le strade del mondo, in cerca delle pietre sante scartate dal mondo umano, per edificare ora il Tempio vivente in terra, avanguardia in attesa della Gerusalemme celeste, quella che scende da alto!
Cielo e Terra convergono nell’Uomo Universale, che darà ad entrambi un nuovo indirizzo evolutivo.
Se abbiamo il coraggio di essere quello che possiamo essere, allora il paradiso sarà nuovamente visibile qui in terra.
Ma quale festa, tornando alla parabola del figliol prodigo?
Il minore ha gettato alle ortiche la legittimità; il maggiore è come se non l’avesse mai posseduta, non comprendendo l’amore del Padre.
Sembrerebbe un fallimento totale, entrambi non comprendono il perché della gioia.
Uno si sente schiacciato dal peso della colpa, l’altro è fieramente ribelle contro il fratello e contro il padre: non vuole saperne di entrare in casa!
Quello che faccio spesso non mi convince in qualità, mentre altre volte non comprendo subito ciò che mi accade. Comunque ti racconto quello che ho visto e tu dagli il valore che più ritieni opportuno:
” Questa mattina, in mezzo ad un coro, fra voci virili potentemente intonate, ad un tratto, in un ‘ a solo’ che si è imposto su tutto, s’è udita la voce di un bambino coi pantaloncini corti; sembrava un contadinello sempliciotto, ma il suo gorgheggio era quello dell’usignolo.
Un canto dolce e malinconico, ma rivolto fermamente e con semplicità all’Essere Unico, affinché, con un Suo intervento personale, desse senso alle sofferenze di questa nostra giovane generazione bruciata e dalle ali spezzate.
La Madre Terra, coi suoi frutti, prati e fiori e creature di ogni tipo è minacciata dalla cattiveria.
L’innocenza è violata dall’Avversario, che vorrebbe impossessarsi delle menti e dei cuori delle creature, per stravolgerle nella follia.
Il Nemico, come fiumana, fa impeto per travolgere questi ragazzi, ai quali è stato consegnato, non richiesto, un mondo infetto, malato.
La Madre Terra è calpestata, violata. Levati Signore! CingiLa col tuo manto, copri la nudità, cancella lo scandalo…[179]
Rigeneraci nel Tuo Nome; fa che i tuoi bambini possano cantare ancora più forte.
Finché c’è un tuo Bambino, chiunque sia, qualunque sia la sua razza e il colore della sua pelle, c’è il Seme della Speranza.
Cercano i tuoi profeti, per ucciderli uno ad uno; ma anche morendo i tuoi profeti hanno il dono di fare fiorire il deserto.[180]
Tutto è sotto controllo e se è vero che il Signore, per saggiare i cuori, prova le reni, è altrettanto sicuro, che la preghiera cambia le cose.
Torna presto Signore, qui fa sera e fa freddo; la candela è accesa e Tu sei il mio Signore, Pastore, Re e Amico”.
”Consegnarsi a Gesù, come Gesù s’è consegnato al Padre, per incontrare personalmente il Risorto, non ancora è salito al Padre.
La gioia del Risorto è energia vitale, che dimora nel cuore; è forza propulsiva che rigenera, nutrendo, giorno dopo giorno, la nuova creatura.
Seme deposto nell’urna: è lì, che fiorisce il terzo occhio; è lì che la Vita galleggia sul fior di loto; è lì che il Signore cammina sulle acque delle passioni e delle moltitudini. E’ lì che l’uomo si rigenera con diritto superiore alla funzione angelica, che gli appartiene per dono divino[181].
Esodo singolare per una quaresima infuocata.
Un conto è professare questo con la voce, un conto è sperimentarlo nella propria carne.
Esiste una grande libertà, sotto forma di nuova energia. Gesù muore in croce, però per risorgere.
Prendere la propria Croce, significa seguirLo ed essere nel mondo, senza essere del mondo.
Il “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso”[182]detto da Gesù al pentito sul Golgotha, esprime la certezza di questa festa, dove il Padre agisce personalmente, in una dimensione diversa di quella rappresentata dal motore immobile aristotelico. E’ il Padre che imbandisce la festa di Ef.2,1.
Se chiudi gli occhi Lo potresti vedere passare in mezzo a queste tavolate allegre, tutto intento a parlare coi suoi commensali, servendoli: Amico, tu sei Me.
Ma quando le pie donne e gli apostoli – l’uno già credente, l’altro ancora no – vanno al sepolcro lo trovano vuoto, se ne vanno a casa…” ma Maria se ne stava di fuori presso al sepolcro a piangere…”
Non puoi riconoscere Gesù, se non è Lui, per grazia, che si svela a te: “ Maria…! Rabbunì! “
Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre.
Ancora un tiro di sasso[183], sii sveglio Eliseo, non farti sorprendere dal passaggio improvviso del carro di fuoco …[184]
Un tiro di sasso: preceduti in Galilea![185]
“ Galilea è tanto dire quanto bianchezza: e bianchezza è un colore pieno di luce corporale, più che nullo altro; e così la Contemplazione è più piena di luce spirituale, che altra cosa, che quaggiù sia.”[186]
Ti precedo in Galilea, tu però ancora non puoi toccarmi, perché devo salire al Padre, però mi seguirai, sempre a distanza di un tiro di sasso.
Pervenire, in qualche modo, alla caparra della resurrezione – cioè ad una vita qualitativamente rinnovata per intellettualità – realizzando il vero tipo di uomo, da sempre voluto dal Padre.
Con la certezza fondata sull’amore di Gesù si ha l’apertura alla gioia.
La vera privazione è espressa dalla lontananza dalla casa paterna: ora, col passaggio dalla morte alla vita, la festa del Padre è fondamento di una vita rigenerata.
Una vera guida non tiene a sé il discepolo, ma, da conduttore sperimentato, lo istruisce sulla via da tenere per raggiungere la sua meta. Potrebbe capitare, se il discepolo è impedito da qualche malformità/incidente, che il maestro arrivi a portare vicino alla meta il discepolo, tenendolo sulle sue spalle. Ma solo il discepolo può compiere quello che è nato per compiere. Ti può imboccare, può masticare il cibo per te, se hai tutti i denti rotti; però non lo può inghiottire per digerirlo al tuo posto: solo tu lo puoi fare.
Se è fuoco, ha da ardere: è così che la guida può accendere il discepolo!
Non potremmo nemmeno immaginarcelo un Dio così, dal volto teneramente innamorato, con una dolcezza disarmante.
Gesù è la parabola di Dio da vivere nella nostra carne e sangue; è il grande guaritore, colui che comanda agli elementi, e che porta a Sé superandole, sia le leggi naturali camminando sulle acque, sia quelle sovrannaturali resuscitando Lazzaro.
Il Signore degli elementi si consegna in umiltà silenziosa al disordine che c’è, per vincere, collo Spirito santo dall’interno, il Principe di questo mondo.
Gli errori/orrori di quest’umanità cieca sono stati il Suo cibo:
” Figlioletti che avete da mangiare? “ e ha preso su di Sé tutti i peccati del mondo.
Figlioletto, che cos’hai da mangiare[187], che ancora non hai, messo fuori, e che fa schermo fra te e Me?
Ti stai ancora aggrappando al tuo discernimento? Ma se non ne hai!
Piangere per amore fa bene al cuore, lo rende migliore, più tenero, più leggero; così poi si può anche schiarire la vista interiore.
Ama in modo divino, da creatura divina. Accetta il diverso, poiché il siro-fenicio-palestinese è amato tanto quanto l’ebreo.[188]
Il comunista tanto quanto il fascista. Il prete come il laico. Il torturatore come il torturato. Il prodigo come il rimasto a casa. L’omosessuale come il padre di famiglia. L’uomo come la donna.
Non ci sono più nemici. Ci sono solo punti di vista diversi, che, quando divengono totalizzanti portano, nella loro intransigenza mediocre, fuori strada: questa è la strada della separazione.
C’è un piccolo errore iniziale, che sembra insignificante, ma che se viene trascurato, poi, porta a conseguenze irrecuperabili.
C’è una canzoncina, cantata anche da Mosè David dei Bambini di Dio che suona così:
“ C’era un re di un grande regno, alla testa di un esercito potente e forte. Nel dì della battaglia si portò da valoroso in mezzo ai nemici, compiendo prodezze; ma per via di un chiodo, il suo cavallo perse un ferro e l’equilibrio, il cavallo cadde; cadendo trascinò nella polvere il re e il re batté la testa e morendo sul colpo, perse il regno e la vita, mentre il suo popolo perse la libertà. E tutto per un chiodo! Sarebbe bastato controllare la ferratura del cavallo prima della battaglia; un attimo di distrazione e un piccolo chiodo fuori posto hanno causato tanta rovina”.
Il vero problema nasce quando si confonde l’io separato con Dio, che di tutto e di tutti è vita.
Il soggettivo con l’Oggettività. La creatura col Creatore. Il vaso col Vasaio. L’Io con Dio.
La valenza d’ogni uomo può essere ricondotta a un valore musicale.
Se una religione fosse un colore, il loro insieme formerebbe l’arcobaleno, dove nessuna religione da sola può spiegarlo.
Ciascuna credenza corrisponde alle caratteristiche di un determinato popolo, di una certa razza, nello svolgimento evolutivo. Non esiste una razza superiore alle altre, come non v’è un colore dominante a spese degli altri.
Esiste però un solo colore, capace di spiegare tutte le differenze e il senso ultimo dell’Arcobaleno; e lo può fare perché è l’invisibile colore bianco di Dio.
La Luce increata dell’Amore, non visibile agli occhi ordinari, informa di Sé ogni cosa: tutto da Lei proviene, tutto a Lei torna, in tutto vive.
Se vive questa Luce coinvolgente, tutto brilla in te e in noi.
“ Io sono la vite e tu sei un mio tralcio e il Padre – il buon Vignaiolo – ama te e Me. Quando pota te, fa male anche a Me, perché sono Io che porto te, anche se per ora non Mi vedi: ma quale Vignaiolo vorrebbe fare del male alla Sua vite? Egli attende paziente il sacro frutto, il buon vino. E’ l’amicizia il combustibile che riscalda il cuore del Padre.”
Fluttua leggero nell’aria come un diamante di polvere e sii libero, getta via la tunica di pelle prodotta dalla trasgressione del primo genitore.
Gesù è Risorto e rivestendoti con la Sua Libertà, ti rigenera! Così, sii felice, in questa Pasqua, voluta e celebrata dal Padre.
E’ giubileo perenne. Si fa festa ai piedi della croce, per andare, come Gesù, assieme a Lui, oltre la croce di legno, suonando e danzando, fino a che” a buon citarista corrisponda un buon cantore”[189]
” Avendo noi dunque un gran Sommo Sacerdote, che è passato oltre i cieli, Gesù, il Figliolo di Dio.”[190]
Così, basta piangere, asciuga le lacrime, sii felice, entra nella gioia del tuo Signore, Amico e Re, gioendo con le campane, che suonano a festa per l’intero creato.
Il Nome di Gesù è olio profumato, che colma la coppa del tuo cuore.
Il Nome di Dio fa partorire le cerve sul Tabor.
Gioia e Luce, tra scrosci di acqua sorgiva, in un turbinio luminoso, di galassie che fluttuano assieme, nello stesso istante, dispiegando la loro potenzialità nell’oasi della vita. Sulle tracce di Giovanni, il Prediletto, occorre imparare a poggiare la testa sul petto di nostro Signore, il pio Pellicano. Amen.
CAPITOLO XVIII
Non si è cristiani per sembrare, ma per Essere.
Allora Cristo è formato in te.
Eliseo ed Elia. Elia e Gesù. Discepolo e Maestro.
Nessuno apre gli occhi da solo, occorre che qualcuno ti svegli.
Da aurora in aurora salire al Tabor: alla presenza dei tre apostoli, che ancora non potevano comprendere, avviene qualche cosa di memorabile, poiché in quel capitolo sono stati convocati i vertici delle teofanie.
Lo Spirito di profezia diviene interprete di un evento straordinario, che anticipa il significato dell’Ascensione del Signore.
Il Monte degli Olivi riprenderà in modo risoluto il tema tenuto sul Monte Tabor, in relazione a ciò che sarebbe successo da lì a poco in Gerusalemme.
Lo Spirito santo scenderà, nello stesso posto nel quale il Signore dell’Olio ha spremuto se stesso, per risvegliare negli uomini il ricordo della Luce.
Prima della gloria la tribolazione. L’umiltà precede la gloria (Prov.15,33).
In arbore fructus! Per avere il frutto, occorre il lavoro. La salvezza certo, è dono: è gratis, non ti costa niente, all’inizio. Ma il dono è anche nodo tra beneficiario e donatore.
Il Lavoro, quello responsabile, viene dopo, quando cresci in consapevolezza.
Crescendo in Lui si cambia; come la donna, che una volta incinta si trasforma e non sarà più quello che era prima.
Allo stesso modo di chi, nato cieco ed entrato nella luce, si trova, sia che lo voglia o no, in un livello di esistenza rigenerato.
La purezza di cuore è un regalo, che non puoi tenere egoisticamente per te solo; in quel caso il dono si trasformerebbe in foglie secche; lo devi invece dare agli altri.
Vivere è condividere la propria umanità con i fratelli, abolendo le convinzioni personalizzanti, e nel fare questo muori a te stesso, alle tue idee separate dalla vita.
Donare tutto, anche l’estremo respiro, proprio come il Maestro, per risorgere con la Fenice.
“Morire in Gesù”come seme di speranza.
Quando questo avviene, non sei più tu che lo fai, ma la creatura, trasfigurata nel suo spirito dallo Spirito santo, diviene più che angelo, fin da adesso, nei giorni della carne.
Nel mistero del Vangelo, il Padre, con la rivelazione data da Gesù, si spiega all’uomo, che risorge dalle rovine della prima creazione.
Per Dio l’uomo non è mai decaduto dalla sua origine, nonostante si sia fatto accecare dal peccato, inteso come separazione della creatura nei confronti del Creatore.
E’ questo ciò che Gesù è venuto a ricordare; seguendo le direttive dell’insegnamento profetico, da profeta identifica il suo destino con quello del popolo di Dio.
Il Padre mostra il suo volto buono risvegliando l’uomo alla vita e gli indica la Via.
Poni mente! C’è un posto riservato a tavola anche per te, perché non sei orfano.
Sii seme di Cristo e come Cristo scendi nelle tue profondità, quelle degli inferi della tua terra, per fruttificare proprio in quel luogo, che altrimenti sarebbe senza speranza.
Dal chicco, che muore a se stesso, nasce la spiga.
E le spighe si legano formando il covone, con la cordicella dell’umiltà.
L’opera della morte è vinta.
Come spiga, siamo già nella resurrezione da una vita di errore: dove il peccato consiste, non nell’aver fatto o non fatto qualche cosa, ma nel non conoscere Dio come Padre attento e premuroso nei confronti della sua creazione, di cui siamo cooperatori.
La spiga porterà tanti chicchi, che saranno frantumati, schiacciati, sbriciolati e trasfigurati dal Primo Amore, per avere il pane benedetto, nutrimento per le intere galassie.
Si realizza così una comunione cosmica, dove la creatura, uscita dal Principio per dispiegare la creazione nella sua totalità, ritorna in amore al Suo Creatore, in modo consapevole.
La chiamata è a conoscere Dio, in spirito e verità: Padre unico di tanti fratelli, senza distinzione di sesso, di razza, di ceto sociale.
”OH, se tutto il popolo di Dio fosse profeta.[191]”
Un conto è credere in Dio, un conto è conoscere Dio, dice Padre Silvano dell’Athos.
Un conto è seguire Gesù, un conto è essere seme di Gesù, dice Padre Giovanni Vannucci.
Essere seme di speranza come Gesù; e il chicco di grano resta solo per morire, accolto dalle braccia della Vergine Madre Terra. La Madre Terra è anche in noi; occorre fare silenzio per poterne ascoltare il respiro vivo in noi.
Il chicco, morendo, è rigenerato dal Padre in un altro grado: ricordo di luce nella luce, unione nell’Uno.
Occorre essere smaliziato. Ci vuole un cuore da bambino per sperimentare l’Unicità della Vita, che è Uno in tutti.
Tu, come Gesù, sei pane insostituibile; bisogna solo farne esperienza.
Comincia ad attaccare il tuo nome alla stella. Ricordati della tua origine celeste!
Lasciati attrarre dalla giustizia divina. Ricorda di che semenza sei: il frutto del giusto è un albero di vita e il savio fa conquista d’anime.[192]
E se fosse giunto il tempo di vivere Dan.12, 3?[193]
Daniele ha visto il trionfo della Parola, che crea un popolo nuovo, annientando l’iniquità anticristo.
Risplendere come stelle in questa generazione, che sembra spegnersi, nell’attesa del ritorno del Signore.
Questi tempi travagliati, che sembrano di non facile decifrazione, sono illuminati dallo spirito di profezia.
Il Popolo di Dio! Tutti gli uomini sono Figli di Dio, certo ma il vero Israele dov’è? I veri Musulmani e i veri Indù dove sono? E i veri Cristiani ?
Si dice, ma spesso non si fa.
Nel mondo dei Cristiani, dov’è finito l’entusiasmo della prima chiesa, dove il credente è profeta e testimone con la personale trasfigurazione?
Con Atti 2 si sa come viveva la prima chiesa; però col primo secolo il fenomeno del profetismo viene a scomparire, si impone un rigido maschilismo che relega la donna in una condizione servile, contraria all’insegnamento del Cristo; ormai non sappiamo molto della vera organizzazione della Chiesa dei primi tempi.[194]
“La confusione intellettuale presente diffusa nel Mondo occidentale mostra piuttosto chiaramente come questo, nel suo complesso, abbia perso il contatto con la Civiltà tradizionale, che l’aveva prodotto, intendendo questo nel senso esposto da René Guenon:[195]
“La Civiltà musulmana dovrebbe venire propriamente considerata come intermediaria fra Occidente e Oriente e che molti dei suoi caratteri la mostrano anzi vicina soprattutto a quel che fu la civiltà occidentale nel Medio Evo.”
La Chiesa cattolica, scaturita comunque dalla prima chiesa, forse possiede ancora la possibilità di operare un raddrizzamento, per ricondurre l’Occidente alla Tradizione da cui proviene, ma di cui ha confusa memoria. Tutto questo potrebbe essere fatto da una élite occidentale, che però ha bisogno d’aiuto dall’Oriente tradizionale. La maggior parte di persone che beneficerà di questi raddrizzamenti, potrebbe non accorgersi di nulla.
E’ già successo.
Il problema si scioglie nell’entrare in modo intellettuale nella effettiva costituzione dell’Essere, per sviluppare quelle energie vitali, che ora sono latenti. La prima Chiesa praticava l’esicasmo, inteso come strumento operativo.
Nella via esicasta[196] c’è un’ottima indicazione. Se il Sole sorge da Est, forse è ad Est che bisogna guardare con maggiore attenzione. Ricorda che San Francesco s’è formato anche con la via Sufi, e che, un movimento da lui nato, è vivo ancora adesso.[197]
Il Cristianesimo, nel suo nascere, aveva riconosciuto alla donna un ruolo egualitario nei confronti di quello dell’uomo; ti basterà riflettere sulla considerazione speciale avuta dal Cristo per la dignità della donna, complementare all’uomo, secondo le iniziali intenzioni divine, espresse nella genesi ebraica.
Il Risorto, e non certo per caso, si manifesterà per primo, non a Pietro o a Giovanni, ma alla Maddalena. .
Dopo inizi di vera uguaglianza evangelica, cioè umana e spirituale- dove la donna sedeva, piamente e pienamente, alla stessa tavola con l’uomo per spezzare assieme il pane e bere il vino di Comunione- lo stesso Cristianesimo ha subito una tragica involuzione.
Laddove era già avvenuta la Liberazione prodotta dal Cristo, gli uomini ben presto, all’inizio del II secolo dell’Era nuova, infransero alla base la nascente struttura paritaria, facendo nascere dagli anziani maschi una nuova organizzazione gerarchica: prete, diacono, vescovo.
Il potere tornerà a essere prerogativa unicamente maschile.
Nell’assemblea, ignorando la Parola di Cristo – che ha abolito nella Sua Carne e nel Suo Sangue qualunque differenza fra uomo e donna – sarà tolto alla donna il diritto di Parola, e su di lei graverà il peso della colpa d’Eva, dimenticando che un’altra Donna, Maria, era stata trovata degna di tessere nel proprio sacro telaio le divine Carni, di nostro Signore, Gesù il Cristo di Dio.
Si sa, gli uomini, pur di mantenere i loro privilegi, sono disposti a tutto, anche a rinnegare Dio, soprattutto, quando la Sua Parola, mettendo a nudo l’ipocrisia, mostra che loro “ dicono ma non fanno”.[198]
La Prima Chiesa dell’origine è stata rilevata poi successivamente, da un gruppo qualificato, numericamente significativo, che ha operato nel mondo cattolico, usandolo come copertura. Essere nel mondo, senza essere del mondo.
Alcuni ambienti particolari, non esclusivamente monastici, come le Corporazioni di mestiere medioevali, oppure le Associazioni di pittori, poeti, architetti del ‘500, usando come copertura ambienti del mondo politico e religioso, hanno svolto il loro vero lavoro, operando su un altro piano di realizzazione intellettuale. Vedi il lavoro di Francesco 1° dei Francesi e Leonardo Da Vinci, Maestro.
La chiesa dell’Eremo di Camaldoli sorge sullo stesso luogo in cui era situato il primitivo oratorio fondato da San Romualdo. L’oratorio originario col tempo era andato in rovina e si rese necessaria una sua riedificazione. La chiesa venne ricostruita e venne consacrata il 23 agosto 1220 dal cardinale Ugolino dei conti di Segni, futuro Papa Gregorio IX. Racconta una tradizione che alla consacrazione assistette San Francesco d’Assisi.[199]
Anche Guglielmo di Marcillat, il Maestro vetraio, amico di Raffaello Sanzio e di Piero della Francesca, è sepolto all’Eremo di Camaldoli, nella cappella dello Spirito Santo. E non si tratta di un caso.
Ogni profeta, pur parlando alle autorità politiche e religiose, in realtà vive il messaggio che dà, in una dimensione completamente diversa, spirituale e non carnale, avendo sempre davanti agli occhi il Padre.
Ad esempio, il profeta Daniele, pur essendo in esilio, non perde la sua identità di uomo di Dio. E’ e rimane profeta, perché resta fedele al suo Dio, dal quale dipende in tutto e per tutto, e l’Altissimo non lo abbandona.
Ha un rapporto speciale col Padre: lui chiede e il Padre risponde e la testimonianza di Daniele sarà esplosivamente impressionante: entrato in contatto coi Ministri Servitori dell’Energia che regge l’universo, riceve da Quelli la risposta alla domanda di Nebucadnetsar, che chiese ai propri savi del suo regno di dire che cosa aveva sognato e di interpretarlo![200] .
Nella schiavitù Daniele, luce particolare per interpretare i tempi di crisi, dà testimonianza dell’onnipotenza del suo Dio, e della preghiera comunitaria rivolta al Signore dei Signori: e i pagani si convertono. Daniele, svelando quel sogno, proferirà una profezia, che riguarda in modo preciso gli ultimi tempi, dando indicazioni importanti, che lo stesso Gesù riprenderà.[201]
I Cristiani saranno svegli e pronti, coi fianchi cinti, quando la parodia dell’anticristo s’incarnerà?
L’essere pronto è necessità; com’è necessario saper stare col Signore per conoscere il Padre.
Ma non ci si può fermare lì, occorre andare oltre il mondo della manifestazione, ed oltre il Non Manifestato, se si è alla ricerca di Colui che è oltre qualsiasi definizione.
Senza veli e senza intermediari, finché Lui è in te e tu in Lui.
A volte mi trovo a meditare sull’ultima cena, dipinta da Leonardo. Lì il protagonista è Gesù.
Il Maestro, fedele al piano della sua missione terrena, tra la confusione generale degli apostoli, ha appena detto: uno di voi mi tradirà, uno che mangia con me.[202]
Gesù, anche in quel momento, è solo col Padre.
Lui non vede niente, non sente niente, tutto assorbito dallo svolgimento della Sua missione: interamente dedicato alla causa.
La Parola esce da Dio Onnipotente per rientrare a Dio Onnipotente, con frutti abbondanti.
E’ il mistero eleusino del chicco di grano,[203] che deve rimanere solo per rientrare nell’Uno prima del fiat lux del Padre Iddio.
La fede nella Luce taborica in te vivente! Questo è ciò che vince lo spirito del mondo.
L’aquila giovannea si ferma su chi è semplice e umile di cuore, appollaiandosi sulle sue spalle.
L’uomo spirituale è una creatura divina, punto di ristoro per gli angeli stessi.
San Michele arcangelo coopera col popolo di Dio, come baluardo presso la santa frontiera. Francesco d’Assisi e i suoi si muovono nel frangente attuale.
La Mediazione fra cielo e terra è bilanciata dal Sacerdozio eterno, secondo l’ordine di Melchisedec, dove è il superiore, che si svela all’inferiore.[204] Occorre avere una volontà forte e che sappia discernere il male e trattenere il bene; non attaccarti al frutto della tua azione; neppure non prendere troppo sul serio le tue idee.
Cerca il modo corretto per interpretare: non sappia la tua destra cosa fa la tua sinistra.
Impara a sorridere della tua presunta serietà, smascherando il falso orgoglio.
Pietro in realtà dice mezza verità, quando alle porte del Sinedrio nega di conoscere Gesù: effettivamente ancora non Lo aveva conosciuto veramente”non avendo ancora sperimentato la Resurrezione di Lui”, Lu.24,15-53
Dopo la conversione del cuore, però,[205] Pietro potrà fare la professione di fede di Atti 2,[206] sulla quale si poggia simbolicamente, come incarnazione di Gesù Cristo, la vera Chiesa vivente.
Se non si vive lo Spirito di Atti 2[207], condivisione dei beni compresa, si è nella posizione del Pietro, ancora non convertito.
Non posso vivere Cristo se non sperimento in me l’esperienza trasfigurante della Luce, da donare ai fratelli.
Posso sperimentare la resurrezione di Cristo in me, solo se il mio Cristo Interiore mi conduce al Padre, dove Luce da Luce, l’Amore, l’Amato e l’Amante sono un solo specchio di luce.
CAPITOLO XIX
Il Risorto e i suoi Testimoni
Sant’Efisio è il Protettore della Sardegna. Da santo soldato, convertito al Cristianesimo e rifiutandosi di abiurare, essendo cittadino romano come Paolo, fu decapitato, per la santa testimonianza da lui data, pro grege sacro, a Nora, in una spiaggetta, fuori città.
La sua festa cade il primo di Maggio; a questa aderiscono tutte le contrade di Sardegna: da Sassari ad Oristano, dalla Gallura al Campidano, dalla Nurra algherese a Sant’Antioco, dalle Barbagie a Cagliari.
Sant’Efisio è veramente il Santo dei Sardi.
Il profeta di Dio è il segno della benedizione del Padre.
Egli è sempre portatore di speranza, anche se spesso deve annunciare messaggi di rovina apparente, a causa del comportamento protervo dell’avversario, che asserve a se menti e cuori, di coloro che sono disposti a lasciarsi fuorviare.
La lotta contro il peccato – sempre pronto a germinare – è doverosa. Mala pianta, che se non è estirpata, produce frutti velenosi.
Lasciati attrarre dalla gioia del dare, poiché il Padre ama donatori allegri.
Il peccato, conseguenza della separazione, consiste nel non sapere più come Dio è:
”Lasciate i piccoli fanciulli venire a me; non glielo vietate perché di tali è il regno di Dio. In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un piccolo fanciullo, non vi entrerà.”[208]
Il bimbo è lo splendore del grembo materno. E il fanciullo, se glielo permettiamo, è eone nello svolgimento della creazione.
“ Il vero perdono non è debolezza, ne connivenza camuffata col peccato. E’ forza e partecipazione all’amore di Dio.“[209]
Il peccato spia l’uomo, per farlo cadere: Gen.4,7 ma all’uomo è stato dato non solo il potere di resistere alla tentazione, ma anche di dominarla.
Dopo la caduta, l’uomo ha conservato la possibilità di resistere al malvagio e di scacciarlo, però l’umanità persiste nello stato di separazione dalla Luce.
Compiendo il disegno divino, mentre l’iniquità sembra dominare, nella pienezza dei tempi, appare il Profeta, che storicamente, è il volto di Dio per quel tempo. Padre, perdona loro, non sanno quello, che fanno.
S’è perso il ricordo della Patria celeste! Allora, come il chicco di grano che rimane solo, Gesù’ s’è consegnato alla morte.
L’ingordigia dell’Avversario è stata l’amo, che ha preso in trappola lo stesso prevaricatore, che, credendo di avere avanzato il proprio “ diritto “ su di un uomo,[210] s’è trovato invece davanti il Risorto, che le sue labili catene non potevano legare.
Il principe di questo mondo è stato spogliato della sua potenza e il suo inganno s’è mostrato ai suoi stessi occhi.
Da semplice creatura, non avendo compreso i grandi doni ricevuti, per superbia, non volendo riconoscere la dignità che l’uomo aveva ricevuto dal Padre, ha sollevato il ciglio contro l’Amore, iniziando una partita, che non avrebbe potuto vincere, e ben lo sapeva.
Un semplice Uomo, ma dal Cuore divino, scardinando le porte degli inferi ha vanificato l’opera del diavolo resuscitando dalla morte, che non poteva tenerlo; il Risorto ha ricordato la via di nobiltà che l’Umanità, come specie, deve percorrere.
Dove sono i testimoni del Risorto in questa generazione ribelle?
Se questa è una generazione ribelle, è anche vero che in questa si opera e si vive, ed è qui che ti devi riconoscere. Così, se a volte non puoi amare, per lo meno cerca di non odiare.
Fai corretto uso della bilancia per la somministrazione dell’elisir:”
Gli elisir sono una prova evidente, che indica
ciò che nell’essere è mutevole e alterabile.
Il nemico, se su di lui lanciamo
l’elisir della provvidenza con bilancia(mizan)
secondo misura, subito ritorna sinceramente dall’ostilità
all’amicizia, per giudizio e decreto divino.
La misura l’ha guarito, poiché la bilancia è la nostra legge
che (a tal fine) fu fondata.”[211]
Non li maledire, sono carne della tua carne, sangue del tuo sangue.
Prega per ottenere amore nella misericordia: tale è il potere dell’elisir, confezionato con bilancia di giustizia.
Così scoprirai che li puoi amare tanto quanto riuscirai a restare davanti a loro in fraterno silenzio, emulando, nei limiti della creatura che cerca di essere grata al Creatore, il Padre stesso.
Se vedi il loro peccato, prendilo se puoi su di te. Se non puoi, prega il Signore per avere luce, e l’otterrai. Non li lasciare nudi, coprili col tuo mantello.
L’amore è più forte della morte, e questa è via sovrannaturale.
Nuota con naturalezza, riconosci la Sua mano nella tua via, non ti opporre alla corrente, lasciati portare dalla forza di Dio.
Dio respira sorridendo e ovunque fiorisce la vita; tutto e tutti danzano, e fluttuando nell’aria lievemente Lo lodano.
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
E in quel momento Gesù s’è trovato solo con il male di tutto il mondo e di tutti i tempi.
Si è avvolto col silenzio del Padre, come bozzolo dal quale uscirà la farfalla alata.
Quello stesso Silenzio, che sotto forma di angioletti, ha avvolto il corpo del Cardinale Romero, colpito a morte sull’altare, affinché questo corpo santo, non cadesse a terra in modo sconveniente, ma fosse delicatamente adagiato sul pavimento; con la stessa grazia, colla quale la padrona di casa, la domina personalmente, pone nel vaso d’oro la rosa rossa, la più bella del suo giardino.
Il profumo di questo fiore si diffonde per tutta la stanza regalando una sensazione gioiosa a chi vi entra[212].
Anno 1996: Algeria. In un monastero cristiano sette rose rosse sono sbocciate sul suolo assetato d’Africa, benedicendo una terra fortemente provata, prendendo su loro le brutture di un momento disperato.
Apriti alla vita, tu che sei fiore di Dio! E sii profumo, per questo tempo così bisognoso di ceri santi che si consumino per Amore: ricorda le sette rose fiorite nel Deserto algerino.
Sette agnelli benedettini, uccisi dall’intransigenza religiosa, hanno preso su di se le tenebre del momento presente; ma tra i brividi, come non vedere la Gloria che Loro, ora hanno finalmente liberi di agire nello spirito, dopo aver lasciato il caro – se spiritualmente compreso – fardello della carne?
E Paolo, l’Amico dello Sposo, dirà: “ deposto ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza l’arringo che ci sta dinanzi, riguardando a Gesù, duce e perfetto esempio di fede, il quale per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce sprezzando il vituperio, e s’è posto a sedere alla destra del trono di Dio.”[213]
Sette rose rosse sono fiorite nel deserto.
Sette re sono andati dal Re della Gloria, rendendo la bella testimonianza di fede: adesso sono sulla breccia, in prima linea nel conflitto spirituale, senza il peso del corpo, pur restando in attesa della resurrezione universale, dell’intero Corpo del Signore Gesù Cristo. Si tratta di un’altra dimensione, ma le loro preghiere sono vincolo di fuoco, che già da adesso uniscono, come ponte, cielo e terra[214].
Sperimentando la morte del Cristo è possibile partecipare alla Resurrezione.
Del resto se non muori, come fai a resuscitare? Se non tendi la tua piccola mano, come potrebbe il Padre sfiorarla col Suo indice?
Il giorno che sperimenterai questo, saprai nel tuo vissuto quotidiano che dopo la notte di Giacobbe, dopo l’incontro vittorioso con l’Angelo della Faccia, c’è il sole di aurora immensa.
E’ il “Padre che è in noi” – dice Giovanni, Giovanni Vannucci.
E mentre hai sperimentato questo, come un dolce sussulto del cuore, le lacrime hanno cominciato a bagnare il ciglio.
Ha a che fare col Golgotha.
Del resto, che cos’è un cristiano se non un giullare allegro crocifisso dall’Amore, che cammina per le strade del mondo, con semplicità di cielo, portando il sorriso del Padre ovunque?
Egli non è forse come un piccolo sole, che dà il suo tepore a tutti, senza distinguere le creature, né per sesso, né per razza, né per età, né per possessi, trattando un re con la stessa premura con cui va trattato chi soffre nei miasmi dell’AIDS e che è stato privato anche del più naturale diritto, quello di essere accettato così com’è.
Perché non vogliamo imparare dai bambini? Giocano tra loro e non vedono differenze del colore della pelle o di altro.
Se vuoi comprendere la vita, devi lasciarti cullare dall’esistenza, con la fiducia del bimbo, che si lascia cullare dalla mano provvidamente solerte della madre.
Così, anche se non capisci – anzi proprio perché non capisci – abbi maggior fede.
Il Padre prima fa senza il tuo consenso, ma poi, una volta che sei fiorito in Gesù, Lui non vuole fare a meno di te per creare nuovi cieli e nuova terra.
Nel fare questo, ti carica di tutti quei pesi che hanno a che fare con la nuova creazione, che si manifesta come rigenerazione dal peccato.
Gesù, dolce Gesù, gentile Gesù, usa il mio cuore, per scrivere, come se fosse gesso di vari colori, una storia di amore, che abbellisca una porzione delle volte del padiglione del Cielo.
Fa che in amore io compia, col tuo Amore, solo quello che a Te è grato, e che lo compia tutto in modo perfettamente umile, senza separarmi da Te.
Tutto quello che voglio possedere, è questa Parola: Gesù!
Sono stato pescato, come spigola, e scelto.
Non dipendeva da me. Però sono stato pescato dal pescatore, che, discernendo, sceglie fra ciò che finisce nella sua rete.
Non prende tutto, prende solo quello, che lui sa di dover prendere. Valore della scelta; potere e autorità di quella. E questo è il potere: ”ligandi et solvendi”
Gloria al Padre, gloria al Figlio, gloria allo Spirito santo, per sempre.
Cristiano! Da Cristo che porta in se formato il Cristo: Simeone, il nuovo teologo.
Credere in Dio è una cosa, conoscere Dio è un’altra cosa: Padre Silvano dell’Athos .
Seguire Cristo è una cosa, essere seme di Cristo, è un’altra cosa: Padre Giovanni Vannucci o.s.m.
Solo il Padre, col mio consenso, può fare di me seme di Cristo; niente e nessuno lo può: è una creazione diretta- senza intermediari.
E’ il Padre che tocca col Suo indice, e lì fioriscono, come rosa nella carne, la forza, il diritto, la giustizia…l’amore.
La carità allora regge in bellezzail cuore di ogni cosa.
Si avverte nell’aria un annunzio di novità, indicato da un certo ribollire di particelle di oro puro, come se fosse pulviscolo atmosferico, prodotto dalla luce, che penetra l’acqua lustrale della coppa del cuore, rigenerandola.
E’ la gioia frizzante del Padre, che non vista da occhio semplicemente umano, pervade l’intero universo, ingentilendolo.
Allora cogli occhi pieni di lacrime – pur non capendo assolutamente niente – puoi uscire dalla caverna del dubbio – certo per fede della vittoria finale, perché Dio s’è fatto Presente alla Sua creatura.
“Invocami e ti mostrerò cose che non conosci. Chiedimi e ti darò nazioni per eredità.”
Signore, Padre onnipotente, crea in me un cuore puro, da bambino, come quello del Tuo Gesù, il vero Israele, quello dal volto umano, a Te gradito, degno di Te e del Tuo amore.
Che io sia un cuore gentile, nuovo Tabor, per la tua creazione.
Che io sia un eone, che nel Tabor del cuore, conosce la manifestazione della gloria del Signor Gesù.
E’ l’anello d’oro, pegno nuziale, che il Figlio riporta al Padre.
E’ la fede del Patto sponsale rinnovato.
La creazione è un atto d’amore divino, punto di partenza di un processo, che trova il suo culmine nel matrimonio, intellettualmente consapevole, fra Creatura e il Suo Creatore.
Come comprendere questo mistero, che tutto in sé riunisce?
Una volta che si nasce di nuovo, si entra nel Regno, ma una volta che si entra nel Regno, c’è davvero da rimboccarsi le maniche, e cominciare – con discernimento (Matt.13, 52) – a lavorare sodo.
San Francesco oltre che dimorare nella Rosa mostrata da Dante, vigila sulla breccia della Frontiera.
Se è vero, che dopo la disperazione viene la gioia;
se è vero che dopo la desolazione arriva il silenzio consolante;
se è vero che la Sapienza piange, a motivo della nostra ignoranza, lacrime che però poi divengono gigli candidissimi;
se tutto questo è vero, è anche vero, che nel sangue dell’Uomo scorre il vigore e la forza di Dio.
La vita è nel sangue, poiché lì si manifesta la Presenza di Dio, e questa verità diviene come Vortice danzante, che attira tutto a sé, mentre il vecchio uomo si rigenera in questa spirale sacra.
I vecchi idola di Bacone, le false idee e i pregiudizi, sono divorati dalla fame dell’Amore:” figlioletto, che hai di tuo da farMi mangiare, quale peccato ancora non hai messo a nudo? Apri gli occhi, come fa il Bimbo eterno, e vedrai l’Avversario, bastonato dal buon Pastore, fuggire ululando.
CAPITOLO XX
“ TI SGRIDI IL SIGNORE!”
E’ nel mondo dello spirito che si spiega la dimensione materiale, e non viceversa, anche se sembrano essere due facce diverse della stessa moneta.
Il rispetto della gerarchia spirituale, e la comprensione retta dei molteplici significati dei simboli, sono strumenti ineliminabili per un’effettiva crescita intellettuale.
In un’epoca come l’attuale c’è addirittura la paura di sognare, poiché c’è chi vorrebbe inibire la capacità creativa dell’Uomo.
Umiltà nello spirito di servizio! Eppure una volta sarebbe stato assurdo parlare di servizio, come qualche cosa di straordinario e fuori del comune.
Un tempo gli uomini aiutavano gli altri spontaneamente, servendo in modo naturale, comportandosi come il sole, che, naturalmente con la luce e con il calore, dà la vita a tutte le creature della Terra.
E’ a causa del degrado generale, prodotto da energie destabilizzanti, che tengono in servitù morale, politica ed economica l’umanità, che viene considerato, denigratorio o meritorio a seconda dei punti di vista, il servizio.
In origine non era così.
“Ti sgridi il Signore [215]!” Nella dimensione dello spirito si svolge una battaglia senza esclusione di colpi, ed alcuni risvolti di quella, si notano anche nella realtà tridimensionale.
In questo aspetto della vita, Gesù s’è sempre messo al servizio dell’uomo; nelle dimensioni ultramateriali invece, ha sempre esercitato la Sua Autorità, annullando le opere dell’avversario; col prendere l’iniziativa, imponeva ai demoni il silenzio, sconfiggendoli al giusto momento in una lotta senza quartiere.
Quando Lui dice che Egli è porta del pascolo fra cielo e terra, significa che è proprio nel Suo Nome, che si scioglie l’apparente separazione contraddittoria fra carne e spirito.
Basta la Parola pronunciata con Autorità : Gesù! Ed ecco che subito l’oro luccica nel pulviscolo atmosferico, inondando di Luce ogni cosa.
Venite a Me, dice il Maestro. Questo andare verso il Signore, lo devi volere con tutta la potenza della tua forza, poca o molta che sia, ma la devi dispiegare tutta.
Lotta con tutta la forza della tua individualità, risanata dal sorriso del Padre : “Getta sull’Eterno il tuo peso, ed Egli ti sosterrà, egli non permetterà che il giusto sia smosso” [216].
“ Non ti poggiare sul tuo discernimento, è manifesto che non ne hai; tu sei mancante. Solo Gesù può colmare questa privazione e vuoto: allora fatti completare, da Colui, che ha presieduto alla tua nuova creazione”.
Fatti compiere da Lui in modo, che il Maestro possa dire al Padre anche per te: “ tutto è compiuto.“
Perdonando all’uomo i suoi errori, perché ami la sua essenza, non il suo errore, esponi la protervia dell’Avversario, che usando l’ignoranza della separazione ci aggredisce e acceca, facendoci credere di essere l’uno nemico dell’altro.
La naturale socievolezza dell’uomo è snaturata, trasformandosi in aggressività. Guarda bene intorno a te per liberare gli altri, come anche tu sei stato liberato.
Ci sono Esseri luminosi, che sembrano imprigionati nella terra; Angeli incatenati alla terra in modo tale, che per liberarli, è necessario scavare delle vere e proprie buche.
L’uomo è come un angelo caduto, imprigionato nella terra dalla carne male compresa e va servito e aiutato a ritrovare l’originaria luminosità.
Anche lo stesso Satana, un giorno forse potrà rivedere la sua personale posizione.
Comunque sia solo il Padre sa cosa avverrà, Egli è il più saggio.
Michele Arcangelo, nella Sua Autorità incontestabile, contendendo col diavolo, circa il corpo di Mosè, in pieno mandato di servizio, non si avvalse di una sua forza personale, ma si armò del: “ Ti sgridi il Signore.” [217] Lo stesso Signor Gesù ha sempre agito in Nome del Padre, non in nome suo, esercitando l’arte della bilancia con misura.
CAPITOLO XXI
NEL GIORNO DI SAN ROMUALDO
Questa mattina presto ho visto una tenaglia togliere dalla fornace un cubetto d’oro purissimo. Una specie d’investitura, che ha a che fare col sorriso del Padre.
Occorre avere l’audacia di restare, sveglio e in piedi, sul Tabor, per sperimentare la teofania.
E’ molto personale tutto questo.
All’inizio, come per un certo dipinto[218] di Leonardo, tutto sembra oscuro, crepuscolare, confuso, estremamente sfumato, di difficile identificazione; poi quando cominci a guardare con attenzione divorante del silenzio, ecco che, improvviso, emerge lo stupore, e i quattro volti della Vergine delle Rocce, vere gemme nel Cuore dell’Anima, li trovi uniti dal sinolo d’amore, che dà intelligibilità all’Unicità dell’esistenza.
Lasciati sommergere dalla forza della bellezza dell’Angelo che ti chiama.“Lasciati sommergere dalla dolcezza che trascina; permetti al tuo cuore di guardare l’Angelo della Vergine delle Rocce. E se l’Arcangelo Uriel ti fermasse, prendendoti per mano? E se illuminasse i tuoi occhi aiutandoli ad immergersi nell’essenza del Giovannino, della Vergine, del Bambino divino, per comprendere l’essenza della via senza forma, a cui anche Tu appartieni?
La bellezza, insita nella natura umana, debitamente stimolata, riconduce l’anima senza intermediari a Dio; al Dio che è in te e in tutto, realizzando una unità perfetta. Si parte dall’uomo, s’incontra l’angelo. Da qui si approda, con navigazione certa, nel divino[219].
Tanto più l’esame si fa duro, tanto più grande è la vittoria.
Gesù non ha mai conteso con l’uomo, ma raccogliendo tutto in Uno, ha annullato la separazione prodotta dall’Avversario e dalla sua seduzione.
Nel servizio, umile e puro, di ogni giorno l’uomo esegue quello, che gli angeli – in modo irreprensibile – compiono nel momento del transito umano, gettando la rete e discernendo ciò che in quella incappa.
Ci sono uomini, che vegliano alla porta d’accesso alla santa Contrada, impedendo al nemico o all’estraneo l’ingresso.
Nessuno può chiudere quello che loro aprono, né aprire quello che loro chiudono senza il sacro permesso.
Filocalia, pertanto che opera per mezzo dell’esechia.
Ma, in modo pratico, nella vita di ogni giorno, cosa ne sa più l’Occidente dell’esechia sperimentata?
Per il contesto culturale occidentale, ammalato di un protagonismo fine a se stesso, dove contano solo gli egoismi della classe elitaria dirigente e non gli interessi della Nazione, il ritrovare le proprie basi originarie diviene esigenza prioritaria.
In questa fase storica, segnata da contraddizioni profonde, dove l’avere ha il sopravvento sull’essere, l’uomo è stato privato delle sue capacità creative.
La stessa Roma cattolica, per i cattolici, è da anni ormai terra di missione, e il sangue vivo missionario le sta venendo dal clero dell’Africa e dell’Asia.
Proprio da quelle Nazioni che l’Occidente, grasso e cieco, disprezza coi nomignoli assurdi di “terzo e quarto mondo“ con le false etichette di sviluppo e sottosviluppo.
Il criterio dell’efficientismo della produzione per la produzione, fine a se stesso, è divenuto l’unico metro di confronto, fra Paesi civili e non. Ma ormai, non v’è solo un abisso tra nazioni e nazioni, ma anche tra i gruppi dirigenti la nazione e il popolo, che è sfruttato disumanamente dai suoi dirigenti.
Le società emergenti hanno distinto fra pastori e pastori, fra pecora e pecora. [220]
Una Chiesa universale deve essere gialla, nera, rossa, verde, azzurra, viola, bianca: con tutte le sfumature possibili di colore.
Grazie Signore, per averci fatti così diversi, col fine di realizzare i Tuoi splendidi mosaici di Luce nell’Edificazione della Cattedrale della Famiglia cosmica.
Il solitario è qualcuno che si apparta, che si separa, in qualche modo, in piena autonomia dagli altri.
In certi momenti non sa se la sua esistenza è reale o se vive di sogno.
Nella ricerca di Dio, però, come si fa a non essere solitari?
E’ un fatto personale e Creatura e Creatore si cercano: senza intermediari, senza veli.
Anche Gesù, ad un certo punto si ferma e lascia che la pecorella, adesso rifocillata e curata, vada da sola verso il Signore del gregge.
Tutto comincia al Tabor e può proseguire ai piedi del Golgotha del Cuore. Vai lì, e lì cerchi la tua Radice. Come la cerva alla fonte.
Il Signore ama sempre tutti, anche colui che l’ha tradito, Egli sembra dire:
“ Figlioletto, che hai da farmi mangiare con gioia?”
Se non intervenisse la potenza dello stupore, il cuore esploderebbe nel petto.
E’ un amore divino, che supera ogni concezione umana dove le idee del vecchio uomo si dissolvono come cera, la quale finalmente può essere messa in un sigillo idoneo, per assumere la forma voluta dal Signore delle Forme. Arte di entrare e uscire dal mondo senza forma nel mondo delle forme.
L’arte dell’uso della bilancia con l’elisir della provvidenza secondo misura, fa si che il prevaricatore, subito ritorna sinceramente dall’ostilità all’amicizia, per giudizio e decreto divino, come dice Ibn’Arabi.
Ibn’ Arabi, Maestro sufi, ha conosciuto sia Rumi che Francesco d’Assisi:”Anzi: nel 1216 Rûmî fu a Damietta, in visita dal sultano Malik âl Kamil, ripartendo subito per la Turchia; e san Francesco fu a Damietta nel 1219. Nel 1216 Rûmî parlò a Damasco con il grande mistico e teologo musulmano Îbn âl`Arabî; e con Îbn âl`Arabî san Francesco si intrattenne a Damietta nel 1219, quando si recò alla corte del sultano, ove incontrò vari sufi, conversando a lungo con loro. Ma non fu questo un primo incontro: già nella primavera del 1214 san Francesco aveva conosciuto dei sufi nella Spagna musulmana e in Marocco.”[221]
CAPITOLO XXII
Il ritorno dei Re e la guerra santa.
Guardando verso l’Eremo, ho visto qualcuno sulla breccia, nuovo templare, sacerdote e guerriero al contempo.
L’insegna che tiene colla destra è la bandiera del Risorto; la spada sfolgorante, che è nella sinistra, è la Parola.
Nessuno si sceglie da se questo compito; non si diventa profeti, se il Signore non dà l’unzione: non c’è nessuna organizzazione umana, che possa fare questo.
Eliseo è stato consacrato profeta da profeta Elia, che scompare nel carro di fuoco.
Giovanni Battista esce dal deserto e non dal sinedrio.
Anche Francesco d’Assisi non è uscito dalla congregazione cattolica ufficiale.
Ci sono alcuni uomini, che sono re e le loro mani hanno il potere divino di guarire i cuori infranti.
Il discernimento si nutre con l’Amore. Fa quello che fai, ma fallo con amore e quando non riesci: fermati, guarda e ascolta e il Signore dell’amore ti offrirà la soluzione.
Mantieni il cuore puro e nel dubbio, siediti, aspetta e prega.
Ricerca la presenza in te. Non decidere mai quando sei nervoso.
Siedi e aspetta e la Presenza respirerà in te e tu respirerai per Lei.
Ecco che allora l’acqua agitata si calma e entra nella quiete; la luce l’attraversa; l’unione con lo sfolgorio di mille soli si attua…e tutto diviene Luce.
Procedere nella piccola guerra santa significa accettare tutti gli altri, andando oltre le apparenti differenze; insegnando che il Padre è amore, che perdona per mille generazioni, e il cui castigo – salutare – invece riguarda solo la terza – forse la quarta – generazione.
“Dio allora pronunciò tutte queste parole:”Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.”[222]
Farsi uno con tutti; essere un’oasi nel deserto per ogni forma di vita. Accettare gli altri, perché figli dello stesso Padre, e al di là delle apparenti diversità, tornare al centro.
Ricomporre il Volto divino, che volontariamente è stato nascosto: con la filocalia l’oro disperso viene ricercato, per ricomporre il sacro sembiante e così viene costruita la Cattedrale universale, che fiorisce nelle galassie.
Gesù ricerca i sacri utensili sacerdotali d’oro, che l’avversario vorrebbe per se, pur senza comprenderne il vero significato, per realizzare il Culto divino. Questi Utensili d’Oro puro, con sapienza celeste, sono stati dispersi dal Padre nel campo del mondo.[223]
Costruire la cattedrale universale, o Gerusalemme celeste – dove uomini e angeli sono concittadini – è il senso della venuta del Signor Gesù Cristo.
Conseguire la terra promessa è l’equivalente di ricostruire il volto divino: e questo è il realizzare la piccola guerra santa.
Ma il sostegno della piccola guerra santa, va ricercato nel conseguimento della grande guerra santa, che si esprime come fioritura in Dio : è una Unione, che va al di là delle forme, del Tu sei Me; per cui la creatura non è più semplicemente creatura – tanto è vero, che Bernardo di Chiaravalle ha potuto dire, più o meno: “ Mi baci coi baci della Sua bocca… le stesse visioni di angeli mi infastidiscono.”
La creatura si trova davanti al suo Creatore, senza intermediari; non è un perdersi nel nirvana (Dom F.Mosconi ) ma è un ritrovare la propria unicità in Dio.
Ho lottato, in passato, per questa unicità nei miei deliri libertari: per la dignità umana calpestata dall’uomo e dalle sue istituzioni politiche e pseudo religiose.
Come si fa ad avere un cuore così duro, che non vuole udire il loro grido di agonia?
Essere mandato per coloro che non hanno più patria, che non hanno più un credo, che non hanno più una bandiera sotto la cui ombra riunirsi, che non hanno più un”ideale”, e per questo divengono violenti contro di sé, contro gli altri, contro la natura, contro il Padre benedetto.
E da questo scaturirà il misterioso: “Uno di Voi Mi tradirà”. Con serietà somma il Signore disse questo.
Ma con un Amore che sconvolge, offrì, in modo dolce, il boccone a Giuda. Con questo atto Satana ebbe il permesso di impossessarsi del traditore, il quale fu così sottoposto ad una energia a lui superiore. Quando l’avversario lo lasciò a se stesso, sbilanciato nei deliri della mente bruciata, quella povera creatura sconvolta,senza più capacità di comprensione, si suicidò, facendosi un male peggiore.
Se il Signore della vita, gli ha dato un boccone particolare, non era per condannarlo, ma per trarre nella rete un pesce ben più grande: Satana stesso.
Anche se Giuda porta all’estremo il fatto di essere prodigo– come re Saul che si uccide in battaglia per non cadere vivo nelle mani dei Filistei- nella sua tenebra, c’è quel boccone, che, come ostia sacra, non può essere vinto da nessun male.
Ciò per il semplice fatto, che Gesù ha compiuto ogni cosa con Amore, nel pieno e fedele rispetto della volontà paterna, per riportare la vita dove v’era il guasto della natura corrotta.
Forse c’è una speranza anche per Giuda.
La morte stessa, resusciterà a vita eterna ridondata di Luce dal Signore della Luce, e questo quando l’Uomo Universale, come sole divino, tutto irradierà di luce e il Padre si paleserà apertamente [224] nella sua Gloria.
Infilare le mani nella notte dell’anima e trarre fuori la luce.
Dare speranza a chi non ha più nulla, come non vergognarsi per tanta insensibilità?
Gesù può essere incontrato come Malco[225] – che va per aggredire, e ne esce vinto, ma risanato (ed è quel che conta!) e anche come Giuda, che ha tradito il suo Signore, Re e Amico .
Nella mia pochezza ho anche dovuto chiedere perdono per me e per chi come me non è capace di farlo, perché prigioniero di una forza più grande.
Il fatto è che Gesù ha sempre giocato con Satana una partita dura, senza esclusione di colpi, dove lo scacco matto è stato inflitto in modo imprevedibile, dal Servo silenzioso, nei confronti di chi lo martirizza, colla Gloria della Resurrezione.
“ Quello che stai per fare fallo presto “ .[226]
Anche in questo caso gli apostoli non comprendono nulla della furiosa lotta spirituale, che incombe sulle loro teste.
Ma non è tanto questo ciò che può porre in lacrime, quanto piuttosto la successiva risposta dolce e per questo sconvolgente: “ Amico, mi tradisci con un bacio “ ?
La Parola “Amico” pronunciata da Gesù, ha il potere di generare un giardino incantato nel deserto, rendendolo ricco di cascate e di uccelli cinguettanti di gaudio.
“ Amico, mi tradisci ancora?”
E quella dolcezza ha spezzato il mio cuore di pietra, mettendo in fuga le idee sbagliate; non sempre è facile capire il Padre: allora è necessario fermarsi in silenzio per aprirsi all’ascolto.
E’ proprio attraverso il silenzio, che in modo privilegiato avviene la comunicazione col Padre, che a volte usa i fulmini con chi è troppo addormentato.
Nella quiete, però, predilige l’azione senza intermediari, e così l’acqua lustrale della mente, purificata, rifulge per l’azione delle bollicine d’oro dei raggi luminosi dello Spirito santo, che l’attraversano irradiando.
Gesù ama in modo ardente ed attende trepidante e fiducioso, che la sua creatura Lo riami con amore divino. Oggi è il tempo per questo!
In Gesù Dio Stesso dà la sua vita per il peccatore, per il fratricida:
“ forse per un uomo dabbene qualcuno ardirebbe morire, ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi “.
Chi darebbe la sua vita per un delinquente? Forse l’ io no , ma Dio si.
Salii all’Eremo, col verso di Eb.12,1 [227] non che io lo volessi, ma fu quello che, non previsto, uscì dalle mie labbra davanti a te; tu prendesti il sacro testo in greco, ma subito ti dissi, che a mala pena sapevo esprimermi in italiano.
Necessità di vivere Ebrei 12 per deporre il peccato, che così facilmente mi avvince, davanti ai piedi della Chiesa trionfante: ciò equivale , a permettere alla Donna di Luce, di schiacciare la testa del serpente antico, il prevaricatore che s’è insinuato nel mio cuore.
E qual è la causa del mio peccato ? Non è forse il fatto di dimenticarmi del continuo del mio Dio, Signore, Re ed Amico e della nobiltà che mi ha donato?
Quando aprirò gli occhi su questa furiosa guerra spirituale, che incombe, non solo sopra la mia testa, ma dentro di me?
Quando coscientemente prenderò possesso delle energie, che il Risorto mi dà nella Sua compassione?
Solo nel silenzio ombelicale è possibile entrare consapevolmente nel proprio centro, dove risiede il divino. Da lì prende ordine il disordine, da lì il caos riceve dallo Spirito il comando di lasciarsi plasmare dalla luce.
L’uomo diviene ponte fra cielo e terra, se la Parola, lievitando l’anima, lo introduce nel mondo dello Spirito, nel Regno celeste, già da adesso.
Deporre il peccato ai piedi della Chiesa santa trionfante, che può fare quello, che tu non puoi assolutamente fare: schiacciare la testa al peccato della separazione, che vive in te.
Paolo di Tarso, Lui è il socio d’Amore.
Francesco è il Cherubino che viene da Oriente.
Gesù è la Resurrezione a vita eterna.
Davanti al Padre non v’è differenza di persone, Egli va oltre i primi e gli ultimi.
La Chiesa che ha trionfato, termina l’opera con quella che ancora deve trionfare.
Per seguire Gesù, per poter stare effettivamente con Lui, occorre per prima cosa fare metanoia ed andare – nella carne- oltre la carne, per ragionare da creatura divina.
“ Sii umile, scopri la grazia dentro di te, è il dono che il tuo Signore ti ha fatto…umiliati nei confronti di tutti gli esseri viventi, sentiti in debito con ogni creatura e pentiti per la durezza del tuo cuore, durezza che ti deriva dal tuo continuo oblio del Padre.
Torna al Signore, Israele…oggi. Vivi con lo stesso sentimento di umiltà, che è in Gesù.
Lui ti ha dato un cuore come il Suo, perché ti stupisci? Non hai forse chiesto, per ottenere, un cuore puro per una vita pura? Ama gli altri col perdono di Dio, come Dio ha perdonato a te. Sii oasi di pace: c’è solo un Nome, quello di Gesù.
Un cuore divino, per una creatura divina, inizio di una nuova creazione, che prende su di se il peso della condivisione.
Trasforma la tua vita in altare di sacrificio con silenzio ombelicale e celeste.
Ho visto Malco, ho visto Giuda. Adesso recentemente, la sensazione del ladro, che vuole portare via qualche cosa dalla cella di un monaco…ma Romualdo, avvisa i fratelli e il ladro è bloccato.
Quale fu la punizione? Il taglio della mano, oppure il perdono incondizionato.
Cos’è quello che ho cercato di sottrarre al Monaco dell’Eremo?
Perché ho cercato di forzare la sua porta, che pure era stata lasciata aperta intenzionalmente?
Forse perché volevo spiare la tecnica di preghiera dei Camaldolesi, possibili custodi della via esicasta?
Nell’avvicinarmi però è successo qualche cosa di imprevisto, che mi ha avvicinato al fuoco.
Venivo per prendere, e invece sono stato preso; vinto da una dolcezza sconvolgente. So solo che qualche domenica dopo, mentre mi preparavo a rivivere il Ricordo, il cuore ha cominciato a battermi forte forte, come capita al ragazzo innamorato, che aspetta, trepidante, per la prima volta la sua ragazza, che sta per arrivare.
“Signore mio Dio,
mia unica speranza,
ascoltami benignamente,
non permettere
che desista dal cercarti per stanchezza,
ma sempre cerchi il tuo volto con ardore.
Dammi tu la forza di cercarti,
tu che ti sei fatto trovare
e mi hai infuso la speranza di trovarti
con una conoscenza sempre maggiore.
Davanti a te è la mia forza e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a te
è la mia scienza e la mia ignoranza;
là dove mi hai aperto,
accoglimi quando entro
e là, dove mi hai chiuso,
aprimi quando busso.
Fa che mi ricordi di te,
che comprenda te,
che ami te.
Accresci in me questi doni
finché non mi abbiano
trasformato completamente
in creatura nuova.”[228]
Sembrerebbe, a volte che non ci sia spazio per l’Amore, ma P.Giovanni può dire:
”Quando il cammino inspiegabile di un uomo ci addolora, e vedendolo deviare da ciò, che pensiamo essere il sentiero giusto, lo vorremmo giudicare e condannare
se in noi è un pur tenue bagliore di fede, il Risorto dice : non turbarti; anche costui è alla ricerca di me,non guardare le apparenze, guarda il suo cuore con il mio occhio e vedrai che nel suo errare egli cerca un porto che accolga e plachi la sua solitudine e disperazione. Chiamai “amico” Giuda nel momento del tradimento.[229]
Mai come oggi l’umanità si è allontanata dalla conoscenza del Dio vero; mai come adesso le tenebre sembrerebbero trionfare sulla giustizia e diritto;ecco, perché è necessità insostituibile, che i detentori della pietra scartata, coraggiosamente facciano la loro professione di fede.
Non se ne può più, perché ci stanno facendo a pezzi: è un urlo che echeggia in tutti i Continenti.
Il mondo ha bisogno di chi sa e può e vuole vivere e morire nella libertà dei figli di Dio.
C’è una intera gioventù sbandata, che non sa cosa fare ne dove andare, perché non trova risposta viva in un sistema precostituito, che non prevede, coi suoi schemi sclerotici, la soluzione al problema Vita.
Come rappezzare un abito logoro, con una stoffa nuova? Bisogna solo lasciare soffiare lo Spirito, Lui dirà il come, il dove, il quando.
Ravvivare il pensiero spento con la fiamma ardente dell’Amore di Dio, che agisce sull’uomo col tramite della buona volontà.
Camminare dietro i nuovi cammini dello Sposo, prepararsi ad una Ecclesia di tutti i colori, che fonda le sue radici nel Sangue di Cristo, e risalire coi Fratelli Ebrei, Ortodossi, Buddisti, Taoisti, Musulmani, Animisti verso la Luce.
Occorre il coraggio di farmi trasformare da Cristo in concime per la Sua Vite santa, bruciando libero in umiltà giorno per giorno.
Lì nostra Signora, sede della Sapienza, colla catenella della Giustizia trae fuori dalla caverna dell’ignoranza, il peccato stesso, consegnandolo docile a S.Giorgio, l’intelletto illuminato, che lo “uccide” per liberare la Dama.
L’usurpatore dalla mala ragione è vinto; l’inganno finisce, il nuovo Regno può iniziare…dentro la creatura rigenerata.
Occorre scendere nei personali inferi dove l’intelligenza metallica, freddamente razionale, viene rigenerata dall’intelletto dello Spirito.
CAPITOLO XXIII
La Pecorella
E’ una discesa ombelicale, per giungere alla porta fra cielo e terra, centro vitale dell’uomo universale, punto di ristoro per l’intera creazione.
Concentrarsi col ritmo interno del proprio respiro, per sintonizzarsi col Respiro del Risorto, che dall’alto dei Quartieri generali, dirige il traffico delle galassie.
“ La nostra luce si unirà ad altre luci, queste ad altre in una nuova e non peritura Ecclesia: quella da dove vengono celebrate le nozze dell’uomo e di Dio ”.
Sempre Giovanni Vannucci o.s.m.
“Riportare il nostro corpo a Dio, attraverso l’obbedienza, riverberare nel Creato il mondo divino.”
Dare a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare.
Mi sono svegliato questa mattina, con il “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Chi è Cesare, chi è Dio?
Non sapremo chi è Cesare, fino a quando non sapremo chi è Dio.
Dio non è l’Essere perfettissimo, creatore del cielo e della terra etc.etc.
Dio non ha niente a che vedere con le dottrine degli attributi, insegnate dalle Chiese di Stato.
Si dice che Gesù, per far comprendere a un discepolo che gli chiedeva Chi o Cosa fosse Dio, lo avesse afferrato per le spalle, immergendolo con la testa dentro una vasca piena di acqua.
Ve lo tenne il tempo necessario per aiutarlo a comprendere cos’è il vero battesimo; quando lo lasciò, libero di respirare di nuovo, arrivò al giovane, con dolce timbro di voce, la Parola sacra del Maestro, che interpretata, col ritmo interno che le è proprio, potrebbe anche significare:
”Quando il tuo Cuore avvertirà l’urgenza di conoscere la Verità, con la stessa intensità con cui i tuoi polmoni hanno sperimentato la necessità insostituibile dell’ossigeno per respirare a vita piena, allora saprai per esperienza, cos’è la brezza di Dio, che respira in te, vivificandoti”[230].
Questo mi ha fatto ricordare, che quando mia madre lasciò fra le mie braccia la pesantezza del suo corpo, provai per alcuni istanti, la sensazione di avere perduto la mia radice.
In quel momento seppi solo andare alla Cappella della Madonna del Conforto nel Duomo di Arezzo e pregare la Santa Madre di Tutto per avere luce.
Fu allora, che in modo potente, sentii la necessità di vivere quello, che un sacerdote mi disse, cioè di scoprire il significato della Chiesa nella mia vita.
Allora compresi, perché senza rendermi conto, proposi al Monaco camaldolese, i versi di San Paolo in Ebrei12, e cioè perché era per me necessario sapere dov’è la vera Chiesa, quella nella quale si mostra l’Autorità della Pietra scartata.
“Riportare il nostro corpo a Dio, attraverso l’obbedienza alle leggi, che ne regolano l’esistenza ci aiuterà a comprendere il senso della presenza fisica dell’uomo nell’universo; riverberare nel creato il mondo divino. Sempre P.Giovanni.
In certi momenti mi sembra proprio di essere oggetto di tifo, come se fossi circondato da spettatori…. come se ci fosse una platea di Atleti vittoriosi in combattimenti già avvenuti, che mi assiste nella lotta incoraggiandomi a ben combattere, per ottenere la vittoria, quella che appartiene a tutti.
I Getsemani personali restano una chiave di passo nella crescita di un essere, e il nutrirsi colle virtù teologali[231], rende possibile l’espansione vissuta d’amore, ai quattro angoli del cielo, delle quattro virtù cardinali[232], punto di riferimento per la nuova creazione nel tempo e nello spazio, dove il dolore è utile, non per se stesso, ma per quello che abbiamo imparato attraverso quello (Alfredo Offidani).
CAPITOLO XXIV
Il Punto della Situazione
Ogni tanto è bene fare il punto della situazione.
1.V’è differenza conoscitiva fra chi è figlio di Dio consapevolmente e chi non lo è; la differenza sta nella capacità di realizzazione. Sono un figlio di Dio; so di esserlo per la rivelazione del Signor Gesù, secondo la testimonianza della Chiesa santa, quella che nasce dalla pietra scartata: l’anima umana, calpestata e offesa dal rigore dell’avversario. La pietra scartata è quella stessa, che infrangerà il dominio anticristo, così come è stato visto dal profeta Daniele, nel capitolo 2, nei tempi che Dio ha prefissato; quegli stessi tempi che certi angeli vorrebbero conoscere, senza poterlo, poiché quel tempo sarà noto agli Uomini di buona volontà, quelli che Egli gradisce[233].
2.Necessità di purificarsi attraverso la sequela. “ Gesù, Figliol di David, abbi pietà”. Fai di me una nuova creatura, che si rinnovi giorno per giorno sulle orme del Tuo Gesù. Proprio come per il cieco di Gerico di Marco 10,46-52.
3.Gesù si manifesta come il Risorto, allora perché vivere metallicamente, quando invece si può brillare con un cuore ardente per amore, con quella libertà che è propria dei Bambini di Dio di tutte le età?
Amare Te, attraverso il Padre buono, Pastore Bello. Amarti per Te, amarti nelle tue creature, amarti in me: Te, le Creature, Me: nello Spirito Santo siamo Uno col Padre.
Io gemo nel travaglio, la creazione geme nel travaglio nell’attesa della manifestazione dei figli di Dio, lo Spirito santo geme, perché brama fino alla gelosia, il tributo che Gli spetta, per riconsegnare la creazione perfetta al Padre.
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”, questo non significa mettere la corda attorno al collo del fratello perché non so amarlo in modo genuino e costringerlo a credere qualche cosa, che non può o non vuole comprendere, e che sicuramente io per primo non ho compreso -altrimenti non avrei mai usato la corda della imposizione.
Gesù non ha mai costretto nessuno a credere in Lui con la forza. Perché coloro che dicono di agire nel ”nome di dio” pretendono di fare violentemente la parte del Padre, mostrando un volto di Dio, che non esiste, spingendo sicuramente molti alla disperazione?
Perché non stiamo dalla parte degli scartati, dalla parte di chi nessuno vuole e ama? Perché abbiamo paura di comprometterci, se andiamo a pranzo coi peccatori? Perché credo di essere santo, se invece sono solo un sepolcro imbiancato fuori, ma dentro fradicio; perché non mi pento, e col cuore compunto, non torno al Padre in Gesù? Se non amo, costruisco con pietre e cemento, ma SE amo con cuore e Spirito, contribuisco all’edificazione della Cattedrale cosmica.
Padre squadra il mio cuore con la livella dello Spirito, e fa che il mio sangue versato, nel credo di ogni giorno, nella vita di ogni giorno, divenga concime per la Tua Vigna sacra: amen.
L’uomo doveva santificare col sudore della fronte il proprio lavoro, come offerta al Padre, come via necessaria per la risalita a causa della caduta; Gesù, per risollevare l’Uomo universale, suda sangue, dando l’esempio, che i Suoi seguono.
Occorre meditare sul perdono universale in vista del giubileo perenne, perché se è vero, che si parte dalla caduta di Adamo, è anche vero, che si deve giungere per adozione divina in Cristo Gesù nel potere dello Spirito santo, alla Restaurazione del nuovo Adamo, finalmente ristrutturato con la trasfigurazione prima, con la resurrezione poi.
Ogni creatura è importante agli occhi di Dio, che finalmente si svela come Padre – nella pienezza storica della venuta di Gesù , l’Unto del Signore, che nel seno della Vergine, nella santità della Natura, prende dalla Purissima forma umana, nobilitando la specie umana.
Il Padre tutto e tutti ama, e nulla si perde. In questa direttiva per avere luce, occorre lasciarsi illuminare dallo splendore della resurrezione cosmica.
La resurrezione cosmica non è qualche cosa di sentimentalmente bello, ma vagamente definito; è invece certezza esuberante che riguarda te, me, lui, lei, chi è stato, chi non è stato, chi non ancora è stato, ma che sarà.
Uno dei significati immediati della Resurrezione è il recupero, alla Luce di Dio, di ciò che sembrava perduto; le stesse ossa che sono state viste da Ezechiele [234] divengono profezia certa, per questi tempi dubbiosi, dell’intervento personale del Padre, Signore della storia.
E non rammentare l’inno di esultanza di Paolo di Tarso, che esce dal suo guscio, facendosi per l’Amore di Cristo, uno con tutto e tutti :
”la morte è stata sommersa nella vittoria. O morte dov’è la tua vittoria?O morte dov’è il tuo dardo?”
Allora mi domando: cos’è resurrezione, ora per me? Cos’è la caparra della Rigenerazione cosmica futura, ora in questo mio presente, cosa è resurrezione?
Chiudo gli occhi fisici, per aprire quelli del cuore e nel silenzio, qualche cosa comincia a prendere forma, ed allora vedi i Getsemani in fiore, e quel profumo di gelsomino che percepisco è il respiro del Padre, che rigenera la creatura sbadata, quando questa non è presente a se stessa.
Davvero, nessun uomo è solo. Forse, per farmi capire qualche cosa, il Padre permette la degenerazione dell’ essere, come nel caso di Nebucadnetsar in Daniele 4. E a nulla è servito Dan.4,27! Allora, vedi di conoscere lo stato delle tue mandrie! Prov.27, 23-24: se non si sa reggere neppure la propria famiglia, come si può essere d’aiuto agli altri?
Come cominciare ad amare per amore e non per dovere? Ama il Signore Dio tuo con tutta la tua forza, ama il prossimo come te stesso. Come entrare in questo vortice luminoso, che unisce in Uno il Padre, me ed il prossimo?
Il Padre ama tutti, perché è in tutti e provvede al bisogno di tutti: dai piccoli dei corvi, al potente leone, come dice il Salmista. Dio è davvero in tutti, anche nelle pietre:”Io vi dico che se costoro si tacciono le pietre grideranno.” Lu.19,40. Monito questo forte, da non sottovalutare.
La lezione è sempre là, ai Getsemani. “Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola:che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anche essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato…..e io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno,come noi siamo uno;io in loro,e tu in me, acciocché siano perfetti nell’unità e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato,e che li ami come hai amato me..”Giov.17, 20-23.
O la Chiesa è uno con Gesù o non è chiesa. Ma se Gesù stesso prega per me il Padre affinché possa vivere di questo Amore, che sorpassa ogni conoscenza, non farò forse violenza alla mie orecchie stonate, per far sì che possano udire le melodie dell’Amore immotivato,i sospiri ineffabili dello Spirito santo: Rom.8, 26?
In Gesù tutto si attualizza,e le promesse del Padre divengono sangue e carne, e il Chi vede me vede il Padre assume allora la potenza di fare volare, chi è destinato per natura a volare.
Resurrezione è fiorire a vita eterna, ma può risorgere solo quello, che prima muore; per questo stai entrando nei tuoi personali inferi, per stanare il peccato deformante, che è in te.
”Io sono la Resurrezione” dice Gesù, così non fermarti alla semplice resurrezione di Lazzaro, che ancora è fondata nel tempo della carne, ma punta deciso alla Resurrezione cosmica, morendo giorno dopo giorno al tuo egoismo, fino al momento del transito.
CAPITOLO XXV
La Consacrazione del Tempio.
Porziuncola: lievito di eternità.
Francesco, da cherubino infuocato, viene da Oriente per segnare il santo sigillo sulla fronte del credente cristiano.
Gesù non è risorto: Gesù è il Risorto e la Sua opera è portata a termine dai Suoi.
Cristo è la Resurrezione e ha dato alla Sua chiesa l’Autorità e la Potestà di esercitarLa, poiché la Resurrezione è un modo di essere, è una modalità della Materia, che, sollecitata da alto, viene rielaborata in purezza dalla Energia vivificante del Padre, che opera attraverso la chiesa.
Ma, restando nel versante occidentale, ancora una volta attraverso quale chiesa ?
Quella della Roma, impelagata con la politica andreottiana, collusa con la mafia e responsabile degli omicidi del Generale Alberto Della Chiesa, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?
O quella della Roma pontificia, connivente coi banchieri, che quotano in borsa il “Vaticano”speculando sul futuro dell’umanità?
O forse c’è dentro la chiesa, una Chiesa ancora qualificata nei confronti del Padre Nostro, ancora capace di vivere la Povertà, insegnata dal Cristo di Nazareth e 1000 anni dopo dall’ Alter Christus d’Assisi?
I vertici del Vaticano perché, oggi nel 2015, non aprono le porte delle sue regge agli “Emigati, agli esclusi ai profughi, a quelli che nessuno vuole” in modo che i pastori vivano davvero in mezzo alle pecore del Sacro Gregge minacciato? Le tragedie in mare sono morti annunciate che servono all’elite mondiale per annullare la sovranità degli stati, in questo caso europei, imponendo le “quote di esseri umani” che ogni stato deve far entrare nel proprio stato. Considera le coraggiose denunce di David Icke.
Dove è oggi la Chiesa, sale e luce dell’ Origine? C’è ancora?
Ancora una volta la risposta è sempre là, dal Tabor ai Getsemani; è là, che l’umiltà precede la gloria.
Non sapevi, che nei Getsemani di Gesù c’è posto per ogni uomo, perché lì l’Amore, per “desio d’amore” chiama l’amato?
Col.1, 9-29: ” 9 Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10 perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera
buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; 12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,14 per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.
15 Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;
16 poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.17 Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui. 18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose. 19 Perché piacque a Dio
di fare abitare in lui ogni pienezza 20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli. 21 E anche voi, che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che
facevate, 22 ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto: 23 purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni
creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro.
24 Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25 Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, 26 .cioè il mistero nascosto da secoli e
da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. 28 È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo. 29”.
Questa è la chiesa, testimone del Risorto.
Allora via lo sguardo metallico. Fuori la muffa dal cuore dei banchieri vaticani e apriamo la porta allo Spirito santo:
”Ecco, Io sto alla porta e picchio, se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui, ed egli con me”: Ap.3,20
Devi viverla questa sfera di luce increata, come i fiori della mimosa: è una esplosione nucleare di luce increata, che tutto produce e compenetra.
Mens resurgit in natura. Il silenzio ombelicale è la risposta.
Il messaggio è: Gesù è risorto. Ma la chiesa di potere lo nega col suo dire senza fare.
Lui è uno con te, tu uno con Lui. Però devi attraversare i tuoi Getsemani, l’orto benedetto dove è sepolto il tesoro, è lì, scavalo e portalo alla luce, donalo a chi soffre, a chi geme nei travagli della carne.
Sii seme di speranza in un mondo senza cuore, che nega la verità d’amore.
Ricorda che sono i preti di potere, quelli che hanno crocefisso Gesù, deformando anche al presente il Suo insegnamento. Lotta fino al sangue – il tuo nel Suo – contro il peccato, che può facilmente essere “deposto”per grazia.
E’ in questo modo,che si impara a stendere, per amore, la propria mano, affinché sia crocifissa al legno della Vita.
E’ così che si impara a fare il parafulmine di Giovanni 3,14.
Non è via difficile, il tuo Dio non può chiedere niente di impossibile ai suoi bambini; solo, percorri questa via con cuore di fanciullo, ed abbi fede nel Padre, che ha iniziato in te un’opera.
Opera che sarà condotta a perfetto compimento nel giorno di Cristo. Sei un campo di battaglia: trattieni lo Spirito santo e rigetta l’Avversario.
Saggiando gli spiriti, che si presentano, sii parafulmine.
Stendi la mano con la stessa fede, che ha operato, e che opera al presente in Cristo Gesù.
Consegnato interamente al Padre, stendi la mano affinché gli uomini possano inchiodarla, in tal modo costringerai i demoni, che imprigionano gli uomini, a venire allo scoperto.
Da parafulmine, guarda al Cherubino, che viene da Oriente.
Sii sveglio, coi fianchi cinti, e con l’olio sufficiente nella lampada, da vergine savia.
Per consegnarsi al Padre, occorre arrendersi al Suo Spirito, che agisce col tramite della Chiesa di Cristo e non con quella del potere.
Nel prepararsi a stendere le mani, cerca di avere, vivente in te, lo stesso Amore che sorresse Gesù Uomo, arrendendoti allo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio.
Perché so che Dio è creatore dell’universo ed in più Padre innamorato della Sua creazione?
1.Per la rivelazione data dal Signor Gesù, rivelazione che adesso è vivente nella Sua chiesa: Gesù è il cordone ombelicale fra creatura e creatore: anche se sembra inaudito, è proprio così, Giov.17, 21.
2.Per la testimonianza del mio Cuore.
E’ in Gesù che si sciolgono i misteri del Padre: Gesù è il Sigillo vivente dell’autenticità dell’amore del Padre.
Il Tabor, mostrato da Gesù, è il parafulmine dei mali di tutto il mondo e di tutti i tempi; è su questa via, che i suoi devono seguirlo. Cerca la Stazione del Cuore.
Si denuncia il male, non per sete di vendetta/giustizia, ma perché, con la dovuta purificazione, rimanga solo il bene.
Ritorno all’evidenza della luce. E’ come se nelle mani di Dio vi fosse un pezzo del nostro cuore: solo Lui può colmare quel senso di vuoto, che ogni creatura ha in sé, e questa fame spirituale, perché questo vuoto è proprio fame, può essere soddisfatta solo dall’Autore della nostra vita, che mediante lo Spirito, mi fa sapere che la creatura è bramata fino alla gelosia.
Se io non soddisfo in modo legittimo questa fame di Dio, cioè se non vivo per la verità, mi trovo nell’errore ed allora la mia vita sarà inquieta, nervosa, decentrata.
Qui non si tratta di sapere se io sono migliore o peggiore di te, se è meglio essere bianco o nero, ebreo o cristiano: qui si tratta di fiorire a vita eterna, dall’errore vivere nella luce, in una parola, di essere illuminato.
Gesù è, per il tramite dello Spirito santo, il cordone ombelicale fra me e il Padre, ancora una volta”Ecco io sto alla porta e picchio:se uno ode la mia voce ed apre la porta,io entrerò da lui e cenerò con lui,ed egli con me.”Ap. 3, 20
Gesù si manifesta nella privazione, nella sofferenza, nel dolore degli altri. Vuoi sapere dov’è Dio? E’ in mezzo a chi soffre, in mezzo agli ultimi, a quelli che nessuno vuole.
Ogni tanto devi andare al largo colla barca, per stare solo con Gesù. Ogni tanto devi cercare di avvicinarti più che puoi, anche meno di un tiro di sasso. Ogni tanto cerca di prendere il suo posto. A Lui fa piacere e quando lo fai, agisci con umiltà, dai con umiltà.
Essere come te, Signor Gesù, non per rapinare te, ma per eseguire il mandato paterno, là sul Tabor: ”ascoltateLo”.
Il Padre buono è fiero di avere figli misericordiosi come Lui.
Ascoltare per diventare come Lui, essere uno con Lui, perché tale è la volontà paterna: Giov.17, 6.
Il talento ricevuto è la vita, è il dono della vita e Cristo è il Sigillo del Padre sulla creatura. Il talento non và nascosto/sepolto, ma messo in circolazione e fatto fruttare per benedire la vita.
Và e brilla nella solitudine. Sii sentinella, ricordando quella collinetta granitica – che solitaria, perché separata dalle altre colline – veglia, circondata dagli impianti petroliferi e gassosi, terribilmente inquinanti della raffineria di Sarroch e da una discarica occultata di sostanze tossiche, che nessuna civile Torino vorrebbe.
I centri economici di potere hanno scelto la Sardegna, trattata ancora come terra di conquista, perché nessun’altro voleva in casa sua questo obbrobrio velenoso.
I casi di malattia per leucemia, rispetto al numero degli abitanti, sono impressionanti e colpiscono in modo sproporzionato i bambini.
Sono sempre i bimbi i primi ad essere violati nei sistemi socio-politico-economici e religiosi, privi di cuore.
La prima volta che vidi questo complesso fu di notte, arrivando dall’aeroporto di Cagliari per andare, per motivi di lavoro, a Santa Margherita di Pula.
Rimasi turbato da questo ragno tentacolare, che sembrava spuntare dal mare, e che in seguito mi avrebbe ricordato la bestia apocalittica, che esce dalle acque.
L’ho visto chiaramente un giorno: la benedizione di Dio è come l’acqua del cielo, che porta la vita alla terra arsa del cuore, bruciata dal non ricordo.
La creatura brancola nel buio del Non Ricordo, ma la Mano solerte non dorme mai.
Il Senza Nome non dorme mai. Il Senza Nome non è un uomo e le Sue vie non sono le mie vie, ma misteriosamente, in ogni creatura c’è, come tendenza una forza ascensionale, che potresti chiamare bisogno di Dio, fame di Dio.
L’essere, senza che lo voglia, si trova a fiorire alla vita. Cade a terra, come seme, dalla bisaccia del Cavaliere, che, a gran carriera galoppa per le strade del mondo, seminando la vita. Questi semi saranno nutriti dalla terra, dalla quale quindi traggono forza e vigore, mentre dentro c’è una forza, che lo spinge a cercare il cielo. Solleva i suoi steli, solleva i suoi rami, allunga le sue foglie come preghiera al Cielo santo. Seme celeste, piantato nella terra, e che deve ascendere al cielo, dopo aver portato il frutto dovuto, dopo aver realizzata la missione, che il Padre dà ad ogni creatura.
Seme celeste che non è piantato a caso.
Il Cavaliere sa quello che fa, prima era contadino; allora però c’era pace, era l’età dell’oro, e il solco, aperto dall’aratro tirato dal placido bue, non era sentito come una ferita per la terra, che gioiosa apriva il suo grembo materno ad abbracciare la semenza deposta con amore.
Ora è importante notare che l’Amore è sempre lo stesso, perché Io l’Eterno non muto: Mal.3, 6 e Gesù Cristo è lo stesso,ieri,oggi,in eterno:Eb.13, 8.
Però sembrerebbe, che adesso ci sia più fretta.
E’ proprio kali-yuga.
E’ come se si fosse vicini alla quadratura del cerchio, necessario per la manifestazione dell’Uomo Universale.
E il seme si sviluppa in pianticella , sorretta da leggi che la proteggono ed educano. Il caso cieco per lei non esiste: lo stupore nasce quando il seme, che sembrerebbe appartenere alla terra solamente, scopre, nel suo ritorno all’evidenza (Lanza del Vasto) di essere altro, che appartiene all’Altro. Si può parlare di Stagioni dell’anima.
Tutto è nato dal flash di una bisaccia, un cavaliere al galoppo, un seme che cade. Prima avevo letto “Commento ad Isaia 55,1-3 [235];6-11[236]
Se scendo nei miei personali inferi, e sono inferi per davvero, perché abitati da potenze – alcune delle quali si sono dichiarate a favore della luce, altre no, e devono essere stanate; altre invece si sono dichiarate neutrali.
Queste potenze sono le più pericolose, perché hanno già deciso da che parte stare, e non avendo ricoperto il ruolo che avrebbero potuto svolgere, hanno lasciato indifeso quello spazio, che avrebbero dovuto far fruttare; non lo hanno custodito ed altri sono subentrati al loro posto, così s’è formato uno squilibrio, che deve essere ricomposto dall’Amore, o con loro o senza di loro.
Per cui, per amore, se puoi, cerca di recuperare anche loro.
Sospendi il giudizio,ed ama, restando ancorato alla speranza: Prov.16,7 [237].
Dai una speranza anche a Giuda, in fondo il suo vero nemico è lui stesso, ma tu, se puoi, aiutalo a trovare la via del bene. Ricorda sempre da quale immondezzaio sei stato tratto fuori, letteralmente preso per i capelli.
Ma in questa guerra, la grande guerra santa, espressione tolta dalla simbologia musulmana, le virtù cardinali non possono bastare, ma occorrono – con efficacia – le virtù teologiche, quelle divine, le virtù teologali, punto fermo e nutrimento dell’anima, che a questo punto comincia a fare uso degli occhi della mente, quella Mente di cui parla Paolo, il forestiero per Amore,in 1Cor.1,16.
Solo le virtù teologali nutrono l’essenza dell’essere.
Qui si va oltre la prima stagione-platonica/aristotelica- dell’anima, perché se è vero che questa può conoscere il Mistero, che fa dire a Gesù:”Iddio è spirito” è anche vero che l’anima diviene, in male e in bene, quello che conosce, “ e quelli che l’adorano bisogna che l’adorino in spirito e verità.”Giov.4, 24.
E’ su questo filo d’oro, che vanno interpretate le benedizioni, promesse alla Casa di Davide, secondo le profezie di Isaia 55, 3 più sopra citata e Ezechiele 34, 20-31 [238]. Una particolare attenzione è dovuta a Ez.3, 20-21[239] e ciò ha a che fare sul male uso dei talenti ricevuti in dono: ora il dono in realtà và visto anche come un nodo con il Padre. Un legame col quale, Donatore e beneficiario del dono, in qualche modo si identificano.
Ma se io, da beneficato, mi dimentico e non curo il fratello più debole, come potrò guardare negli occhi Colui, che per amore ha dato se stesso, senza nulla chiedere in cambio?
V’è libertà là dove v’è il Cristo liberamente formato.
Pregavo per questa terra arida, screpolata dal sole, pregavo per l’acqua, che porta la vita, ma poi ho visto sulla montagna la tempesta di neve, e la gioia della benedizione sulla cima della montagna si è estesa su tutto il Paese.
Qui in riva al mare, zona Sarroch, c’è questa collina separata, da una catena di colline, da una piccola piana; qui si estendevano ettari di terreno coltivati a frutteto con peschi e peri. Adesso, invece, ci sono solo cisterne di petrolio, condotti fumiganti e ciminiere, che sputano fuoco, gas e acidi venefici di tutti i tipi.
Ma questo colle solitario guarda e protegge la piana, nonostante tutto.
Da lì si domina tutto il golfo degli Angeli, il golfo di Cagliari, fino a Villasimius.
Non c’è niente di più triste di quando in una società, in una nazione, in una città, in una famiglia, in un uomo, si spegne lo spirito.”Non disprezzate il profetare. Non spegnete lo Spirito”, dice Paolo.
Se lo spirito si ritira, la creatura muore.
Per la creatura non sarà più la stessa cosa, anche se poi, per altre vie, tutte le ossa inaridite, torneranno alla vita. Sarà sempre per una storia d’amore, solo che il protagonista di quella storia, non agirà più attore principale, avendo abdicato a quella parte, e dovrà ripetere la classe: anche se Dio non commette errori e la Misericordia supera il sacrificio, qualunque sacrificio.
O questa Chiesa, uscita fuori dalle pastoie imposte dai falsi pastori, diviene aperta a tutti i colori, senza distinzione di sesso/attitudini/capacità/razza/etc, o altrimenti chiude la porta a Cristo, che invece familiarizza con chi nessuno ama.
“Maestro, dove abiti?” -Vieni e vedrai: adesso, perché Io sto passando adesso. Vieni dietro a Me e non sarai mai più quello di prima, sii ardente e abbi coraggio. Lascia i morti coi morti, vieni adesso con Me che sono la Resurrezione, poi potrai tornare, per ricomporre i morti, per contribuire, in qualche modo, a resurrezione, poiché Gesù è lo stesso ieri oggi e in eterno: semper, SEMPRE!
La chiamata di Gesù è sempre la stessa: uscire fuori da un sistema falso e bugiardo, ribelle a Dio e alla legge dell’Amore, così come l’ha insegnato il Signore dell’Amore, che dando il comandamento nuovo dice: “ amate i vostri nemici, così sarete “ perfetti com’é perfetto il Padre vostro celeste” Matteo 5,44-48.
Guardando a San Giorgio. L’acqua piovana, la pioggia, ti dà la forza, per vivere cristianamente giorno per giorno, giacché a ciascun giorno basta il suo affanno, Questo è l’equipaggiamento necessario per sostenere con successo la piccola guerra santa.
Ma la neve, col deposito dei ghiacciai, è l’acqua perenne, che dalla cima della montagna del cuore – quella montagna sulla quale ogni Mosè, umilmente deve salire – assicura la vita alla collina e alla pianura.
Il ghiacciaio perenne, radicato fin nelle midolla alla Parola, è l’equipaggiamento insostituibile per sostenere la grande guerra santa”La Parola di Dio ha la forza della pioggia e della neve.”
Ed allora, come dice Padre Franco Mosconi, nel suo commento ad Isaia 55, è necessità divenire ruminanti della Parola, mangiatori ruminanti della Parola.
Che altro è la pecorella, se non l’animale, che mangia dalle mani del Pastore e rumina. E se la capra mangia di tutto, la pecora no; la pecorella senza il Pastore è davvero senza difesa.
CAPITOLO XXVI
IL TERAPEUTA.
I problemi in effetti non mancherebbero, se si guardano solo le onde; anche il Figliolo imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì, dice San Paolo. Entrare in me stesso, in maggiore profondità, è dunque necessario. E Dio è Padre: Padre in amore, però, dove tutto ritorna in ordine e per giustizia Sua.
Il Padre è terapeuta e non commette errori nelle cure che prescrive, anche in quelle pesanti.[240]
Il battito ritmico del Suo cuore dà il tempo armonico al dispiegamento della misericordia cosmica.
Questo Suono echeggia in ogni angolo del creato: anche nel mio cuore.
L’amore per i nemici, porta a vedere, con sguardo divino; così su ogni cosa si può stendere un manto soffice di perdono e comprensione, che aiuta ad addolcire i cuori.
So bene che il ribelle in casa mia sono io, perché in qualche modo sono responsabile di questo piccolo gregge, che mal conduco:
”Lui, l’incontaminato, immergendosi nelle acque assumeva su di sé, il peso dei peccati dell’uomo, aboliva tutte le forme di riscatto rituale espiando per ogni uomo,liberandolo in conseguenza dalle facili purificazioni, e indicando che il peccato si espia con il risveglio del germe divino disseminato nella coscienza, portandolo a maturazione nella grandezza dei figli di Dio. Da quel momento la penitenza sarà la seconda nascita nel fuoco e nello Spirito,le opere espiatorie saranno l’indefessa ricerca del cambiamento di mente.”[241]
Ed allora, ecco la domanda: ”perché vivo?” E se sono cristiano, qual’ è la condizione di cristiano?
Ecco la risposta: quella del condannato a morte.
C’è davvero una condanna a morte, è stata emessa una sentenza di morte, perché questo mondo odia la luce.
Ecco allora il flash che ho visto:la testa di Giovanni Battista su di un vassoio, tappa ineliminabile per chi procede lungo la via del cuore.
Non so che cosa c’entri Padre Giovanni, però in qualche modo c’entra. Ha a che fare con la mia morte, quella dello stesso tipo che fa dire a S. Paolo:”non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” . Gal.2
E’ una morte particolare, quella dell’esicasta.
Sciogliersi da ogni cosa, per vivere in ogni cosa. Rimettere la propria causa nelle mani del Padre, che veglia anche sul più piccolo dei passeri. Essere una tessera, che si lascia incastrare, ma con lo sguardo sempre rivolto alla Patria celeste, da povero mendicante nei confronti del Pantocrator, consapevolmente immerso nella dispersione.
C’è questa frase di Pietro, che mi riscalda il cuore:” ma mi studierò di far sì, che dopo la mia dipartita abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose”.[242] E questo è un altro modo per salire al Tabor.Sono tappe graduali.
La posta in palio è la Conoscenza del Padre stesso, per vivere alla Sua Presenza, in modo consapevole.
Ti incontri, un giorno che tu non sai, con Gesù Uomo.
E Lui ti mette in crisi, perché entrato in te, come se usasse una bacchetta magica, comincia a donare la visione, e le stesse cose, che vedevi prima, cominciano ad apparire in modo diverso.
Cominci a fissare il tuo sguardo in quello del Pantocrator, sapendo ora che Gesù uomo ti battezza nel Suo Sangue; e ciò per ricordarti della tua origine divina, uguale per sostanza a quella del Figlio, perché così il Padre vuole nella partecipazione dello Spirito santo.
“La tua origine divina!”: quando ho scritto a penna queste parole, è stato come se avessi sentito la mano della mia mamma, che teneva ferma con dolcezza la mia, quando da piccolo mi insegnava a scrivere.
E il Pantocrator si rivela tramite il santo sacerdozio, secondo l’Ordine di Melchisedec. Pietro e Paolo sono gli occhi del Pantocrator: fissali da bambino e non temere, perché loro amano i puri di cuore, e anche quelli che al presente ancora non lo sono, ma che presto lo diventeranno.
Ricordi la pala del Bronzino all’Eremo?
Autodisciplina: tempo, pazienza, esperienza per speranza santa.
Fede: seme divino in me, conosciuto dal Signor Gesù, prima che questo mondo fosse. Lui è venuto per raccogliere in uno i fratelli sparsi.
Il Pantocrator vigila sul Golgotha dell’Eremo.
Pietro intercede affinché il Respiro del Padre assorba l’io decentrato, riconducendolo al Se.
Pietro interviene da custode provvido, affinché il vincolo con Cristo, sia fuoco, col quale tutti santi di Dio di tutte le età, possano abbracciare la Gloria immensa nella fusione dell’istante.
La deificazione non è un concetto morto, ma Idea, che col tramite del corpo si rivela come energia trasfigurante, che spiritualizza la materia, rendendola idonea a divenire tempio abitato di Dio.
Occorre meditare con attenzione sul canto XXVII,111 e segg. dell’Inferno, nel quale S. Francesco interviene, ma non può salvare Guido da Montefeltro, perché non c’è il suo si consapevole.
Francesco non può liberare dall’attacco di Satana, se non do il mio si verginale.
Francesco è diventato più che Serafino, da vero imitatore del Cristo.
L’oggi di Cristo di cui parla Paolo, dipende anche da me: il Padre, per agire, attende il mio si.
La Sua Onnipotenza si fa fermare dalla mia volontà: e questo è per me stupefacente.
E il mio corpo è per davvero un campo di battaglia. Non capisco bene, però questo è termometro e barometro, che saputo interpretare, dà informazioni preziose sul modo di condurre l’attacco da parte dell’ Avversario.
Così, ascoltando i messaggi del tuo corpo, avverti la presenza dell’aggressore, che sta preparando un attacco; così prendendo tu l’iniziativa, impari come rispondere nel modo più efficace, prima che sia lui ad agire, liberandoti e aiutando anche gli altri a liberarsi, anche se forse essi neppure si accorgono di ciò che esattamente sta accadendo,
L’oggi del Padre è dipeso dal mio sì.
Ed ora, che sei salito sulla picciola barca, lasciati portare dove Lui vuole, e non ti preoccupare mai, perché tutto è già stato pagato, e Lui ti precederà in ogni cuore, che si aprirà alla verità.
Il mistero che è chiuso in te, chiede di fiorire in te. E’ come la verga di mandorlo che fiorisce nella mano di Aronne.
Unifica coscientemente, il tuo io personale con quello divino.
Ricorda: non v’è Dio al di fuori di Dio, la ilaha illa Allah , per cui ovunque andrai, ovunque Lo troverai : anche nel risvolto più penoso dei tuoi personali inferi.
Gesù è il Pane di vita. Ha spezzato se stesso, perché – entrando io nel suo spezzarsi – potessi entrare nella Sua divinità, come parola da Lui pronunciata.
Ha abbassato se stesso per portarmi al Suo livello, dandomi un esempio di vita.
Gesù è venuto per indicarmi la via per il Cielo del Padre, dandomi un esempio di comportamento.
Gesù è venuto per risvegliare il mio senso di orientamento.
Questa notte, quella precedente alla la presentazione di Gesù al tempio, è stata per me una notte speciale, con una meditazione con S.Romualdo e con San Francesco. Edificazione del tempio, rimozione del rospo, rosa nella coppa sacra.
Dio amore ci dona la deificazione. L’armonia delle sfere, il Bene si trasmette per partecipazione. Tendenza ascensionale dell’anima .
La gioia è essenza celeste, che accettata, ingentilisce l’anima, ed è il linguaggio degli angeli, che Romualdo ha ben conosciuto.
La figura del Battista non è una figura tragica, ma è la figura del Precursore. Lui attua in modo perfetto, umanamente perfetto, le virtù cardinali, il cui massimo sbocciare è rappresentato dalla fedeltà al mandato divino di voce di uno che grida nel deserto. Fedeltà mostrata fino in fondo, consegnando il sacro collo al carnefice.
Esaltazione delle virtù cardinali, ma giunti fin qui, non bastano più, poiché i sentieri che derivano dalla pratica di quelle virtù sono vie semplicemente umane: anche fascisti o anarchici hanno mantenuto fino in fondo, la loro buona testimonianza fino al momento della esecuzione.
Più semplicemente, quanti uomini hanno dato la loro vita in nome del solo Uomo, nella speranza di dare ai loro figli un mondo migliore fondato sulla giustizia e lealtà?
Quante belle vite sono state spezzate, perché vinte da un inganno più forte della loro forza? Come non piangere per spingere il grido accorato di chi soffre sempre più in alto fino alle orecchie del nostro Signor Gesù, il Signore della Gloria, che conosce il cuore degli uomini, affinché si levi in favore di questi poveri torturati dall’avversario?
Allora, ecco che in questa umida mattina, grigia qui nel mio posto di lavoro, piano piano si fa strada nel mio cuore, questa realtà:”io dormo, ma il mio cuore veglia”.
Allora scopri,che stai dormendo per davvero, quello stesso sonno, che le tre gemme spirituali hanno ben conosciuto nel tiro di sasso del Getsemani, palestra vivificante.
E’ lì che avviene un agone speciale, quando giunge il personale momento; é lì che loro, poi, poiché lo Spirito non era stato ancora dato, hanno successivamente vinto, esercitando, come libero dono del Padre, le facoltà sovrannaturali e divine: fede, speranza, carità.
Allora, accettando il regale regalo del Padre, rispondi in piena libertà (in quella bella Libertà che distingue l’Opera del Padre da quella della scimmia funesta), esercitandoti nel silenzio ombelicale, facendo questo da recluso, poiché che altro è in questo mondo sbicentrato, l’uomo di Dio se non un recluso in se stesso?
Installa con la benedizione della Chiesa Invitta le virtù cardinali sulla base delle virtù teologali.
Ma il recluso è anche un povero mendicante del Cielo, e quando la fede santa, come pioggia benedicente, comincia a rigare con le sue lacrime il volto del cuore, allora la vita torna a nascere.
L’urgenza del momento, perché svegliato da alto, è data dal divenire uno col Cuore, che veglia; il mio battito nel Suo battito.
San Luigi dei Francesi, battezzando i suoi figli, era solito appoggiare il proprio orecchio sul petto del fanciullo; richiestagli la motivazione di questo atto, ora purtroppo non più comune, con grande franchezza questo Re, dalle mani che guariscono, disse che voleva sentire il battito del cuore del bimbo, che all’unisono batte con Quello del Padre santo.
In questa prospettiva l’Io dormo ma il mio cuore veglia, prende una piega inaspettata con un colpo d’ali maestoso.
Qualcuno ti sveglia, coll’autorità propria dello Spirito santo; allora, in piena linea con l’insegnamento di Paolo, è così che si ha una nuova creatura, nata dal sangue di Cristo.
Quando succede questo, preghi anche in un modo nuovo e qualunque uomo vedi – poiché la tua crescita è data da lievitazione continua nello spirito, è come se lo vedessi sempre per la prima volta.
Un giorno potrebbe fiorirti una rosa rossa sulle labbra, mentre pronunci sul nemico la bellissima espressione: “figlioletto,che cosa hai di tuo da farmi mangiare?”
Non è facile, ma, perseverando nei nuovi cammini dell’Amore, ti troverai ad infrangere qualunque tabù, perché la gioia sperimentata dell’amore ti trascina. Riuscirai perfino a tacere davanti a chi ti accusa ingiustamente, riuscirai a lavorare perfino in un posto che operativamente non ti piace affatto; e ti scopri a farlo, perché ami il tuo Dio. Il tempo sarà testimone di questo, nel 2015 alla foce del Fiume Verdura, in Sicilia ai piedi di Caltabellotta.
E’ Lui che ti sta forgiando, poiché non tutto l’oro luccica; per questo occorre la prova, che palesa i segreti dei cuori; tutti vengono allo scoperto, compreso i demoni, che non dormono mai e che prendono al laccio gli uomini non accorti.
Lo stesso Figliolo imparò l’ubbidienza dalle cose, che sofferse, per darci l’esempio. C’è una azione che sembra buona, ma non lo è; questo accade quando Satana si presenta come angelo di luce.
Impara a saggiare gli spiriti, là ai piedi del Golgotha, avendo cura di stare sotto la tutela dell’Altissimo. Non ti servire di Dio per i tuoi scopi, ma servi Dio in purezza di cuore per il conseguimento dei Suoi scopi: consegnati agli uomini, affinché i demoni, che li imprigionano, siano costretti a venire allo scoperto.
Nella palestra del tuo personale Golgotha, nel seguire il divino esempio, sii certo di avere il Risorto al tuo fianco: è la Sua Autorità, che diviene perfetta nella tua debolezza.
Se consideri bene le cose – se le lasci brillare con la loro evidenza, come sono loro, non come tu vorresti che fossero, ma come sono loro, senza soffocarle col pregiudizio della tua ignorante paura – scoprirai che la vera barriera tra te e gli altri- che sono sempre gli Altri di Dio- sta nel tuo modo deformato di guardare. Si tratta di quella stessa deformazione, che ha fatto cadere Satana. Invece di servire la santa creazione, sentendola, come carne della sua carne, ha invece cercato empiamente di impossessarsene, cercando di uccidere la gioia, la felicità, nel tentativo di separare l’Uomo da Dio. Perché non poteva sopportare l’onore particolare, che la Divinità ha riservato all’uomo, come custode della Divinità nel Giardino dell’Eden. Per liberarsi dal bracconiere disonesto, occorre il collirio che Gesù dà per grazia: Ap.3,18 [243]. Abbi su ogni cosa uno sguardo casto, puro, chiaro e trasparente. Guarda cogli occhi di Gesù, e forse allora potresti vedere tutti i Punti, che provenendo dalla dispersione del Nord, del Sud, dell’Est, dell’Ovest, dello Zenith e del Nadir, sono attirati dall’Unico Punto, che li raccoglie di nuovo, giacché da lì erano già usciti: dalla croce taborica di Gesù Cristo, il Nazareno.
Nella pienezza dei tempi voluti dal Padre, Gesù riprende – rigenerandolo nello Spirito santo – ogni diverso, ogni disperso, che a Lui si affida, per riportarlo davanti al Padre come gemma della corona, già dà ora; e se si è perseveranti nella battaglia, per l’Eternità.
Gesù, il Risorto, và cercato prima nel Tabor del Cuore, poi nella palestra del Golgotha, sperimentando la personale resurrezione, che coincide con quella dell’intera Umanità, come specie nella rigenerazione della vita delle galassie.
Ci sono piccoli Cristiani dei quali la storiografia ufficiale non parla.
Essi, con il loro silenzioso” ubbidisco” alla voce dell’Amore, hanno preso su di sé la Croce, che la loro guida non aveva preso, vivendo e insegnando a vivere l’insegnamento regale:
“Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattéri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.[244] Questo monito è ancora di attualità sconcertante: guai ai falsi pastori e alle false chiese, ricche e soddisfatte, perché ferme ai propri privilegi. Essi se la dovranno vedere cogli umili di cuore, quelli della povertà spirituale, che vivono con cuore trinitario all’unisono col Padre, il Terapeuta.
Chiedi ancora cos’è un cuore trinitario?
CAPITOLO XXVII
IL VUOTO ESSENZIALE
Quando riuscirò a fare il voto del vuoto essenziale, quello dell’equilibrio senza forma? Quando il Sé con la gioia dello Spirito brillerà compiutamente in Dio, quel Dio che l’ha generato con Amore?
Il vuoto essenziale, o via del cuore, è cordone ombelicale, dove il fuoco spirito santo tutto incendia, con l’esercizio dell’elisir della provvidenza con bilancia con misura. La giusta dose porta, per decreto divino, l’equilibrio vitale tra ciò che nell’essere è mutevole e alterabile. Il Nemico su cui è lanciato l’elisir “subito ritorna sinceramente dall’ostilità all’amicizia…la misura l’ha guarito.”(Ibn Arabi).
Altri chiamano questo autoritas ligandi et solvendi.
La vita è viaggio che ha bisogno della capacità di saper bere alla sorgente; per tale sorgente non v’è bisogno di brocca. Ancora Leonardo da Vinci.
Non c’è bisogno d’intermediari, per chi conosce la tecnica dell’Unione.
“Bravo Fratello, stai facendo grandi progressi – Antares trasalì nel riconoscere la cara voce di Agapon – sono stato per te una specie di spirito guida, nel tempo della nostra fanciullezza.
Ho vegliato su di te e da sempre sono stato illuminato; solo che non me ne rendevo conto in modo chiaro.
Quando mi accorsi di esserlo, non potevo trasmetterti ciò che sapevo, poiché ci muovevamo su due Piani spirituali distinti.
Sto comunicando con te per via telepatica.
Per rispondermi, sempre tramite la telepatia, devi concentrarti, prima sulla Rosa, poi sulla mia Valenza; poi nuovamente sulla Rosa, ed in particolare sul primo colore della Rosa che percepirai, perché quello sarà il colore della mia Valenza.
Ti concentrerai ancora su di me; io ti ascolterò, in qualunque luogo tu possa essere! Ciò vale per qualunque fratello, col quale tu voglia comunicare.”
“Ma – replicò Antares ad Agapon – come primo colore, pensando prima alla Rosa e poi a te, ho visto il rosso; se ad esempio io volessi parlare anche con Plancton e concentrandomi sulla Rosa, vedessi il rosso, parlerei contemporaneamente con tutti e due, oppure vi sarebbe confusione?”
“No, non devi preoccuparti – ribatté Agapon – perché dove c’è lo Spirito del Signore, là non può esservi confusione.
Sappi che anche io, per mettermi in comunicazione con te, userò lo stesso sistema di concentrazione; allora il colore che vedrò, poiché mi sono sintonizzato sulla tua Valenza, sarà quello che vedrai anche tu; ciò è dovuto alla santa Autorità della Rosa e alla nostra Affinità spirituale.
Con qualunque fratello, vorrai comunicare, tu vedrai lo stesso colore, che lui vedrà.
Questa Sintonizzazione superiore impedisce qualunque tipo d’interferenza da parte del nemico.
Non temere mai; confida sempre, anche quando sembrerebbe assurdo avere fede.
Dio ama intervenire quando l’Uomo si trova in situazioni disperate, affinché questo riconosca che la liberazione viene da Dio solo e da nessun altro.”[245]
Sii grato per ogni cosa, perché il Sorriso del Padre è su ogni cosa. Non giudicare il Padre, perché il Padre non chiede di essere capito, ma di essere amato. Non devi capire la divinità, che Lui ti ha donato, devi vivere questa traccia divina, che è in te, nascosta nelle pieghe della tua carne.
Vivere questo fa la differenza: scopri in te la divinità di Dio, scopri negli altri la divinità di Dio. Devi invertire la posizione dei candelabri, dove il tuo io è degno d’amore, perché inondato dalla Luce all’Uno e non scordare mai che in tutto vive la stessa luce che è in te.
Sii unito alla Vita. Medita sulla Maddalena e comprenderai il significato della Verità, espresso dalla Abitazione in te dell’Uno, che in te vive: fosti o no, comprato a prezzo di Sangue? Non è forse la Maddalena, la prima a cui apparve il Risorto?
“ Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in
piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.[246]
Sii grato per tutto, accettando le situazioni in cui ti trovi e gli altri, così come sono, non come vorresti tu, ma così come si presentano: e ringrazia di cuore sempre il Padre, che sa quello che è bene per te. Vedi su tutti l’aureola di santità; se non la vedi significa che il tuo sguardo è ancora deformato dall’illusione della separazione.
E tu se puoi, prega per tutti, buoni o cattivi che possano sembrare. Il sole brilla su tutti senza distinzione. Chi ama il prossimo ama se stesso, e può amare se stesso e il prossimo, perché è amato da Dio, che tutti ama.
E’ un filo d’oro sottilissimo, ma estremamente luminoso: è oro bianco, che pervade il cuore delle cose, illuminandole dal di dentro, e così la cosa è, la cosa esiste.
Esiste perché resta informata dalla luce. L’universo è retto dalla gioia, perché non te ne ricordi più?
Il Padre è allegro e predilige donatori allegri. Essere sempre più allegri nella crocefissione della carne è il frutto dell’essere entrati nella dimensione spirituale del regno, la patria celeste agognata. E’ come per S. Lorenzo, per il quale- secondo la testimonianza di Leone Magno- il fuoco che gli ardeva dentro era ben più veloce e potente di quello che ardeva esteriormente.
Date voi loro da mangiare .ma dove troveremo tanto danaro? E poi chi ci venderà tanto pane da sfamare tutta questa gente? E poi qui non c’è nessun forno né fornaio.! Date voi loro da mangiare!
E Gesù non sta scherzando.
I discepoli non ricordano Isaia 55, 1-3:
”O voi tutti assetati, venite alle acque, voi che non avete denaro affrettatevi, comprate e mangiate; venite e comprate senza denaro, e senza nessuno scambio, vino e latte. Perché spendete il denaro in ciò che non è pane, e la vostra fatica in ciò che non sazia? Udite me, e cibatevi di quello che è buono, e l’anima vostra sentirà le delizie del pingue alimento. Porgete il vostro orecchio e venite a me: ascoltate, e l’anima vostra vivrà; ristabilirò con voi il patto eterno, le misericordie assicurate a David.”
E Gesù fa il miracolo. Che sono pochi pesci, che è poco pane?
Alcuni giorni prima di Natale, entrai in Pula, in una panetteria per prendere il pane per la famiglia. Era mattina presto, entrando salutai in modo meccanico, assonnato. Alzati gli occhi, vidi in un pane aperto a metà, come se fosse una mangiatoia, la statuina del Bambino benedicente. Niente di sacro, certo. Era il 20.12,certo. Però lì ho adorato nel mio spirito, poiché Gesù è veramente Pane di vita, che si spezza, ed allargando le piccole braccia chiede di essere mangiato, assimilato: affinché anch’io per partecipazione, divenuto memore della comune patria celeste, possa in spirito e verità, alzare gli occhi verso Dio Spirito santo , verso Dio Figlio, verso Dio Padre e i Tre sono Uno in me.
La deificazione è possibilità certa; Dio Spirito santo è l’Informatore di Maria di Nazareth.
Maria di Nazareth: ”Vergine madre, Figlia del tuo Figlio, Umile ed alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio”. E’ quel più detto da P. Dante, che, col suo significato, mi riempie il cuore di calore. Nella Purissima la creatura diviene specchio di perfezione. Questo vale anche per me: come ho potuto dimenticarlo?
All’Eremo San Giorgio, la Madonna trionfante sul serpente e sul suo potere, tiene in braccio la Chiesa santa, nella Persona del Bambino divino.
La Gloria della Chiesa di Dio è la porta per la trasfigurazione personale, punto di partenza per la trasfigurazione di tutto il cosmo. Non chiedi all’uomo, chiedi alla chiesa di Dio, per chiedere nello Spirito santo al Figlio, e chiedi al Figlio per essere col Padre. E il Padre accorda, perché è amore, che ama parteciparsi. Niente è indifferente al Padre; un giorno tutto sarà luce nella luce: come abbiamo potuto dimenticarlo?
E’ una chiamata a restaurare il Regno di Dio nel cuore dell’uomo. E’ una lotta contro i demoni conquistatori, che a loro volta devono essere conquistati.
Il giorno del battesimo del Signor Gesù è davvero un giorno speciale. Ma perché il Figlio ha voluto che, l’istituzione fasulla dell’uomo, battezzasse Lui, l’Incontaminato? Perché il superiore è sceso volutamente sotto l’inferiore?
Diciamo allora che tutto è cominciato prima dell’alba, quando la preghiera ha cominciato a prendere una svolta non prevista; allora nella mia piena consapevolezza di essere spesso un ascoltatore non attento della Parola, sempre sul Tabor personale, s’è sciolto il dubbio, giungendo infine la risposta alla domanda di cui cerco la risposta: qual è la vera Chiesa?
In un attimo, come frullio di farfalla, ho visto quattro Fratelli,[247]che, sulla breccia all’Eremo di Camaldoli ai piedi del Crocifisso, hanno sollevato il postulante, affinché si avvicinasse ancora di più speditamente al sacro Volto.
Ancora un nuovo modo per dire al cieco:
”Và, coraggio, ti chiama perché ti ama, sii spedito nell’andare; lascia immediatamente il mantello e vola colle ali dell’amore.”
Ma il sorprendente sta in questo: il tifo di Eb. 12,1 s’è fatto concreto in “Romualdo”, che ha aperto il tabernacolo del Santo dei Santi, mentre “Francesco” nel vaso – ora profumato- ha posto la rosa rossa, della stessa qualità di quelle che nacquero dal sangue della disciplina del suo corpo.
Questo scaturì, in qualche modo, da una preghiera fatta precedentemente proprio a Francesco, che come Cherubino guarda ad Oriente. Nella guerra spirituale nulla poté per Buonconte, dice Padre Dante, perché il Montefeltro non s’era pentito; ma se tu ti penti, cioè se tu ti giudichi per quello che veramente sei, cioè un povero che mendica il Cielo, allora la Chiesa santa, come Corpo di Cristo, interviene e ti aiuta fattivamente.
Allora potresti anche scoprire – unitamente ai santi di tutte le età presenti, passate, future – che è possibile, assieme a loro, abbracciare la santità di Dio, perché la Luce Inaccessibile ha fatto dimora in te.
Nella illusoria moltitudine delle differenti personalità, Dio è Uno.
Per grazia la creatura, arida e inconcludente, viene nobilitata a vita rinnovata,viene divinizzata, per grazia, nel Sangue e nel Corpo del Signore.
Il Padre stesso esce fuori dall’apparente silenzio, rivelandosi nella Sua bontà, come il mendicante d’Amore, che attende fuori della porta del cuore, che io lo faccia entrare.
Olio, olio per la lampada della vergine savia ed impara ad aspettare con fiducia incarnata e vivente:
cercaLo nelle vie lecite, in quelle percorse dai santi Angeli, che ti curano e ti proteggono,
cercaLo nella via dell’umiltà e dell’amore per i Nemici, che nemici non sono,
cercaLo con semplicità di cuore e Lui che ti ha trovato per primo, si farà trovare da te nel tempio del tuo cuore, comprato a prezzo da Gesù Cristo.
Devi solo accettare di essere stato comprato da Gesù, quello stesso Gesù che t’ama e che ti chiama per nome, si chiama per nome proprio te.
A volte è come se il cuore bruciasse. Però quello che io ho visto e chiamato Romualdo, in un piccolo infantile flash, ha portato come conseguenza, mentre rimuoveva il rospo che opprimeva, col suo peso, il mio cuore, un sollievo fisicamente percepibile nel mio petto.
Il calore è aumentato, allora ho confessato il mio peccato di idolatria e la rosa di Francesco ha germinato nel mio cuore. Questa rosa ha, fisicamente, immesso le radici nella terra del mio cuore.
E’ nutrita dal mio cuore; la terra del cuore è abitata dalla Luce Inaccessibile, che così nutre questo spirito/rosa e qui gli angeli del cielo accorrono pieni di meraviglia.
Ne ho visto uno, che mi sembra un bimbo dolcissimo, nell’atto di sguainare una spada: allora abbiamo pregato assieme. E’ come se aspettasse me per cominciare una battaglia. Del resto è impossibile ingaggiare una battaglia contro i demoni, senza la protezione degli Angeli del Padre. Loro ti guardano nelle tue vie e se le tue vie sono lecite, allora nulla potrà la malvagità del cacciatore di frodo.
Quando l’ angelo viene, l’io decentrato scompare, resta la moltitudine festante: è un turbinio di colori di volti sorridenti e festanti. Tu in loro, loro in te: tutti sono uno
Per essere un testimone franco e fedele della luce, occorre l’esperienza della guarigione, che proviene dall’ascolto della Parola. Si ascolta per udire quella parola, che è il vero Nome celeste, dato alla creatura dal Padre nel libro della vita.
E’ una parola-seme che germina nella buona terra del cuore e porta come frutto la rosa che sboccia. L’ascolto orante è la disposizione dell’anima che si apre alla vita, e la Verità può così esprimersi; l’ascolto cresce con chi ascolta. Con risveglio luminoso la potenza dell’anima si estende secondo le direzioni dello spazio, abbracciando l’intero cosmo.
Prima ascolti la parola scritta nei libri sacri; ma questa da sola non basta; devi lasciare cantare la Parola vivente, che è scritta in te. Così ascolterai la parola vivente scritta negli altri, ed, ascoltando la Parola che vive della vita di Dio nella chiesa universale, avrai la conferma che Dio è in tutti, perché di tutti Padre, come Padre innamorato. Potresti scoprire, fra la meraviglia, che la parola per te è AMA.
Dio Spirito Santo, fuoco potente e illuminante, incendia questo cuore fondendolo, per rigenerarlo ad immagine del Cristo, tutto santo, come moneta sonante d’oro zecchino. Fa che io muoia e risorga in te, Spirito santo; in Te mi getto per essere nutrito da Cristo, per essere io stesso nutrimento di Cristo. AMA.
Luce Inaccessibile, che in me dimori per grazia. Tu sei dentro di me ed io sono fuori di me: inverti i candelabri, affinché Tu in me e io in Te, finalmente Uno. AMA.
Assumere lo sguardo divino è possibile, perché la deificazione è opera del Padre, che per irradiazione si attua nell’oggi di Gesù, quando permetti allo splendore dello Spirito santo di germinare in te.
Se senti il Respiro dell’Uno alitare, entra ancor più nel silenzio: non ti opporre, lascia che il silenzio ombelicale, dolcemente, con calore inizialmente tiepido, si diffonda lentamente in tutto il tuo essere, fino a giungere all’area del cuore.
Lì osserva attentamente tutto quello che avviene. Come spugna, assorbi l’energia che il Risorto nella Sua misericordiosa compassione ti dona. Il soffio divino, quello stesso che restaura il nuovo Adamo sulle ceneri del primo Adamo, rinnova lo spirito vitale, che permetteva ad Adamo di stare alla presenza fisica di Dio.
E’ il Risorto che opera la nuova creazione, l’abitazione del nuovo tempio.
Signore apri ancora di più quello che Tu hai aperto nella Tua misericordia. Contemplare il Cristo Uomo, per adorare il Padre e la Madre santa nella fusione dello Spirito santo. L’Amore del Padre è come il sole che sorge e che all’improvviso fa irruzione nella Sua creatura folgorandola, trasfigurandola nel grande concilio del Tabor del cuore, dove accorrono le Potenze celesti. Santa Trinità nell’Unità.
CAPITOLO XXVIII
PREPARAZIONE AD UNA QUARESIMA POSSIBILE
Fare quaresima è accordare coscientemente il proprio cuore con la vibrazione originaria del cuore di Dio; perché abbiamo dimenticato questa sintonia?
Ora è Lui che dà le armi per sostenere la guerra spirituale, secondo l’interpretazione data da San Bernardo di Chiaravalle nel suo commento al salmo 90.
Santa quaresima di gioia: all’insegna della gioia. Dio ama un donatore spiritualmente allegro. L’energia del Risorto è spirito vivificante: figlioletti, che avete da mangiare?
Ed entrando sempre più nel cuore delle cose: ”Maestro, c’è tanta gente. Dove troveremo qualche cosa da mangiare?” Date voi loro da mangiare, questa la risposta/comando!
“Ma qui c’è solo un ragazzino con tre pescetti ed un pezzo di pane.”Ancora qualcuno non ha compreso, al che il Maestro sottolinea con forza:
Allora date loro voi stessi, come cibo; spezzate voi stessi per loro, come Io ho spezzato Me Stesso per voi. Io a Voi, Voi a Me.
La Santità della Grazia dell’Uno abita così nella creatura, divinizzandola.
E’ il Padre stesso che battezza nel Sangue del Figlio con la gioia irradiante dello Spirito Santo: e sangue ed alito coincidono per la nuova creazione.
E sul corpo emaciato e disseccato di San Francesco è fiorita la Rosa rossa della Resurrezione.
Quaresima di digiuno. Digiuno degli occhi carnali: ecco giunto il tempo di fare uso della vista spirituale; cerca di vedere sempre, in tutto quello che fai, la chiesa universale, quella invitta:guarda negli occhi un bimbo…stai attento, perché lì è Dio Sovrano.
Cristo appartiene a tutti gli uomini; anche a me, anche se io non reggo ancora il confronto con la donna siro-fenicia:
” Partito di là, se n’andò verso i confini di Tiro e Sidone; ed entrato in una casa, desiderava che nessuno lo sapesse; ma non poté restarvi nascosto. Perciò una donna, la cui figliuola aveva uno spirito immondo appena ebbe udito parlare di Gesù, entrò e gli si prostrò ai piedi. La donna, pagana, Sirofenicia di nazione lo pregava di scacciare il demonio dalla sua figliuola. Ma Gesù le disse: «Lascia che prima sian saziati i figliuoli, perché non è buona cosa prendere loro il pane e gettarlo ai cani». «È vero, Signore», rispose ella «però anche i cagnolini sotto la tavola mangian le briciole dei figliuoli». E Gesù a lei: «Per quanto hai detto, va’; il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la fanciulla coricata sul letto, liberata dal demonio.[248]
Anche in questo caso la dolcezza del Maestro toglie le parole, e resta solo il Perdono del Padre, come col prodigo, come con l’adultera.
Per le sacre ceneri, nel ricordo della trasfigurazione.
“ Per la qual cosa io avrò cura di ricordarvi sempre queste cose: benché le conosciate e siate confermati nella presente verità. Ora io ritengo giusto che, fin che vivo in questo tabernacolo, vi debba risvegliare con le ammonizioni; certo come sono che ben presto deporrò il mio tabernacolo, secondo quello che mi ha dato a conoscere il Signor nostro Gesù Cristo. Ma io farò in modo che ancor dopo la mia morte voi abbiate a far sovente commemorazione di queste cose. Poiché non col dar retta ad argute favole, vi abbiamo esposta la virtù e la venuta del Signor nostro Gesù Cristo; ma per essere stati spettatori della grandezza di Lui. Egli infatti ebbe da Dio Padre onore e gloria, quando dalla maestosa gloria discese su di Lui quella voce: «Questo è il Figliuol mio diletto, nel qual mi sono compiaciuto: ascoltatelo!» E questa voce che veniva dal cielo, l’udimmo noi, mentre eravamo con Lui sul monte santo.[249]
Luce per interpretare questi versi è data dal commento di Leone Magno nel”Il mistero del natale”26(IV) cap.IV, sul buon pastore.
Che cos’è la chiesa? E’ il frutto spirituale della Chiesa universale, quella che è scaturita dall’alito divino del Risorto, come nuova, incredibile, stupefacente creazione. E questa Chiesa non ha niente a che vedere coi banchieri della Roma papale.
Nel libro 1Re13 il fulmine spezza l’altare, il re non crede e la sua mano diviene secca a causa della ribellione. Mi venne allora l’altro verso di Marco 3,1, dove Gesù si indigna contro la durezza dei cuori dei farisei, che soffocano, con la loro ipocrisia, la giustizia e il perdono del Padre buono.
Occorre guarire dal peccato di idolatria che impedisce la retta azione. L’ho visto chiaramente, quando il fulmine ha schiantato l’altare del cuore.
Non riuscivo a capire. Poco prima avevo pregato per comprendere e sperimentare cosa sia un cuore rotto dall’amore divino come l’equivalente di “Dio mio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo” di salmo 51.
E’ qui che c’entra la testa del Battista. E’ come se qualcuno dicesse:”vedi per te è finito un ciclo, ora ne sta cominciando un altro; su, segui il Maestro e sii presente a te stesso nella moltiplicazione dei pani. Figlioletto, che hai di tuo da farmi mangiare?”
Il pane del mio cuore, che da Te benedetto diverrà fonte di nutrimento, è lo stesso cuore spezzato e trafitto dal fulmine dell’amore del Padre.
Quando il cuore diviene leggero e vola a Dio con carità non finta, vuol dire che il suo angelo prega con lui.
Sto entrano in questa quaresima meditando il salmo 90, cercando di comprendere qualche cosa della interpretazione di Bernardo.
Rivedere il concetto di partecipazione, come tessera del Pantocrator, per condividere mediante la grazia, come parte vivente del Corpo glorioso di Cristo Re; allo stesso modo col quale la piccola goccia partecipa dell’Oceano.
Anche il mio sangue appartiene a Gesù, il Rigeneratore e il mio cuore è Suo nell’unione.
Però, a destra, per via meravigliosamente inspiegabile v’è la Presenza.
Mendicante del cielo, recluso in qualche modo qui in terra.
Entra nel tuo cuore, come se fosse il paradiso, ora come pescatore attento, che in quiete profonda sembra dormire, ma che in spirito soppesa ogni sussulto dell’anima, ora come un semplice pulcino da poco nato, che chiede allo Spirito, che procede dalla Madre, il santo nutrimento.
Rendilo facile, Signor Gesù: apri la porta colla chiave della fede, chiave d’oro, chiave regale. Qui muore l’io separato e l’essere scopre sé stesso come fiamma, da Dio abitata.
“Vieni, Spirito santo, luce divina, illumina questo mio cuore, con il Tuo Amore”.
Per San Simeone, il Nuovo Teologo.
Il fulmine, che spezza la roccia del cuore, mi ricorda Mosè, che colpisce la roccia sull’Horeb, in Es.17, 6: “Ecco, io starò incontro a te sulla roccia dell’Horeb; tu batterai la roccia, e ne uscirà acqua perché il popolo beva”.
E questo mi ricorda Gesù, che indignato per l’incredulità dei Farisei, guarisce l’uomo dalla mano secca.
Dal giorno del Battista in poi, il Regno è preso, colla forza, dai guerrieri dello spirito. Sii come i violenti in spirito, perché di loro è il Regno[250].
L’uomo impara a morire, momento dopo momento, costruendo il corpo di luce, viatico particolare, nel momento del transito, quando l’angelo guida coopera con lo spirito.
Si deve passare in mezzo alle schiere dell’Avversario, che farà di tutto pur di poter vantare un qualsiasi diritto su di te! Medita il commento al Salmo 90 di San Bernardo di Chiaravalle ed Inferno X di Dante, a proposito della verghetta.[251]
Non è dei demoni che devi avere paura, bensì della situazione di peccato:
Giov.3, 36: ” Chi crede nel Figliuolo ha la vita eterna; ma chi non crede al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimorerà su di lui.”
Così studiati di non essere privo della benedizione del Dio del Cielo. E ricorda che se l’ira del Padre è su ogni uomo, è solo per un momento e si stempra nel costato di Gesù, da cui sgorga acqua che purifica le colpe, acqua benedetta da bere; il costato è roccia inconcussa, da cui sgorga un fiume vertiginoso d’amore.
CAPITOLO XXIX
Gesù è la porta aperta per il Cielo.
L’uomo è seminato come seme celeste in terra, dove tutto si trasforma in altro; qualche cosa muore per lasciare il posto ad altro; il chicco muore nel terreno, per generare la spiga; continua così il suo cammino, sembra un condannato a morte, ma non lo è, perché in qualche modo, risorge a nuova vita; si tratta di un livello di accrescimento.
Il modo regale e reale per impostare il problema, allora forse è questo: se qualche cosa deve morire, cos’è la morte, ma soprattutto cos’è la vita?
Perché vivo? Per conoscere il Nome con cui il mio Creatore mi ha chiamato!
Per la rivelazione data al credente da Gesù, il Cristo del Padre, so che il Creatore è un Padre innamorato della Sua creatura, alla quale ha dato la missione di risalire in cielo, per portare su con sé quella parte di creazione, che le è stata affidata come mandato conoscitivo…dalla Terra al Cielo.
Mentre il Napoleone, mescolando il potere dell’aquila imperiale con quello della piramide, avidamente conquistava militarmente l’Europa, lo staretz Serafino di Sarov in Russia, trasfigurato dalla preghiera di chi umilmente si fa incendiare da Dio, si inoltrava nel silenzio divorante della foresta russa, trasformandola in fonte di benedizione e porta aperta per il Cosmo del Padre.
Ciò ha reso possibile la creazione di cattedrali di Luce, punto di riferimento, come scala, per gli Angeli, in movimento di salita e discesa nel Cosmo.
Trasfigurare il mondo alla Luce del Verbo non è un invito, è un mandato.
Col crescere incontri la Chiesa invitta, quella che nasce e che si riproduce ai piedi della Croce, come corpo tessuto dal Cristo.
Quando lo Spirito santo, che procede prima dal Padre, poi dal Figlio, là sul santo Golgotha rigenera la Chiesa viva, ecco che in modo immediato, tu diventi una nuova creatura, mentre lo Spirito santo respira in te.
E’ ai piedi della croce, che la chiesa trionfante si congiunge alla transeunte, a quella che è pellegrina sulla terra, e che anela alla comune Patria celeste.
Seme spirituale e carnale di Cristo, perché Cristo si forma, perché Lui lo vuole, anche in te! Come cera che si scioglie e la tua cera, diviene materia che crea.
Allora lo Spirito santo col Suo calore ti scioglie, scioglie il tuo cuore imprimendovi il santo Sigillo: il volto trasfigurato di Cristo. Il Cristo non lo vedi più appeso al legno, ma Lo trovi vivente nella Sua Chiesa, quella che è davvero rigenerata adesso dallo Spirito Santo e che nulla ha a che vedere con l’ipocrisia delle banche vaticane.
A quel punto tu resti con Gesù per imparare da Lui per diventare come Lui, ma non perché tu lo vuoi, ma perché il Padre lo vuole!
Quando arrivi a questo punto, con la semplicità del pulcino, che a bocca aperta attende fiducioso l’arrivo della madre, che porta il sacro cibo, sai – in fede cosciente -di essere solo un condannato a morte, però non da solo, perché hai ben visto come lo Stesso Signor Gesù sia assieme a te, il reprobo, il peccatore.
Così, bevi senza mai saziarti, l’acqua che discende, come sorgiva dal Suo costato percosso. Bada, percosso solo dopo la morte, poiché Gesù ha sempre vigilato alla destra. Nutriti col commento di Bernardo di Chiaravalle al Salmo 90.
Impara a dimorare sotto la tutela dell’Altissimo, perché al laccio mortifero del tuo avversario è stato dato il potere di seguirti come la tua ombra, ed allora dovrai combattere in modo sobrio fino al momento sacro del transito. Ma, lode al Dio del Cielo, è per questo che tu sei stato suscitato, tu combatti sotto gli occhi del Padre, e senza prezzo è la fede di chi sa spargere il proprio sangue per amore del Dio dell’Amore.
Chi sparge per amore il proprio sangue da pulcino indifeso -o ancora meglio da mendicante del Cielo- lo fa perché trafitto dall’Amore immotivato.
Non temere la prova, anzi ringrazia il Signore, che per mezzo di quella ti dà la possibilità di dimostrare che solo il Suo braccio è quello che salva, e non il proposito dell’uomo. In fondo lo stesso Satana, con la propria orribile aggressività, contribuisce- senza che Lui lo voglia -a renderti migliore, costringendoti a mettere fuori la parte migliore di te!
1Giov.5, 4-5:”Poiché tutto quello, che è nato da Dio, vince il mondo, e questa è la vittoria che vince il mondo, la fede nostra. Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figliuolo di Dio?”
E’ la tua fede nel Cristo benedetto che ti fa rifulgere come stella, e l’avversario col suo impeto, in realtà non fa altro che costringerti contro la sua stessa volontà a renderti migliore. Tale è la volontà del Padre, così, deposta ogni malizia lasciati amare da Chi t’ha generato nell’amore con amore, e gioisci nel santo sacramento del Ricordo per la tua mamma Adele, che in accordo col Desiderio del Padre, t’ha dato la vita in amore.
Nel giorno delle sacre ceneri sei in afflizione, ma il dolore dura solo poco tempo, mentre la lode del Padre, se saprai perseverare nel santo combattimento fiducioso nella Sua Misericordia, dura per tutta l’eternità.
Quando l’anima rivitalizzata dallo spirito, affrancandosi dal corpo, nel momento del transito cogli angeli alla sua destra, potrà tendere la propria mano fiduciosa a Nostra Signora delle Rocce, allora si scioglierà nel pianto di giubilo, e gli stessi Cieli saranno percorsi da sacro tremito.
Il tuo piede non temerà più il laccio pernicioso, né la parola funesta di condanna ad opera dei bracconieri. Fino a quell’ora persevera, poiché i giorni sono pochi e irti di inganni.
Esercitati a ricercare la sintonia fra il battito del tuo cuore con il battito di Quello del Risorto: che altro significherebbe altrimenti il Io in te e tu in Me?
CAPITOLO XXX
Missione apostolica
Mar.16,15-16
Poi disse loro:
“Andate per tutto il mondo, predicate l’Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato.”
Non basta credere, solo se sarà battezzato, sarà salvo, ma allora nel battesimo c’è qualche cosa di importante, di maturo, che và oltre la strana necessità di dover battezzare tutto e tutti ad ogni costo, neonati compresi, dimenticando che solo dove v’è lo spirito del Signore, là v’é la Libertà; non nei muri o negli edifici pieni di ragnatele spirituali, ma nel cuore dell’uomo Dio vuole generare ed essere generato con un Si! consapevole.
Si rifletta sulla vita di Padre Giovanni Vannucci e su quella di Padre Pio di Pietrelcina, entrambi osteggiati, anche se a diverso titolo, dall’alto e grasso clero.
E’ impressionante ciò che è detto nei versi 17-20, perché questo interessa tutta la chiesa e non solo la cupola vaticana, che pretende di esercitare un mandato storico, forse non ben vissuto, e che comunque rivisto a proprio uso e consumo, con evidenti fini di sfruttamento spirituale, politico ed economico.
“Ora questi segni accompagneranno coloro che credono; scacceranno i demoni nel mio nome; parleranno lingue nuove; prenderanno in mano serpenti e quand’anche bevessero veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli infermi e guariranno. Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu assunto nel cielo e siede alla destra di Dio. Quelli poi andarono e predicarono ovunque con l’assistenza del Signore, il quale confermava la loro parola con i miracoli che l’ accompagnava”.[252]
Sicché il compiere tutte queste cose, attributi normali dell’essere sacerdote, nel senso etimologico della parola, è riservato a tutti i credenti, non solo a certi ministri del culto. Ma come si coniuga questo con l’attuale ignoranza del credente medio, che non sa neppure cosa vuol dire essere salvo, poiché la maggior parte dei cristiani, non sa neppure non tanto da cosa, ma da CHI il Signor Gesù ci salva?
L’ignoranza che vive nella nostra chiesa è stupefacente. Quante volte ancora dovrò mettere in condizione, il mio Dio, Re e Amico, di deportarmi ancora, sotto il giogo del re di Babilonia? O del Faraone, se si preferisce.
Quanti poveri Cristi dovranno essere ancora crocefissi, perché i cosiddetti detentori della verità SI RIFIUTANO di vivere da pastori in mezzo al gregge sacro?
Il grido di Ez.34, 1-31 è tale da fare ancora accapponare la pelle:”
1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2 “Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, predici e riferisci ai pastori: Dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? 3 Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. 4 Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. 5 Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. 6 Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. 7 Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: 8 Com’è vero ch’io vivo, – parla il Signore Dio – poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno
pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge – 9 udite quindi, pastori, la parola del Signore: 10 Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non
saranno più il loro pasto. 11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. 12 Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 13 Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. 14 Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d’Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d’Israele. 15 Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. 16 Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. 17 A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. 18 Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. 19 Le mie pecore devono brucare
ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. 20 Perciò dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. 21Poiché voi avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle, 22 io
salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora. 23 Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; 24 io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore ho parlato. 25 Stringerò con esse un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive, cosicché potranno dimorare tranquille anche nel deserto e riposare nelle selve.
26 Farò di loro e delle regioni attorno al mio colle una benedizione: manderò la pioggia a tempo opportuno e sarà pioggia di benedizione. 27 Gli alberi del campo daranno i loro frutti e la terra i suoi prodotti; essi abiteranno in piena sicurezza nella loro terra. Sapranno che io sono il Signore, quando avrò spezzato le
spranghe del loro giogo e li avrò liberati dalle mani di coloro che li tiranneggiano. 28Non saranno più preda delle genti, né li divoreranno le fiere selvatiche, ma saranno al sicuro e nessuno li spaventerà. 29 Farò germogliare per loro una florida vegetazione; non saranno più consumati dalla fame nel paese e
non soffriranno più il disprezzo delle genti. 30 Sapranno che io, il Signore, sono il loro Dio e loro, la gente d’I sraele, sono il mio popolo. Parola del Signore Dio31 Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro Dio”. Oracolo del Signore Dio.
Io sono solo quello che sono, ma non posso e non voglio stare dalla parte di chi non vuol vedere e sentire. Per conto mio non credo più in niente, se non nella Parola vivente del Signore, che canta nel credente: il Cristo Risorto.
Dov’è il Suo Popolo, quello fiero di essere cristiano, quello consapevole di essere ponte fra cielo e terra, tessendo ghirlande d’amore? So solo che il Signore d’Israele libera, tramite la via della trasfigurazione, la via della rosa.
Ma allora che farò? Dovrò insegnare a Dio a fare la parte di Dio?
Egli è sempre sul Trono, e la preghiera, da Lui benedetta, cambia le cose. Allora, in piena umiltà, posso solo recitare una preghiera, alla quale mi attacco quando posso con tutta la mia forza:
” Ti ringraziamo, Signore,
per il dono di questo momento di preghiera,
di riflessione fraterna attorno alla tua Parola
che per noi è sempre luce e vita.
Apri i nostri occhi
perché possiamo ancora conoscere te e conoscere noi.
Facci dimorare in te,
per dimorare reciprocamente nella gioia e nella pace.
Sii in noi Signore per la forza del tuo Spirito,
in noi prega.
Fa che comprendiamo la pienezza della nostra chiamata
e possiamo avere fede e coraggio
per combattere la battaglia della fede, della speranza e dell’amore.
Te lo chiediamo, Padre, per Cristo nostro Signore.”[253]
Le prove, come un aratro, saggiano il buon terreno. L’aratura è operazione necessaria per preparare la semina.
Nell’intimo del mio cuore sento questo. Sono cristiano perché me l’ha detto Gesù e non un aggregato ibridamente umanoide [254]. Ma se sono malato, Gesù mi ama, come il medico che cura il malato fino a farlo guarire.
Mi sta guarendo. Quando cerco di pregare Marco 10,46-52, riconoscendomi nel cieco di Gerico, ci metto tutta la mia forza e fisica e spirituale. “Sta di buon cuore. Alzati!Egli ti chiama”.
Con la separazione delle due chiese d’oriente e d’occidente, al corpo mistico di Gesù sono mancati i due polmoni; per amore del Cristo vivente e del Suo popolo occorre riunificare, riportare sotto lo stesso Pastore, le pecore disperse, oppresse e tribolate. 1Cor.3,1-23: ma quale Paolo quale Apollo?
Ma chi è Paolo, chi è Apollo? Le lacrime di Paolo sono della stessa qualità di quelle, che sono sgorgate dal cuore di Giovanni Vannucci.
Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?
Siamo liberi, e nella nostra libertà, a volte folle e sconclusionata, possiamo addirittura violentare la bellezza di Dio, tanta è la libertà concessa all’uomo.
Salii all’Eremo meditando sul lavoro di P. Silvano dell’Athos, del quale ho sentito e sento la potente autorità. Nel mio studiolo ho una sua icona, che un amico mi ha portato da Maldon in UK.
Continuo a meditare la piccola Filocalia edita dalla LEF.
Ho meditato alcuni scritti di Oliver Clement sulla fede ortodossa.
Ho parlato con un prete ortodosso, ed ho assistito alla sacra funzione della domenica delle palme.
Quando quel sacerdote mi ha chiesto qualche cosa circa la mia fede, ho risposto, come ho potuto, alla luce quel poco che credo di aver compreso, dell’autorità camaldolese. Ci siamo salutati da fratelli, anche perché lo Spirito colma l’apparente distanza dei cuori.
Penso che le deviazioni che il mondo cristiano occidentale ha imposto al popolo di Dio con la forza con le “guerre di religione”, le abbia conosciute anche il mondo cristiano orientale.
Qui non si tratta di chi è più cristiano: io mi riconosco, per diritto di vita, nel buddista, nello zingaro, nell’ateo, nell’animista, nel musulmano, nell’ebreo perché l’amore colma tutte le differenze e riunisce tutto ciò che è separato o, se si preferisce, disperso.
”Chi celebra i sacramenti è chiamato anzitutto a vivere la responsabilità delle proprie scelte davanti al Padre”, così dice Bruno Forte nel suo libro Parole di Fede a pag.166. Chi può vivere questo umilmente, davanti a Dio, è Pastore.
Silvano dell’Athos dice che negli Inferi personali non si è soli, e se si resiste con coraggio, si può scoprire la Presenza che libera:
” Resisti e non avere paura, perché Io sono con te”.
Serafino di Sarov dice:
” acquisire lo Spirito santo, come se fosse una transazione commerciale, è lo scopo della vita cristiana”.
Può testimoniare con autorità, che Gesù è Risorto, solo chi ha sperimentato, in qualche modo, nella sua carne la resurrezione del Signor Gesù.
Simeone, il Nuovo Teologo dice: ” si acquisisce lo Spirito santo perché l’uomo è creatura divina e al Signore piace unirsi alla Sua creatura, in modo personale e indissolubile”.
Ma essendo la mia vita dissociata, come seguire la via graduale, che al ritmo del tempo, pazienza, esperienza mi conduce alla perfezione?
La prima risposta che mi viene é: ”Guarda a S. Bernardo di Chiaravalle”.
Ho cercato di studiare in venerazione alcune delle sue opere, ma quella che ho ritenuto, come chiave di vita, nonostante la mia vacuità, è il suo Commento al Salmo 90.
Dopo tanto tempo, è stato proprio in questa quaresima, che mi è stato possibile entrarvi sempre più dentro: è come se il Cristo avesse aperto come una porta, l’aorta del cuore. E’ una cosa molto fisica e vidi, nell’immediatezza dell’attimo, dall’aorta aperta scorrere un fiume di sangue vivo .
Il commento comunque è un manuale per l’ascesa sulla scala di perfezione, manuale per rendere concreta la deificazione.
Salmo 91 (90)
1 Tu che abiti al riparo dell’Altissimo
e dimori all’ombra dell’Onnipotente,
2 di’ al Signore: “Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido”.
3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
8 Solo che tu guardi, con i tuoi occhi
vedrai il castigo degli empi.
9 Poiché tuo rifugio è il Signore
e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora,
10 non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
11 Egli darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutti i tuoi passi.
12 Sulle loro mani ti porteranno
perché non inciampi nella pietra il tuo piede.
13 Camminerai su aspidi e vipere,
schiaccerai leoni e draghi.
14 Lo salverò, perché a me si è affidato;
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.
15 Mi invocherà e gli darò risposta;
presso di lui sarò nella sventura,
lo salverò e lo renderò glorioso.
16 Lo sazierò di lunghi giorni
e gli mostrerò la mia salvezza
Bernardo non solo spiega che si è salvati, ma sopratutto da chi si è salvati e come. Chi è che ti salva da quel protervo avversario, che inizialmente ha il potere di accecare; prima acceca, se poi riacquisti la vista ti porrà lacci per tutti i giorni della tua vita, cercando di adescarti con tutti mezzi che potrà, mostrandosi anche come angelo di luce; cercherà di sopprimerti fisicamente, quando da Anticristo, empiamente ponendosi come dio, vorrà o la tua adorazione o la tua morte.
Mi preparo alla pentecoste meditando su P. Dante e Bernardo di Chiaravalle, il cui commento al Salmo 90 è scala per il cielo. Basta meditare su come commenta il versetto”gli farò vedere la mia salvezza” nel sermone 17, 6-8.
La necessità dell’acquisizione dello Spirito santo è chiaramente sostenuta e la restaurazione della divinizzazione dell’uomo è presentata come la risposta paterna alla deviazione satanica e tu potrai vedere coi tuoi occhi la rovina del malvagio. L’anima umana, come collettività di tutte le razze e credi religiosi, fiorirà nel cosmo, come la Rosa purpurea, di cui parla Giordano Bruno, solo che questa volta non sarà in mezzo alle spine.
Divinizzazione che è prodotta dalla resurrezione, che alla fine sarà cosmica, perché con l’annientamento della morte, saranno trasfigurati anche i carnefici:l’amore immotivato ama chi da nessuno è amato.
Così anche loro, in questo modo potranno riportare la loro valenza d’amore in quel mondo che è stato dato loro in tutela, nell’ambito della creazione, e che solo loro possono legittimamente rigenerare.
L’Uno.
Qualche giorno fa Ti ho visto, mentre passeggiavi soddisfatto sotto un bel pergolato e lì controllavi lo stato della vite e dei suoi grappoli: eri visibilmente soddisfatto. Quello che mi ha colpito, è che i tuoi piedi poggiavano su un roseto fiorito, che sembrava rappresentare un elegante pavimento a scacchi, 64 caselle su cui si svolgono le mosse della creazione.
Questa mattina meditavo su l’icona di Rublev sulla trasfigurazione, cercando il modo riportare quell’insegnamento di sapienza nella mia vita, che si sta ricomponendo in qualche modo, nel ridisegnare il sacro Volto interiore.
Il Padre santo contempla lo Spirito santo, mentre questo rigenera nella coppa il cuore della creatura dissociata; la creatura, diviene cuore contemplato, capace di contemplare e per questo è rosa purpurea vivente. Il Figlio, con la mano di benedizione, attira a Sé quel Cuore vivente, mentre con il suo sguardo è immerso nella contemplazione del Padre. In questa mirabile Unità tra Padre, Figlio e Spirito santo viene introdotta con la coppa, anche la Creatura divinizzata, o Chiesa Invitta, tramite la fioritura della Rosa purpurea.
Quello che mi domando, ferma restando la mia evidente incapacità di esprimermi, è:” se la solarità del Padre è nella mia Mente, e la Coscienza è la fiaccola del cuore dell’anima, allora la luminosità del Figlio si svela nell’offerta del mio Spirito, che il Pantocrator consegna al Padre.”
Lo Spirito santo rigenera corpo e anima della creatura, che si trova contemplata dalla Luce divina; lei stessa percepisce la presenza luminosa della luce divina.
In una danza ritmica di luce, la creatura è come sollecitata dal raggio luminoso dello Spirito santo; diviene lei stessa cosciente di essere luce, che partecipa della Luce Infinita: centro, raggio e sfera nello stesso momento.
La Parola del Padre esce e crea; lo Spirito consegna il creato consapevole al Padre, che entra ed esce dalla sfera della Rosa purpurea.
La Chiesa trionfante, di tutte le età e di tutte le Fedi religiose, sta davanti al Padre, diffondendo i suoi aromi davanti a Dio, per il quale non v’è differenza di persone.
Non posso essere più così vile da continuare a lacerare il Sacro Volto di Gesù dolcissimo; neppure posso più violentare la dolcezza materna dello Spirito santo; neppure voglio più esasperare la tenerezza del Padre, quando mi fu detto chiaramente:” perché colpirti? tanto ti ribelleresti ancora”.
E mi lasciò andare dietro la mia follia. Qualche tempo dopo, con i tempi maturi, Lui il Fedele, mi ha rimesso in cammino.
Così per amore di Gesù, nei miei polmoni respira sia la Chiesa d’Occidente, che la Chiesa d’Oriente.
Comunque sia meditando sull’Icona della Sacra Cena, sono rimasto affascinato dalla Maestà del Cristo, ma anche dalla Intimità di Giovanni, che, mentre tutti gli altri apostoli restano turbati, ubbidendo a Pietro, adagia -cogli occhi fanciullescamente timorosi- la testa riccioluta sul Petto degli Aromi: recumbens in sinu Iesu.
Quella comunione d’intimità regale, fra Creatura e Creatore esprime il corretto rapporto col quale il discepolo dovrebbe affrontare la disciplina di Cristo. Come non meditare allora Giov.17,17-26?
Qualcuno ha detto:’Il fondamento e la motivazione di ogni ascesi sta nel’auto definizione di Gesù:”Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita per tutti”.Quindi si tratta di una ascesi tutta incentrata sulla solidarietà coi fratelli, al cui servizio ci si pone facendo dono della propria vita.
Ma facendo dono della propria vita, si raggiunge il cuore della vita, cioè Colui che per primo l’ha effusa.
Si scopre così la fedeltà e l’amore del Padre il cui volto buono ci è stato svelato nel Figlio bello dell’Uomo, prima trasfigurato, poi crocifisso e infine risorto per l’Umanità tutta.
O Padre
ti ringraziamo di questo giorno:
continua a mandare il tuo Spirito,
perché renda la nostra vita più simile al Figlio tuo,
ci aiuti a rispondere con generosità alla tua chiamata,
ci costruisca testimoni del Vangelo,
sale della terra,
luce del mondo.
Aiutaci o Padre a riconoscerti come l’unico Dio e Signore,
a vivere di ascolto della tua Parola,
di abbandono gioioso alla tua volontà.
Aiutaci ancora a non fingere la nostra coerenza.
Te lo chiediamo per Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore.
Amen’.[255]
Ben ricordo la prima cosa che mi dicesti quando parlai con te
su all’Eremo.”Ascolta la Parola.”
E il Signore ha voluto che dessi ascolto, giorno dopo giorno.
I primi tempi salivo all’eremo con una certa frequenza.
E ogni volta per me era sempre gioia vera, profonda…anche se ben consapevole della mia lontananza da te a causa della mia incostanza.
Questa notte ripensavo al nostro ultimo incontro. Tu venisti ad aprire il portone…
“La porta è l’apertura che segna il passaggio tra due spazi distinti; varcare una porta, anche della più umile casa, costituisce qualche cosa di grave e di solenne per uno spirito sensibile: attraversando una soglia abbandona il suo consueto ambiente ed entra in un altro differente”, da” La porta e la voce ” di G.Vannucci in “Risveglio della coscienza”.
Venisti ad aprire il portone e lo facesti con l’autorità e la circospezione di chi sa cosa significhi aprire una porta; il vero risvolto, che spiega tutto, è e resta nel mondo dello spirito; io per conto mio, come prima cosa respirai profondamente, e tu abbracciandomi, mi dicesti di respirare a polmoni pieni.
Poi alla fine del nostro colloquio, ebbi l’impressione, che tu mi dicessi, senza farlo, di porre l’attenzione mentale per prendere possesso dell’area del diaframma. Questa notte l’ho fatto in un modo particolare e il risultato è stata la meditazione sull’opera di Rublev.
Però Giovanni Climaco dice, che se uno vuole allontanarsi dall’Egitto deve avere un qualche Mosè che sia mediatore fra lui e Dio; allora forse bisogna fare come Giovanni il Teologo, poggiare il proprio orecchio sul petto del Maestro, per accordare il battito del cuore, ed io so che tu mi sei sempre accanto.
CAPITOLO XXXI
Il mandorlo fiorirà.
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo:
Gloria all’Altissimo che s’è svelato come Padre in Cristo Gesù, leone della tribù di Giuda, che esce per vincere e vince, attirando a sé, come prigionieri tutti, nessuno escluso, svelando il volto buono e misericordioso del Padre.
Nel primo patto, s’era mostrato come il clemente, il misericordioso, lento all’ira e pronto al perdono;[256]con Gesù invece il Padre và personalmente incontro a chi si è smarrito: personalmente, nella figura di Gesù, il Nazareno: il cielo è tornato a fiorire nella terra.
La fiammella crepita sommessamente, dolcemente dondolata dal vento dello spirito, c’è sorriso nell’aria e i bimbi hanno sguardi lieti, visibilmente contenti, sembrano come rapiti da quella fiamma, che più guardi tanto più ti prende e ti immergi nella visione della comunione dei cuori e sai solo dire:
” Gesù, dolce Gesù, fa che il mio cuore ti possa contenere, contenere Te, l’Incontenibile. La tua dolcezza struggente è indicibilmente superiore all’intenso affetto della mamma; è più bruciante dell’amore per la dolce compagna, sostegno perfetto da Te datomi; basta che la tua Mano sfiori i riccioli del piccolo, che subito questo si acquieta, si calma e lo smarrimento svanisce.
O Tu che sei la vita per i tuoi piccoli dispersi per ogni dove. Tu che ti prendi cura anche di quello che potrebbe sembrare il più insignificante dei passerotti, fermati e fa dimora qui in me, perché i giorni sono pochi e malvagi e non sempre la veglia vince il sonno. Ma “se è fuoco ha da ardere”, e la lotta non conosce quartiere.
Le Leggi ferme dell’Amore sono imbattibili, perché nascono di getto dalla Parola : la Legge è che la preghiera del cuore umile costringe il Signore della Benedizione a colmare la coppa vuota dell’affranto.
La terra arida è fatta per ricevere l’acqua del Vivente.
Il Signor Gesù, sepolto come chicco di grano nella zolla del mio cuore, per la gloria senza limiti del Padre, è completamente ammantato dal Suo Silenzio.
Nell’azione dello Spirito santo, e aprendo gli occhi, potresti vedere la spiga bionda rigogliosa, piena di chicchi e ben diritta. E’ un altro modo per vivere: il suo vessillo su di me è “Amore”.
Gesù non ha mai fatto caso ai peccati degli uomini, prendendo su Sé l’incapacità ad avere un giudizio fermo e sereno; da lì il Terapeuta inizia nuove creazioni.
Non giudicare mai! Qualcuno m’ha fatto comprendere all’eremo , che chi giudica un uomo giudica Dio. Così sii aperto ed ospitale, come una piccola oasi del deserto, che riceve chiunque, senza fare distinzione.
E ricorda, come ti è stato insegnato, che chi ti siede accanto può essere portatore di una verità più grande di quella che tu pensi di possedere. Non trattenere niente per te, ma rappacificato nel sangue di Cristo col Padre, cerca di vedere con lo sguardo rinnovato dallo Spirito santo.
Vedere in ogni essere vivente il cuore del Padre che vibra teneramente… nello spirito è possibile. Nello spirito tutto è possibile, perché Dio lo vuole e la mia debolezza rende perfetta la Sua grazia.
Quando venni la prima volta all’Eremo San Giorgio con Angela, fui nutrito con la Parola/seme : imitazione di Cristo. Con fare distratto, mi chiedesti se l’avevo mai letto.
Un’altra volta invece, quando eri ancora all’Eremo di Camaldoli, in un modo un po’ brusco, forse per mettere fine alle mie molte parole, fermasti tutto facendo il gesto di chi ha le mani legate, proponendo dunque l’immagine di Gesù davanti a Pilato: l’agnello muto, che si consegna in modo mite a chi lo tosa. Tutto avvenne guardandoti alla finestra; non osai bussare alla porta quel giorno, e me ne andai con quell’insegnamento.
Consegnarsi all’uomo, perché si appartiene a Dio, in imitazione del Signore; e poiché Gesù Cristo è l’uomo perfetto del quale il Padre si compiace e giacché, in qualche modo, questa immagine divina c’è già in noi, è necessità fare l’archeologo, scendendo nei nostri personali inferi, ricercando per trovare, la Divinità anche lì presente.
Mitezza: qualità divina, che come lievito, nobilita l’uomo.
Mitezza cuore dell’umiltà: Porta regale per il Regno dei cieli.
Mitezza : fede sconfinata del Servo sofferente nei confronti del Padre, che agirà per sottrarLo all’insidia dell’avversario, fino all’inevitabile trionfo finale.
Via per salire al Tabor, in compagnia di Mosè ed Elia.
E’ mite colui che, come Mosè, ha attraversato il mare delle passioni, camminando sulle acque del divenire cosmico, e che dalla dispersione è ricondotto alla unità dell’origine: può fare questo solo colui che dimora nel rifugio dell’Altissimo.
Mosè, in totale ubbidienza, alza il bastone della Parola e divide le acque…Le acque si separano… Quella forma di battesimo, se è salvezza per i credenti, è dispersione per gli infedeli. Gesù si fa innalzare, aprendo le acque per tutti, senza distinzione: chiunque vuole può beneficiare del Dono del Padre.
L’aura lieve[257] colla quale il Padre si spiega ad Elia è lo Spirito santo, che come corona cinge il cuore della Creatura rigenerandola.
E’ da questa attività che unisce Cielo e Terra, che viene generata la Chiesa invitta…nessuna istituzione solamente umana può questo.
Per San Simeone il nuovo Teologo, non è possibile che , nella crescita spirituale, colui che è stato comprato a prezzo di sangue dal proprio padre spirituale, possa definirsi, solo per questo, libero; sarebbe come lo schiavo che, nel momento di essere stato acquistato dal nuovo padrone, pretendesse la lettera di emancipazione.
L’aura lieve che cinge, come corona, la testa del cuore del cristiano rigenerato , può essere per me, in questa fase di nuova vita, come la corona di spine, quella corona che ho visto cogli occhi dello spirito, una mattina presto.
E la corona di spine era gioiosa: questa almeno è la sensazione che aleggia nell’aria.
Mitezza: come la colomba. Basta una lieve opposizione e lei se ne và, pur restando nei dintorni, perché i doni e le benedizioni di Dio sono per sempre.
Mosè è un uomo mite, ma una volta arresosi allo Spirito, viene designato per aprire le acque prima, e per aprire il tabernacolo, poi; quel tabernacolo che non è costruito da mano umana.
E’ lo stesso tabernacolo, che benedetto nel sangue di Gesù Cristo, viene abitato dal Padre, sempre santo, il Cui Nome svelato da Gesù, è “Onnipotente nel Perdono”…e l’Inaccessibile, in qualche modo si fa visibile nel cuore dell’uomo, che ama :
Isaia 53
1 – Chi ha creduto a quel che ha udito da noi? e il braccio del Signore a chi è stato rivelato?
2 E crescerà come rampollo dinanzi a lui, come radice dall’arida terra; non ha bellezza alcuna né splendore, noi l’abbiamo visto e non aveva alcuna apparenza che attirasse i nostri sguardi.
3 Abbietto, l’ultimo degli uomini, l’uomo dei dolori, che conosce la sofferenza, e quasi cerca di nascondersi la faccia: così abbietto che non ne abbiamo fatto alcun conto.
4 Veramente delle nostre infermità egli si è caricato e si è addossati i nostri dolori: e noi l’abbiamo riputato come un lebbroso e percosso da Dio e umiliato.
5 Ma egli è stato trafitto per le nostre iniquità, è stato maltrattato per le nostre colpe: il castigo per la nostra rappacificazione fu addossato a lui, e per le sue piaghe siamo stati risanati.
6 Tutti noi, come pecorelle smarrite, ci eravamo sviati: ciascuno aveva declinato verso il suo proprio cammino: e il Signore fece ricadere su di lui le iniquità di tutti noi.
7 È stato sacrificato perché lo ha voluto, e non ha aperto la sua bocca; come pecorella sarà condotto al macello, e come agnello sotto al tosatore, non farà un lamento e non aprirà bocca.
8 Dall’oppressione e dal giudizio fu tolto di mezzo: chi potrà narrare la sua generazione, che fu reciso dalla terra dei viventi, percosso per le colpe del mio popolo?
9 Coi malfattori gli è destinata sepoltura e con un ricco che provveda per la sua morte; perché egli non ha commesso iniquità, né inganno vi fu mai nella sua bocca.
10 Piacque al Signore di percuoterlo coi patimenti; quando avrà dato l’anima sua pel peccato, vedrà una generazione di lunga durata e la volontà del Signore in mano sua prospererà.
11 Perché l’anima sua dovette soffrire, vedrà e si satollerà; colla sua dottrina egli il giusto, mio servo, renderà giusti molti e porterà sopra di sé le loro iniquità.
12 Perciò gli farò parte di molti, e dei potenti dividerà le spoglie; perché ha offerto se stesso alla morte, e fu messo nel novero degli scellerati; e ha portato i peccati di molti e ha interceduto pei trasgressori…
UOMO DI DOLORE! E’ come una magia dolcemente triste: ” Uomo di dolore” quegli occhi che guardano verso il Cielo – parlo degli occhi di Gesù Crocifisso – hanno una tensione di supplica…guardano solo il Cielo, vedono solo il Cielo del Padre.
Per un attimo sono stato come trafitto da quello sguardo, per me insostenibile.
Mio Dio, mio Signore, mio Re e Amico, hai voluto introdurre il tuo servo inutile nel significato di quello sguardo, di quella petizione santa:” perdonalo, non sa quello che fa nel mondo che Tu gli hai dato!”
Lasciati andare. Arrenditi alle Sue carezze e ai Suoi baci teneri, diventa come Lui, semplicemente.
Qualche giorno fa, cercando di vivere nella mia indisciplinata pochezza il senso della preghiera esicasta, mi domandavo: preghiera di Gesù o preghiera a Gesù?
Poi a poco a poco ho cominciato a comprendere. Preghiera di Gesù, quella che Nostro Signore ha fatto sulla Croce:” Padre, perdonalo, non sa quello che fa…Tu in Me, Io in Te, affinché resti solo l’Uno.
Le ho sentite quelle parole, ma non con le mie orecchie fisiche. ” Padre, perdonalo quel tuo bambino, non sa quello che fa nel mondo che Tu gli hai dato in custodia” .
”Ed io ho detto: ” Padre è vero, perdonami nel sangue innocente e prezioso del Tuo Gesù e fammi diventare col mio impegno, come Lui.”
E’ davvero la Preghiera del giusto Gesù, quella che crea nuovi universi per la Gloria del Padre, ed è a quella Preghiera, che voglio associare il mio respiro, il mio alito, soffio vitale, tutta la forza dell’essere mio.
Il vuoto essenziale è quella disposizione spirituale, che ci rende idonei ad essere riempiti dal Padre stesso in Cristo Gesù, il Signore, nel potere dello Spirito santo. Nostalgia della Patria celeste, nella quale il Padre si mostra in modo immediato, a tu per tu, senza veli. Gesù è il patto è nuziale dove il Padre pone la Sua tenda in ogni uomo, ed allora non vi sarà più lacrime né dolore.
ESODO. ESODO. ESODO : ma in questo mare occorre un mediatore, per passare attraverso il mare del peccato e restare integro.
CAPITOLO XXXII
Scambiarsi un segno di pace permanente.
Scambiatevi un segno di pace, così che la mia pace sia con voi e con voi rimanga.
Pace? Ma quale pace? Quale pace, se non quella che scende da alto? Ma come è scesa la pace da alto? Non è stato forse quando Gesù, il Signore della Gloria, s’è fatto crocifiggere, per risorgere nel fulgore della gloria del Padre?
Ma allora, il santo segno di pace potrebbe essere la mano di Dio crocifissa?
Ma allora quando dico: pace a te, fratello che non conosco, la stretta di mano che do dovrebbe essere quella che scaturisce da una mano, che si è fatto crocifiggere assieme alla mano del Cristo Signore, seguendo con allegria i nuovi cammini dello sposo.
L’Occidente ama primeggiare su tutto. Non comprende il senso dell’onnipotenza di Dio che si consegna nelle mani sante del servo sofferente, il solo che legittimamente può costruire nuovi Cieli e nuova Terra. E’ così che l’Occidente immemore rischia di perdere il Regno.
Costruttori attenzione alla base sulla quale volete edificare il millennio appena entrato. Ricercate la pietra scartata: l’anima umana scartata e crocefissa dall’ignoranza e dalla protervia dell’accusatore, di colui che percorre la terra in lungo e in largo per far cadere l’Uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Nel momento del ricordo sacrificale, il cuore si dilata per la consapevolezza e la presenza divina può essere respirata e trasmessa al proprio mondo.
Pregare è respirare, e poiché anche i demoni, i principati dell’ aria, in quella si muovono, occorre controllare il ritmo dei pensieri: finché, sotto la protezione dell’Altissimo, e solo Se Lui lo vorrà, salendo oltre le regioni dell’aria, uscendo dal mondo della rappresentazione, si potrà accedere alla regione pura dello Spirito, intelletto e non ragione.
Caro Padre, come non ricordarsi di Silvano Zoi, dal quale appresi i primi rudimenti di filosofia?
L’ultima volta che andai a trovarlo, alla sua Pulceta di Antria, mi chiese di salutarti definendoti lazzarone perché non avevi risposto ad una sua cartolina . Quando gli dissi che avevo l’onore della tua amicizia, mi guardò con profonda accondiscendenza.
Sono sempre stato legato a Silvano, anche se era dalla ormai lontana maturità liceale che non lo rivedevo o risentivo. L’occasione di incontro la ebbi, in un simpatico raduno/cena di ex – liceali.
Ebbi modo di parlare con lui. Non è stato un voler rivivere i tempi passati , ma il cercare conferma in quello che siamo ora.
La conferma del grado di evoluzione della nostra umanità!
Lui mi insegnò: sii quello che vuoi, ma siilo con consapevolezza”. Puoi vivere da ladro o da uomo onesto, ricorda però che sarai responsabile delle tue azioni, che a cascata, influenzeranno i mondi di coloro che vivono accanto a te.
Meditare sulle ripercussioni che le tue decisioni, prese e messe in pratica, possono avere sugli altri, è arte di vivere consapevolmente.
Questo è un altro modo per estendere l’area della nostra coscienza, nella quale rientra, consapevolmente, tutto quello che siamo capaci di farci entrare in modo vivente, e che, liberamente, per comprensione amorosa, potremmo chiamare nostro mondo.
Prendere piena coscienza della propria personale responsabilità, verso noi e verso gli altri.
Fu enorme per me la sorpresa, quando nella tua Biblioteca e Casa di Accoglienza, su all’Eremo di Camaldoli, trovai fra i tanti, un libro di Silvano … parlammo un po’ di lui e della sua sete d’amore, che ancora non riusciva a trovare la corretta forma d’espressione.
Torna a me, dice il Padre, guardando al Figlio Pantocrator.
Torna a me, dice il Padre alla creatura sconvolta .
“Si, renderò possibile il ritorno !”- dice lo Spirito Santo.
E’ sul Tabor che la Sapienza si svela al cuore aperto alla Verità.
”Torna a Me”, dice il Padre, e in quelle Parole senti vibrare la commozione di Chi t’ha generato, non creato ma generato.
In quel ‘torna a Me’ c’è la trepidazione del Padre, che da lontano ha sempre spiato il ritorno del figliolo prodigo; questo figlio torna per le carrube, perché ragiona in termini di dare e avere, ragiona col cuore ancora imprigionato dalle catene logiche di questo sistema satanico. Non riesce a capire il senso del ritorno; e il Padre è ancora lasciato solo, sia dallo sciagurato prodigo ritornato, sia dal rimasto a casa, attaccato alle cose del Padre, ma non al Suo Amore…
E’ sul Tabor che il sangue diviene Sangue, che la carne diviene Carne, che il Corpo della Chiesa si forma; è lì che si radunano le aquile del grande consiglio celeste e terreno: ascoltatelo.
E’ lì che il Corpo di Cristo prende forma decisa, come sacrificio santo, accetto al Padre per la rigenerazione concreta dell’universo.
Cercavo il Portatore del Fuoco, il Prometeo che dà la speranza all’uomo: ebbene ho trovato l’Uomo del Tabor.
Io in Lui, Lui in me; certo, perché è Lui che lo vuole, e anche io, in piena Libertà, lo voglio.
Gesù Cristo è il Risorto: però è Risorto con le Stigmate; sono quelle che offre come fiori odorosi ai suoi Bambini…
Come Paolo, che ha portato le stigmate del Signor Gesù nella sua carne.[258]
E Francesco d’Assisi, da danzatore sufi, volteggiando assieme a Rumi, ha ripreso la tessiture di ghirlande da campanile a campanile, da stella a stella.
Tutto è cominciato da quella Preghiera : ” Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno…” e sulla mano crocifissa del Padre, ha lasciato Sorella Povertà… e lì il candido Francesco, l’Innamorato che fa innamorare anche me, è volato :
” Fuggi, amico mio come una gazzella o un cerbiatto, sui monti degli aromi ” Cant.8,13
Imparare l’arte del soffrire in silenzio sotto gli occhi del Padre, oltre qualunque croce, per seguire nell’abbondanza della gioia i nuovi cammini dello Sposo.
“ … Quando il profeta parla di ‘iniquità/infedeltà’ non intende denunciare il rinnegamento del Signore, ma gli idoli, che – entrati nel cuore di Israele – convivono con la fede jahvista. Dio non è rinnegato, ma è declassato alla stregua degli altri idoli : il Dio ‘geloso’ è costretto a convivere cogli amanti. L’idolatria non ama e adora nessuno, ma si serve di tutti. Il ‘ritorno’ allora è pulizia del cuore e la rielezione dell’amore esclusivo di Jahwèh. Il Signore deve tornare ad essere l’unico, e non uno dei tanti.
Questo appello è di una sconcertante attualità. Finché Dio non è l’unico, non è niente. E per Lui – così geloso – non essere l’unico é un tormento bruciante (Osea 13,6-9). Dio è ammesso, ma in condominio. Il ritorno è la cacciata degli amanti, riportando Dio al centro come unica passione, talmente assorbente la vita, che non rimane spazio per altri rapporti.
A volte il discorso delle cose, che assurgono a idoli in noi, è posto male.
Non si tratta tanto di cacciare gli idoli; se essi abitano in noi, vuol dire che hanno trovato spazi vuoti da occupare .
Il discorso si fa più radicale: il cuore non deve avere spazi vuoti, ma deve essere ricolmo dell’ Unico. Esso deve essere occupato dall’unica passione. Il cammino di ‘ritorno’ per l’uomo è questo insediamento progressivo di Dio nel suo cuore per trasformarlo – attraverso l’amore – in qualche cosa di totalmente diverso:
Dio diventa così il destino stesso dell’uomo.” da ‘Dio è Amore’ pag.63 di E. Menichelli Osea 14.
Guardando al giorno prossimo della conversione di San Paolo, l’amico dello Sposo, mi è lecito credere:
1. che San Michele arcangelo fa veglia sulla famiglia camaldolese
2. che San Simeone, il nuovo teologo, interceda presso il Signor Gesù per i santi monaci esicasti.
3. che San Silvano dell’ Athos preghi il Signore della vita, affinché gli uomini di Dio, incendiati dall’Amore divino, come bambini puri, accresciuti dal corpo e dal sangue del Risorto, siano testimoni emergenti, franchi e puri nell’annunciare la Verità del Vangelo in questa fase di prova.
4. che San Romualdo, vegli sui suoi Bambini, affinché siano custoditi nell’ora della prova, di modo tale che la loro fede, come oro puro, contribuisca a formare la pietra angolare del fondamento del Tempio vivente del Padre degli spiriti.
Anche se so di essere solo un cinghiale testardo, lo sguardo della Signora dell’Aurora m’ha trasformato, e i peccati da ‘scarlatto sono diventati bianchi come la neve’… e il cinghiale da nero è diventato bianco.
Signore, che hai insegnato a guardare alla fede e non agli errori della tua Chiesa santa… più sbaglio, perché idolatra incostante, tanto più Tu mi perdoni, con un amore che mi sconvolge. Tu afferri e non lasci.
Adesso che sono rappacificato con Te, mio Dio, mio Signore, mio Re e mio Amico, mia unica Speranza ed alto Ricetto, Ti prego benedici il Tuo sacro Ordine camaldolese.
Veglia sui Tuoi Bambini: Ernesto, Andrea e Franco : e su tutti gli altri, che non conosco nella carne, ma la cui valenza d’amore si espande nella dimensione dello Spirito, abbracciando per fede le galassie nel Nome del Risorto.
Testimoni veri, che con gioia e letizia, nella pace profonda di Cristo, che va oltre le catene di questo mondo, effondono il loro sangue ai piedi della Croce, che si eleva come Rosa sanguigna e turgida, sulle sofferenze di questa umanità che brancola nel buio della torbida ignoranza.
Ed il loro sangue – versato in libertà, nel nome dell’amore immotivato – feconda la terra, di modo tale che le radici della Rosa possono trovare il nutrimento idoneo per la crescita, trasformando così i gemiti degli esuli, del popolo in cammino, in profumo odoroso, che dalla Rosa si eleva verso il Padre.
E’ il Cristo, che vivendo nella Sua creatura, la rende viva e capace di amore. quell’Amore che come olio santo da gioia all’esistenza , e nella scacchiera c’è posto per ognuno di noi.
La partita a scacchi è giocata col rispetto delle regole, sta a noi il lasciarsi usare dal Signore della vita, portando la nostra libera creatività, seguendo il modello di comportamento additato dal Signore Gesù : la Sua umiltà nell’amore servizievole nei confronti dei diversi, dei nemici .
Quando riuscirò a vedere nel primo uomo che passa, anche in quello che mi sembrerebbe impossibile amare, il Cristo vivente ?
Ora che accadrà ? Non lo so, ma so solo che è all’ombra delle Sue ali che c’è la vera vita, e che il futuro è splendido tanto quanto le promesse che Dio fa a chi Lo ama.
Parabola Zen.
“Un viaggiatore incontrò una tigre e fuggì con la tigre alle calcagna. Arrivato sull’orlo di un precipizio l’uomo vi saltò, afferrandosi ad una liana e rimanendo sospeso nel vuoto, mentre la tigre annusava al di sopra di lui.
Tutto tremante l’uomo guardò giù e vide un’altra tigre che lo guardava. Due sorci, uno bianco e l’altro nero, si misero a rodere la liana alla quale era appeso. L’uomo vide allora vicino alla sua testa una appetitosa fragola selvatica. Tenendo la liana con una mano, colse con l’altra la fragola e la mangiò. Come era delizioso il suo gusto !”[259]
La prima tigre è la nascita dell’uomo.
La liana è la sua vita, che viene corrosa dall’ andare e venire del tempo retto dall’interazione fra yin e yang, espresso dai topolini.
La seconda tigre è la morte, che tutti aspetta.
Se il viaggiatore è l’anima inviata sulla terra, che sarà la fragola ?
Questa Parabola Zen la sto meditando da tempo. Il cercatore ha riconosciuto ciò che cercava, divenendo trovatore.
C’è un’altra storiellina ed è quella di una rosellina, posta sul ciglio di una strada di campagna, lungo la quale passavano molte automobili.
Un signore ne ebbe compassione e la colse con cura e rispetto, togliendola dalla strada:
“… Eri una rosa contaminata dal Sistema, così ti ho portata a casa e ti ho ripulita e ti ho ripiantata in un punto più sicuro. Il Sistema prima o poi ti avrebbe beccato, così io ti ho estirpato ! Non siete contenti ?Alleluia !- Vi amo ! Voi siete la mia rosellina !“[260]
Entrambe le storie sono da applicarsi alla mia vita in qualche modo, e l’una non esclude l’altra, anche se entrambe hanno forse esaurito il vero motivo di essere nei miei confronti. La storiella Zen esprime un periodo del mio cercare e fu molto importante in tal senso l’esperienza che feci in Thailandia nel dicembre del 1994.
La storiellina della rosa concerne l’ esperienza che ebbi con Padre Mosè David e i Bambini di Dio, durata sette mesi da luglio 1975 a gennaio 1976.
Dal cuore mi sono germinate alcune delle parole di una preghiera di P. Charles de Foucauld: accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature…perché Tu sei il Padre mio.
Quante follie ho fatto per piacere al mio io stonato, oppure per piacere alla vanità degli altri ? Ho quasi spezzato me stesso, sia spiritualmente che fisicamente per piacere all’uomo…accecato dalla superbia della vita…ecco allora la necessità di amare’ .
Ma tutto è nato dalla piccola immagine: una strada polverosa, una rosellina impolverata, delle macchine che passavano e ripassavano; ho visto una mano pietosa, che quando ha raccolto la rosellina, per non farle del male, ha usato la stessa dedizione – per qualità intendo – che il Signore ebbe ad usare nella notte del Ricordo, quando benedisse Pane e Vino.
Dopo avere rinfrescato la rosellina l’ha posta in un semplice vaso dentro la nicchia della Purissima col Bambino, aprendola all’incanto dell’eternità, rendendo possibile la fioritura dell’anima a Dio.
Il fatto è che l’incontro progressivo collo Spirito è disarmante e toglie la parola. Puoi solo cercare di adorare: Imitazione di Cristo, affinché in letizia si possa dire : non sono più io che vivo ma Lui in me.
Allora cerchi di pensare come Lui pensava, di agire come Lui agiva; e allora senti forte forte, mentre il petto é sotto pressione : “ Coraggio sono con te, per tutti i giorni della vita, fino a quello che per te sarà la fino alla fine dell’età presente”.
Allora sono uscito fuori dietro a Lui. Scopri , che preghiera non è formula imparaticcia, ma Alleanza stabile col Padre.
Il credimi donna….non è questione di luogo, ma è questione di relazione. E questa può avvenire ovunque, a condizione che sia sostenuta dal messaggio rivelativo, che comunica la vita stessa del Padre, il suo amore, la verità.
A condizione ancora che la Rivelazione venga applicata alla nostra vita attraverso la vitalità e il dinamismo, la forza intelligente dello Spirito…ciò che mette in reale contatto col Padre è la vita di Gesù assimilata nella forza dello Spirito.
Nel Vangelo di Dio e di Cristo, questo dono si intensifica e raggiunge potenzialmente tutti provocando un movimento ascendente di vita, che al suo culmine rende ognuno di noi familiare a Dio, omogeneo a Dio, della stessa pasta di Dio.
Il discorso della omogeneità, questo contatto di vita proprio affine a Dio, abilita la nostra vita a vivere quegli atteggiamenti di affidamento pieno, di dono, di dialogo incessante, tipici della vita di Gesù, per cui la vita, le relazioni, tutto quello che facciamo nelle nuove condizioni assumono un significato profondamente nuovo capace di irradiare Dio, di lodarlo, di amarlo senza intermittenza…come una liturgia perenne…é un offrirsi spezzandoci per gli altri.
1 Pt. 4,14.. Là dove la Croce è più insopportabile, proprio perché è la Croce di Cristo, ivi più palesemente il cristiano sperimenta nel più profondo di sé la presenza beatificante dello Spirito. C’è una beatitudine, perché dietro a questo oltraggio c’ è anche lo Spirito di Dio, che riposa su di noi. [261]
Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come Io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.[262]
Sveglia, sono oppresso da tristezza mortale, vegliate con me ..e si allontana ad un tiro di sasso. Padre, la tua volontà, non la mia… E Gesù, confortato dall’ angelo torna indietro, ma i ragazzi dormono. Gesù è davvero solo : Gesù è sempre stato solo col Padre, ed è in questa solitudine, che Lui vuole introdurre i suoi, in questo dialogo aperto col Padre, in questa ferita d’amore.
Ti è mai capitato di sentirti osservato, di guardarti attorno e non vedere nessuno, eppure tu sai di essere osservato ?
La fragola zen è certamente anche una goccia di sudore di sangue di Gesù, e va assunta per fede, al fine di ottenere il risveglio di chi dorme…
Gesù sapeva benissimo, che i suoi bambini stavano dormendo…
Del resto, se mi avesse trovato sveglio cosa sarebbe venuto a fare per me ? La salvezza non è un fatto personale e io non mi affranco da solo: è grado insostituibile il passare attraverso quella goccia …. in piena umiltà, da bambino vergine, rigenerato dallo Spirito Santo donato dal Risorto; così faccio ora veglia ai miei personali Getsemani, sempre con Gesù.. dietro a Lui, per entrare nella Sua Agonia universale per il riscatto dell’intera Creazione.
Ora è il tempo di avere i fianchi coperti e la spada della Parola ben affilata e pronta; di essere ben sobri, per poter dire, assieme a Gesù “ lo Spirito e la sposa dicono : Vieni. E chi ode dica : Vieni. E chi ha sete venga : chi vuole, prenda in dono della acqua della vita .”[263]
Vieni presto, Signor Gesù.
CAPITOLO XXXIII
La perfezione infinita
E’ necessaria la purificazione, da fare con gioia, una volta che hai scoperto nella tua carne, che il pentimento è un sacramento, fondato sull’incontro di due Esseri liberi, l’uomo e Dio, dove l’Uno ha la risposta alle necessità dell’Altro.
E’ la cerca d’amore, dove il cuore, sicuro di trovare l’Amato per la Strada battuta da Cristo, vola con le ali della letizia, perché chi ci ama, ci ama di un Amore eterno, senza pentimento.
E questo è perché Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi in eterno. [264]
Per essere cristiani è necessario liberarsi dal complesso di colpa che da millenni grava sulla coscienza umana. Non la paura, ma la Carità, non il rimorso ma l’Amore devono guidarci nella nostra vita. Chi vive non pensando a se stesso non ha tempo per pensare ai propri peccati. E ancor meno si occuperà delle altrui colpe.[265]
Alcuni spunti per riflessione
1.
Il Signore parlò ancora a Mosè, dicendogli: «Parla a tutta l’assemblea de’ figliuoli di Israele. Dirai loro: – Siate santi, perché santo son io, Signore Dio vostro.[266]
2.
Non odierai in cuor tuo il tuo fratello, ma riprendilo pubblicamente, e così non avrai peccato per causa sua. Non chieder vendetta, e non ricordare l’ingiuria de’ tuoi concittadini. Amerai il tuo amico come te stesso. Io sono il Signore. [267]
3.
16 Non sapete che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio in voi abita? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo, quali pur voi siete. 18 Nessuno inganni se stesso; se alcuno fra voi crede di essere savio della sapienza di questo secolo, diventi stolto per farsi savio.19 Poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza presso Dio. Sta scritto: “ Io impiglierò i savi nella loro malizia “. 20 E di nuovo: “ Il Signore conosce i pensamenti dei savi, e sa che son vuoti “. 21 Di modo che nessuno si glori quando si tratta di uomini; 22 ogni cosa è vostra, sia Paolo, sia Apollo, sia il mondo, sia la vita, sia la morte, sia le cose che sono ora, sia le avvenire, tutte son vostre; 23 ma voi siete di Cristo e Cristo di Dio.[268]
4.
Il perdono delle offese.
38 Voi avete udito che è stato detto: – Occhio per occhio e dente per dente. – 39 Io invece dico a voi di non far resistenza al malvagio; ma se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche la sinistra; 40 e a chi vuol chiamarti in giudizio per toglierti la tunica, cedigli anche il mantello; 41 e con chi ti vuole obbligare a fare un miglio con lui, fanne due.42 Dà a chi ti domanda, e non voltar le spalle a chi ti chiede un prestito.43 Voi avete udito che è stato detto: – Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. – 44 Io invece dico a voi: – Amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugl’ingiusti. – 46 Infatti se voi amate coloro che vi amano, qual ricompensa meritate? Non fanno forse altrettanto anche i pubblicani? 47 E se voi salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno forse altrettanto anche i Gentili? 48 Siate dunque perfetti com’è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli. [269]
Siamo chiamati a quello stato di non separazione dagli altri esseri, buoni o cattivi, che siano, proprio del Padre, a essere come il Padre, non come uno dei suoi figli. L’amore di Cristo abbraccia i poveri, i derelitti, i minorati, i fanciulli, le donne sante e peccatrici, gli uomini giusti e i delinquenti, i rabbini, i saggi, i potenti…Nello sforzo che ognuno deve compiere per adeguarsi all’infinita vita del Padre, siamo esortati a rinunciare ad ogni interpretazione personale dell’infinito verso il quale ognuno è in cammino. Non il nostro universo è interessante, forse neppure l’universo dei nostri fratelli è interessante, ma è interessante solo l’universo, contemporaneamente trascendente ed immanente del Padre, di cui ognuno è, o deve divenire , una vivente manifestazione….La posta che è in gioco è grave : o noi realizzeremo l’immagine di Dio, che ci trascende, o finiremo col costruirci un Dio a nostra immagine e somiglianza…Non vi è essere umano, che non possa raggiungere l’infinita coscienza di Cristo. Non vi è uomo, che non possa rifarsi a Lui, e che non possa domandarsi che cosa avrebbe fatto Cristo al suo posto . Per molti uomini Dio non è ancora, ma quando i credenti saranno perfetti come il Padre celeste è perfetto, quando saranno realmente uomini, figli dell’uomo e di Dio, allora l’Invisibile sarà visibile, Dio sarà tutto in tutti. Allora gli uomini non saranno più una speranza di un uomo, ma ognuno sarà Uomo, nessuno dubiterà più, Dio sarà visibile nell’immensa coscienza degli uomini, identica a quella del Padre “ .[270]
La lettera che segue l’ho scritta ad un Servo di Maria, con cui sono venuto a contatto casualmente, tempo fa, tramite internet. Mi servo dell’informatica, perché permette, in modo veloce e reale, la trasmissione di dati di tutti i tipi, poi credo che sarà proprio tramite una strumentazione altamente accurata, che l’ anti-cristo cercherà di creare la parodia del millennio felice. C’è chi parla di un super-cervellone, comunque sia motivo in più per vigilare anche in questo senso .
Ecco la lettera:
” Siamo talmente divisi e lontani, che abbiamo perso il senso di : poiché come in un corpo abbiamo molte membra e non tutte le membra hanno la stessa funzione, così anche noi che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno di noi siamo membra gli uni degli altri [271].
Noi non ci sentiamo membra l’uno dell’altro, perché in realtà non ci sentiamo fratelli, ma non ci sentiamo fratelli, perché non viviamo come Figli del Padre. Vediamo tanto male intorno a noi, ma noi non ci vogliamo mettere nel conto, non vogliamo prendere su noi il peso della nostra responsabilità, vediamo la colpa degli altri ma non riusciamo a vedere la nostra …ed il senso filiale del Padre nostro -‘nostro’ cioè di tutti- non permea la nostra vita,modellandola sulle orme insegnate dal Signore, e ciò perché non siamo docili alla voce dello Spirito.
La Natura è inquinata, ma non si è inquinata da sola; siamo noi, nessuno escluso, ad averlo fatto con un comportamento egoista.
Se solo ci fossimo amati un po’ di più; se solo avessimo fatto più spazio a Gesù, vero Dio e vero Uomo, nel nostro cuore, avremmo amato di più il Padre buono e come conseguenza diretta il prossimo e la natura.
Tutto il mondo sarebbe divenuto migliore, avendo scoperto l’importanza insostituibile, che ogni forma di vita ha nei confronti del Padre, che nella sua gioia, ha assegnato ad ogni creatura un compito personale…ed invece siamo andati alla deriva, ognuno per conto proprio, ancora una volta, non tenendo in alcun conto l’insegnamento del Maestro: Poi , avendo vedute le folle, ne ebbe pietà, perché erano stanche e spossate, come pecore che non hanno pastore”[272].
Allora perché non tornare indietro nei nostri passi, perché non cerchiamo di capire veramente cosa voleva dire Gesù, il Signore, quando ai suoi discepoli ha detto :Voi dunque pregate così [273] ? Cosa c’è in quel ‘così’ ?
Io posso pregare con zelo, con intenzione, con gioia, con umiltà, con fiducia…ma sono sempre solo io, col mio io difettoso e carnale a farlo…se invece, riesco a pregare riportandomi a Lui, prego con Lui, riunendo la mia volontà alla Sua, ubbidendo al suo Comando : voi dunque pregate così, cioè mi calo in quel – così-, che scaturisce di getto dalla Sorgente-Cristo, allora la forza di quella mia preghiera trova la sua motivazione vera nell’Autorità divina, che viene da Cristo.
Il Suo Sacerdozio legittima quella preghiera, rendendola santa; Lui, annulla la separazione da Padre, facendo di me, con l’intervento dello Spirito santo, un Figlio di Dio.
Ecco che allora s’è verificata l’unica condizione, che rende possibile il recitare, con autorità legittima, il Padre nostro : l’essere per diritto Figli del Padre.
Solo l’unione di cuore col Cristo può rendere legittima la preghiera, che, da vano soliloquio, diviene atto spirituale compiuto, legittimato dal Sommo Sacerdote Eterno, secondo l’ordine di Melchisedec.
Si è Figli del Padre solo se ci riappacifichiamo con Gesù, per diventare, per la grazia del Padre, suoi Fratelli …affinché egli sia il primogenito di molti fratelli[274].
Quando recitiamo il Padre nostro, così come lo ha trasmesso Gesù, il Cristo del Padre, possibilmente in aramaico, non emettiamo verbosità, ma facciamo del nostro cuore ‘ centro ‘ da Cristo abitato, alla presenza degli Angeli che nei cieli vedono continuamente la faccia del Padre mio, che è nei cieli[275].
L’uomo esce dal guscio della sua solitudine per aprirsi con dignità e nobiltà alla Luce, che lo ha creato, amato e redento.
Vorrei fare riferimento ad uno scritto di P .Giovanni Vannucci , Uomo di Dio in questa epoca martoriata: Il Padre Nostro.
“La meditazione sul Padre nostro ci inserisce in una prospettiva ecumenica orante già in atto. Noi siamo divisi: siamo divisi dai luterani, dai metodisti, dagli anabattisti, siamo divisi dalla chiesa russa, siamo divisi dalla chiesa siriaca, dalla chiesa nestoriana, però tutti recitiamo il Padre nostro.
Dio è dunque oltre tutte le nostre limitazioni ed oltre tutte le nostre piccole diatribe teologiche. Al di là di ogni componente c’è questa grande preghiera che ci unisce. Troveremo dei Riformati che hanno abbandonato i sacramenti, hanno abbandonato il rito, e tuttavia hanno conservato questa preghiera ecumenica.
Sembra proprio che Gesù Cristo abbia intuito ciò che sarebbe successo alla chiesa di coloro che credevano in lui: un giorno si sarebbe separata, ma sarebbe rimasta in questa chiesa una forza viva, come una speranza: una speranza già effettiva e già trasformatrice. E questa speranza è costituita dal Padre nostro.
Tutti gli spiriti sono concordi nel recitare questa preghiera. Ognuno la intenderà secondo il suo grado di maturità spirituale, non importa.
Un fatto si impone : siamo già uniti…Concludendo vorrei ricordare quello che diceva Martin Lutero del Padre nostro : nella chiesa cattolica, il più grande martire è il Padre nostro.
E’ verissimo, come lo trattiamo male. Facciamone la nostra preghiera. Recitiamola con consapevolezza. Che questa preghiera ci sostenga per tutta la vita e accompagni anche la nostra ricerca religiosa. Ed allora il Padre nostro diverrà per noi una luce che condurrà il nostro cuore verso l’apertura universale e cattolica come meta del nostro cammino religioso di figli della chiesa.”[276]
In questo frangente di separazione, di divisione i Fratelli dispersi dove potrebbero trovare la via per tornare alla mensa comune, se non cercando di tornare alla freschezza evangelica dei Primi Cristiani, che, coi fatti, hanno dimostrato che il Vangelo può essere vissuto anche a livello di Comunità numerose…sono o non sono i Cristiani l’Anima del Mondo ?
L’anima del mondo
VI. 1. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l’anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.[277]
Credo che ogni uomo sia volto di Dio, anche se la maggior parte di noi o non lo sa o non lo vuole sapere.
Ci sono dei criteri evidenti, che ci permettono di distinguere l’operato di un uomo, ed uno di questi è rappresentato dall’amore per i Nemici, così come l’ha spiegato il signor Gesù, vero Dio e vero Uomo.
Amore che va’ vissuto in docile umiltà e mitezza di cuore, condividendo sogni e ricchezze, perché tutti hanno diritto all’esuberanza della vita[278].
Amore che il Signore ha mostrato fino in fondo stendendo le mani preziose sulla croce, intercedendo presso il Padre per una umanità alla deriva, compiendo quello che solo Lui poteva, dandoci come esempio la via da seguire : quella della Croce[279].
Credo che l’opera di Padre Giovanni nel riavvicinare, in amore, i fratelli separati sia di una importanza insostituibile nel frangente attuale.
Un sentiero da seguire, con umiltà, giorno dopo giorno, è la pratica della preghiera continua esicasta; il sacro suono ricevuto, facendo vibrare la realtà della struttura composita dell’Uomo, permette la crescita e lo sviluppo delle energie di luce. In questo modo, il corpo rigenerato, in comunione diretta col Risorto, produce in noi, frutto del Sacro che vive dentro di noi[280].
Non ho auto il dono di conoscere personalmente Giovanni Vannucci; nel leggere i suoi scritti sono entrato in contatto col mondo sufi, e per la prima volta ho sentito parlare di Rumi e di Al Hallaj.
Quando ho cercato di per conoscerlo fisicamente, per avere istruzioni sulla preghiera esicasta, seppi casualmente a Camaldoli che era da poco morto.
Però all’Eremo di Camaldoli ho conosciuto chi l’ha conosciuto.
La cerca non era stata vana.
Di sicuro so una cosa, e cioè che l’Uomo, creato ad immagine di Dio è Uno con Dio, si tratta di vivere questo con la semplicità di bimbo.
Oggi più che mai, è necessità riscoprire le vere basi della Prima Chiesa Cristiana, quella che condivideva non solo le ricchezze materiali, ma soprattutto le ricchezze spirituali, che sole di un uomo, ne fanno un Uomo vero, cioè universalmente completo sulla traccia del Risorto, immagine perfetta dell’Uomo Universale, secondo il previsto piano evolutivo della Terra .
Da Cristiano periferico, dunque al di fuori di qualunque organizzazione religiosa, al di fuori degli schemi prestabiliti e gerarchicizzati di questo sistema socio-politico-religioso, accetto l’invito rivolto tempo fa da Papa Giovanni Paolo II, alla chiesa di Occidente e a quella di Oriente, auspicando che il Corpo di Cristo, quello fatto da piante, animali e creature umane, quindi anche da te e da me, ritorni a respirare con due polmoni, quello occidentale e quello orientale. Invito che ritengo seriamente praticabile, ora agli inizi del 2°millennio.
Come non pensare a poco prima, a quando la Chiesa cristiana, era ancora indivisa, operando col cuore gli insegnamenti di vita evangelica, tratteggiati da Romualdo di Ravenna e Simeone il Nuovo Teologo di Galati di Paflagonia, che in comune, oltre che essere guide provette dello Spirito, hanno avuto anche la necessità di dovere tenere testa a falsi preti e monaci.
Credo che con la preghiera esicasta, quella del “Cuore di Gesù”, l’uomo, disceso per amore nei suoi personali inferi- per unificare in Lui, il sacro Volto del Padre volutamente lacerato – possa diventare Uomo vero, sulle orme divine del Cristo, la Primizia, primo fra tanti fratelli.
Non si è cristiani, se Cristo Stesso non vive, in qualche modo, in noi: noi in LUI, e Lui in Noi.
Questa è la Chiesa, che nasce in attesa del ritorno del Re, nel giorno di Pentecoste.
Confidando in una tua gradita risposta, Alberto carissimo, ti lascio.
Scusa se non ti ho risposto prima, credimi che ti ho pensato veramente in modo fraterno, solo che sono stato un po’ male, e poi ho avuto problemi con la posta elettronica.
ti rinnovo i miei più sentiti auguri.
Il messaggio, che il Signore ha affidato a Giovanni Vannucci, va portato avanti, perché vale la pena di vivere e morire, pur di potere cantare con la propria vita la gioia della Resurrezione di Cristo.
Per molti uomini Dio non è ancora, ma quando i credenti saranno perfetti come il Padre celeste è perfetto, quando saranno realmente uomini, figli dell’uomo e di Dio, allora l’Invisibile sarà visibile, Dio sarà tutto in tutti. Allora gli uomini non saranno più una speranza di un uomo, ma ognuno sarà Uomo, nessuno dubiterà più, Dio sarà visibile nell’immensa coscienza degli uomini, identica a quella del Padre. [281]
Un forte abbraccio
Franco Napoletano “.
“ ESSERE OTRI NUOVI (Mar.2,18-22).
Quando irrompe il nuovo.
Abramo, Geremia, Giovanni Battista
La novità di Dio irrompe sempre nella storia, dirigendola :
1. Chi si accosta a Cristo si accosta “ad una nuova logica”.
2. Allora la logica di Dio dirige, illuminandola dal di dentro quella umana, e si tratta di una nuova creatura così creata dal passaggio divino. Vecchio e nuovo non possono coesistere, poiché l’uno nega l’altro; il vecchio deve lasciare per fare spazio al nuovo; l’infantile nella pienezza dei tempi deve lasciarsi sciogliere nel maturo.
”la novità di Dio deve trovare nuove incarnazioni…il vino nuovo va posto in otri nuovi… vigilare dunque contro la ‘tentazione <dell’uomo religioso>di fissare definitivamente contenuti della fede in forme storiche che li esprimano, di costringere Dio, legare Dio a certe figure personali e sociali nelle quali egli momentaneamente s’è mostrato… sarebbe la sclerosi della religione… la fede perciò deve essere sempre aperta ai tempi nuovi e non avere paura delle novità…
- L’uomo di Dio deve sempre fuori uscire da qualche cosa :la sua famiglia, la sua terra, la sua cultura, la sua educazione per essere una nuova creatura davanti al suo Dio. Deve lasciare tutto ciò che si può intromettere fra lui e Dio. Aprirsi al mistero del non conosciuto: Abramo nel suo ‘fuoriuscire’ “stenterà e sbaglierà ma si lascerà educare all’obbedienza” nellasperanza della realizzazione delle promesse di Dio.
- Con Geremia il profeta andrà verso un popolo ribelle, che ha messo i suoi dei al posto di Dio, e Geremia pur essendo stato preparato a questa missione ancor prima di essere concepito dovrà sperimentare nella sua carne che questo mondo vuole ignorare Dio perché preferisce l’adorazione dei suoi idoli :il potere, la ricchezza, il sesso….
- Elia :”è per questo che oggi c’è più che mai bisogno di profeti :uomini e donne coraggiosi, capaci di accettare l’emarginazione e il rifiuto docili allo Spirito per annunziare la ’divinità di Dio’, la ’reale realtà delle cose’, la ‘novità cristiana’, il mondo definitivo’ inaugurato dal Risorto…anche oggi il profeta è la pietra scartata dai costruttori, che può divenire testata d’angolo per la ricostruzione di un popolo profetico capace di annunciare le meraviglie di Dio e in grado di camminare sui sentieri della vita <tra le tribolazioni del mondo e le consolazioni di Dio>.
- Giovanni Battista :”sei tu o dobbiamo aspettarne un altro ?” questa oltre che essere la domanda degli Ebrei nel deserto :”ma Dio è con noi, si o no ?” è la domanda di ogni credente…L’attesa di Giovanni Battista è anche la nostra attesa; il suo annuncio, come anche il nostro, è spesso quello di un Dio grande, terribile, di un Messia che stroncherà le ingiustizie e il peccato e che rivelerà ad ognuno le proprie mancanze…Gesù sconvolge l’immagine presentata dallo stesso Giovanni Battista. Egli sostituisce il volto del Dio tremendo con il volto di un Dio servitore che condivide l’esperienza del povero emarginato, del cieco che non è autonomo, del malato che ha bisogno di tutti. Gesù prende l’ultimo posto perché solamente all’ultimo posto, prima o poi avrà la possibilità di incontrarci tutti. Gesù rifiuta di essere considerato il Dio dei potenti e diviene il Dio dei piccoli. Il Regno dei cieli, quello proposto da Gesù non è un regno dei primi posti ma degli ultimi ed è in questo senso che il messaggio del Vangelo diviene una provocazione ed anche una violenza all’immagine di Dio che abbiamo costruito in noi. Rimaniamo sconcertati come rimase sconcertato Giovanni Battista; ed è proprio in questo che dobbiamo convertirci ,in quello che noi pensiamo di Dio, altrimenti anche se lo incontriamo per la strada non lo riconosceremmo neppure.<Beato colui che non si scandalizza di me > concluderà Gesù rinviando i discepoli di Giovanni Battista. Si scandalizza di Gesù chi trova forse troppo modeste o poco appariscenti le origini di Gesù, la sua persona e la sua opera…E’ sempre la tentazione nel deserto:”inginocchiati e adorami e ti darò tutti i regni della terra”. Ma come Gesù la chiesa non dovrà mai assomigliare alle potenze della terra, non dovrà mai competere con le forze di questo mondo ,perché si allontanerebbe dagli ultimi e dai poveri, particolarmente da chi nessuno ama. Ma come si realizza la profezia di Isaia 61 ?La guarigione degli ammalati avviene perché il Messia diviene ammalato come loro, i carcerati vengono liberati perché il Messia è in carcere con loro, i morti risorgono perché il Messia è entrato con loro nella morte ;e i poveri sono già evangelizzati perché il Messia è uno di loro e sono già evangelizzati da Dio. Appena allontanatisi i discepoli di Giovanni Battista, Gesù annunciò che Giovanni senza saperlo, proprio nella persecuzione e nella morte ha raggiunto il Regno dei Cieli. Anche la Chiesa entrerà nel Regno attraverso il suo scomparire e morire.
- Gesù:la novità assoluta, la chiamata di Matteo…e Matteo davanti a Gesù è già santo. Gesù condivide la vita coi pubblicani e i peccatori. ”Gesù è il terapeuta. E’ colui che cura prendendo su se i nostri mali. Uno degli attributi di Dio è che si prende cura dei nostri mali, guarisce le nostre ferite. Gesù è colui che guarisce le ferite, il terapeuta, colui che si prende cura.
I veri malati sono quelli nello spirito e lì la guarigione è molto più lenta.
Uno, Matteo, Gesù lo guarisce in fretta, gli altri invece no: sono lì, mangiano con lui, vivono con lui, stanno con lui. La sua cura è stare con loro. E’ questo fargli compagnia, questo non dissociarsi da loro, non escluderli, non giudicarli.
E’ questa la cura del male interiore dell’uomo: questa pazienza, questa longanimità . L’uomo ha bisogno di essere capito e voluto bene e Gesù lo fa addirittura mangiando insieme, cioè vivendo insieme…. E Gesù si prende cura anche dei Farisei: passaggio dal sacrificio alla misericordia,” attributo più profondo di Dio; dove sperimento l’essenza di Dio”… La vocazione alla vita cristiana, a seguire il signore, alla comunione con lui, ad essere figli di Dio e fratelli non è per i giusti. I giusti sono giusti e basta, non hanno bisogno di niente, condannano gli altri perché sbagliano. Gesù è venuto a chiamare i peccatori. Solo il peccatore è chiamato ad essere cristiano…
- Così:gli insignificanti al centro.. :Matteo 18..la prima caratteristica che deve distinguere la Chiesa è di essere una comunità dove i primi devono essere i più piccoli, quelle che non contano nulla, che non hanno importanza ne alcun tipo di rango, Mt18,1-5..”se non diventate come piccoli bambini non entrerete punto nel regno dei cieli.. chi si abbasserà come questo piccolo fanciullo è lui il maggiore nel regno dei cieli ..”[medita con maggiore vigore Mt.11,25 e poi prega con umiltà di bimbo per navigare in 26-29] ma tornando a Mt 18,1-5 la questione è chiara :la prima cosa che la chiesa deve fare è porre al centro delle sue preferenze gli insignificanti..la Chiesa deve essere organizzata in modo tale che le sue strutture, il diritto, la teologia, la gerarchia, i ministeri, la pastorale, tutto in essa sia centrato sui poveri…Se traiamo tutte le conseguenze di questa impostazione, risulterà forse una Chiesa molto diversa dalla attuale ;una Chiesa in cui i poveri e gli ultimi non sarebbero solo oggetto di beneficenza, MA soprattutto, coloro che determinano il PENSIERO, le SCELTE, il GOVERNO GENERALE della stessa Chiesa…Perché le beatitudini non delineano la Chiesa ? E che dire su Mt 10,il discorso sulla missione ?
- La seconda caratteristica della Chiesa secondo Mt18 è di essere una comunità che ad ogni costo deve evitare lo scandalo dei piccoli e degli insignificanti.. Gesù scandalizzò molta gente.. non scandalizzò mai i piccoli. Scandalizzò i sapienti e i farisei, i sapienti e i senatori, mentre al contrario esercitò un potere di fascinazione sulla gente semplice. La Chiesa scandalizza i piccoli quando si presenta ricca, integrata, alleata, coi poteri di questa mondo(Mt 18,10)…molte persone di buona volontà rifiutano Dio e la religione PERCHE’ L’IMMAGINE CHE LA CHIESA DA’ DI SE STESSA E’ PER LORO INTOLLERABILE…Penso che riconoscere queste triste realtà sia cosa sana e salutare per la Chiesa.
- La terza caratteristica è cercare lo smarrito anziché occuparsi delle novantanove pecore che non si sono perse… dialogare con quelli che consideriamo perduti e riportare all’unità i separati.
- Infine la quarta caratteristica che deve definire la Chiesa è di non tollerare al suo interno la divisione e quindi perdonare qualsiasi tipo di offesa(Mt 18,15-34)..quando si produce una divisione nella comunità, ciò deve essere risolto ricostruendo quanto prima l’unione.[282]
CAPITOLO XXXIV
Alcune conclusioni
Da cristiano vivo tutte le contraddizioni di chi vuole vivere il Vangelo nel 2° millennio appena entrato, e che, giorno dopo giorno deve fare i conti con le proprie debolezze e tradimenti, presenti nel suo mondo e in quello che gli è attorno.
Nonostante tutto so che per me, prioritaria, è la Via dell’Amore, come me l’ha insegnata Gesù, per riscoprire la deificazione dell’uomo, tramite l’acquisizione della Spirito Santo, che da caparra opera anche nella nostra carne, per mezzo della realtà tangibile della comune Resurrezione.
Però, o le nostre idee sono vissute, magari anche in mezzo a penose contraddizioni, destinate ad essere superate e vinte, appunto con Amore, oppure, se non v’è vita vissuta delle nostre idee, allora sicuramente c’è qualche cosa che non funziona nel nostro modo di pensare e di essere uomini.
Periodicamente i sistemi politici, sociali, economici e culturali, specialmente nel mondo occidentale, entrano in conflitto con se stessi, e ciò avviene quando le vecchie idee dominanti, lontane dai Principi Tradizionali[283] – avendo esaurito il loro motivo di essere come linee guida – lentamente, ma con conflagrazioni più o meno violente, lasciano posto al nuovo, che si affaccia all’orizzonte, in modo dirompente ma non meno provvisorio.
Viene così mostrata una nuova via, un nuovo percorso; giorno dopo giorno, sarà sempre più chiaro, quali saranno i suoi vettori, per mezzo dei quali il nuovo svilupperà la sua azione. Ma questo “nuovo” in realtà cos’è? Visto che non c’è niente di nuovo sotto il sole[284]?
Questi cambiamenti oggi sono evidentissimi in tutti i settori dell’attività umana: ma in realtà essi avvengono in ogni momento in tutte le sfere della manifestazione, dal granello di sabbia impercettibile ad occhio nudo, fino ai pianeti imponenti, le cui rivoluzioni sono sempre in atto.
Anche il nostro organismo, in questo stesso momento, conosce variazioni di equilibri fra cellule vecchie e cellule nuove, che vengono con ritmi biologici rigorosi ad alternarsi; in tal modo l’essere corporeo passa attraverso le fasi della nascita, crescita, espansione e declino, trasformazioni necessarie per avere nuove creazioni. Il Verme partorisce la Farfalla che in Lui vive. L’Uomo procede oltre la Dimensione angelica.
Nel tempo della carne, grazie al corpo, da intendersi come astronave dell’astronauta, l’Essere che si manifesta anche nello stato umano, allacciando col ricordo, in modo intellettuale l’anima allo spirito, realizza il motivo della propria missione.
Il cambiamento, pertanto, non è una anomalia in se, anzi è una necessità, per mezzo della quale l’Essere dispiega in modo conoscitivo Se stesso.
L’anomalia esce fuori, quando l’essere intelligente non riesce a collocarsi in modo criticamente costruttivo in questo processo di trasformazione, che riguarda non solo l’evoluzione dell’uomo e del pianeta Terra, ma anche quella del Cosmo intero.
Le leggi che regolano l’accrescimento e le trasformazioni del verme, sono le stesse che dirigono l’accrescimento delle galassie, di cui il nostro sistema solare, non è altro che uno dei mondi possibili, nello sviluppo della Vita cosmica manifestata.
Il problema nasce quando l’uomo non riesce a trovare il suo posto esatto nell’Universo che lo circonda. E l’uomo occidentale non trova se stesso, perché non conosce più se stesso, non si ricorda come è fatto e non sa più quali siano le corrispondenze fra lui e l’universo e quale sia il modo per vibrare egli stesso in sintonia col Cosmo divino.
Si cerca nel proprio labirinto, in modo franco e onesto, seguendo le peculiari inclinazioni, per sedere con chiarezza di coscienza, alla Mensa comune della Vita, ricercando assieme agli altri le risposte corrette, che sanno spiegare e risolvere quel senso di disagio della civiltà, che ancora avvolge questo millennio appena entrato.
Una certa parte della gioventù italiana, dalla fine degli anni Sessanta fino quasi alla fine degli anni Settanta, è stata guidata da un particolare spirito di ricerca, animato dalla fame di vita.
Molti sono i compagni di viaggio a cui – in ogni caso – devo molto; questi vivono in queste righe, come persone semplici ma straordinarie nella onestà della loro Ricerca, dove la cerca è per Essere e non per sembrare.
Essere Uomini veri, protagonisti coscienti delle proprie scelte di vita, e non comparse telecomandate da altri e per questo da controllare con microchip.
Credo che le problematiche sollevate in questo lavoro, indipendentemente dal modo col quale sono state svolte, possano coinvolgere il lettore attento, per costruire un dibattito costruttivo, nascente da esperienze diverse.
La posta in gioco è alta, poiché i cambiamenti a cui stiamo assistendo avvengono con una tale rapidità che anche gli osservatori più attenti non possono fare a meno di notarne il carattere spiazzante.
Quale osservatore politico avrebbe potuto ipotizzare seriamente, con qualche anno di anticipo, il crollo del muro di Berlino, nel modo “pacifico” colle quale questo fatto si è compiuto nel 1989?
O chi avrebbe potuto credere che Papa Giovanni Paolo II sarebbe stato visto camminare a braccetto con Fidel Castro a Cuba, l’ultima roccaforte del Comunismo antistatunitense nel 1998?
Oppure chi avrebbe potuto credere che tramite le “deportazioni” di migliaia e migliaia di Esser umani, quasi da intendersi come continuazione, pur in forme diverse, della schiavitù europea ottocentesca, che nel 2015 l’elite mondiale, controllando organismi politicizzati, come la commissione europea di Bruxelles, avrebbe annullato anche la sovranità degli stati, in questo caso europei, imponendo le “quote d’esseri umani che ogni stato deve far entrare nel proprio territorio”, infrangendo ogni qualunque concetto di Sovranità nazionale.
Per realizzare questo è bastato comprare “politici” che, con provvedimenti presi nei vari parlamenti, hanno venduto i destini della loro Nazione e dei Cittadini. Le tragedie in mare sono morti annunciate che servono all’elite mondiale per “vendere” ai Cittadini le soluzioni politiche/militaristiche che l’elite finanziaria ha scelto, presentandole come inevitabilmente giuste, per risolvere un problema creato a posta(vedi PaoloBarnard; David Icke dice: problema, reazione e soluzione[285]).
” La quota di esseri umani imposta” è servita all’elitè, per far sembrare normale e accettabile la moderna schiavitù, usata invece sia per destabilizzare le economie degli stati europei, sia per annullare ancora una volta la Sovranità nazionale dei vari Stati.
Un gruppo di famiglie controlla la vita degli Stati nazionali, facendo prendere decisioni da organismi stranieri – come la sopra menzionata commissione europea di Bruxelles – che agiscono in piena sudditanza di questo gruppo.
Col controllo dei flussi finanziari mondiali e con il seguente servaggio dei politici dei vari Stati che non sono più “nazionali”, si sta aprendo la strada ad un totalitarismo senza precedenti.
Sicuramente questo millennio entrato, chiede un nuovo tipo di uomo, che sia sensibile ai cambiamenti culturali che sono già in atto.
La cultura non è mai stata di parte, anche se l’Occidente l’ ha imposta col suo comportamento violento e autoritario.
La cultura, come patrimonio dell’intera Umanità, è sempre stata planetaria e galattica, con scambi ed interazioni tra le intelligenze esistenti nei sistemi solari diversi.
Si tratta semplicemente di dare valore, spazio libero e corretto ad ogni essere; imparare ed educarci al rispetto della Dignità umana, bene prezioso ed inalienabile, che va esteso liberamente a tutti gli uomini, e a tutte le Creature viventi, svincolate da classi/elite dominanti, moralmente, economicamente ed energeticamente parassitarie.
La Famiglia umana è davvero una splendida Famiglia, se impariamo ad accettarci con tutti i colori, che differenziano l’uno dall’altro.
Entrare in noi stessi, per scoprire la nostra Realtà costitutiva; ritrovando la nostra vera essenza riscopriamo gli altri; imparando a vedere nei nostri labirinti, ritroviamo la Via Casa e lì riportiamo il sacro gioiello, che unisce Cielo e Terra.
Si tratta di una ricerca interiore che permetta all’uomo di scoprire la sua vera identità e dignità; insomma si tratta di vivere quello che la Sapienza aveva espresso da Delfi col detto Conosci te stesso, conoscerai la Natura, conoscerai Dio.
Il problema è che non sappiamo più neppure come siamo fatti. Per cercare bisogna sapere cosa si cerca.
Occorre allora fare una netta distinzione fra il Maestro di Verità e i maestri di vita.
Molti sono i maestri di vita; pochi i Maestri di Verità.
Il Maestro Vivente di Verità si fa trovare dal Discepolo, che nel suo cammino incappa nelle rose disseminate dalla sua Guida, come segnali lasciati per seguirLo in umiltà di cuore nella nuova Via, percorsa dai Cammelli della Verità dell’Amore.
Finalmente per Essere e non per sembrare. E’ il Padre che corre incontro al figliolo prodigo, e non viceversa. E’ il Maestro che illumina o riveste col mantello il discepolo e non viceversa.
Chi nasce dal cuore del Maestro di Verità, vive nel Cuore del Maestro di Verità, senza separazione. Come la goccia nell’oceano: non è l’oceano, però è Uno in esso. La goccia ripete in sé la perfezione dell’Intero.
Immersi nel Cuore dell’Universo non ci si aggrappa a nulla, lì semplicemente c’è spazio solo per l’Io Sono.
Quando si comincia il proprio cammino, ad un certo punto, potrebbe risuonare nel cuore: Non sei sciocco a donare una vita che non puoi tenere, per l’Amore che non perderai mai .”[286]
Tempo fa, dopo molti sforzi, salii sul Tabor, ma Lui era già andato via.
All’Eremo di Camaldoli trovai preziosi consigli e paterna guida.
La domanda ora potrebbe essere questa: guardando al Tabor, c’è ancora, percorribile, la Via Tradizionale Esicasta in Occidente?
O piuttosto, come dice Renè Guenon dell’exoterismo religioso:
” Da quanto abbiamo appena detto si può facilmente comprendere cosa deve pensarsi, in realtà, di coloro che nel Medioevo lasciarono degli scritti di ispirazione chiaramente iniziatica e che oggi si ha generalmente il torto di considerare dei «mistici», dal momento che non si conosce più nient’altro di diverso, mentre invece costoro furono sicuramente qualcosa del tutto diverso.
È assolutamente impensabile che si sia trattato di casi di iniziazione «spontanea», o di casi eccezionali, in cui un’iniziazione virtuale, rimasta collegata ai sacramenti, si sia potuta mutare in iniziazione effettiva, dal momento che vi era ogni possibilità di collegamento normale con qualcuna delle organizzazioni iniziatiche regolari che esistevano a quell’epoca, spesso anche sotto la copertura di ordini religiosi ed al loro interno, benché non si confondessero in alcun modo con essi.
Non possiamo continuare ulteriormente, per non estendere indefinitamente la presente esposizione, ma faremo notare che è proprio dal momento in cui queste iniziazioni cessarono di esistere, o quantomeno dall’essere sufficientemente accessibili per poter offrire ancora realmente queste possibilità di ricollegamento, che nacque il misticismo propriamente detto, di modo che le due cose si presentano strettamente connesse [Non vogliamo affermare che alcune forme di iniziazione cristiana non si siano conservate fino ad epoche successive anzi, abbiamo motivo di pensare che attualmente qualcosa sussista ancora, ma in ambienti talmente riservati che, di fatto, li si può considerare come praticamente inaccessibili; come diremo più avanti, può dirsi lo stesso per alcuni rami del Cristianesimo diversi dalla Chiesa latina].
Ciò comunque è valido per la Chiesa latina, mentre invece è estremamente interessante notare che nelle Chiese d’Oriente non si è mai avuto del misticismo, nel senso in cui lo si intende nel Cristianesimo occidentale a partire dal XVI secolo; un tale l’atto può far pensare che in quelle Chiese si è dovuta mantenere una certa iniziazione, del tipo di quelle di cui dicevamo prima, ed effettivamente è quello che si riscontra nell’esicasmo, il cui carattere realmente iniziatico non sembra possa esser messo in dubbio, anche se, qui come in molti altri casi, esso si sia più o meno affievolito nel corso dei tempi moderni, a causa della naturale conseguenza delle generali condizioni di quest’epoca, all’influenza della quale possono solo sfuggire le iniziazioni che sono pochissimo diffuse, sia perché lo sono sempre state, sia che abbiano deciso volontariamente di «chiudersi» più che mai, onde evitare ogni degenerazione.
Nell’esicasmo, l’iniziazione propriamente detta è essenzialmente costituita dalla trasmissione regolare di certe formule, paragonabile esattamente alla comunicazione dei mantra nella tradizione indù e dei wird nelle turuq islamiche; è anche presente tutta una «tecnica» dell’evocazione, come mezzo proprio del lavoro interiore [A tal proposito è interessante notare che questa invocazione, in greco, è designata col termine mnemé, «memoria» o «ricordo», che è l’esatto equivalente dell’arabo dhikr], mezzo ben distinto dai riti cristiani exoterici, quantunque questo lavoro possa trovare in essi un punto d’appoggio, come abbiamo già spiegato.
Dal momento che insieme alle formule prescritte viene trasmessa validamente l’influenza alla quale esse servono da veicolo, ciò implica naturalmente l’esistenza di una catena iniziatica ininterrotta, poiché evidentemente è possibile trasmettere solo quello che si è a sua volta ricevuto [Vi è da notare che fra gli interpreti moderni dell’esicasmo, ve ne sono molti che si sforzano di «minimizzare» l’importanza della sua componente propriamente «tecnica», sia perché questo corrisponde effettivamente alle loro tendenze, sia perché pensano che così facendo possono evitare certe critiche basate su una completa incomprensione delle cose iniziatiche; in ogni caso è questo un esempio di quell’impoverimento di cui parliamo così spesso].
Queste cose comunque possiamo solo limitarci a segnalarle sommariamente, ma il fatto che l’esicasmo, ai nostri giorni, sia ancora vivente ci fa pensare che sarebbe possibile trovare in questa direzione certi chiarimenti circa i caratteri ed i metodi di altre iniziazioni cristiane che sfortunatamente appartengono al passato.
Per concludere, infine, possiamo dire che malgrado le origini iniziatiche del Cristianesimo, esso nelle sue attuali condizioni è sicuramente nient’altro che una religione, vale a dire una tradizione di ordine esclusivamente exoterico, ed in esso non esistono altre possibilità che quelle di tutti gli exoterismi. D’altronde, il Cristianesimo attuale non pretende di essere nient’altro giacche si pone un solo scopo: ottenere la salvezza.
Naturalmente un’iniziazione può sovrapporsi e ciò potrebbe essere anche cosa normale perché la tradizione sia veramente completa, venendo a possedere così, effettivamente sia l’aspetto exoterico sia quello esoterico; ma questa iniziazione, quantomeno nella sua forma occidentale, in effetti attualmente non esiste più.
D’altronde, sia chiaro che l’osservanza dei riti exoterici è pienamente sufficiente per ottenere la salvezza, e questo è già tanto, certamente, ed è anche tutto quello a cui può legittimamente aspirare, oggi più che mai, l’immensa maggioranza degli esseri umani; ma cosa dovranno fare, in simili condizioni, quelli per i quali, secondo un’espressione di alcuni mutacawwufin, «il Paradiso è ancora solo una prigione»[287].
Il problema è che non sappiamo più neppure come siamo fatti.
Alcuni angeli, nonostante la loro perfezione serafica, constatato il livello di crescita della creatura umana verso il raggiungimento della divinità, divennero gelosi dell’Uomo, comprendendo che a loro era preclusa quella perfezione.
Proprio così: anelare e raggiungere la perfezione è possibile perché la vostra è una Essenza Divina ed è parte del tessuto connettivo della divinità…[288]
Eppure l’Uomo è essere composto da Corpo, Anima, Mente, Spirito e di una sostanza raffinata, che entra nella creatura umana, non al momento del concepimento, ma nel momento del suo primo respiro. Questa sostanza, unita all’Essenza del nuovo nato, è proprio quella parte che potrà arricchirsi della Luce, che quella persona, riuscirà a produrre attraverso l’esperienza della sua vita.[289]
E’ necessità scendere nei personali inferi: là, solo la grazia dello Spirito santo può fare partorire la cerva; solo riscoprendo le energie divine è possibile trasformare i luoghi di agonia in giardini di vita.
Scoprire nella propria carne, che l’umanità – ingannata da una parte dalla sua stessa superficialità, dall’altra invece, scientemente accecata energie sovversive – ha completamente perduto la strada della Vita.
Queste considerazioni comportano l’accettazione della propria responsabilità nel compimento degli errori individuali, sui quali si poggia largamente il mondo occidentale attuale, che ha prodotto una medaglia insanguinata, nei cui rovesci v’è sia il nazista che l’ebreo; il torturato e il torturatore, compresa la possibilità di invertire i ruoli e il torturatore a sua volta diviene il torturato e viceversa.
Invece di essere Fratelli Divini abbiamo cercato di vanificare la parola di Dio coi nostri comportamenti deliranti, trasformando il paradiso terrestre nel quale la vita era rigogliosa, in una succursale dell’obitorio dell’avversario.
Però nel buio della tenebra di Dachau, nello squallore della notte del mio cuore, nella caligine dell’ignoranza, a dispetto della volgarità del nemico, s’è fatta strada all’improvviso una Parola, che dolcemente sussurra sulle ali del vento: “c’è nato un Seme, Jesus!”
Un barlume di certezza di alba luminosa, come una favilla monitrice di Incendio divino rigenerante, si fa strada nella coscienza addormentata.
L’Incendio divino dentro un Cuore incandescente e capace di contenerlo!
“V’è intrinseca nelle cose una loro razionalità; v’è un ordine universale, un sistema di connessioni tra tutte le cose per cui la natura è tutta come imparentata con se medesima,”[290]
dice Platone nel Menone; allora, meditando con Platone, và ricordato che l’anima non è solo Memoria ma anche Amore, ma in forza di un Principio di moto e di vita che è in lei, essa può risalire dalla sfera terrestre al mondo celeste o iper-uranio.
E’ in questa fase che l’Amore dispiega le sue ali, rispecchiando la verità che porta in se, per la sua provenienza immortale dal mondo delle Idee, la memoria risveglia l’anima, che rientra intuitivamente nella realtà celeste; vivere è pertanto ricordare, ciò che avevamo appreso in cielo.Ancora Platone: Convito, Fedone, Repubbblica col mito della caverna etc.
La sapienza orfico-pitagorica già aveva affermato che: in cielo è vedere, in terra ricordare. Medita su vista e su udito: Eros figlio di Povertà e di Ricchezza è mancante, ma in un qualche modo sa dove trovare quello che gli manca.
Ciò che mette in azione l’amore è la Bellezza, e di quella si trova traccia evidente ed illuminante nella Natura, che è il Volto della Creazione bella del Padre e qui non devi dimenticare che il Cristo è il pastore bello.
V’è nell’anima, la sensazione forte di qualche cosa che è andato perduto, un qualche cosa che anteriormente era stato acquisito, ma poi dimenticato col nascere, per cui – ma solo in questo senso – il corpo può essere inteso come prigione dell’anima, mentre in modo più proprio va inteso come compagno di viaggio e motore dell’anima.
L’uomo – ricordalo sempre – è inizialmente Volto di Dio, ma in lui v’è qualche cosa che trascende tutto questo.
Entrare nella tua Dachau è necessità, poiché lì devi trovare la tua croce, forgiata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, lo Sposo degli umili, lo Sposo di chi ancora è barbaramente crocifisso dall’ignoranza satanica.
Entra in questa dimensione, vivificata dall’Amore di Gesù, ed è solo l’Amore di Gesù l’acqua sorgiva a cui tende con tutta se stessa la cerva .
Sposa la necessità d’amore degli umili e di coloro che soffrono.
Ama i peccatori, ma non il loro peccato; abbi pietà per chi non ha pietà degli altri e che a sua volta non riceve pietà da nessuno.
Ma guardati bene intorno: chi tra noi non è a sua volta un caso senza speranza ?
Se il Signore guardasse altrove, anche l’ultimo residuo della roccaforte sarebbe sbalzato di sella dalla protervia dell’avversario: ricorda il Quo vadis, domine?di H.Sienkiewicz, che fa dire a Cristo nei confronti di Pietro :”Poiché tu lasci il mio popolo, vado a Roma per essere crocefisso un’altra volta.”[291]
Ama i peccatori, ma non il loro peccato; ama le loro anime accecate dall’avversario e dalle energie aliene.
Prega per lo Spirito santo, poiché solo il Signore può rigenerare l’ anima affranta del peccatore, che si converte. Ama le loro anime accecate dall’avversario: fare questo è per te “tenere la tua anima agli inferi, senza disperare[292]”.
Non temere le fucine di Satana, sono fatte per essere scardinate; medita Inferno IX, 79- 106 di Dante; guarda a Gesù e alla verghetta, che con semplicità sconcertante Uno, non meglio identificato però proveniente dal Cielo, attraversa lo Stige senza bagnarsi, scardina la porta di Dite con la verghetta, non dice niente né a Virgilio né a Dante, azzittisce tutti demoni che nulla possono e ritorna da dove era venuto. Dante e Virgilio entrano nella città infernale liberamente, senza essere molestati dai demoni schiumosi di rabbia, e possono intraprendere il viaggio liberatorio verso la Luce.
Pensa a quell’incidente stradale magicamente evitato. Poteva essere una strage per la tua famiglia, per gli altri; sul bagnato un testa-coda con la macchina, che ne ha sfiorate altre ‘planando’ in una stradina che scorreva parallela alla statale. Chi da dietro ha assistito alla scena, poi ha potuto dirmi – molto più pallido di me – :” lei è stato molto fortunato ad uscire illeso da questo incidente, senza nessun danno neppure alla vettura.”
La Parola e non le parole; per cui non farai mai dei sistemi chiusi, destinati a chiudersi in se stessi, ma lascerai sempre spazio aperto alle tue griglie mentali, per accogliere le nuove informazioni, sulle quali cammina l’evoluzione della Vita. Lascia spazio alla Parola, che sola dà senso alle parole che non capisci: ricorda che solo Dio sa quello che fa.
La costituzione anatomica dell’uomo è stata sbilanciata dal satana, però” se su lui lanciamo l’elisir della provvidenza con bilancia secondo misura, subito ritorna sinceramente dall’ostilità all’amicizia, per giudizio e decreto divino”.[293]
Satana non riconoscendo il privilegio accordato da Dio ad Adamo, nello sviluppo della creazione, ha ingaggiato contro questo una lotta furibonda.
Adamo, che esprime l’olio della Natura, è stato aggredito da una forza a cui lui, pur potendo resistere, non è riuscito a fare argine; il progenitore, sbilanciato dal seduttore, è caduto; il peccato – a causa della sua caduta – ha esteso il suo gelido manto anche sulla creazione, che “con brama intensa aspetta la manifestazione dei figli di Dio”(Rom.8, 19) che la liberino dalla corruzione della morte.
L’Umanità non può, nel suo complesso, operare coscientemente, perché il centro intelligente del suo essere si trova scollegato, in qualche modo separato dall’anima e dal corpo. Il corpo agisce senza capire, l’anima appetisce senza intelligenza, il padre – lo spirito dell’uomo – è rimasto solo.
Come il minore è tornato in sé, anche il maggiore deve fare lo stesso: ma questo non basta, occorre la cura terapeutica del Padre, che farà comprendere ai figli, che il Creatore non va amato per i vitelli, che possono essere venduti per correre dietro alle prostitute, né tanto meno amato per incrementare le stalle di bestiame, sperando che un giorno divengano finalmente nostre.
Il Padre va amato per se stesso, perché è la Fonte unica della vita, che nelle galassie è ordinata alla gioia.
Se nella sua Libertà ha deciso di respirare gioiosamente anche in me, devo forse rifiutarlo? Bene, fino a poco fa, l’ho fatto … Gesù me lo ha fatto capire. Ogni uomo è davanti a Dio… e ognuno è libero di scegliere o i vitelli o il Padre; Gesù però è il vero vitello che il Padre ha preparato per la Festa, e lo ha mandato per farci comprendere che ciascuno di noi vale di più dei vitelli, perché destinatari di una ricchezza inesauribile: l’Amore che il Padre ha per noi.
Rifare ordine nella mia vita per riportare il corpo in funzione dell’anima e viceversa, affinché l’intelletto possa riscaldarsi al sole di Dio, illuminandosi e tutto illuminando di intellettualità.
L’Uomo è immagine del suo Creatore e Padre. Farsi incendiare dal fuoco di Gesù, dove la Croce è il roveto ardente, nel quale si svela la potenza di Dio, e chi può arrivarvi, deve necessariamente togliersi i calzari per ingaggiare l’Ultima Battaglia.
Grazie Gesù, perché scegli la via migliore per giungere al cuore di ciascuno.
Verrà un giorno, nel quale l’uomo si sederà accanto al fratello, che non conosce, per adorare assieme, nonostante le differenze costruite dagli uomini, l’unico Dio, Padre di tutti.
Anche se l’errore e il peccato sono la causa del rimorso, io conferisco all’anima il nome della rosa purpurea che cresce tra le spine acuminate. Le assegno il nome di scintilla di luce che, scaturendo da una dura selce, s’innalza fino al Sole con il quale è intimamente imparentata. Giordano Bruno
Credo nello sciamanesimo sufi, di risvolto francescano, con la immediata rinascita in Cristo. Il nemico si distrugge da solo con le sue paure, lasciagli corda: o Giuda si ravvede o si impicca da solo. Lasciagli corda a sufficienza e non NUTRIRLO con la tua emotività. Ignoralo e si sgonfierà da solo, perchè i soldi, le banche, il potere esistono solo se tu gli dai credito.
Francesco disse a sua padre, che non era più suo padre. Restituì al padre quello che apparteneva al padre: case, vestiti, carte di credito, falsi affetti e false credenze comprese. E se ne andò NUDO, cioè nato di nuovo, per la sua strada.
Che voglio dire? Che forse anche ora occorre uscire fuori dal sistema e gestire nuclei fuori dell’organizzazione capitalista, tramite cooperative libere, rette da uomini liberi. I potenti si sbraneranno tra loro, se non vorranno cambiare.
Si resti a guardare, tutto benedicendo; restando nella Presenza, come hanno fatto e fanno i monaci tibetani coi cinesi. Ho udito una campana tibetana suonare vincendo l’orrore della tenebra: non siamo soli, siamo in buone mani. Suonerò musica cristiana, rivista col francescanesimo svincolato dalle pastoie vaticane. E’ giunto il tempo atteso: la prova è in atto e l’aggressione armata sta sfondando porte aperte.
Dentro di te c’è la risposta a tutto e ” se non la dai tu la risposta, nessuno potrà darla per te” dirà Galadriel a Frodo!! Nel film de “Il Signore degli Anelli”, a differenza del libro di J.R.Tolkien, però non si parla affatto di Tom Bombadill, che può giocare con l’anello, ignorandone volutamente il potente potere malefico, unico modo per dissolvere sia quello che lo stesso oscuro signore, essendo i loro destini legati indissolubilmente.
Questo è possibile a Tom, completamente svincolato da qualunque cupidigia nei confronti del possesso illegittimo dell’anello del potere: con destrezza, si muove in una dimensione superiore, annullandone gli effetti venefici.
C’è Chi è al disopra del potere dell’anello e che lo può annullare in qualunque momento. E questo è il lato bello della storia. Se la notte è oscura e carica di sangue, l’alba di Resurrezione sarà ancora più luminosa e viva.
Riconosco con gratitudine il debito culturale che ho con il Dottor Prospero Calzolari. Nell’assaporare il lavoro del Dottore su Francesco ed Elia, entrambi di Assisi, mi sono trovato senza parole, mentre gustavo la dolcezza del miele stillante da quelle affermazioni[294].
Ho sempre intuito un profondo legame fra l’opera di Federico II°Hohenstaufen, Francesco d’Assisi e Dante, dove tutti e tre, percorrendo in modo diverso le stesse strade, da Traghettatori, hanno portato un grande contributo alla nascita del volgare italiano, garantendo il passaggio di contenuti intellettuali tradizionali, dall’agonizzante latino al nuovo mondo entrante. Lo stesso Dante, da Fedele d’Amore, ha vissuto da Maestro le cose che ha scritto; e non ha caso ha voluto essere sepolto vicino al convento francescano di Ravenna: e questo vorrà pur dir qualche cosa.
Ma venendo a quello che più mi preme, mancava alla mia personale ricerca, l’anello di unione fra questi personaggi straordinari, visto che la storiografia ufficiale, nulla dice dei veri rapporti diretti fra Francesco, Elia e Federico II. Anzi questi rapporti vennero ridicolizzati, con gli stupidi aneddoti fatti circolare da Bonaventura, facendo passare Federico solo per un lussurioso e Francesco come un guerriero della graticola, sempre pronto a sfidare i nemici blasfemi, per dimostrare a tutti che il suo dio è il più forte.
Resto “francescano” come posso perché, che io lo voglia o no, sono sempre più attratto dal Cherubino che viene da Oriente: dove il rapporto fra il Cherubino e l’Aprente del Libro, secondo un commento sufi, è molto forte.[295]
Nulla sapevo di Elia da Assisi: architetto della basilica di Assisi, proveniente dall’esperienza di Castel del Monte; ma soprattutto nulla sapevo della benedizione di Francesco Sufi ad Elia Sufi, e della loro unione con Federico II, per me il Signore della Palma.
Non sono un sufi, ma amo i Sufi, e ringrazio Idries Shah* (di cui venero la memoria) per la coraggiosa verità proclamata, con le sue opere e con la sua vita, in tempi di pericolosa transizione, dove è facile perdersi; se non si hanno vere basi tradizionali.
Decodificare oggi.[296]
Per chi si mette in cammino, due parole di chiarimento mi sembrano necessarie.
Non esiste il caso, inteso come necessità imprevedibile/improrogabile, ma ogni effetto sta nella sua causa. Da una ghianda esce fuori una quercia, non un ciliegio.
Il problema si pone quando non v’è chiarezza, sia nella vera causa sia nella vera conseguenza.
La confusione esce fuori quando si vuole interpretare un fatto senza conoscere la vera natura della causa, e magari si confonde il nocciolo del ciliegio con la ghianda della quercia.
Il problema si scioglie col percepire l’esattezza della verità oggettiva, senza confonderla con la maggiore o minore bontà dell’opinione soggettiva.
Non esiste un “a mali estremi, estremi rimedi” o “meglio un male minore ad un male maggiore” perché un errore che all’inizio sembra piccolo alla fine può produrre un danno irreparabile, dirà Tommaso d’Aquino.
Un re, potente e forte, era sceso in battaglia alla guida del suo esercito. Un piccolo chiodo si tolse dal ferro dello zoccolo del cavallo; il ferro venne via e il cavallo inciampò, azzoppandosi; il re nella caduta perse la vita e il regno, mentre il suo popolo la libertà.
Tutto per un semplice chiodo, per una semplice disattenzione!
Se si è in un labirinto, per uscirne fuori occorre arte e disciplina: il maestro di verità rappresenta l’inizio.
Il suo compito non consiste nel legare a sé il discepolo addormentato, ma nel metterlo in condizione, da sveglio, di seguire il Maestro Interiore.
Occorre imparare a decifrare l’esatta natura delle cose, che ci corrono incontro.
L’Arwen di J.Tolkien dice ad Aragorn , divorato dallo sconforto del dubbio: ” La strada è chiara davanti ai tuoi piedi, devi solo seguirla!”
Fuori di metafora significa:” Devi raggiungere la Meta, devi arrivare alla tua destinazione. Puoi trovare la strada, solo se sai cosa è che cerchi o, più esattamente, cosa è che ti cerca.
Allora occorre ricordare:
1.I cartelli che indicano la via ci sono e più raffinata è la tua capacità di decodifica, tanto più saprai interpretarli. Che vuol dire decodificare? Riportare nella forma originaria le informazioni rese in codice: abbiamo a che fare con qualche cosa che, volutamente è andato perduto e che va ritrovato:la strada di casa, appunto.
Le parabole del figliol prodigo[297], in un senso e quella dei sufi dell’isola, di cui parla Idries Shah [298]in un altro senso, se comprese nel significato cosmico, potrebbero aiutare a illuminare, anche i sentieri più disperati e oscuri della vita quotidiana.
2. I cartelli, che indicano la via, li stai incontrando con la normale vita di ogni giorno; più sei sobrio, tanto più li riconosci subito e la decodifica è immediata.
3. Decodificare è un’arte ed occorre il maestro di verità: non basta la tua forza personale se non v’è discernimento.
4. Non darti scuse, finché non hai certezza della bontà del cammino.
5. Non darti troppa importanza però, non sei tu che agisci, ma la via, anche se la Via sembra immobile.
6. La via è davanti a te, devi solo seguire le indicazioni, che Lei ti dà. Reggi quando i venti sono impetuosi; siediti quando sei stanco; cerca di sorridere anche quando sembra impossibile; mangia con rispetto e fa l’amore con la vita con gratitudine, sii contento di quello che usi con rispetto, però non ti attaccare a niente.
7. La Via chiede viaggiatori veloci e leggeri, pronti a partenze improvvise e che sappiano interpretare le tracce.
Se non decodifichi tu, nessuno può farlo al posto tuo e in ogni caso, sarebbe un’altra cosa.
Decodificare questi tempi è un’arte; occorre discernere la verità dall’errore per riscoprire consapevolmente, la radice da cui si proviene.
Questo libro esprime il chiaro tentativo di passare dallo stare all’Essere, in modo presente, per giungere la dove si dovrebbe essere, oltre la manifestazione delle forme. La disanima, a volte feroce dei tempi, non è fatta per condannarli, ma per comprenderli da dentro, dando ad ogni creatura- anche alla più malvagia- un chiaro riconoscimento al personale diritto alla vita, sempre e comunque.
Il torturato non è meglio del torturatore; se si dissolve l’uno, si dissolve anche l’altro: è così che si esce dal ciclo ripetitivo della rinascita continua. Questo è un altro modo per comprendere la vera storia tra Frate Francesco e il Lupo di Gubbio.
Ho visto uno che camminava sulle mie acque; poi si è seduto soddisfatto sulla terra del cuore, mentre tanti vociavano: “E’ adultera, la legge dice di ucciderla: tu, la ucciderai?”
Lui sereno, imperturbabile tracciava simboli con ritmo lieve:”Padre…Madre…Figlio…Spirito Santo”.
Tutto era molto dolce; nel silenzio, dalla carne non più martoriata, è nato un bel bambino sorridente.
Poi ho sentito una vocetta allegra sussurrare, con frullio di farfalla:”Ma tu, non sai scrivere con ritmo?”.
“Si”, ho risposto.
“Allora fallo– mi ha detto- e sta forte e felice.”
E’ così che ho udito, dolcemente coinvolgente, la risatina di Alfredo.
La presenza, nella sfera della creazione, è attitudine divina a ricevere, a far passare l’energia della vita, attraverso il telaio della forma, telaio che varia col differente livello evolutivo, proprio di una determinata modalità dell’essere, che si manifesta a quel dato livello.
Questo telaio, utilizzando il simbolismo della tessitura, esprime lo strumento tecnico col quale si dispiega, lungo le direzioni armoniche dello spazio, la creazione.
Per spiegare il valore della croce di cui i Cristiani detengono il simbolo, ma non più almeno ufficialmente la dottrina operativa (fatte poche eccezioni qualificate) occorre fare riferimento al commento fatto da Renato Guenon a proposito del Simbolismo della Croce.
Un esempio di sacro telaio è Maria, Madre di Gesù, che dopo il messaggio dell’Arcangelo Gabriele, sa che dal tempio sacro della Sua Carne (in altri termini intesa come Madre Terra Natura santa) sarà generato il Signor Gesù, l’Alfa e Omega della Creazione, prototipo dell’Uomo Universale.
Un altro esempio di applicazione del telaio e dell’ordito, potrebbe ricercasi in questo canto:
L’UOMO DI DIO
L’Uomo di Dio è ubriaco senza vino.
L’Uomo di Dio è sazio senza cibo.
L’Uomo di Dio è turbato e perplesso.
L’Uomo di Dio non mangia né dorme.
L’Uomo di Dio è Re sotto il saio di un derviscio.
L’Uomo di Dio è un tesoro in una rovina.
L’Uomo di Dio non è aria né terra.
L’Uomo di Dio non è di fuoco né d’acqua.
L’Uomo di Dio è un mare sconfinato.
L’Uomo di Dio piove perle senza una nuvola.
L’Uomo di Dio ha cento lune e cento cieli.
L’Uomo di Dio ha cento soli.
L’Uomo di Dio é reso saggio dalla verità.
L’Uomo di Dio non è appreso da un libro.
L’Uomo di Dio al di là dell’infedeltà e religione.
L’Uomo di Dio si è allontanato dal non-essere.
L’Uomo di Dio è gloriosamente seguito.
L’uomo di Dio è nascosto, Shamsuddin.
Per l’Uomo di Dio bene e male sono simili.
Cerca l’Uomo di Dio e lo troverai!
Fihi ma fihi, 26 di Jalal alDin, detto Rumi.
Ricorda, caro amico che leggi, la libertà, una volta persa, può essere riconquistata. E’già successo e succederà ancora. Però, se si perde il significato di Esseri liberi e quindi
di essere liberi costruttori di verità, il danno potrebbe divenire irreversibile, perdendo la nozione stessa di Verità.
C’è una Energia, da cui tutto deriva e che lascia la sua traccia evolutiva sia nel granello di polvere, sia nel pianeta, sia nelle galassie. La fisica dei quanti parla anche di questo. Chi cerca il luogo fisico dove si manifesta tutto, deve procedere con amore alla ricerca della sua VERA radice, di origine non umana (questo è il senso di essere”Figli di Dio”).
La traccia è intelligente; sollecita un fremito d’amore, che potrebbe svegliare, con una vibrazione sonora particolare, chi dorme.
Questa Energia crea, fra tutto quello che c’è, dei legami amorosi; se tu ne avverti il profumo, hai la possibilità di risvegliarti.
Però, è come se fosse stata persa la chiave armonica, con la quale si accorda il proprio strumento, per eseguire, con la propria valenza musicale, lo Spartito dell’evoluzione sinfonica delle galassie.
Occorre riscoprire questa valenza d’amore.
Come il granello di povere contiene in potenza il pianeta che lo ospita amorosamente, allo stesso modo nel Cuore della creatura umana c’è la chiave di passo per comprendere e partecipare consapevolmente al Piano divino.
Occorre unificare in Amore, per superare tutte le apparenti differenze, anche quelle che sembrerebbero le più inconciliabili.
La ” preghiera semplice” di Francesco d’Assisi è, al presente, un esempio operativo corretto di come il granello può trasformare il pianeta, di come un pizzico di lievito fa lievitare tutta la pasta. Di come si può trarre, in modo operativo, dall’odio l’Amore, dall’offesa il Perdono etc…fino a giungere, dalla morte alla Resurrezione, dimensione propria di Chi lo può.
LIBERTA’
Libertà va cercando, che è si cara, come sa chi per Lei vita rifiuta, così dice Virgilio a Catone, spiegandogli che anche Dante è alla ricerca della stessa libertà, per la quale lui combatté in Utica, senza temere la morte (Divina Commedia Purgatorio 1,71-72 etc).
Qui si parla della stessa libertà evolutiva.
L’evoluzione richiama partecipazione consapevole e riguarda tutte le creature, in ogni loro forma.
Un essere umano non è più “importante” di un cesto di lattuga, però la creatura umana è per la terra ciò che il sole rappresenta nel sistema solare.
Questo l’Uomo lo ricorda ancora, oppure è successo qualche cosa, di cui non è più ben consapevole? Ricorda la sua vera essenza/provenienza? Comprende ancora il significato della storiella del ” figliol prodigo” o quella di “c’era un re che mandò il figliolo a conquistare qualche cosa sulla terra”?
Riflettere su certe “storie”potrebbe essere un buon inizio, per ricordare quello che non si dovrebbe scordare, per non finire sull’orlo dell’abisso, espresso dal non sapere più di cosa si stia parlando.
Riconquistare la propria Anima, consapevolmente: questo è oggi un imperativo irrinunciabile.
Il fatto è che ci non ricordiamo più della regalità propria della condizione umana.
All’uomo è stata tolta dignità e sostanza, immagine e fierezza; soprattutto è stata inibita la capacità di produrre consapevolmente Amore. Da chi? Perché?
Da molto l’Umanità di cultura occidentale soprattutto, vive in modo miserabile, alla deriva, ombra di se stessa e immemore del reale splendore, che le compete su questa Terra.
Chi siamo Noi, chiedi? I Signori di Noi stessi.
Ecco la sfida di oggi, ORA come ALLORA: riprendere pieno possesso delle prerogative proprie della Razza Umana.
” L’Uomo è uno Spirito, ha una anima. E quello, quello voglio ricatturare…la mia anima. Voglio vivere…vivere nei campi, camminare sulle colline, arrampicarmi sugli alberi, e nuotare nei fiumi, voglio sentire l’erba ferma della terra sotto i miei piedi. Senza scarpe, senza possessi, senza quelle ombre che chiamiamo nostri servi. VOGLIO ESSERE UN MENDICANTE. Cristo era un mendicante e i suoi santi apostoli erano mendicanti. Voglio essere libero quanto lo sono loro.
CIO’ CHE E’ NATO DALLA CARNE E’ CARNE, CIO’ CHE E’ NATO DALLO SPIRITO E’ SPIRITO, ORA SONO NATO DI NUOVO”. Francesco d’Assisi.
Francesco dice chiaramente:”VOGLIO RICATTURARE LA MIA ANIMA.” La via di rinascita inizia con la riscopertà dell’Umiltà delle origini. Umiltà è Sorella Povertà!
La povertà di cui si parla in questo contesto è quella in Spirito; l’Uomo non è un miserabile, ma Creatore di forme e di mondi. E’ questa regalità dell’Uomo/Donna ciò che energie sottili non accettano e combattono, col chiaro intento di tenere la FAMIGLIA umana in schiavitù disumanizzante. Ora sta finendo tutto questo: l’Età dell’Acquario è entrata, riscuotendo l’eredità dell’Era dei Pesci e il nuovo non fa sconti al vecchio.
La chiave operativa, come via del Guerriero, è senza forma. mentre senti sussurare: se non dà pace, non è Amore.
Preghiera semplice di Francesco d’Assisi:
Signore, fa di me uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa ch’io porti l’Amore,
Dove è offesa, ch’io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch’io porti l’Unione,
Dove è dubbio, ch’io porti la Fede,
Dove è errore, ch’io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è: Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna. E così è.
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Portare la Pace è operare l’Identificazione suprema, che riunisce la illusoria separazione degli opposti.
La Pace è azione divina che realizza, con nuove armoniche creazioni, l’Unità di tutti in Tutto.
Questa è la Pace che il Cristo dà Giov.14,27:
”Io vi lascio pace, vi do la mia pace. Io non vi do, come il mondo dà”.
Lo Spirito Santo è il Veicolo, che il Padre dona a tutta l’Umanità per trasmettere la Pace alla Madre Terra, come Soffio-Respiro, nel Nome del Figlio.
Francesco, in questa luce, è l’Alter Christus, e come tale, immagine concreta dell’Uomo Universale. Alla Verna la Porta del Cielo è aperta ancora oggi.
Indice
Introduzione
pag 6
Cap.I L’umiltà è il sale della vita pag 18
Cap.II Rettificando nei tuoi personali inferi, trova la via pag 33
Cap.III La croce come ordito per la tessitura dell’evoluzione
pag 36
Cap.IV La misericordia è la tessera d’invito alla festa del Padre pag 39
Cap.V L’inquinamento atmosferico è la conseguenza di quello spirituale pag 41
Cap.VI La guida conduce il prodigo alla trasfigurazione del corpo di luce pag 44
Cap.VII Produrre la musica di Dio accordando il cuore con quello del Cristo pag 47
Cap.VIII Nuova creazione pag 51
Cap.IX Seguire per essere pag 59
Cap.X Guardare ad Oriente ed essere “segno”fra Cielo e Terra pag 62
Cap.XI Fuoco all’Eremo pag 73
Cap.XII Scrivi il tuo libro con la tua vita pag 82
Cap.XIII Seme di Cristo e abito di luce pag 84
Cap.XIV Il digiuno? Ma cos’è? pag 91
Cap.XV La fedeltà di Dio ha Nome: Gesù pag 96
Cap.XVI L’altare famiglia pag 100
Cap.XVII Autorità all’Eremo pag 104
Cap.XVIII Non si è cristiani per sembrare, ma per essere pag 114
Cap.XIX Il Risorto e i suoi Testimoni pag 123
Cap.XX Ti sgridi il Signore! pag 131
Cap.XXI Nel giorno di San Romualdo pag 134
Cap.XXII Il ritorno dei Re e la guerra santa. pag 1138
Cap.XXIII La pecorella pag 147
Cap.XXIV Il punto della situazione pag 150
Cap.XXV La consacrazione del Tempio pag 1155
Cap.XXVI Il Terapeuta pag 166
Cap.XXVII Il vuoto essenziale pag 1175
Cap.XXVIII Preparazione alla quaresima pag 184
Cap.XXIX Gesù è la porta aperta per il Cielo pag 189
Cap.XXX Missione apostolica pag 192
Cap.XXXI Il mandorlo fiorirà pag 206
Cap.XXXII Scambiarsi un segno di pace permanente pag 212
Cap.XXXIII La perfezione infinita pag 222
Cap.XXXIV Alcune conclusioni pag 237
INDICE
Pag 262
[1] Il Re del Mondo,Rene Guenon, Ed.Adelphi Mi 1974, pag.74-75
[2] Gen. 1,2
[3] Matt.5,13-16
[4] Giov.3, 3-8
[5] Gen.1, 26 E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e
sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
27Dio creò l’uomo a sua immagine;a immagine di Dio lo creò;maschio e femmina li creò.
28Dio li benedisse e disse loro:”Siate fecondi e moltiplicatevi,riempite la terra;soggiogatela e dominate sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente,che striscia sulla terra”.
29Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è
il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo
e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così
avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto
giorno.
[6] Salmo 119,
[7] Marco 9,50.
[8][8] Leggenda medioevale della diffusione del sacro rosario in Europa dal ritorno dei crociati dalla Terra Santa.
[9] Abd Al Kadir Jilani.
[10] “Piero della Francesca, Pittore teologo” di P. Giulio Renzi, Rettore della Basilica di S. Francesco d’Arezzo.
[12] Ef. 3:9-21.
[13] Wikipedia,Gerarchia degli angeli.
[14] Opere,Arthur Rimbaud,Ed. Feltrinelli,1969 Mi,Frasi pag.271
[15] Inf.XXXIV,131
[16] Il Re del Mondo, Adelphi 1977 Mi, cap.VII.
[17] Capacità d’amore,Franco Napoletano,Ed.La Riflessione,2012,pag18 e segg.
[18] Prov.20,27
[19] Enneadi I, Plotino, Milano, Mimesis,1992 pag.163
[20] Mat.5, 13
[21] Mat.23,13
[22] Mat.11, 29-30
[23] San Francesco, preghiera semplice “ O Maestro, fa che io non cerchi tanto:…ad essere compreso, quanto a comprendere…”
[24] Rumi, l’Anatolico.
[25] Lu18: 10
[26]La saggezza dei Sufi, Rumi e gli altri Mistici dell’Islam, Rusconi 1999, pag.100
[27] Annunciare la Carità Pensare la Solidarietà.: pag.1 Dom F.Mosconi
[28] Da”Bellezza per le ceneri” in ‘ Le lettere di Mosè David ai Bambini di Dio ’ 1973,pag34
[29] I°Giov.4, …8
[30] I°Giov.4, …16
[31] Par. XI,83-84
[32] Annunciare la Carità Pensare la Solidarietà,pag.1 F.Mosconi
[34] Par. 2, 29-30 ;34-36 ;40-42
[36] Anonimo, Lo Joga cristiano – La preghiera esicasta, LEF 1978, Firenze, a cura di Giovanni Vannucci; Invito alla preghiera, Giovanni Vanucci, LEF, 1979 Firenze.
[37] Matteo 20, 1-16.
[38] Matteo 20,15.
[39] II Re 2,10.
[40] Il Convivio,IV, 6-7, Dante
[41] Paradiso XI , 83 Dante
[42] Faqr.
[43] Annunciare la Carità Pensare la Solidarietà,pag.1F.Mosconi
[44] Es.3,1-5…14.
[45] Indulgenza del Perdono di Assisi del 1216 ottenuto da Francesco da Cristo per le rose rosse e bianche del 1° gennaio, nate dal suo sangue. Vedi il libro:” Piero della Francesca, Pittore Teologo” di Padre Giulio Renzi, Siena 1990
[46] Lu. 6, 36
[47] Par.I, 1-3 La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra e risplende in una parte più e meno altrove.
[48] Oggi si è compiuta questa scrittura, Luca 4,21. Franco Mosconi. Quaderni di Camaldoli.Edb,Bologna,1994,pag.46
[49] I° Re 19, 12
[50] Matt.5, 14…16
[51] Il Simbolismo della Croce, René Guenon , pag. 33 .Rusconi Editore 1975
[52] Il Simbolismo della Croce, René Guenon, nota n° 2, pag 35 e segg., Rusconi Ed.1975
[53] [53] Il Simbolismo della Croce, René Guenon, pag 35 e segg., Rusconi Ed.1975
53 1 Cor. 15, 28
[55] Considerazioni sull’esoterismo cristiano, Renè Guenon, Edizioni Studi delle Tradizioni,pag.29
[56] Amos 9,13
56 Giov. 4, 36-38:”E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”.
[58] Renè Guenon, Il Simbolismo della Croce, Ed. Rusconi,1973, pag. 37.
[59] Renè Guenon, Il Simbolismo della Croce, Ed.Rusconi, 1973, pag 143.
[60] Lu. 15, …24
[61] Rumi.
[62] Rom. 12, 21
[63] Annunciare la Carità Pensare la solidarietà,pag.2 Firenze 22-24 sett.95 F.Mosconi
[64] “Oggi si è adempiuta questa Scrittura”Lc 4,21 EDB,94 . F.Mosconi,EDB,94
[65] Giov.3, 30
[66] Lu.24,38-39
[67] Prov.25, 2
[68] Ger. 31, 31-33
[69] Lu. 17, 21
[70]Rimando all’autorevole esposizione di Caterina Germani in “L’amore, l’Amante, l’Amato” pag. 207, Life Quality Project Italia,Roma 2005. Ritengo che la cerca del Regno è la chiave di passo, per il conseguimento dell’Identità Suprema.
[71] Giov. 12, 44-46; 49-50
[72] Giov.14, 15-18
[73] Ebrei 11, 39-40 e 12, 1-2.
[74] Matt.5, 44-45 e segg.
[75] Da:”Eucaristia : partecipare al dono di Cristo” . Padre F . Mosconi
[76] Sal, 22,1
[77] La saggezza dei Sufi, Rumi e gli altri Mistici dell’Islam, Rusconi 1999, pag.100
[78] Film The silent flute, 1978.
[79] Lu. 24, 42-51
[80] Giov.10, …7
[81] Ef. 2, 20
[82] Giov. 1, 5
[83] Storia di cinque compagni, Bruno di Querfurt, ed.Qiqajon 1984,Comunità di Bose, pag.114
[84] Pensiero XXII di Leonardo: Suggetto colla forma.
[85] Da Padre F . Mosconi
[86] Da ‘Dio è ancora sul trono’di Virginia Brandt Berg ,Le lettere di Mosè David ai Bambini di Dio,pag.123
[87] Giov.16, 32
[88] Giov.4,32…34
[89] Matt.4, 4
[90] Annunciare la Carità Pensare la Solidarietà,pag.1. Padre F . Mosconi
[91] Ap.22, 5
[92] Lu. 9, 23
[93] Il Simbolismo della Croce, Renè Guenon,Rusconi Ed.1973 pagg.39-50
[94] Giov.15, 18-23
[95] Giov.3, 36
[96] 1Tess.5,16
[97] Ap.22,…2
[98] Padre Mosè David, dei Bambini di Dio
[99] Giov.1,…38-39
[100] Es.20,6
[101] Matt.18,22
[102] Ger.30,15…16-17,22,24
[103] Giov.16, 24
[104] Padre Franco Mosconi
[105] Ef.3,18-19
[106] Silvano dell’Athos, Gribaudi,1978pag.425
[108] Giov. 14 ,15-17
[109] Silvano del monte Athos,Gribaudi,1978, pag.258
[110] Giov.14,12-14
[111] Matt.16,…14
[112] Giov.20,17
[113] Giov.14,…2
[114] Lu.9,23-24
[115] Mat. 4, 19
[116] Salmo 2
[117] Gal.4, 19
[118] II Cor.7,2
[119] L’Esoterismo cristiano, Studi Tradizionali,di Renè Guenon
[120] “ Se è vero che ci hanno ingannati, è anche vero che possiamo tornare alla luce della verità, liberandoci dalle menzogne che ci hanno gettato addosso, facendo fiorire la rosa aurea che è in noi. La libertà si può anche perdere, però come si è persa, allo stesso modo si può riconquistarla; ma guai a me se dovessi perdere il senso profondo della Libertà – così come me l’ha insegnata Gesù, il Buon Pastore del Padre- da non sapere più cosa essa sia. Ricorda, comunque caro amico che leggi, la libertà, una volta persa, può essere riconquistata. E’ già successo. Però, se si perde il significato di essere liberi e quindi di essere costruttori di verità, il danno diviene irreparabile, perché si è persa la nozione di Verità.” Capacità d’amore”,Franco Napoletano, La Riflessione,settembre 2012.
[122] S.Romualdo,Padre dei Camaldolesi.
[123] 1. Ad Anatolio: testi sulla vita ascetica
[124] Giov.14, 12- 15
[125] Atti 20, ..35
[127] Giov.12, 24
[128] Padre Mosè David Berg, Pastore dei Bambini di Dio
[129] Sal.22,1
[130] Lu. 23 ,43
[131] Isaia 49, 14-16
[132] Giov.6,63
[133] Ef.5,25
[134] Ef .5,26
[135]“Risveglio della coscienza” pag.173 di G .Vannucci,Ed. Cens,1984
[136] Col.1,27
[137] Gennaio 1996, Giuseppe Di Matteo, 12 anni.
[138] “Risveglio della coscienza” pag.53 di G.Vannucci,Ed. Cens,1984
[139] Giov.15
[140] San Romualdo, Padre dei Camaldolesi.
[141] Giov.3,8
[142] Padre Franco Mosconi
[143] Marco 9, 5-6
[144] In Marco 9,38-41, si evince che Gesù, sempre fedele al Mandato paterno, svolge la Sua azione in piena autonomia da qualunque opinione umana. E questo mi ricorda I Re 19, 15-18, nel quale Dio dice chiaramente che oltre all’azione di Eliseo che sarà infallibile nell’eliminare i falsi profeti, Egli si è messo da parte 7000 uomini, che “non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal”, ricordando sono le sue vie non sono quelle degli uomini:Isaia 55,8-13.
[145] Cant.5,2
[146] Mar. 10, 50
[147] Mal. 3,6
[148] Is.58:6-8
[149] Sal.35 : 12-13
[150] Gal.4,6
[151] 2Cor.9,7
[152] Matt.9,15
[153] Giov.14,6
[154] Giov .14:12
[156] Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali “Non prendere, non gustare, non toccare”? Tutte destinate a scomparire con l’uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini! Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà
non servono che per soddisfare la carne.
[157] Giov.16,21
[158] Lu.12, 20
[159] Eccl.11,1
[160] Matt.6,34
[161] Prov. 20: 27
[162] Si rimanda all’Opera autorevole di Renè Guenon:S.Bernardo, Autorità spirituale e potere temporale,il Re del Mondo, Esoterismo cristiano, Esoterismo di Dante, il Simbolismo della Croce etc.
[163] Una stagione all’inferno, Arthur Rimbaud, Oeuvres, Feltrinelli,1969 pag.201
[164] Sal.56: 8
[165] Mosè David, Padre dei Bambini di Dio.
[166] Filippesi 2,12-15
[167] Luca12, 49
[168] La ballata di Andrea, F.Napoletano,Artigianarte Ed.dic.1999,pag.7
169 Giov. 3,5 Gesù rispose :”In verità, in verità ti dico, che uno se non nascerà di nuovo, non può vedere il Regno di Dio.”
170 S. Matteo14, 32 “ E saliti sulla barca il vento cessò “.
171 S. Giovanni 4,14 “Ma l’acqua che gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna.”
[172] Di nuovo Gesù parlò loro: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
[173] Luca 23, 24
[174] Luca 23, 46
[175] Mar.10,49
[176] 2 Cor. 11, 2
[177] Giov.14,…9
[178] 1 Giov 5,19 Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno
[179] La bella Sicilia, ancora una volta, è stata l’Alma Mater estrema, che ha steso, pietosa, il Velo su di un piccolo bambino, il cui corpo è stato sciolto nell’acido dalla belva mafiosa, che in quei momenti d’umano, ha solo la forma:Giuseppe Di Matteo, 12 anni.
[180] Elia; Giovanni Battista;Gesù : tutti come la palma, hanno fatto fiorire il deserto.
[181] “quel che dice dell’origine stessa del Graal è assai degno di attenzione: questa coppa sarebbe stata intagliata dagli angeli in uno smeraldo staccatosi dalla fronte di Lucifero al momento della sua caduta. Tale smeraldo richiama in modo sorprendente l’“urna”, la perla frontale che, nell’iconografia indù, occupa spesso il posto del terzo occhio di Shiva, rappresentando quel che si può chiamare il «senso dell’eternità». Questo accostamento ci sembra più adatto di qualsiasi altro a illuminare perfettamente il simbolismo del Graal.” (Renè Guenon, Simboli della Scienza sacra, il sacro cuore e la leggenda del santo graal, cap.3.
[182] Lu. 23, 43
[183] Lu.22,41
[184] II Re2,11
[185] Lu.24,50-51
[186] Dante Alighieri Convivio IV , XXII
[187] Luca 24,41 e segg.
[188] 1Re17,9
[189] Film The silent flute, 1978.
[190] Eb. 4 ,14 l’Ordine è quello di Melchisedek Ebrei 5
[191] Scritto di Dom Franco Mosconi.
[192] Prov.11,30
[193] “E i savi risplenderanno come lo splendore della distesa e quelli che ne avranno condotti molti alla giustizia, risplenderanno come stelle eternamente”.
[194] Considerazioni sull’esoterismo cristiano, pag.10-29 Renè Guenon,Edizioni Studi delle Tradizioni Firenze.Opera comunque da leggere interamente, per comprendere il senso vero dell’ Esicasmo, dei Templari,dei Fedeli d’Amore etc.
[195] “ Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi”. Adelphi, 1982
[196] “La Filocalia I”, Ed. Libreria Editrice Fiorentina, 1978
[197] Il Portatore del Fuoco, Franco Napoletano, Ed.La Riflessione,2011, pag.185-186
[198] Capacità d’amore,Franco Napoletano, Ed.La Riflessione,2012,pag 180-181
[199] Wikipedia Eremo di Camaldoli
[201] Matt. 24, 15
[202] Mar. 14, 18 La Bibbia concordata, Mondadori , 1968
[203] Giov.12,20-24
[204] Il Re del Mondo, Renè Guenon
[205] Lu.22,31-32
[206] Atti 2,14-36.
[207] Atti 2, 37-48 All’udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. E Pietro disse: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro”. Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: “Salvatevi da questa generazione perversa”. Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
[208] Mar. 10 , 14-15
[209] Da : Le dinamiche della vita comunitaria, pag. 31 Padre F.Mosconi
[210] Leone Magno, Il Mistero pasquale
[211] Ibn’Arabi L’alchimia della felicità,Edizioni Red 1996, pag.19
[212] Erano le 18.30 del 24 marzo 1980 quando Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, venne assassinato sull‘altare. In una lettera pastorale monsignor Romero aveva scritto: «Quando la Chiesa entra nel mondo del peccato con intenzioni salvifiche e liberatorie, il peccato del mondo penetra nella Chiesa e la divide, separando gli autentici cristiani di buona volontà da quelli che cristiani sono solo di nome e di apparenza». Prese le distanze dai poteri corrotti, siano essi politici che religiosi, che pur di mantenere il loro potere non esitavano a torturare e massacrare, apertamente, migliaia di uomini e donne. Denunciò questo e per questo fatto uccidere dagli agrari latifondisti, mentre stava celebrando la Sacra Eucarestia.
[213] Eb. 13, 1-2
[214] “Io sono venuto a gettare un fuoco sulla terra.” Lu.12,49
[215] Giuda v.9
[216] Salmo 55,22
[217] Giuda v. 9
[218] La Vergine delle Rocce, Leonardo Da Vinci conservata al British Museum di Londra.
[219] Il Portatore del Fuoco,Franco Napoletano, Ed.La Riflessione 2010, pag.140.
[220] Ez. 34, 2 – 16 ; 17 – 22 ; 23 – 31
[221] Gabriele Mandel khân, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti www.puntosufi.it
[222] Esodo 20,1-6.
[223] Filocalia I,Abba Evagrio il Monaco, Sui pensieri malvagi 5,7; LEF 1978 Firenze, pag 53
[224] Ap. 21, 21 – 27
[225] Giov. 18, 10 ; Lu. 22, 50 – 53
[226] Giov. 13, 27
[227] “Anche noi dunque, circondàti da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, riguardando a Gesu”
[228] S.Agostino,la Trinità XV,28B
[229] P Giovanni Vannucci, Libertà dello spirito, pag.46, Ed. Cens, 1993
[230] Grazie sempre a Caterina Germani.L’Amore,l’Amante, l’Amato.pag 207 Life Quality Project, Roma 2005,
[231] Fede, speranza e carità:espressione trinitaria della creatività divina nello stato umano della manifestazione.
[232] Prudenza, giustizia,fortezza e temperanza.
[233] Lu.2,14
[234] Ezechiele 37, 1La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; 2mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità
sulla distesa della valle e tutte inaridite. 3Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?”. Io
risposi: “Signore Dio, tu lo sai”. 4Egli mi replicò: “Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa
inaridite, udite la parola del Signore. 5Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo
spirito e rivivrete. 6Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e
infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore”. 7Io profetizzai come mi era stato
ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano
l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. 8Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e
la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. 9Egli aggiunse: “Profetizza allo spirito, profetizza figlio
dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi
morti, perché rivivano”. 10Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono
in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
[235] O voi tutti assetati venite all’acqua,chi non ha denaro venga ugualmente;comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte.
2Perché spendete denaro per ciò che non è pane,il vostro patrimonio per ciò che non sazia?Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.3Porgete l’orecchio e venite a me,ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,i favori assicurati a Davide.
[236] 5 Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo di Israele, perché egli ti ha onorato.6 Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.7 L’empio abbandoni la sua viae l’uomo iniquo i suoi pensieri;ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.8 Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore.9 Quanto il cielo sovrasta la terra,tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.10 Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare,11così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto,senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.
[237] 7 Quando il Signore si compiace della condotta di un uomo, riconcilia con lui anche i suoi nemici.
[238] 20 Perciò dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. 21 Poiché voi avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle, 22 io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora. 23 Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro
pastore; 24 io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore,ho parlato. 25 Stringerò con esse un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive, cosicché potranno dimorare tranquille anche nel deserto e riposare nelle selve.
26 Farò di loro e delle regioni attorno al mio colle una benedizione: manderò la pioggia a tempo opportuno e sarà pioggia di benedizione. 27 Gli alberi del campo daranno i loro frutti e la terra i suoi prodotti; essi abiteranno in piena sicurezza nella loro terra. Sapranno che io sono il Signore, quando avrò spezzato le spranghe del loro giogo e li avrò liberati dalle mani di coloro che li tiranneggiano. 28 Non saranno più preda delle genti, né li divoreranno le fiere selvatiche, ma saranno al sicuro e nessuno li spaventerà. 29 Farò germogliare per loro una florida vegetazione; non saranno più consumati dalla fame nel paese e non soffriranno più il disprezzo delle genti. 30 Sapranno che io, il Signore, sono il loro Dio e loro, la gente d’Israele, sono il mio popolo. Parola del Signore Dio.31 Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro Dio”. Oracolo del Signore Dio.
[239] 20 Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. 21 Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato”.
[240] Salmo 51,8 Fammi udire gioia ed allegrezza; fa’ che le ossa che tu hai tritate festeggino.
[241] L’uomo nuovo di G.Vannucci, Risveglio della coscienza.
[242] 2 Pie.1,15
[243] “e del collirio per ungertene gli occhi, affinché tu veda”.
[244] Matteo 23:2-12
[245] La leggenda della centuria d’oro.F.Napoletano.Edizione La Riflessione,febbraio 2009,pag 115-116
[246] Giov.20, 8-18
[247] Pala del Bronzino, all’Eremo di Camaldoli, raffigurante Pietro, Paolo, Romualdo e Francesco ai piedi del Crocifisso.
[248] Mar.7, 24-30
[249] 2 Piet.12,18
[250] Matt. 11,11
[251] Divina Commedia, Inferno, Canto IX, 88-90 e seguenti.
[252] Mar.15, 17-20.
[253] Dom Franco Mosconi
[254] Matt. 23, 1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2″Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i
loro filattéri e allungano le frange; 6amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 10E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il
vostro Maestro, il Cristo. 11Il più grande tra voi sia vostro servo; 12chi invece si innalzerà sarà abbassato
e chi si abbasserà sarà innalzato.13Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi
non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci 14.15Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e,ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.16Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. 17Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 18E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati.19Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 20Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. 22 E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.23Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche’esterno diventi netto! 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. 28Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.29Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, 30e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; 31e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. 32 Ebbene, colmatela misura dei vostri padri!33Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? 34 Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; 35perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. 36 In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione. 37Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!38Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! 39Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte:
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!“.
[255] Padre Dom Franco Mosconi
[256] Esodo 20, 5-6
[257]I° Re 19, 11Gli fu detto: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.
[258] Gal.6, 11Vedete con che grosso carattere vi ho scritto qui di mia mano! 12 Tutti quei che vogliono figurare bene nella carne, vi costringono a circoncidervi, solo per non esser perseguitati per la croce di Cristo. 13 Poiché neanche essi circoncisi osservano la Legge; ma vogliono che voi vi facciate circoncidere per menare vanto nella vostra carne. 14 Quanto a me sia lungi il gloriarmi d’altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è stato per me crocifisso, e io pel mondo.15 Né la circoncisione ha valore, né l’essere incirconciso ; ma l’essere una creatura nuova. 16 Quanti seguiranno questa norma, pace su loro e misericordia, e pace sull’Israele di Dio 17D’or innanzi nessuno m’inquieti, perché io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù 18La grazia del Signor nostro Gesù Cristo collo spirito vostro, o fratelli! Amen.
[259] Da “La Dottrina Zen del vuoto mentale” di D .T.Suzuki Casa ed.Astrolabio,1968
[260] Da “La Rosa” Di Padre Mosè David dei Bambini di Dio,Maggio/1973
[261] Da “Lo Spirito Santo” di F.Mosconi a Viboldone, 17.12.1997
[262] Giov.13,34-35
[263] Apoc.22, 17
[264] Eb.13,8
[265] ‘Gli Emarginati ‘ da Verso la Luce di G .Vannucci. Cens 1990
[266] Lev.19,1-2
[267] Lev.19,17-18
[268] 1Cor.3,16-23
[269] Matt.5,38-48
[270] Risveglio della coscienza.Ed.Cens,1984,pag.110-112,da ‘La Perfezione infinita’.
[271] Rom.12,4-5
[272] Matt.9,
[273] Matt.6,9..
[274] Rom.8,29
[275] Matt.18,10
[276] Libertà dello spirito.ed.Cens.1993, pag.117-127.
[277] A Diogneto,VI
[278] Giov. 10, 10-11 1 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore
[279] Lu.23-27 Medita il Simbolismo della Croce di Renè Guenon.
[280] Rom.8,14-17
[281] Risveglio della coscienza.Ed.Cens,1984,pag.112,da ‘La Perfezione infinita’.
[282] Dom Franco Mosconi
[283] Forme Tradizionali e Cicli Cosmici.Ed. Mediterranee, Roma,1974
[284] Qoelet 1,9
[285] Il Risveglio del Leone, Macro edizioni,2011,Cesena.
[286] Mosè David Berg dei Bambini di Dio.
[287] Considerazioni sull’Esoterismo Cristiano, Renè Guenon
[288] L’Amore, l’Amante, l’Amato, Caterina Germani, pag 178-79 Ed.Life Quality Project Italia Roma 2005
[289] L’Amore, l’Amante, l’Amato, Caterina Germani, pag 203-04 Ed.Life Quality Project Italia Roma 2005.
[290] Pag.87 e segg. :”Il problema della scienza nel pensiero filosofico” vol I°, di E.P.Lamanna,Ed. Le Monnier,1967
[291] Quo Vadis,Bonpiani,I grandi tascabili,febbraio 1985,pag.494
[292] Staretz Silvano dell’Athos
[293] L’Alchimia della Felicità,Ibn ‘Arabi,Edizioni di red Como, 1996 pag.19
[294] Presenza occulta e manifestadell’Imperatore Federico II° nella Basilica di San Francesco ad Assisi.Frate Elia e la congiura del silenzio
[295] Vedi commento del Maestro Sufi, Gabriel Mandel Khan.
[296] Capacità d’amore,Franco Napoletano,Ed.La Riflessione,2012,pag 204 e segg.
[297] Lu.15:11-32.
[298] I Sufi, Edizioni Mediterranee, 2004 Roma.